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Cronologia dell’Orrore: Preti Pedofili – tutti i nomi. La chiesa nascosta – report pedofilia.

2000

Don Giorgio Mazzoccato condannato a 6 anni per abusi e violenze a 10 bambine e bambini quando era parroco ad Arpinova (Fg). Oggi lavora nella parrocchia di Castelluccio dei Sauri.

Si suicida don Giuseppe Rassello, condannato a 3 anni e 6 mesi, in appello ridotti a 2, per abusi sessuali su un 14enne del rione Sanità, a Napoli. I funerali sono celebrati dal cardinale Michele Giordano.

Don Marco Gamba, parroco a Chiusa San Michele (To) condannato a 4 anni per abusi nei confronti di due chierichetti e possesso di materiale pedo-pornografico.

2001

Don Giuseppe Carpi condannato al pagamento di 30 milioni di lire per molestie ad una ragazza 14enne quando era parroco a Santa Margherita Ligure. Oggi è parroco di S. Maria di Nazareth a Sestri Levante (Ge).

Don Renato Mariani condannato a 4 anni per violenza sessuale a minori quando era parroco a San Giuliano Milanese. Oggi è parroco della Natività di San Giovanni Battista a Melegnano.

2003

Don Bruno Tancredi, parroco di Monticelli (Te), condannato a 6 anni per violenze ai danni di due minori, uno dei quali disabile. Oggi lavora in diocesi, senza alcun incarico specifico.

2004

Don Roberto Volaterra, parroco di Castagnole Piemonte (To), condannato a 1 anno e 8 mesi e pagamento di 45mila euro per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 13 anni che frequentava l’oratorio. Oggi è collaboratore parrocchiale a S. Andrea a Savigliano (Cn).

Don Paolo Pellegrini, parroco di San Gioacchino a Colleferro (Roma), in passato già segnalato ai carabinieri per atti osceni, condannato a 6 anni e al pagamento di 60mila euro per violenza sessuale e istigazione all’uso di sostanze stupefacenti su un minorenne.

Don Roberto Mornati, prete di Gavirate (Va), condannato a 3 anni e 4 mesi e al pagamento di 280mila euro per abusi nei confronti di 12 minori. In passato aveva già subito un processo per molestie.

Patteggia 2 anni e 6 mesi don Felice Cini, condannato per aver molestato alcuni bambini della parrocchia di Arcille (Gr).

VIDEO RAI 2 – AnnoZero: Preti pedofili protetti dal Vaticano.

Patteggia 2 anni e 6 mesi don Bruno Puleo per abusi sessuali nei confronti di 7 ragazzi che frequentavano il seminario di Agrigento. A Marco Marchese, una delle vittime, il vescovo di Agrigento, da cui si era recato prima di rivolgersi alla Procura, chiede un risarcimento di 200mila euro per danni arrecati all’immagine della Chiesa agrigentina, salvo poi ritirare la richiesta [Puleo è stato denunciato dapprima al parroco don Giuseppe Veneziano (il vice-rettore), poi al preside del seminario don Gaetano Montana ed in seguito anche all’Arcivescovo metropolita di Agrigento S.E. Mons. Carmelo Ferraro, tutti citati poi nel processo come persone informate sui fatti – n.d.Red.TA].

Patteggia 3 anni per pedofilia padre Domenico Marcanti, animatore alla scuola media dell’Istituto Don Orione di Alessandria.

Don Giorgio Barbacini condannato a 3 anni e mezzo per abusi sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario che aveva in custodia presso la comunità “Migrantes” di Savona. Oggi lavora in un’altra diocesi.

2007

Don Mauro Stefanoni, parroco di Laglio (Co), condannato a 8 anni e al pagamento di 150mila euro per abusi sessuali nei confronti di un minore disabile. Oggi lavora nella diocesi di Como, senza alcun incarico specifico.

Don Pierangelo Bertagna, parroco di Farneta (Ar), condannato a 8 anni per violenze sessuali a diversi minorenni. Viene sospeso dal vescovo di Arezzo e dimesso dallo stato clericale da papa Benedetto XVI. È la prima volta che l’autorità ecclesiastica punisce un prete pedofilo.

2008

Don Emilio Manzolini condannato a 4 anni per violenze sessuali a due bambine di 9 anni quando era parroco di Santa Rosa da Viterbo, a Roma. Oggi lavora nella comunità di Albavilla (Co) della congregazione del Sacro Cuore di Gesù.

Don Antonio Calcedonio Di Maggio condannato a 4 anni per molestie sessuali a due minorenni della parrocchia romana Madonna di Czestochowa e della scuola media “Salvo D’Acquisto”, dove insegnava religione. Già in passato aveva avuto una condanna per reati simili. Oggi risulta essere ancora viceparroco nella stessa parrocchia.

Don Lelio Cantini, ex parroco della Regina della Pace a Firenze, viene dimesso dallo stato clericale da papa Benedetto XVI perchè ritenuto responsabile di abusi e violenze sessuali su decine di minori fra il 1973 e il 1987. Nel 2005, l’allora vescovo di Firenze, il cardinale Ennio Antonelli, a cui le vittime si erano rivolte, si era limitato a vietare a don Cantini di celebrare la messa in pubblico per 5 anni.

Fonte: agenzia Adista & rivista La Voce delle Voci

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Sarah sulle migrazioni di massa: “Occidente rischia di sparire”

Un cristiano e un grande diplomatico le cui verità contestano Bergoglio, ma non entra in collisione con lui. L’odiosa figura di Bergoglio rappresenta bene il papa statista e male il padre spirituale dei cristiani. Sarah, invece e meglio di lui, meriterebbe il nome di Francesco.  Non condivido l’assoluzione che da alla Chiesa cattolica sulla sua parte di responsabilità nella decadenza dell’Occidente. Alla radice di questa responsabilità c’è il potere temporale e c’è l’estraneità del clero alla società civile. C’è la Fede, incorniciata d’oro, appesa alle pareti dei templi, ormai ricoperta di polvere. Mirabile, invece, la sintesi con cui da cristiano e da africano traduce il fenomeno della migrazione: il nuovo schiavismo.

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Il cardinale Robert Sarah, all’interno di un’intervista, avverte l’Occidente sul rischio sparizione: la Chiesa non dovrebbe assecondare le migrazioni di massa. Il rischio? Finire come Roma invasa dai barbari

Il cardinal Robert Sarah, pur essendo considerato il “leader” spirituale dei conservatori, non si è mai discostato da papa Francesco.

Non fa parte dei sottoscrittori dei dubia su Amoris Laetitia e non ha mai criticato Jorge Mario Bergoglio per quella che altri chiamano “confusione dottrinale”. In questi tempi polarizzanti, però, la disamina del primo sul tema della gestione dei fenomeni migratori sembra allontanarsi dalla visione del Santo Padre. L’accoglienza dei migranti, nella pastorale del pontefice argentino, ha assunto i tratti di un mantra, di un diritto assoluto estendibile erga omnes, di un punto programmatico prioritario non soggetto a dialettica. Le ultime fatiche del porporato africano dicono altro.

Nel suo terzo libro – interviste, che il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha scritto insieme al giornalista francese Nicolas Diat, ilcardinale si è interessato soprattutto alla “decadenza del nostro tempo” , che Robert Sarah considera alla stregua di un“peccato mortale”. “Si avvicina la sera e il giorno è ormai al termine” – questo è il titolo del libro in questione – appare soprattutto come un monito, l’ennesimo, sul tramonto della civiltà occidentale. Ci sono dei passaggi accorati, come abbiamo avuto modo di sottolineare, in cui l’alto ecclesiastico attacca quei“pastori” che hanno “paura di parlare con tutta la verità e la chiarezza“.

Robert Sarah sembra pensare, in sintesi, che il decadimento occidentale non dipenda dalla Chiesa cattolica, ma che i cattolici abbiano il dovere di far fronte a un rischio preciso: la scomparsa del Vecchio Continente nel baratro del nichilismo. Bisogna stare attenti a non presentare il porporato africano come un criticio del pontefice argentino. Semplicemente perché non lo è. Alcuni media stanno rilanciando un’intervista, che il prefetto ha rilasciato a Valeurs Actuelles: ecco, all’interno di quei virgolettati, come si apprende su Aleteia, emergono posizioni molto critiche sull’attuale gestione dei fenomeni migratori. Punti di vista che difficilmente possono essere integrati con la narrativa sull’accoglienza a tutti i costi. Quella promossa dalla Santa Sede. Robert Sarah, per esempio, riflette in questi termini di coloro che ricercano sulle nostre coste quello che Stephen Hawking chiamava “Il nirvana di Instagram“: Tutti i migranti che arrivano in Europa – ha puntualizzato – vengono stipati, senza lavoro, senza dignità… È questo ciò che vuole la Chiesa? La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massa”. Ma questa è solo la premessa. Sì, perché per il consacrato, l’Europa vive una situazione tanto emergenziale da rendere possibile un paragone con la fine della civiltà romana, avvenuta pure per via dell’ “invasione dei barbari“. E sul dialogo religioso con il mondo musulmano? “Il mio paese è in maggioranza musulmano – si è limitato ad asserire – . Credo di sapere di cosa parlo“. Non è finita qui.

Il punto più rilevante della riflessione dell’uomo che ancora oggi ricopre uno dei più alti incarichi in Vaticano è quello in cui si accenna alle “strane organizzazioni umanitarie“, che “vangano e rivangano l’Africa“. Le stesse che, stando alla visione di Robert Sarah, suggeriscono ai giovani africani la possibilità che dietro un viaggio si nasconda una svolta economico – esistenziale. Sembra proprio di poter interpretare questo passaggio come una critica a certe Organizzazioni non governative. Il pensiero di Sarah è forte perché credibile: essendo africano, parla con cognizione di causa. Chi, più di lui, può dire di avere a cuore il destino dei migranti?

 

Il collezionista di porpore. Thriller all’ombra del Cupolone

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L’esercizio è molto semplice e, se volete, potete farlo con noi. Prendete una matita, unite i puntini neri che vi indichiamo e state a vedere il disegno che ne esce. Naturalmente, ogni riferimento a persone, luoghi e fatti è puramente casuale, al più frutto di ossessioni complottiste. Ma si sa, come diceva il Belzebù che per decenni ha tirato le fila della politica italiana, a complottare si fa peccato, ma non si sbaglia.

Partiamo dalla voce che gira insistentemente sulle traversie di monsignor (●), che ha cercato di contrastare con crescente decisione la deriva teologica in atto. Essendo andato a farsi curare in un nosocomio cattolico per una grave malattia, si dice che abbia dovuto fuggire perché avrebbe intuito – o saputo – che i medici avevano la consegna, come si dice nella neochiesa della neomisericordia, di piamente “accompagnarlo” a un dolce commiato. La notizia è sconvolgente, tanto che uno tende a non crederci o, più probabilmente, preferirebbe non crederci.

I DUBBI MUOIONO ALL’ALBA Poi però emergono, tra freschi ricordi, altri puntini. Per esempio, ci sovvengono i cardinali «incerti». Erano quattro. Due di loro sono morti improvvisamente, uno dopo l’altro, con il loro dubiume senza che vi fossero avvisaglie particolari (avevano impegni e appuntamenti in programma), magari -raccontano le cronache – dopo qualche telefonata strana.

Luglio 201X. Muore, durante una vacanza, il cardinale (●●). La sera precedente la sua dipartita, per coincidenza, parlava al telefono con il collega cardinale (●●●) appena silurato dalla carica di prefetto.

Settembre 201X. Muore improvvisamente il cardinale (●●●●). Ha quasi 80 anni, qualche acciacco risalente, ma di certo negli ultimi tempi si era dimostrato attivo e reattivo, tanto da avere una fitta agenda davanti a sé.

Sempre nel settembre 201X, tre giorni dopo, la nostra matita continua il suo tracciato verso il cardinale (●●●●●), che insieme ad altri colleghi aveva firmato due anni prima il testo delle “proto-incertitudines”, Perseverare nella realtà di Cristo.

PASTORI E PECORELLI Il puntino più grosso emerge andando indietro nel tempo di una quarantina d’anni, fino all’ultimo papa veneto. Dell’uccisione di Papa Giovanni Paolo I non si è mai smesso di parlare, un po’ come in America per l’assassinio di Kennedy: anche prima di internet la gente mica credeva sempre alla versione ufficiale, al punto che del papa avvelenato tratta con disinvoltura Francis Ford Coppola ne Il Padrino parte III.

David Yallop, nel best seller In nome di Dio (1984), dice che Luciani fu avvelenato con una sostanza, la digitalina, ad azione cardiaca. Sottolinea come la propria ricostruzione dei fatti si fondi su indizi e non su vere e proprie prove; in particolare, sarebbe corroborata da una serie di testimonianze indirette definite però come altamente attendibili e scrupolosamente verificate. L’autore indica la cosiddetta smoking gun (“pistola fumante”) negli appunti che il papa stava leggendo prima di morire e che sono misteriosamente scomparsi insieme ai suoi occhiali, a un testamento, un paio di pantofole e una confezione di Effortil (un farmaco indicato nella cura dell’ipotensione). Yallop si spinge oltre e indica l’autore materiale dell’alterazione della scena del delitto nel cardinal Villot, la prima persona ad entrare nella stanza di Giovanni Paolo I dopo la sua morte, alle 5 della mattina.

Quanto a Villot, qualcuno nei commenti in rete dice fosse dell’altra sponda e finanche qualcosa di peggio. Ma figuriamoci se noi ci crediamo. Rimane il fatto che il Villot era dentro la cosiddetta lista Pecorelli, cioè l’elenco degli iniziati della presunta loggia massonica operante nel girone più profondo del Vaticano.

VUOI VEDERE CHE LA LOBBY UCCIDE?  Il pensiero che viene al lettore catturato dalla trama dell’enigmatico giallo è lineare: la lobby uccide. La lobby, cioè, uccide chi non si piega. Se uno si piega, invece, verosimilmente fa la fine del cardinale (●●●●●●): si trova qualcuno che ti metta nei guai per molestie, e se necessario ti spedisca dritto in galera (e qualcuno si trova sempre quando si bazzicano giri di chierichetti confusi o giovanotti maghrebini che alternano lo spaccio al meretricio, come in certe sofisticate parrocchie romane).

Il cardinale lavorava in un noto istituto bancario dove sta anche (ivi promosso e inamovibile) monsignor Paupera «il prelato della lobby gaia», come lo definì il grande settimanale di sinistra Il Caffè Veloce. Lo stesso Paupera è anche direttore di un Ostello (abbiamo detto ostello) di grande rilevanza; infatti costui è il padrone di casa di un grande boss – el jefe! –che evidentemente ha grande stima di lui.

CHI TOCCA MUORE (O SI ECLISSA)  Ultimo puntino, e termine della nostra privatissima Settimana Enigmistica, si chiama monsignor (●●●●●●●). Monsignore ha avuto il fegato di mettere nero su bianco nomi, cognomi, date e circostanze dell’endemico scandalo legato alla pratica omosessuale e pederastica ai piani alti del Sacro Palazzo, chiamando in causa direttamente il capostruttura. Poi, conoscendo bene l’ambiente che per decenni è stato anche il suo, ha dovuto prendere le opportune contromisure e ha pensato bene di darsi, letteralmente, alla macchia. Nel momento stesso, cioè, in cui ha pubblicato il suo dossier, ha fatto perdere le proprie tracce e si è definitivamente eclissato.

Viene spontaneo domandarsi: forse che Sua Eccellenza (●●●●●●●) avesse davvero qualche sentore dell’esistenza in Europa di un servizio efficiente di mandanti e di mandatari? In ogni caso a lui va riconosciuto, onore al merito, come, a fronte dei troppi che restano acquattati sottocoperta nei dorati interstizi di un pachiderma in avanzato stato di decomposizione, nutrendosi dei suoi resti, sia stato l’unico a fare i bagagli.

INVERTIRE OMNIA IN BELIAL Concludiamo il nostro esercizio osservando la sagoma che emerge unendo tutti i puntini. Ci conferma una sensazione che comunque, anche a prescindere dalla soluzione del gioco, si fa sempre più concreta: la neochiesa terminale invertita non conosce compromesso e non fa prigionieri. Gli omomodernisti – ci sono quelli praticanti e quelli conniventi – hanno lanciato una vera e propria guerra di sterminio contro la Santa Tradizione, contro la Santa Eucarestia, contro l’uomo immagine di Dio. Costoro agiscono agli ordini di un altro signore, che non è Nostro Signore, ma uno che, come loro, sogna di invertire tutto: Cristo con Belial, il Bene con il Male, il Paradiso con l’Inferno, la procreazione con la perversione, il Sacrificio di Dio con il sacrificio umano.