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Sacchetti biodegradabili obbligatori e a pagamento, il sospetto: “Gode la manager amica di Renzi”

I giochi hanno una data d’inizio: 3 agosto 2017. È il giorno in cui viene approvato in commissione, con voto compatto del gruppo del Pd, l’emendamento che introduce il balzello. In pieno clima di ferie il Parlamento sente l’esigenza di accelerare la norma infilandola in una legge che c’entra ben poco, il Dl Mezzogiorno.Prima è meglio dare un’occhiata a come è stato congegnato l’emendamento. Da una parte si impone il divieto di usare i sacchetti ultraleggeri di plastica, quelli che servono a pesare la frutta o a incartare formaggi e salumi. Fin qui è l’attuazione di una direttiva europea che ha uno scopo condivisibile, ridurre il consumo di plastica e il suo impatto ambientale rendendo obbligatori i sacchetti con almeno il 40% di componente biodegradabile. Il Pd aggiunge però un altro meccanismo diabolico: ai supermercati è vietato regalarli ai clienti, pena una multa salatissima, fino a 100mila euro. Né, per motivi igienici e di taratura delle bilance, è possibile portarsi da casa borse o contenitori di tipo diverso che finiscano a contatto diretto con gli alimenti e con le bilance. In Svizzera si pagano i sacchetti di carta al supermercato, ma se uno li ha in casa e se li porta dietro è liberissimo di farlo, anzi! La Novamont di Novara, di Catia Bastioli, manager e oratore alla seconda edizione della Leopolda, nel 2011, che ha inventato i sacchetti di MaterBi, materiale biodegradabile a base di mais è l’unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l’80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola: inizialmente i sacchetti saranno venduti in media a due centesimi l’uno. Le stime dicono che ne consumiamo ogni anno 20 miliardi. Potenzialmente dunque, è un business da 400 milioni di euro l’anno. Il 15 novembre scorso Renzi ha fatto tappa con il treno del Pd proprio alla Novamont. Ha incontrato i dirigenti a porte chiuse e all’uscita ha detto ai giornalisti: «Dovremo fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana». Promessa mantenuta.

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Cosa c’è dietro l’obbligo di utilizzare sacchetti biodegradabili per frutta e verdura nei supermercati? Al di là dell’intento ecologico (ridurre il consumo di plastica) di sicuro la nuova legge rappresenta una fregatura per i consumatori, che saranno costretti a pagarli (e il governo non ha previsto limiti di prezzo) anche perché è fatto divieto di portare altri tipi di sacchetti (per esempio, di stoffa) da casa. Una bella scocciatura, soprattutto per il portafoglio. Ma chi ci guadagna? Il Giornale la butta lì, malizioso: al di là delle Coop (costola della sinistra e protagonista della grande distribuzione) e dei gestori di supermercati che scaricheranno sui consumatori il costo del nuovo obbligo, c’è qualcuno molto, molto vicino a Matteo Renzi che sta facendo i salti di gioia pregustando un incremento degli affari.

La legge, nata da un emendamento della deputata Pd Stella Bianchi (e sostenuta da tutti i dem) al Dl Mezzogiorno del 3 agosto 2017 (primo sospetto: in pieno clima di ferie e soprattutto in una legge che c’entra poco o nulla con la questione), è stata accolta con gran favore praticamente solo da Assobioplastiche. Il suo presidente Marco Versari è stato portavoce del maggiore player del settore, la Novamont di Novara che ha inventato i sacchetti di MaterBi, materiale biodegradabile a base di mais. Insomma, un bel business che non potrà che crescere. Niente di male se, sottolinea il Giornale, l’ad della Novamont non fosse Catia Bastioli, manager che nel 2011 ha partecipato come oratore alla seconda edizione della Leopolda renziana. Nel 2014, sempre da amministratore delegato di Novamont, la Bastioli viene nominata presidente di Terna, colosso che gestisce le reti dell’energia elettrica del Paese. “Con i buoni uffici del Giglio magico”, suggerisce il Giornale. La Novamont è l’unica azienda italiana a produrre il materiale per i sacchetti bio e detiene l’80% del mercato nazionale: i sacchetti, che saranno venduti inizialmente a 2 centesimi l’uno, garantiscono un giro di affari da 400 milioni di euro l’anno. Non male. D’altronde, “occorre fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana”. Chi l’ha detto? Renzi, che lo scorso 15 novembre ha fatto tappa con il suo treno elettorale proprio alla Novamont.

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Sacchetti biodegradabili obbligatori e a pagamento, il sospetto: “Gode la manager amica di Renzi”

31 Dicembre 2017
Libero
Sacchetti biodegradabili obbligatori e a pagamento, il sospetto: “Gode la manager amica di Renzi”

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Cosa c’è dietro l’obbligo di utilizzare sacchetti biodegradabili per frutta e verdura nei supermercati? Al di là dell’intento ecologico (ridurre il consumo di plastica) di sicuro la nuova legge rappresenta una fregatura per i consumatori, che saranno costretti a pagarli (e il governo non ha previsto limiti di prezzo) anche perché è fatto divieto di portare altri tipi di sacchetti (per esempio, di stoffa) da casa. Una bella scocciatura, soprattutto per il portafoglio. Ma chi ci guadagna? Il Giornale la butta lì, malizioso: al di là delle Coop (costola della sinistra e protagonista della grande distribuzione) e dei gestori di supermercati che scaricheranno sui consumatori il costo del nuovo obbligo, c’è qualcuno molto, molto vicino a Matteo Renzi che sta facendo i salti di gioia pregustando un incremento degli affari.

La legge, nata da un emendamento della deputata Pd Stella Bianchi (e sostenuta da tutti i dem) al Dl Mezzogiorno del 3 agosto 2017 (primo sospetto: in pieno clima di ferie e soprattutto in una legge che c’entra poco o nulla con la questione), è stata accolta con gran favore praticamente solo da Assobioplastiche. Il suo presidente Marco Versari è stato portavoce del maggiore player del settore, la Novamont di Novara che ha inventato i sacchetti di MaterBi, materiale biodegradabile a base di mais. Insomma, un bel business che non potrà che crescere. Niente di male se, sottolinea il Giornale, l’ad della Novamont non fosse Catia Bastioli, manager che nel 2011 ha partecipato come oratore alla seconda edizione della Leopolda renziana. Nel 2014, sempre da amministratore delegato di Novamont, la Bastioli viene nominata presidente di Terna, colosso che gestisce le reti dell’energia elettrica del Paese. “Con i buoni uffici del Giglio magico”, suggerisce il Giornale. La Novamont è l’unica azienda italiana a produrre il materiale per i sacchetti bio e detiene l’80% del mercato nazionale: i sacchetti, che saranno venduti inizialmente a 2 centesimi l’uno, garantiscono un giro di affari da 400 milioni di euro l’anno. Non male. D’altronde, “occorre fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana”. Chi l’ha detto? Renzi, che lo scorso 15 novembre ha fatto tappa con il suo treno elettorale proprio alla Novamont.

LA GUERRA LA VINCE CHI NON LA FA

SENZA ALTERNANZA NON C’E’ DEMOCRAZIA

Poveri Elettori Italiani costretti a subirsi la Via crucis dei politicanti di servizio permanente effettivo.
“Grasso – ricordò Ingroia in un recente affondo contro il presidente del Senato – è stato un magistrato di grande esperienza, coraggio, capacità professionali, ma bisogna ricordarsi che è diventato procuratore nazionale antimafia per una legge ad personam di Berlusconi per impedire a Giancarlo Caselli di ricoprire quel ruolo e lo stesso Grasso in un’intervista disse che il governo Berlusconi meritava una menzione speciale per la sua attività antimafia. Pietro Grasso non è di sinistra, non lo è stato nelle sue contiguità con la politica”.
Di più: “Anche quando Caselli fu nominato procuratore di Palermo – proseguì in quell’occasione Ingroia – Grasso era il candidato dell’allora ministro della giustizia Martelli, quindi non aveva una posizione di sinistra. Poi è stato sostenuto dal governo Berlusconi contro Caselli. Non volle sottoscrivere l’appello della procura di Palermo contro l’assoluzione di Andreotti in primo grado. È stato molto cauto e prudente su trattativa Stato-mafia e l’inchiesta Dell’Utri, legittimamente, ma possiamo dire che è stato un magistrato cauto”.

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LA MIA OPINIONE

Così parlò il Professor Piepoli, decano dei sondaggisti italiani al pari di Roberto Weber, altro decano famoso. I polli di Renzi, al pari di quelli manzoniani di Renzo, si beccano e si azzuffano prima di finire in casseruola.
Sentenze dei sondaggi, naturalmente. Tutto da scoprire e verificare tra poco più di un soffio di settimane. Il 4 marzo è dietro l’angolo. Da oggi in poi, fino al momento della ridicola mordacchia anti-sondaggi, saremo bombardati da numeri e percentuali. Non ci sarà più tempo per correggere gli errori di tutta una legislatura. Tra guerre guerreggiate e non, ci sarà un vincitore? “Ah, saperlo…” avrebbe detto il Professor Pazzaglia di “Quelli della notte”.
guglielmo donnini
mercoledì 27/12/2017
AGLI SGOCCIOLIEffetto Etruria, nei sondaggi il Pd crolla ai minimi storici
FINE LEGISLATURA – DOMANI MATTARELLA PUÒ GIÀ SCIOGLIERE LE CAMERE, LA CAMPAGNA ELETTORALE INIZIA CON RENZI BEN SOTTO LA “SOGLIA BERSANI”: I DEM SONO ATTORNO AL 23%
di Tommaso Rodano
Negli ultimi giorni della legislatura il Partito democratico tocca forse il punto più basso della sua storia. A leggere i sondaggi pubblicati nei giorni di Natale, non è più solo un lontano ricordo il famoso 41% delle Europee del 2014 (che Matteo Renzi ritiene di aver eguagliato – perdendo – nel referendum costituzionale dell’anno scorso), ma pure la soglia del 25,4% del Pd di Bersani nelle Politiche del 2013.
Domani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrebbe firmare lo scioglimento delle Camere (malgrado le tenui speranze di chi chiede un ultimo colpo di coda sullo ius soli). E forse già domani il Consiglio dei ministri, che si riunisce per la discussione sulle missioni militari, potrebbe scrivere il decreto che fissa le prossime elezioni al 4 marzo.
Il Pd inaugura malissimo la campagna elettorale: nell’ultimo anno la flessione è stata praticamente inesorabile. Il 2017 è iniziato con le ferite ancora fresche del referendum, è proseguito con la scissione di Bersani e Mdp, la nuova incoronazione di Renzi nelle primarie di fine aprile, la sconfitta nelle Amministrative di giugno e poi nelle Regionali siciliane di novembre. Si sta chiudendo, infine, con la batosta Etruria nella commissione parlamentare sulle banche. In ogni passaggio, eccetto le primarie, la lenta erosione delle percentuali dei dem è stata consequenziale ai fatti.
Gli ultimi numeri, per le ambizioni di Renzi, sono i più pesanti di sempre. Arrivano dall’istituto Ixé, li ha pubblicati il sondaggista Roberto Webersull’Huffington Post. Il partito a guida toscana tocca il suo nuovo minimo: 22,8%. La rilevazione precedente era datata 6 dicembre (23,1%), da allora sono andati perduti altri tre decimali.
A fare impressione, nella ricostruzione di Weber, è la serie storica: da luglio a oggi il Pd ha lasciato sul campo quasi 5 punti percentuali (27,5 – 22,8%), oltre un milione e mezzo di voti potenziali. Nello stesso periodo il Movimento 5 Stelle è cresciuto dal 27 al 29% e il centrodestra nel suo complesso dal 33,2 al 36,6% (con una flessione della Lega e una risalita di Forza Italia). Si arresta, per Ixé, la crescita di Liberi e Uguali, la nuova lista di sinistra guidata da Pietro Grasso (dal 7,5 del 6 dicembre all’attuale 7,3%).
In linea con queste cifre anche il sondaggio realizzato da Tecné per Tgcom24. Anche qui il Pd si allontana dalla “soglia Bersani” delle ultime Politiche: il partito di Renzi è al 23% e nell’ultimo mese avrebbe perso oltre un punto percentuale (a novembre era al 24,2). La coalizione di centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e cespugli) sfiora il 40% (38,5) e sopperisce anche alla netta flessione del partito di Salvini (in un mese passa dal 15,8 al 14,1%). I Cinque Stelle perdono mezzo punto e scendono al 26,9. Balzo in avanti di Liberi e Uguali, la lista di Grasso, dal 5,4 al 7,9%. Tecné ha studiato anche “l’effetto Etruria”: per il 65,7% degli intervistati, le recenti rivelazioni su Maria Elena Boschi hanno dato un’immagine negativa dell’ex ministra; si tratta di “ingerenza politica” e “conflitto d’interessi” (un’idea condivisa anche da parte degli elettori del Pd, il 21% degli interpellati).
Per il presidente di Tecné Carlo Buttaroni (intervistato da ilsussidiario.net) il legame tra Renzi e gli ex elettori si è incrinato in modo irreversibile: “È facile costruire un rapporto quando non c’è un pregresso, perché si costruisce senza macerie. Ma quando si rompe la fiducia, come nei rapporti senimentali, danno fastidio anche i tentativi di riconciliazione”. E l’incidenza del caso Etruria è ancora più grave, “va oltre il caso specifico, quello delle banche coinvolte nei fallimenti”.
I riflessi dell’affaire Boschi sono stati rilevati anche dall’Istituto Piepoli in un sondaggio pubblicato su La Stampa il 22 dicembre: secondo il 47% del campione, la sottosegretaria “dovrebbe ritirarsi dalla vita politica” in seguito alle novità emerse dalla commissione d’inchiesta sulle banche. Solo per un intervistato su quattro (il 25%) Maria Elena Boschi dovrebbe andare avanti (questa percentuale ovviamente è molto più alta – 60% – tra gli elettori del Pd). Ma per Nicola Piepoli, presidente dell’istituto omonimo, l’effetto Etruria “è marginale”. Il vero problema di Renzi è la frattura a sinistra: “Ora che ha un leader riconoscibile e apprezzato come Grasso, il partito di chi ha fatto la scissione raccoglie percentuali importanti per un mercato sempre più esiguo come quello del centrosinistra”. “Bisogna allearsi con i propri simili, non combatterli”, conclude il sondaggista, “la guerra la vince chi non la fa”.
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I segreti di Roberto Fiore, il fascista a capo di Forza Nuova

Da L’Espresso, ma a quando un altrettanto servizio su Gino Strada, detto Lenin?

Terrorista nero. Condannato per eversione. Scappato all’estero. Dove ha trovato la protezione dei servizi segreti britannici. Oggi guida il partito di estrema destra. Che in cinque anni è stato denunciato per violenza 240 volte
DI PAOLO BIONDANI, GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE
20 dicembre 2017

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Ventuno aprile 1999, mancano quattro giorni alla festa della Liberazione. Mentre l’Italia democratica si prepara a ricordare la storica sconfitta del nazi-fascismo, all’aeroporto di Fiumicino si materializza un neofascista conclamato. Un terrorista nero che è riuscito a restare impunito. Si chiama Roberto Fiore, è stato condannato per banda armata e associazione sovversiva come capo di Terza posizione, l’organizzazione che alla fine degli anni Settanta ha riunito alcuni dei criminali più violenti della destra eversiva. Dai ranghi di Terza Posizione è uscita una generazione di stragisti, assassini, rapinatori, sequestratori. Dichiarato colpevole in tutti i gradi di giudizio, Fiore avrebbe dovuto scontare almeno cinque anni e mezzo di reclusione. Invece è scappato all’estero. E a Londra ha fatto molti soldi con appoggi sospetti. Quando rientra in Italia, a quattro giorni dal 25 aprile 1999, è un uomo libero. Ricco. Pronto a guidare un nuovo movimento politico. Neofascista, razzista, pieno di criminali violenti. Come il precedente, ma con una sigla diversa: Forza Nuova. La prima fucina della delinquenza politica di oggi.

Per capire gli attacchi di questi giorni, le minacce ai giornalisti di Repubblica e del nostro settimanale rivendicate da Fiore in persona come «il primo atto di una guerra politica contro il gruppo Espresso», si può partire da quel ritorno. Che unisce passato e presente nel segno dell’impunità. Il passato è la verità storica e giudiziaria che l’attuale leader di Forza Nuova ha potuto ignorare dopo 19 anni di latitanza all’estero. Perché in Italia cadono in prescrizione perfino le condanne definitive: giuste, meritatissime, ma non eseguibili per scadenza dei termini.

Fiore scappa all’estero nel 1980, a 21 anni, prima di poter essere colpito dalla retata che decapita Terza Posizione, il gruppo armato che ha allevato una legione di terroristi neri poi confluiti nei Nar. Quando i suoi ex camerati Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini eseguono la strage di Bologna (2 agosto 1980, 85 vittime), lui è già in Inghilterra. Al sicuro, con altri complici neri. Nel 1982 un giudice britannico respinge la richiesta italiana di estradizione.

Fiore e l’altro leader di Terza posizione, Massimo Morsello, restano liberi anche dopo essere stati condannati in tutti i tre gradi di giudizio. In Italia intanto Fioravanti e la Mambro, nel tentativo di sottrarsi all’accusa per la strage, inventano un falso alibi, costruito proprio attorno a Fiore e a un altro fondatore di Terza Posizione, Gabriele Adinolfi, ora ideologo di Casapound.

L’intreccio tra le due organizzazioni romane del terrorismo nero è spaventoso. Un esempio tra i tanti: Fioravanti e Mambro vengono condannati anche per l’omicidio di Francesco Mangiameli, ex dirigente siciliano di Terza posizione, ammazzato il 9 settembre 1980 perché era uno dei pochi a conoscere la verità su Bologna. E ne aveva parlato con un ex colonnello dei servizi, Amos Spiazzi, che decise di lanciare l’allarme con una famosa intervista a L’Espresso. La Cassazione, nella sentenza definitiva (a sezioni unite) sulla strage di Bologna, spiega che Fiore e altri ex di Terza Posizione sono scappati proprio per non fare la stessa fine di Mangiameli. Eppure in tutti questi anni non hanno mai rivelato e tantomeno confessato nulla. Silenzio totale, perfino sui responsabili della carneficina nera alla stazione di Bologna.

A Londra , nei quasi vent’anni di latitanza, Fiore e Morsello ottengono appoggi importanti e misteriosi. La stampa inglese li accusa più volte di aver collaborato con i servizi segreti (MI6). Fiore ha sempre respinto questo sospetto, che però è confermato, nero su bianco, da un rapporto firmato nel 1991 dalla prima commissione d’inchiesta del parlamento europeo su razzismo e xenofobia. Accuse poi rilanciate in Italia, in particolare, da due importanti esponenti di Alleanza nazionale, Enzo Fragalà e Alfredo Mantica. Nel dossier presentato alla commissione stragi, i due parlamentari ricordano la fortissima amicizia tra Fiore e il leader dell’estrema destra britannica Nick Griffin. Il presidente della commissione stragi, nell’audizione del 2000, mette a verbale una domanda esplicita: «Ritiene che Fiore e Morsello fossero agenti del servizio inglese?». E Fragalà risponde: «Non ritengo, c’è scritto, è un dato obiettivo, mai smentito da nessuno… D’altro canto, altrimenti come si fa a immaginare che due latitanti italiani, segnalati come pericolosi, possano costruire lì in Inghilterra un impero economico con 1.300 appartamenti?». Oggi l’avvocato Fragalà non può più cercare la verità su Fiore: è stato ucciso nel 2010 a Palermo. Per i pm Fragalà è stato ucciso da Cosa nostra perché aveva convinto alcuni clienti a collaborare. La mafia aveva progettato un raid punitivo per dare una lezione a tutta la categoria, ma l’aggressione fu talmente violenta che portò alla morte del legale.

Dunque Fiore, quando rientra a Roma, è un ricco neofascista in doppiopetto, che non ha mai dovuto pentirsi del suo curriculum di terrorista e, nella lunga latitanza, ha stretto rapporti con leader razzisti e neonazisti, servizi segreti e finanziatori rimasti nell’ombra. Ai giovani italiani si presenta come un fervente cattolico, fedele ai valori della tradizione, perseguitato da imprecisati poteri forti. Nato a Roma in una famiglia borghese e fascista, è sposato con la spagnola Esmeralda Burgos, padre di undici figli, contrarissimo all’aborto e all’omosessualità. Nel 2000, pochi mesi prima della morte di Morsello, pubblica un libro con Gabriele Adinolfi (“Noi, Terza Posizione”) dove rivela che suo padre, Amedeo Fiore, combattente per Mussolini a Salò, si sarebbe «offerto volontario per il progetto, poi non realizzato, dei kamikaze italiani».

Il suo nuovo movimento, Forza Nuova, lo fonda nel 1997, quando ancora è a Londra. Lo struttura come un partito nazionale, aprendo le prime 50 sedi provinciali. Ma già alla fine del 1999 il capo dell’antiterrorismo, Ansoino Andreassi, sentito dal Parlamento, lo accusa di far parte di una rete internazionale di finanziatori di naziskin. Fiore smentisce e querela, ma non intimidisce il prefetto. Un poliziotto molto esperto, il primo a capire la nuova strategia del terrorista mai pentito: non sporcarsi le mani, non farsi invischiare nelle azioni violente dei giovani di Forza Nuova. Da allora, il leader è un intoccabile: molte indagini, qualche processo, ma nessuna nuova condanna. A gestire la violenza politica sono i singoli esponenti del movimento, senza legami documentabili con il vertice, che però li difende.

La strategia del doppio binario porta Fiore a presentarsi come leader ufficiale di un partito che partecipa alle elezioni. Alle comunali di Roma, nel 2001, il primo candidato è un nipote di Benito Mussolini. Negli anni d’oro di Berlusconi, Forza Nuova tratta alleanze elettorali con il centro-destra, con esiti alterni. Nel 2008 Fiore entra nel parlamento europeo, occupando il seggio lasciato da Alessandra Mussolini. E fuori dai palazzi, intanto, la base di Forza Nuova scatena un’escalation di violenze.

L’Osservatorio democratico sulle nuove destre ha schedato una serie di reati impressionanti. Nell’aprile 1999, a Roma, vengono rinviati a giudizio 25 naziskin per violenze, minacce e istigazione all’odio razziale. Il gruppo fa parte della rete internazionale degli “hammerskin”: il presunto capo-cellula è il responsabile di Forza Nuova a Milano. Lo stesso Fiore viene inquisito come finanziatore dei neonazisti. Ma tutte le accuse restano poi coperte dalla prescrizione. Nel dicembre 2000, un anno dopo l’allarme di Andreassi, il neofascista Andrea Insabato resta ferito mentre fa esplodere una bomba all’ingresso del Manifesto, lo storico quotidiano comunista. Insabato era stato il capo di Terza Posizione nei quartieri romani della Balduina e Monte Mario. «Sono un suo amico», è costretto a dichiarare Fiore a caldo, «ma con Forza Nuova non c’entra nulla». Già nel precedente processo per un raid antisemita, a difendere Insabato era stato il fratello avvocato di Fiore.

Negli stessi mesi, a Padova, un gruppo di neofascisti finisce in cella dopo un grosso sequestro di armi ed esplosivi: tra gli arrestati c’è un candidato di Forza Nuova alle comunali. Nel gennaio 2003 una squadraccia di affiliati irrompe in una tv di Verona e si esibisce in un pestaggio in diretta di Adel Smith, un musulmano che contestava i crocefissi nei luoghi pubblici. Nell’aprile 2004, a Bari, 15 forzanovisti vengono arrestati per una serie di raid con mazze, bastoni e catene. Nel marzo 2005 il candidato di Forza Nuova a Siracusa viene accusato di aver organizzato attentati contro la Cgil e un ospedale. Nell’aprile 2005 Andrea Rufino e Giovanni Marion, due soci fondatori di Easy London, la succursale italiana delle imprese di Fiore, vengono arrestati per l’arsenale di armi ed esplosivi (con fucili militari e bombe a mano) scoperto in via Nomentana a Roma.

Nel settembre 2007 tredici neofascisti, capeggiati dal responsabile provinciale di Forza nuova, vengono fermati a Rimini mentre cercano di raggiungere un centro sociale con spranghe e taniche di benzina. Nel 2008 il leader dei giovani di Forza nuova a Bologna viene condannato a tre anni per aver spaccato la faccia a due ragazzi di sinistra (con naso e mascella fratturati). Negli ultimi anni crescono soprattutto le violenze contro gli immigrati. Un esempio recente è l’inchiesta del Ros denominata “Banglatour”, avviata dopo che 80 immigrati bengalesi erano finiti al pronto soccorso per essere stati pestati. Secondo l’accusa i raid partivano da due sedi di Forza Nuova a Roma. Dove i minorenni venivano «addestrati a usare coltelli e spranghe in una palestra di odio e violenza».
Secondo l’Osservatorio, le vittime sono stranieri poveri, giovani di sinistra, gay e medici: in un assalto in Puglia i forzanovisti gridavano «assassine, criminali» contro le donne ricoverate in attesa di abortire.

Le uniche cifre ufficiali su Forza Nuova nel suo insieme sono state fornite due anni fa dal ministero dell’Interno: in 65 mesi, tra il 2011 e il 2016, ben 240 denunce e dieci arresti. Quattro raid al mese. Un attacco neofascista alla settimana.

Fiore si è sempre proclamato estraneo a tutti i reati. Rivendica le azioni politiche, anche se apertamente razziste.

Nel 2013, ad esempio, la sezione di Macerata attacca con manifesti xenofobi la ministra Kyenge. E lui li difende: «La Kyenge dovrebbe tornare in Congo, non capisco come abbia ottenuto la cittadinanza».

Tra un’inchiesta e l’altra, Fiore ha fatto strada anche nel mondo degli affari. I soldi, per lui, sembrano contare almeno quanto la politica. Ma sul tema economico mostra molto meno patriottismo. In Italia risulta infatti intestatario solo di una piccola società, la Immobiliare Brighton. Per il resto la visura camerale mostra una sfilza di cambiali e assegni non pagati. Strano, per un imprenditore che dice di sé: «Sono 40 anni che faccio attività economica e non mi è stato mai trovato un singolo errore». Ad alcuni uomini vicini a Forza Nuova qualche macchia deve averla però trovata la guardia di finanza. C’è infatti un filone tutto economico e ancora riservato nell’inchiesta sui pestaggi ai bengalesi. Nel mirino degli investigatori ci sono cinque imprenditori forzanovisti sospettati di evasione fiscale e false fatturazioni. Gli affari ufficiali di Fiore, dicevamo, sono invece quasi tutti all’estero. Si concentrano in Inghilterra, soprattutto, dove il leader di Forza Nuova è riuscito nell’ardua impresa di creare un impero finanziario mentre era latitante.

«Abbiamo cominciato lavando piatti nei ristoranti e facendo gli autisti di taxi. Poi abbiamo avviato una piccola agenzia. Ma il genio degli italiani, si sa, porta oltre». Così lo stesso Fiore ha spiegato l’origine delle sue ricchezze: una rete di società specializzata in viaggi-studio a Londra, forte di proprietà immobiliari e di due marchi noti nel settore, London Orange e Easy London. Al presunto genio italico, però, si aggiunge una massiccia dose di opacità finanziaria. Fanno infatti riferimento a Fiore e ai suoi sodali tre strutture britanniche di trust (società fiduciarie, dove i titolari possono restare anonimi) nelle cui casse sono affluite centinaia di migliaia di sterline. Soldi entrati per anni come donazioni anonime. E poi finiti a società possedute direttamente dalla famiglia del leader di Forza Nuova. Solo negli ultimi quattro anni, per citare un caso, un trust intitolato all’Arcangelo Michele ha incassato 475 mila euro da elargizioni liberali in Gran Bretagna. Chi ha mostrato tanta generosità nei confronti del leader neofascista? Mistero. Di certo buona parte di questi soldi è stata poi girata a Rapida Vis, Futura Vis e Comeritresa, tutte aziende controllate dalla famiglia Fiore.

L’attività economica del leader di Forza Nuova non è però circoscritta al solo Regno Unito. Il patriota Fiore ha fatto rotta anche su Cipro, uno dei più rinomati paradisi fiscali europei. Per cinque anni, fino al gennaio del 2016, Fiore è stato infatti azionista della Vis Ecologia, società che si occupa ufficialmente di «riciclo di materiali», ma che ha tutte le caratteristiche della scatola vuota: zero dipendenti, niente sito internet, sede negli uffici di uno studio di commercialisti locali. Le visure camerali dicono che l’impresa è stata registrata a Cipro «per scopi fiscali»: risparmiare sulle tasse. Ma è impossibile sapere quanti soldi abbia gestito: la società non ha mai depositato un bilancio. E Fiore non ha voluto rispondere alle domande de L’Espresso.

D’altronde questa non è la sua unica ambiguità. Attraverso l’associazione Alexandrite, il neofascista romano ha di recente organizzato viaggi in Crimea di alcune imprese italiane che hanno poi deciso di trasferire lì la produzione. Non proprio il massimo per chi definisce la globalizzazione «un evento nefasto della storia». Come l’Unione europea, di cui però Fiore ha fatto parte dal 2008 al 2009 come parlamentare, con tanto di finanziamento pubblico da 600 mila euro incassato dalla Apf, la coalizione di estrema destra presieduta dal politico romano. E nefasta come gli stranieri, che a parole Forza Nuova vuole bloccare, ma con i quali intanto fa affari attraverso la società Gruppo Italiana Servizi Postali, un’azienda privata di spedizioni che ha come partner tecnologico Western Union, il servizio di money transfer prediletto dagli immigrati. Eppure proprio Gruppo Italiana Servizi Postali è una delle società più importanti della galassia neofascista: tra i fondatori c’è il figlio di Fiore, Alessandro, mentre l’attuale azionista di maggioranza è l’ex candidato Beniamino Iannace, socio del leader nero in vari altri business in giro per il mondo.

Affari e proclami. Slogan per la patria e soldi all’estero. Con altri intrecci, ancora da esplorare: tifo e periferie. Perchè molti dei giovanissimi soldati di Roberto Fiore oggi vengono arruolati tra i giovani dei quartieri di Roma Nord, San Giovanni, Appio, ma anche nelle borgate dimenticate dalla politica. E sugli spalti dell’Olimpico. Nella curva nord della Lazio, in particolare. E da qualche tempo anche tra gli ultras della Roma. La ragazza che ha partecipato al blitz sotto le redazioni di Espresso e Repubblica, per esempio, fa parte degli Irriducibili della Lazio. Una fetta di tifoseria che si è fatta conoscere per le posizione violente, razziste, antisemite, xenofobe. In una parola, neofascisti.

QUANDO IL SISTEMA E’ NATO PER FARE CATENACCIO..

ITALICUM IN STAND BY, DAI PARTITI SOLO IPOTESI

La Costituzione è violabile ed stata violata, in parte grazie al suo impianto ad attuazione per lo più differita, in parte grazie all’insufficienza dei garanti. Fra questi, la Corte Costituzionale sconta la sua politicità. Andremo a votare, con il Rosatellum, un altro Parlamento illegittimo, che eleggerà un altro Presidente della Repubblica illegittimo e voterà la fiducia ad altrettanto illegittimo governo. Questa è la notizia dell’ANSA: –
ROMA, 12 DIC – La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i 4 conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sollevati su Rosatellum e Italicum. Tre sono stati presentati da alcuni soggetti che si sono qualificati allo stesso tempo come elettori, soggetti politici, parlamentari e rappresentanti del gruppo parlamentare di M5S. Ma nessuno – spiega la Corte – individua in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese né l’atto impugnato. Da qui, l’inammissibilità. Il quarto ricorso è stato proposto congiuntamente dal Codacons, da un cittadino elettore e da un senatore contro il Governo, per aver posto la questione di fiducia, alla Camera, durante l’iter di approvazione del Rosatellum. Anche tale conflitto è stato dichiarato inammissibile. La Corte specifica che un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, e nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato.

GENERALE BERTOLINI: “MIGRANTI DA BLOCCARE E NON DA ACCOGLIERE OPPURE L’ITALIA MUORE

Generale, in che situazione versa il nostro Paese?

«L’Italia si trova al centro del Mediterraneo e nel Mediterraneo bisogna essere forti, politicamente, economicamente, culturalmente e, perché no, anche militarmente. Il nostro Paese, invece, non vuole esercitare la forza. In quest’area si scontrano gli interessi di altri Paesi fortissimi, che sono i classici vasi di ferro e se noi ci proponiamo come vaso di coccio, perché abbiamo dei confini porosi, perché accettiamo chiunque arrivi, perché siamo passivi nei confronti delle iniziative politiche e militari degli altri, siamo destinati a pagarla molto cara».

Dove pensa arriveremo se dovessimo proseguire su questa strada?

«Se dovessimo andare avanti in questa maniera scompariremo. Si usa il termine sovranità come se fosse una bestemmia dimenticando che, invece, è il valore per cui hanno giurato i militari, ma anche i ministri».

Con la linea suggerita dall’est Europa pensa cambierebbe qualcosa?

«Sicuramente potremmo essere meno passivi nei confronti dell’immigrazione. Il problema va risolto in Africa, ma non possiamo aspettare anni. Come facciamo a ridurre il flusso? Non possiamo costruire un muro in mezzo al Mediterraneo, ma possiamo fermare, ad esempio, le Ong».

A proposito di Ong, che pensa del loro operato?

«Che la devono smettere di prendere i migranti e di portarli da noi, che passivamente li dobbiamo subire, visto che rimarranno qua. Adesso, di fatto, c’è quasi un servizio di traghettamento che non fa sicuramente i nostri interessi».

Che pensa del codice di comportamento per le Ong voluto dal ministro Minniti?

«Il ministro Minniti sta dimostrando di avere a cuore la situazione. Non so se sarà sufficiente, ma il fatto di imbrigliare il comportamento delle Ong che si sentono libere di fare quello che vogliono e andare dove vogliono è positivo. Cominciamo, però, a controllare il loro operato e, magari, interrompiamolo».

E il ruolo della Marina militare? È corretto ciò che stanno facendo?

«La Marina sta partecipando a operazioni importanti come EunavforMed, poi depotenziata, che era finalizzata a interrompere il flusso migratorio. Catturando scafisti e distruggendo le barche. Sicuramente la presenza della Marina può servire come deterrente».

Cosa si potrebbe fare di più?

«Il dibattito in Italia su cosa fare nei confronti di questo fenomeno è incentrato su come accoglierli e distribuirli, invece dovrebbe essere incentrato su come fermarli».

Pensa ci sia un disegno dietro a questa invasione?

«Non ho elementi, ma ci sono politici che dicono che noi dei migranti abbiamo bisogno perché non facciamo più figli. Dimenticano di dire, però, che i motivi per cui non facciamo più figli sono dovuti alle scelte fatte da loro perché è stata distrutta la famiglia, ci sono state politiche contro la natalità, provvedimenti umilianti per la famiglia naturale a favore di una famiglia sterile che non fanno bene. Abbiamo bisogno di giovani, ma non possiamo importarli e non possiamo sostituire gli italiani con i cittadini acquisiti ai quali si dà un passaporto».

Come valuta la risposta del governo ad Austria e Ungheria?

«Gentiloni ha risposto in maniera piccata nei confronti dell’Ungheria e mi è piaciuto, perché non dobbiamo prendere lezioni da nessuno, ma avrei gradito che gli stessi toni li avessimo utilizzati quando ci hanno imposto delle sanzioni alla Russia che vanno solo contro i nostri interessi».

L’industria russa dovrebbe essere pronta per la guerra, Putin racconta ai militari (Russian TV News)

 

Questo è il modo in cui si comporta un paese che si sente minacciato.

Questo è un reportage televisivo russo molto rivelatore. La trascrizione completa segue di seguito. Proprio dal modo in cui l’annunciatore, si vede che pensa che questo sia molto significativo. È la prima storia in cima all’ora.

I russi sono pronti a costruire capacità extra in molte delle loro più grandi imprese industriali civili, che non servono a scopi commerciali, ma consentirebbero loro di aumentare rapidamente la produzione militare, se necessario – che sarebbe per lo più produzione automobilistica e aeronautica, ma anche medicine e forniture alimentari .

L’obiettivo è aggiornare le strutture produttive e creare una riserva di risorse materiali e tecniche, una sorta di riserva inviolabile.

GooglePutin non sta prendendo rischi con una NATO chiaramente aggressiva e ostile, e l’establishment militare statunitense sta spingendo la guerra in diversi continenti.

Trascrizione

Ancora:

Vesti live, siamo in onda. Tutte le grandi aziende strategiche in Russia, indipendentemente dalla loro forma di costituzione, dovrebbero essere pronte ad aumentare la produzione di produzione di difesa in qualsiasi momento, se necessario.

Lo ha affermato oggi Putin a Sochi dove ha tenuto un terzo incontro esecutivo con rappresentanti del ministero della difesa e dell’industria militare. Sono stati discussi i risultati delle manovre “Zapad-2017” svoltesi a fine settembre.

Dmitriy Petrov elabora le conclusioni della discussione:

Corrispondente:

Il presidente ha dedicato il terzo giorno degli incontri sull’agenda della difesa a una discussione sui risultati delle manovre congiunte strategiche “West-2017”. Si sono svolti a settembre sul territorio di diverse regioni, e oggi i rispettivi governatori, così come i capi di alcuni ministeri, hanno aderito alla discussione.

Nove intervalli di test sono stati utilizzati in Russia e Bielorussia. Il concetto delle manovre è in caso di un’invasione estremista di Kaliningrad e della Bielorussia. L’aggressore incontra resistenza organizzata.

L’esercito russo ha testato con successo il veicolo corazzato “Terminator” e il carro armato T90S1. 20 navi della flotta del Baltico hanno creato un blocco del territorio dal mare. Unità e squadre di truppe regionali furono assegnate al luogo di invasione per isolare il nemico.

 

I servizi civili hanno avuto un ruolo importante da svolgere qui.

Mettere in:

“Un certo numero di compiti essenziali sono stati soddisfatti con successo nel corso delle manovre.

In primo luogo, sono state verificate la capacità di mobilitazione e la capacità di soddisfare i bisogni dell’esercito a livello locale.

La riserva militare – i cittadini regolari – sono stati convocati per l’addestramento militare. È stato praticato lo scenario del trasferimento ai veicoli militari di trasporto, nonché delle attrezzature di produttori civili, nonché la copertura tecnica delle vie di trasporto “.

Corrispondente:

Sono stati rivelati alcuni punti deboli, come la fornitura di provviste e medicinali e un rapido aumento della produzione di difesa in caso di escalation militare.

Queste debolezze dovrebbero essere eliminate, secondo il presidente.

Mettere in:

“Dovrebbero essere attentamente studiati e dovrebbero essere prese ulteriori misure per aumentare la capacità di mobilitazione.

Vorrei sottolineare che la capacità dell’economia di aumentare rapidamente la produzione di produzione della difesa quando necessario è uno dei pilastri più importanti per garantire la sicurezza strategica del paese.

Qualsiasi azienda strategica e di grandi dimensioni dovrebbe essere pronta a farlo indipendentemente dalla forma di costituzione “.

L’obiettivo è aggiornare le strutture produttive e creare una riserva di risorse materiali e tecniche, una sorta di riserva inviolabile.

 

Lo stato nazione custodisce l’identità di un popolo. Le élite hanno bisogno dell’immigrazione e della fine dei confini per distruggerlo e creare masse senza identità, facilmente dominabili.

 

Giuseppe Mazzini: Il massone fondatore della Mafia

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Guiseppi Mazzini è stato l’individuo a cui Albert Pike scrisse alcune lettere, nelle quali espose che ci sarebbero state tre guerre mondiali che avrebbero alla fine unito il mondo sotto una dittatura luciferina. Come Pike, Mazzini fù un Illuminato e possedeva il 33esimo grado massonico. Egli è anche il fondatore della Mafia (Fonte). Le forze dell’ordine conoscevano da tempo i rapporti che vi erano tra massoneria e Cosa Nostra.

“Il comitato ritiene che il legame tra Cosa Nostra e le istituzioni è basato gran parte sulla Massoneria.”

Il terreno fondamentale su cui è stato creato e rinforzato il collegamento tra Cosa Nostra con i funzionari pubblici e i professionisti privati è la Massoneria. Il legame Massoneria serve per mantenere le relazioni costanti e organiche. L’ammissione di membri in Cosa Nostra, anche a livelli elevati, non è un evento occasionale o episodico, ma una scelta strategica. Il giuramento di fedeltà a Cosa Nostra rimane il punto cardine attorno al quale gli”Uomini d’onore”, devono essere chiaramente legati. Ma le associazioni Massoniche offrono alla mafia uno strumento formidabile per estendere il proprio potere, per ottenere favori e privilegi in ogni campo: sia per la conclusione delle grandi imprese sia per “sistemare le dispute”, come molti collaboratori di giustizia hanno rivelato “.

Mazzini nacque in Francia e suo padre fù un “giacobino” (massone del gruppo degli Illuminati che hanno provocato la Rivoluzione francese). Come suo padre, che era anche un professore universitario, Mazzini gravitò nell’ambiente delle società segrete.

Nel 1830 Mazzini si recò in Toscana, dove divenne membro della carboneria, un’associazione segreta con scopi politici. Il 31 ottobre dello stesso anno fu arrestato a Genova e internato a Savona. Durante la sua prigionia ideò un nuovo movimento patriottico, diretto a sostituire il fallimentare movimento della carboneria. Anche se fù liberato all’inizio del 1831, scelse l’esilio, invece di una vita confinata nel piccolo borgo assegnato lui dalla polizia, spostandosi a Ginevra in Svizzera. (Fonte)

Ancora più interessante è il desiderio di Mazzini di creare gli “Stati Uniti d’Europa”, un secolo prima che l’Unione europea nascesse. Il globalismo è Illuminismo e Mazzini fu fedele a entrambi. Ora, tornando alla mafia:

“Giuseppe Mazzini, un massone di 33esimo grado, fondò un gruppo di rivoluzionari chiamato Giovine Italia. Il loro obiettivo era quello di liberare l’Italia dal controllo della monarchia e dal papa. Ebbero successo e Mazzini fù onorato come un patriota in Italia. Ma, nel processo, nacque la mafia. I rivoluzionari della Giovine Italia ebbero bisogno di soldi, e quindi:

“… per procurarsi da vivere rapinarono banche, saccheggiarono o bruciarono le aziende, se da queste non veniva pagato il pizzo e sequestrarono persone per ricavarne un riscatto. In tutta Italia si diffuse la frase” Mazzini Autorizza Furti, Incendi e Attentati (o avvelenamenti)” Questa frase è stata accorciata nella sigla, MAFIA, nasce ora la criminalità organizzata. ” (John Daniel, “Scarlet and the Beast,” Vol. I., pages 330-331)(Fonte)

Mazzini fù anche il fondatore del Rito scozzese della massoneria in Italia. (Fonte) Dobbiamo renderci conto che il Rito Scozzese è il ramo degli Illuminati nella Massoneria. Fù fondato dagli illuministi Albert Pike e Mazzini. Il Rito scozzese ha 33 gradi. La maggior parte delle persone avanzano solo nei primi tre livelli e ignorano i veri obiettivi del Rito Scozzese, e gli adoratori di Lucifero che comandano dall’alto.

Detto questo, la mafia è solo un altro strumento degli Illuminati, funzionando, nella realizzazione della loro agenda luciferina.

“La strategia politica di Cosa Nostra è la seguente:

L’occupazione e il governo del territorio in concorrenza con le autorità legittime, possiede immense risorse finanziarie, ha un esercito segreto ben armato, ha un programma di espansione illimitata, tutte queste caratteristiche ne fanno una organizzazione che opera secondo la logica del potere e della convenienza, senza regole se non quelle che si prodigano a difendere. La strategia politica di Cosa Nostra non viene modificata da altri,ma viene imposta sugli altri in termini di corruzione e violenza.

La mafia e la politica hanno un rapporto di “convivenza”,convivenza la quale ha favorito i tentativi di infiltrazione negli organi di governo, nella magistratura, nella polizia e nelle autorità locali. Alcuni tentativi hanno avuto successo, con conseguenze disastrose per la legittimità e la credibilità delle azioni intraprese dalle autorità pubbliche. ”

Queste azioni includono omicidi, ricatti, intimidazioni, corruzione e altri metodi per man tenere la gente sotto il controllo della mafia. “Ordine dal caos” sotto il mantra de “il fine giustifica i mezzi.”

È morto un amico vostro caduto in disgrazia 17 Novembre 2017

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(Gabriele Adinolfi) – Totò Riina. È morto un amico vostro, anche se lo avete rinnegato perché era caduto in disgrazia.
Vi riempite la bocca di retorica istituzionale, ma se maledite la mafia è solo perché essa, impadronitasi di tutto e fatto quindi un salto di qualità, non ha più un nome. Tanto che oggi chiamate mafiosi quelli che fanno del semplice malaffare e quando li bastonate cercate di far dimenticare che la mafia l’avete chiamata voi, l’avete insediata voi, le avete dato voi tutto il potere.

È sbarcata con gli americani e con la democrazia e si è ritrovata perfettamente nel vostro modo di vivere e di ragionare, fatto di conoscenze, di raccomandazioni, di complicità, di tangenti, di cosche, di logge, d’interessi materiali, di pizzi (la differenza con Equitalia? Può darsi che pagato il pizzo mafioso si riesca ancora a lavorare).
La mafia non l’avete combattuta mai, siete intervenuti in alcune guerre intestine come quando i Gotti e i Gambino vennero sgominati in Usa per l’alleanza con i colombiani contro la Dea, e allora avete colpito i loro referenti qui perché non erano più protetti.

Più eravate collusi più volevate dimostrare che eravate intransigenti, così i perdenti, gli abbandonati, gli scaricati dalla mafia vincente, li avete sepolti vivi in condizioni carcerarie che nessun fascismo si sarebbe mai sognato d’immaginare, trattandoli da sotto-uomini, inchiodandoli a condizioni atte a mortificare la persona umana. Fino a lasciare che oggi un vostro amico caduto in disgrazia subisse il medesimo trattamento anche in malattia, anche in agonia, anche in coma. Fate pena. Aveste un minimo di coraggio e di dignità lo avreste fucilato: accanirsi sugli inermi, qualsiasi cosa abbiano fatto, è degno di voi, vigliacchi e democratici.
Voi godete se qualcuno è torturato ed è disumanizzato, ma volete che ciò avvenga impersonalmente, senza sporcarvi le mani. Lanciate tweet di giubilo per la morte del “capo dei capi”. Vorrei proprio vedere se avreste il coraggio di sussurrarlo in un bar di Corleone. Scusatemi ma rido.

È morto un amico vostro, anche se lo avete rinnegato perché era caduto in disgrazia.
Per noi era un nemico perché la mafia il fascismo la combatté e le vinse pure. Quel fascismo che non snaturò mai il Diritto anche nei momenti in cui era impegnato a vedersela con azioni sovvertitrici e con complotti omicidi. Creò appositamente dei tribunali speciali ed ebbe il coraggio e l’onestà di definirli tali, invece d’inventarsi alchimie oblique come le vostre aggravanti per terrorismo.

Totò Riina era un amico vostro con le mani grondanti di sangue, voi non ci avete neppure messo le mani perché il lavoro sporco lo avete sempre lasciato agli altri.
Se credete che seppellirlo come un cane appestato vi mondi dalle vostre complicità vi sbagliate di grosso. “Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”.
Tra voi e lui chi ne esce meglio? Non ditelo, è troppo facile!

Pd-Mdp: come funziona il sistema misto

Improvvisamente il Pd ha scoperto i rischi del nuovo sistema elettorale. Più precisamente i rischi connessi ai collegi uninominali: 232 alla Camera e 116 al Senato. Sono pochi, ma non così pochi da essere ininfluenti sul risultato finale delle prossime elezioni. Con questo sistema elettorale per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, o per impedire che altri la ottengano, non basta prendere tanti seggi proporzionali (386 Camera e 193 al Senato) occorre anche vincere nei collegi. Come? Correndo da solo se uno si sente tanto forte da poter prendere un voto più dei concorrenti. Facendo alleanze nel caso contrario.
Il Pd è così forte da poter correre da solo? Una volta forse. Oggi la concorrenza di Mdp e di eventuali altre liste di sinistra potrebbe significare la perdita di molti seggi in bilico in diverse regioni sia al Nord (Piemonte e Liguria) che al Sud (Campania, Puglia). Non solo. Anche nelle regioni della ex-zona rossa, e cioè Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, le divisioni a sinistra potrebbero comportare per il Pd la perdita di una quota di seggi che altrimenti sarebbero sicuri. E senza che questo significhi la conquista di alcun seggio per Mdp. Insomma le divisioni a sinistra sono un regalo per la destra. Nulla di nuovo sotto il sole. Uniti si vince, divisi si perde. È la regola d’oro del maggioritario. Che Prodi e Berlusconi hanno devotamente cercato di applicare ai tempi della legge Mattarella e non solo.