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È morto un amico vostro caduto in disgrazia 17 Novembre 2017

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(Gabriele Adinolfi) – Totò Riina. È morto un amico vostro, anche se lo avete rinnegato perché era caduto in disgrazia.
Vi riempite la bocca di retorica istituzionale, ma se maledite la mafia è solo perché essa, impadronitasi di tutto e fatto quindi un salto di qualità, non ha più un nome. Tanto che oggi chiamate mafiosi quelli che fanno del semplice malaffare e quando li bastonate cercate di far dimenticare che la mafia l’avete chiamata voi, l’avete insediata voi, le avete dato voi tutto il potere.

È sbarcata con gli americani e con la democrazia e si è ritrovata perfettamente nel vostro modo di vivere e di ragionare, fatto di conoscenze, di raccomandazioni, di complicità, di tangenti, di cosche, di logge, d’interessi materiali, di pizzi (la differenza con Equitalia? Può darsi che pagato il pizzo mafioso si riesca ancora a lavorare).
La mafia non l’avete combattuta mai, siete intervenuti in alcune guerre intestine come quando i Gotti e i Gambino vennero sgominati in Usa per l’alleanza con i colombiani contro la Dea, e allora avete colpito i loro referenti qui perché non erano più protetti.

Più eravate collusi più volevate dimostrare che eravate intransigenti, così i perdenti, gli abbandonati, gli scaricati dalla mafia vincente, li avete sepolti vivi in condizioni carcerarie che nessun fascismo si sarebbe mai sognato d’immaginare, trattandoli da sotto-uomini, inchiodandoli a condizioni atte a mortificare la persona umana. Fino a lasciare che oggi un vostro amico caduto in disgrazia subisse il medesimo trattamento anche in malattia, anche in agonia, anche in coma. Fate pena. Aveste un minimo di coraggio e di dignità lo avreste fucilato: accanirsi sugli inermi, qualsiasi cosa abbiano fatto, è degno di voi, vigliacchi e democratici.
Voi godete se qualcuno è torturato ed è disumanizzato, ma volete che ciò avvenga impersonalmente, senza sporcarvi le mani. Lanciate tweet di giubilo per la morte del “capo dei capi”. Vorrei proprio vedere se avreste il coraggio di sussurrarlo in un bar di Corleone. Scusatemi ma rido.

È morto un amico vostro, anche se lo avete rinnegato perché era caduto in disgrazia.
Per noi era un nemico perché la mafia il fascismo la combatté e le vinse pure. Quel fascismo che non snaturò mai il Diritto anche nei momenti in cui era impegnato a vedersela con azioni sovvertitrici e con complotti omicidi. Creò appositamente dei tribunali speciali ed ebbe il coraggio e l’onestà di definirli tali, invece d’inventarsi alchimie oblique come le vostre aggravanti per terrorismo.

Totò Riina era un amico vostro con le mani grondanti di sangue, voi non ci avete neppure messo le mani perché il lavoro sporco lo avete sempre lasciato agli altri.
Se credete che seppellirlo come un cane appestato vi mondi dalle vostre complicità vi sbagliate di grosso. “Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”.
Tra voi e lui chi ne esce meglio? Non ditelo, è troppo facile!

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Pd-Mdp: come funziona il sistema misto

Improvvisamente il Pd ha scoperto i rischi del nuovo sistema elettorale. Più precisamente i rischi connessi ai collegi uninominali: 232 alla Camera e 116 al Senato. Sono pochi, ma non così pochi da essere ininfluenti sul risultato finale delle prossime elezioni. Con questo sistema elettorale per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, o per impedire che altri la ottengano, non basta prendere tanti seggi proporzionali (386 Camera e 193 al Senato) occorre anche vincere nei collegi. Come? Correndo da solo se uno si sente tanto forte da poter prendere un voto più dei concorrenti. Facendo alleanze nel caso contrario.
Il Pd è così forte da poter correre da solo? Una volta forse. Oggi la concorrenza di Mdp e di eventuali altre liste di sinistra potrebbe significare la perdita di molti seggi in bilico in diverse regioni sia al Nord (Piemonte e Liguria) che al Sud (Campania, Puglia). Non solo. Anche nelle regioni della ex-zona rossa, e cioè Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, le divisioni a sinistra potrebbero comportare per il Pd la perdita di una quota di seggi che altrimenti sarebbero sicuri. E senza che questo significhi la conquista di alcun seggio per Mdp. Insomma le divisioni a sinistra sono un regalo per la destra. Nulla di nuovo sotto il sole. Uniti si vince, divisi si perde. È la regola d’oro del maggioritario. Che Prodi e Berlusconi hanno devotamente cercato di applicare ai tempi della legge Mattarella e non solo.

Meurtre de David Rossi, directeur de la communication de la Banque Monte Paschi

Dopo la riapertura dell’inchiesta, viene effettuata la simulazione della caduta di David Rossi, capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni a Siena il 6 marzo 2013, nel pieno delle indagini sul dissesto finanziario della banca. Intervista a Elio Lannutti Pres. ADUSBEF

Per chi intende candidarsi alle elezioni, parliamo del reato di peculato

La definizione di peculato, le pene previste dalla legge, gli elementi costitutivi del reato, la giurisprudenza

In questa pagina:

 

Che cosa è il peculato

Previsto e disciplinato dagli artt. 314 e 316 c.p., il peculato è un delitto che si configura quando “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria“.

Per il testo delle due norme si rimanda al Codice penale, libro II, titolo II, Capo I (Dei delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione)

Origini ed evoluzione del peculato

La parola peculato deriva dal latino peculatus, termine legato alla parola pecunia(m) ovvero denaro che, a sua volta, deriva da pecus (bestiame, pecora).

Stando all’etimologia del termine, dunque, il reato di peculato veniva identificato in origine con il furto o la sottrazione di bestiame. Fu la Lex Iulia, promulgata da Giulio Cesare, a trasformare il peculato nell’appropriazione illecita di denaro pubblico, fissandone per i secoli a venire le caratteristiche e le pene.

Da allora in poi, il reato sarà considerato, infatti, crimen publicum e giudicato da un’apposita quaestio, a seguito della quale, ove ritenuto colpevole, il soggetto era obbligato a versare il quadruplo della somma rubata.

Presente anche nel codice penale sardo e in quello toscano, il reato viene disciplinato nel codice del 1889 (c.d. “Codice Zanardelli”) che contemplava, all’art. 168, il peculato del pubblico ufficiale che sottraesse o distraesse denaro o altra cosa mobile di cui avesse, per ragioni del suo ufficio, l’amministrazione, l’esazione o la custodia.

Nel codice del 1930 il peculato trova spazio negli artt. 314 e 316, aggiungendo rispetto alla formulazione della precedente legislazione, quale soggetto attivo, oltre al pubblico ufficiale, anche l’incaricato di un pubblico servizio, la cui nozione è fornita nei successivi artt. 357 e 358 c.p.

Nel tempo, assorbendo i rilievi maturati in giurisprudenza e le istanze di ammodernamento della materia, la disciplina del peculato ha subito rilevanti modifiche rispetto all’originaria formulazione, ad opera innanzitutto della l. n. 86/1990 (“Modifiche in tema di delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione“) che, in particolare, ha: eliminato la modalità distrattiva della realizzazione della condotta, rendendo punibile solo l’appropriazione del denaro o di altre cose mobili altrui; abrogato l’art. 315 c.p. con il consequenziale assorbimento della “malversazione a danno di privati” nella sfera di rilevanza di cui all’art. 314 c.p., nonché normato autonomamente il “peculato d’uso“. Successivamente, la disciplina del delitto di peculato è stata modificata dalla l. n. 97/2001 e dall’art. 1 della l. n. 190/2012 che ha elevato la pena edittale da quattro a dieci anni (originariamente, la pena minima era di tre anni).

Gli elementi del reato di peculato

Il peculato è un “reato proprio“, per cui può essere commesso, come stabilisce chiaramente l’incipit dell’art. 314 c.p., da un soggetto che rivesta la qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio.

Ai fini della configurazione del reato, secondo la giurisprudenza di legittimità, per pubblico ufficiale deve intendersi sia colui che tramite la sua attività concorre a formare quella della P.A., sia colui che è chiamato a svolgere attività aventi carattere accessorio o sussidiario ai fini istituzionali (ovvero colui che partecipa al procedimento amministrativo, con funzioni, propedeutiche o accessorie, aventi effetti “certificativi, valutativi o autoritativi“), poiché, anche in tal caso, attraverso l’attività stessa, si verifica una partecipazione alla formazione della volontà dell’amministrazione pubblica (Cass. Pen. n. 39351/2010).

Secondo una parte della dottrina, il peculato è un reato di natura plurioffensiva, poiché configura da un lato un abuso della situazione giuridica di cui il soggetto agente è titolare, e, dall’altro, un delitto contro il patrimonio pubblico, bene giuridico di cui si vuole tutelare l’integrità poiché necessario alla realizzazione dei fini istituzionali da parte dello Stato e degli enti pubblici nei confronti della collettività. Secondo un altro orientamento, invece, il bene giuridico tutelato coincide con quello collettivo del buon andamento, dell’imparzialità e dell’efficienza dell’attività della Pubblica amministrazione, leso dalle condotte illecite perpetrate dai suoi stessi organi.

Nella nuova formulazione dell’art. 314 c.p., a seguito della l. n. 86/1990, il reato si consuma nel momento in cui ha luogo l’appropriazione dell’oggetto materiale altrui (denaro o cosa mobile), da parte dell’agente, la quale si realizza con una condotta incompatibile con il titolo per cui si possiede la res altrui, a prescindere dal verificarsi di un danno alla pubblica amministrazione (c.d. “reato istantaneo”). L’elemento oggettivo del reato non esige più, come in passato, che il denaro o la cosa mobile oggetto del reato debbano appartenere alla P.A. ma solo che si trovino nella disponibilità del soggetto agente.

Nel reato di peculato ex art. 314, 1° comma, c.p., come nell’ipotesi di peculato mediante profitto dell’errore altrui ex art. 316 c.p., il dolo è generico e consiste nella coscienza e nella volontà dell’appropriazione; mentre è specifico nel peculato d’uso, poiché in tale fattispecie, il soggetto agente si appropria del bene allo scopo di farne un uso momentaneo.

Tipi di peculato

Oltre alla fattispecie tipica di peculato di cui all’art. 314, 1° comma, c.p., è possibile distinguere il peculato d’uso, il peculato di vuoto cassa, e il peculato mediante profitto dell’errore altrui.

Il peculato d’uso

Il peculato d’uso è espressamente disciplinato dal secondo comma dell’art. 314 c.p., il quale prevede l’applicazione della “pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita“.

Giova sottolineare che il peculato d’uso non costituisce un’attenuante del reato di cui al primo comma dell’art. 314 c.p., bensì un’autonoma figura delittuosa, la quale, per la sua configurazione, non richiede che il bene fuoriesca dalla sfera di disponibilità del proprietario essendo sufficiente che il soggetto agente si comporti nei confronti del bene stesso, uti dominus, realizzando fini estranei agli interessi del proprietario (Cass. Pen. N. 788/2000).

Il peculato di vuoto cassa

Un’ulteriore ipotesi di peculato è quella del c.d. “vuoto di cassa” ovvero dell’appropriazione del denaro da parte di colui che, in ragione del suo ufficio, è tenuto a custodirlo. Il reato si intende consumato sia successivamente al decorso del termine per la consegna che in pendenza dello stesso, quando la scadenza dilazionata di rendiconto non autorizza comunque a disporre del denaro (Cass. Pen. 30.10.2006).

Il peculato mediante profitto dell’errore altrui

Altra fattispecie, espressamente prevista all’art. 316 c.p., è quella del “peculato mediante profitto dell’errore altrui” che si configura quando “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell’errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità“. Il reato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

La condotta criminosa consiste, come dispone espressamente l’art. 316 c.p., alternativamente, nella ricezione (ovvero l’accettazione passiva di un quid offerto da un terzo) o nella ritenzione, per sé o per un terzo (ovvero il mantenimento – consistente in un’appropriazione, una mancata restituzione o un trasferimento – del bene presso il soggetto agente). Affinchè si possa configurare tale fattispecie di peculato, la condotta deve realizzarsi, nell’esercizio delle funzioni o del servizio del soggetto agente, il quale, è sufficiente che si limiti a trarre profitto dall’erroneo e spontaneo convincimento in cui incorre il terzo.

Giurisprudenza in tema di peculato

Cassazione penale Sezione VI sentenza del 16/05/2017 n. 42061
Il momento della consumazione del delitto di peculato coincide con quello in cui ci si appropria dolosamente di beni mobili o di somme di denaro della pubblica amministrazione di cui si è in possesso per ragione del proprio ufficio o servizio: non è rilevante, ai fini della consumazione del reato, il fatto che l’imputato abbia costituito un unico conto sul quale fare confluire le somme, perché l’appropriazione è momento distinto dall’accreditamento delle stesse somme sul conto.

Cassazione penale Sezione VI sentenza del 23/03/2017 n. 29471
Il delitto di peculato può essere escluso in applicazione del canone di offensività solo se il bene oggetto di appropriazione è privo di rilevanza economica intrinseca (confermata la condanna di un autista cantoniere del Comune che si era appropriato di cinque buoni carburante per un totale di 50 euro).

Cassazione penale Sezione VI sentenza del 16/03/2017 n. 29782
Integra la fattispecie del delitto di peculato la condotta del medico che svolgendo in regime di convenzione attività intramuraria “allargata” (ossia svolta presso il proprio studio privato), dopo aver riscosso l’onorario ometta di versare all’azienda sanitaria quanto di spettanza della medesima.
Cassazione penale Sezione VI sentenza del 16/03/2017 n. 26297
La condotta del pubblico ufficiale (o dell’incaricato di un pubblico servizio) che utilizza il telefono d’ufficio per fini personali al di fuori dei casi d’urgenza, integra il reato di peculato d’uso solo se produce un danno apprezzabile al patrimonio della pubblica amministrazione o di terzi, ovvero una lesione concreta alla funzionalità dell’ufficio. Un principio applicabile anche all’utilizzo di internet con finalità non istituzionali.

Cassazione penale Sezione VI sentenza del 14/03/2017 n. 16163
Integra il delitto di peculato la condotta del dipendente dell’ufficio postale che sottrae illegittimamente del denaro dal libretto di una correntista.

PD E ANPI IN CAMPAGNA ELETTORALE RISPOLVERANO L’ANTI FASCISMO,MA…

Vittorio Sgarbi: il massacro comunista dei carabinieri alle Cave dei Predil

1 Ottobre 2017

Vittorio Sgarbi

“Sorpresi nel sonno, avvelenati, torturati e infine tagliati a pezzi. Fu questo il tragico destino di dodici giovani Carabinieri, catturati dai partigiani comunisti alle Cave dei Predil nell’alto Friuli”. Vittorio Sgarbi, nella sua rubrica su Il Giorno, ricorda quanto avvenuto il 23 marzo 1944, quando ” i partigiani comunisti presero in ostaggio il vicebrigadiere Dino Perpignano, mentre stava rientrando negli alloggiamenti e, minacciandolo, lo costrinsero a pronunciare la parola d’ ordine. Una volta entrati nel presidio, catturarono tutti i Carabinieri, in parte addormentati. I dodici militari furono deportati nella Valle Bausizza e rinchiusi in un fienile dando loro un pasto condito con soda caustica e sale nero“.

Il critico d’arte ricorda come furono affamati e dunque avvelenati: “La loro agonia si protrasse fra atroci dolori per ore e ore. Stremati e consumati dalla febbre, Pasquale Ruggiero, Domenico Del Vecchio, Lino Bertogli, Antonio Ferro, Adelmino Zilio, Fernando Ferretti, Ridolfo Calzi, Pietro Tognazzo, Michele Castellano, Primo Amenici, Attilio Franzon, quasi tutti ventenni (e mai impiegati in altri servizi tranne quello a guardia della centrale) , furono costretti a marciare fino a Malga Bala ove il giorno 25 li attendeva una fine orribile.Avevano l’ età di mio padre”. Dunque Sgarbi ricorda come furono uccisi e sottolinea: “Ora le misere spoglie di questi Carabinieri riposano, dimenticate dagli uomini, dalla storia e dalle Istituzioni, in una torre medievale di Tarvisio, le cui chiavi sono pietosamente conservate da alcune suore di un vicino convento. Una lapide ambigua li ricorda, senza una parola di verità”. Crimini rossi. Crimini dimenticati, o quasi.

Israele, Hezbollah e Siria. La guerra che verrà Medio Oriente. Sempre attuale.

Michele Giorgio, aprile 2017 – Ci risiamo! Netanyahu accusa Bashar Assad di possedere armi chimiche e all’orizzonte si affaccia un nuovo conflitto tra lo Stato ebraico e Hezbollah che stavolta potrebbe coinvolgere la Siria sparigliando le carte a Putin.

Il commento di Benyamin Netanyahu è stato immediato. «Israele condanna con forza l’uso di armi chimiche contro civili innocenti in Siria…Sono sconvolto e indignato. Ci appelliamo al mondo per tenere le armi chimiche fuori dalla Siria», ha detto il premier israeliano mentre su Damasco piovevano le critiche per il presunto bombardamento con armi chimiche nella provincia di Idlib, attribuito dall’opposizione alle forze governative siriane, in cui sarebbero morti decine di civili. Il ministro dell’istruzione israeliano, Naftali Bennett, ha chiesto una riunione del gabinetto di sicurezza per discutere di contromisure al (presunto) possesso di armi chimiche da parte di Damasco e le ramificazioni per la sicurezza di Israele.

La Siria si è disfatta del suo arsenale chimico nel 2014, sulla base di una risoluzione delle Nazioni Unite e di un’intesa con la Russia che evitò all’ultimo istante un attacco militare americano. La distruzione dei depositi siriani fu supervisionata internazionalmente. Per Israele invece Damasco terrebbe nascosta una parte di quelle sostanze chimiche, a scopo bellico. Comunque stiano le cose, il governo Netanyahu intende sfruttare l’occasione per mettere sotto pressione Damasco, soprattutto ora che Assad pare intenzionato a rispondere ai raid aerei israeliani che la Siria subisce da anni, come ha dimostrato il mese scorso ordinando alla contraerea di entrare in azione. A Tel Aviv inoltre non è piaciuta la linea espressa dall’Amministrazione Trump, e ribadita anche ieri, contraria ad un cambio di regime in Siria.

Israele vuole la caduta di Bashar Assad, anche se ciò dovesse far precipitare la Siria nel caos e in una spartizione del Paese tra formazioni armate jihadiste e qaediste. Sostiene che il presidente siriano sia ormai legato a doppio filo all’Iran e troppo dipendente dall’assistenza militare che riceve dal movimento sciita libanese Hezbollah, alleato di Tehran. In sostanza, sempre secondo Israele, Damasco sarebbe pronta ad aprire tutto il suo territorio agli scopi militari dell’Iran, in particolare il sud del Paese lungo le linee armistiziali sul Golan occupato. E, aggiunge, si preparebbe a permettere a Tehran la costruzione di una base navale sulla costa mediterranea. Vero o falso che sia parla dell’esistenza di una “mezzaluna iraniana”. Appena qualche giorno fa, Chagai Tzuriel, direttore generale del ministero dell’intelligence di Israele, ha spiegato che «Se l’Iran rimarrà in Siria, allora sarà una costante fonte di attrito e tensione con la maggioranza sunnita, con i paesi sunniti al di fuori della Siria, con le minoranze sunnite fuori della regione, e con Israele«». Secondo Tzuriel, Tehran intenderebbe creare una sorta di “ponte di terra sciita” che passando per l’Iraq, la Siria e il Libano arrivi fino al Mediterraneo, in modo da tenere la costa israeliana sotto il tiro della sua marina militare.

È evidente che al governo Netanyahu cominci a stare stretta la “linea verde”, il coordinamento con Mosca che sino ad oggi ha evitato scontri tra le forze aeree dei due Paesi quando l’aviazione israeliana lancia i suoi raid in territorio siriano contro presunti convogli di armi destinati a Hezbollah. Il movimento sciita, riferiscono fonti libanesi, avrebbe adottato delle contromisure costruendo in Siria gallerie sotterranee, tra la zona del Qalamoun e quella meridionale, dove custodire missili a medio raggio in grado di colpire ogni punto di Israele.

Guerra che si avverte sempre di più nell’aria e molte scintille potrebbero innescarla. Una di queste è il possibile desiderio di Israele di imporre nel Mediterraneo orientale la sua sovranità su una zona marittima contesa rivendicata anche dal Libano. Zona che si ritiene ricca di petrolio e gas. Nabih Berri, presidente sciita del Parlamento libanese, ha avvertito che il passo fatto da Israele «equivale a una dichiarazione di guerra». La disputa va avanti da anni ma le intenzioni di Israele in quel tratto di mare e la recente costruzione da parte di Beirut di cinque piattaforme (tre delle quali nella zona contesa) per l’esplorazione petrolifera, hanno fatto immediatamente salire la tensione. Hezbollah ha più volte ammonito Israele dall’approvare una legge di annessione della zona marittima contesa simile a quella che più di 30 anni fa dichiarò il Golan siriano parte del territorio israeliano. La superiorità militare di Israele è fuori di dubbio ma Hezbollah possiede missili anti-nave Nour, una versione iraniana dei cinesi C-802, e potrebbe essere in possesso anche dei missili russi Yakhont, tra i più avanzati al mondo, in grado di colpire le installazioni petrolifere israeliane. Tel Aviv ha risposto raddoppiando il numero di batterie antimissile Iron Dome che saranno montate su quattro nuove corvette che entraranno in servizio nel 2019.

Lo sapevi che il figlio di Garibaldi combatté contro suo padre?

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Il figlio di Garibaldi, vergognatosi per il genocidio condotto dal padre contro i popoli del Sud Italia, si schierò dalla parte dei Briganti. IL VIDEO

Giuseppe Garibaldi affermò, in una lettera ad Adelaide Cairoli del 1868:

Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.

Così il figlio di Garibaldi, vergognatosi per il genocidio condotto dal padre contro i popoli del Sud Italia, si schierò dalla parte dei Briganti.

Anita Garibaldi, la pronipote del criminale al soldo degli inglesi che unificò l’Italia a suon di violenza verso i popoli del Sud, allora ricchissimi economicamente, durante la trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa, racconta un fatto inedito, che certamente non troveremo sui libri di storia scolastici scritti dai vincitori per un popolo senza memoria.

La discendente di Giuseppe Garibaldi afferma che il figlio, Ricciotti Garibaldi, abbia combattuto nelle file dei Briganti (volontari del popolo che si unirono insieme per tentare di difendere le proprie terre e i propri diritti dall’esercito guerrafondaio di Garibaldi e l’Unità d’Italia.
Nell’intervista condotta da Bruno Vespa,
Anita Garibaldi afferma:
“”Mio nonno tornato a Caprera,
si indignò talmente tanto dello sfruttamento del Meridione
da parte della nuova Italia,
che andò a combattere con i Briganti”.

La Camorra e Garibaldi

Documento tratto dalla serie Rai “STORIA DELLA CAMORRA” di Vittorio Paliotti, la seconda parte del video è il nuovo brano di Federico Salvatore “IL MONUMENTO” , tratto dal nuovo lavoro discografico FARE IL NAPOLETANO STANCA .

MdT. 12 luglio 1911: la strage dei sardignoli (di Romina Fiore)

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A Itri, un paese ora in provincia di Latina ma allora di Caserta, anche loro erano arrivati coi barconi della speranza. Era un ammasso di circa 400 affamati che, insieme alla miseria e agli stenti, portava con sé picconi e badili, onorate armi da lavoro per la costruzione del quinto tronco della nuova linea ferroviaria Roma-Napoli.
Un’accozzaglia di disgraziati sardi sbarcava nelle coste del Continente e ognuno di loro santificava quel reclutamento regolare che gli permetteva di abitare nei suoi sogni a occhi aperti.
Almeno per il tempo del viaggio.

Paragrafo 2. Ci rubano il lavoro.

Agli itrani non piacevano affatto quei sardignoli arrivati lì a scippare il pane dalle loro bocche, avevano caratteristiche fisiche che facevano presagire un’indole cattiva e violenta. Erano atipici, inconsueti, sicuramente cattivi. Oltretutto è in Sardegna che gli studi antropometrici di Cesare Lombroso individuavano il delinquente nato, secondo i quali il temperamento etnico del pastore sardo coincideva con la propensione alla vendetta e al crimine sociale.
Guardavano con ostilità quegli esseri che, schiacciati dalla disperazione, erano disposti ad accettare salari più bassi e orari di lavoro intollerabili.
Bisognava rispedirli a casa a calci nel culo.

Paragrafo 3. Non si adeguano alle nostre regole.

I sardi accettano di vivere in condizioni brutali: ricoveri di fortuna, stamberghe, catapecchie. E, nonostante sia evidente la fame scolpita nei loro volti, si dà avvio a una speculazione selvaggia che non risparmia alcun genere di consumo.
Ma non basta.
C’è la camorra che pretende il pizzo da ogni operaio e che si vede sbattere in faccia il rifiuto perentorio di chi, con ancora fresche le ferite della strage di Buggerru, in nome dei diritti conquistati, non si piega alle richieste.
Non resta altro che fomentare la popolazione locale e imbandire una tavola con pietanze a base di ingratitudine, furto di lavoro, spregio delle direttive, incapacità di adattamento al sistema.
Ecco che, dopo aver armato il braccio ignorante del razzismo, finalmente la diffidenza si converte in odio.

Paragrafo 4. Maledetti buonisti.

Poco tempo prima due avvocati, Nardone e Di Lauro, si erano fatti promotori di una pregevole iniziativa che sotto il nome di Unione operaia della Direttissima si prefiggeva l’obiettivo di strappare i lavoratori allo sfruttamento dei cantieri e che ora annoverava tra le sua fila proprio gli operai sardi. Un’organizzazione strutturata e disciplinata che resiste con tenacia alle pressioni della camorra.

Paragrafo 5. Tutti criminali.

Il 12 luglio ogni pedina è al suo posto, si prepara la tempesta perfetta. Esploderà per un motivo banale: un sardo viene urtato da un mulo carico di sughero, lui protesta e l’uomo in sella all’animale reagisce con uno schiaffo. Seguono urla, offese e colpi. Si passa alle armi, bastoni e fucili inspiegabilmente già pronti, imbracciate da una folla esaltata. Una miscela disgustosa di razzismo, violenza e pregiudizio anima la caccia all’uomo, all’animale sardo da sterminare, con una spietatezza e una malvagità inconcepibili.
Urlano “fuori i sardignoli”.

Paragrafo 6. Tornatevene a casa vostra.

Molti operai sardi cadono a terra annientati e uccisi. La folla è imbestialita, non risparmia i feriti, li raggiunge e procede al linciaggio. Una furia cieca che non può escludere nessuno, né lo vuole. Neanche lo stesso sindaco e nemmeno alcuni gendarmi che imbracciano fucili da cui escono bagliori rossi. I superstiti scappano nelle campagne.
Tornano l’indomani per reclamare i caduti, con la paura che strappa via il fiato per respirare.
La caccia ricomincia, ancora più brusca. Ancora più serrata.
I sopravvissuti vengono rimpatriati nella loro isola: alcuni col foglio di via delle autorità, altri fuggono autonomamente per timore di ritorsioni.
Altri ancora, acquattati come cani che hanno fatto la pipì nel tappeto, vengono stanati e arrestati perché rissosi.
I giornali si fanno portavoce del resoconto fornito dalle autorità di Itri: la causa di quel massacro è stata l’indole violenta dei sardi.

 

NUOVO ORDINE MONDIALE, siamo ormai entrati nella quarta fase del piano per la dominazione del mondo

Luis Zapater, professore di diritto costituzionale presso l’Università di Valencia (Spagna) e portavoce del partito SOLVE, giovedì 19/12/2013, ha spiegato cos’è il“Nuovo Ordine Mondiale” e come s’intende stabilire una tirannia universale, al fine di sottomettere tutti i popoli della terra al potere di un governo unico mondiale, con una sola legislatura, una sola magistratura e una sola forza pubblica di sicurezza e militare per tutto il mondo.

  • Cos’è il Nuovo Ordine Mondiale?

Questa domanda ha due risposte possibili: La risposta politicamente corretta e quella che non lo è.

La risposta politicamente corretta dovrebbe attenersi a evidenziare solo il piano di convergenza internazionale ideato dalla fine della seconda guerra mondiale per stabilire una ‘Lega delle Nazioni’ per consentire la risoluzione pacifica delle controversie e il rispetto dei diritti umani nel mondo.

Dopo la seconda guerra mondiale, i leader delle potenze alleate vincitrici, in particolare il presidente degli Stati Uniti, hanno detto che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite del 1948, istituisce un“Nuovo Ordine Mondiale”.

La prima risposta possibile è fissata solo sulle apparenze. La seconda risposta possibile politicamente non corretta, definisce il cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale”, come un piano progettato che va realizzandosi da circa gli ultimi 300 anni della storia dell’umanità per stabilire una tirannia universale, cioè, di sottomettere tutti i popoli della Terra al potere di un governo unico mondiale, con una singola legislatura, una sola magistratura e una sola forza pubblica di sicurezza e militare per tutto il mondo.

Il cosiddetto “processo di globalizzazione” è iniziato alla fine del ventesimo secolo in tutto il mondo, sarebbe una delle tante sfaccettature della progressiva creazione di questo nuovo ordine. Oggi solo la Russia, Siria, Iran, Venezuela e Corea del Nord sono riluttanti ad accettare il nuovo status quo. Non ho citato la Cina nella lista perché la sua posizione è ambivalente.

  • Quando verrà visualizzata la nuova espressione ORDINE MONDIALE?

Un noto studioso del “Nuovo Ordine Mondiale”, l’argentino Adrian Salbuchi, dice che il termine “Nuovo Ordine Mondiale”, è stato detto nel 1919, in occasione dell’adozione del trattato infame di Versailles, una delle principali cause dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Penso che anche prima del 1919 esisteva un progetto nella mente dei più potenti cospiratori di questo mondo riguiardo l’instaurazione di un nuovo ordine mondiale, e si pensa che la prima volta venne detto da Adam Weishaupt nel 1776, quando scrisse i principi alla base del “Novus Ordo Secolorum” (o nuovo ordine dei secoli), con il simbolo massonico di una piramide con l’occhio che tutto vede (simbolo aggiunto alla banconota da un dollaro).

I principi stabiliti da Adam Weishaupt nel 1776, misero le basi per la realizzazione finale di ciò che oggi chiamiamo “Nuovo Ordine Mondiale”:abolizione della monarchia e di tutti i tipi di governo organizzati sotto il vecchio regime, la soppressione della proprietà privata e dei mezzi di produzione per gli individui e le società con la conseguente abolizione delle classi sociali, l’abolizione dei diritti di successione, la distruzione del concetto di patriottismo e nazionalismo e sostituzione con un governo mondiale di controllo internazionale, l’abolizione del concetto di famiglia tradizionale e vietare ogni religione con l’istituzione di fatto di un ordine luciferino.

  • È la Massoneria una dei piloti di questo ‘Nuovo Ordine Mondiale’? In che modo?

Sin dalla fondazione degli Stati Uniti a questa giornata di oggi, il progetto del Nuovo Ordine Mondiale è stato sostenuto dalla massoneria internazionale.

L’idea di una “Repubblica Democratica Universale” è stata lanciata da Ramsay, Gran Maestro della loggia francese, prima ancora che da Adam Weishaupt, nel 1741. La base fondamentale della Repubblica Universale sarebbe l’idea di tolleranza assoluta elevata a principio politico fondamentale, che ora è perfettamente in atto in questo periodo di tempo.

L’influenza della Massoneria nella presa del potere da parte del liberalismo e la costruzione dello stato democratico liberale è un fatto storico che non ho inventato, infatti, il rapporto tra la nascita della democrazia e dei partiti con la massoneria, era così grande che il docente di storia contemporanea presso l’Università di Vigo, Alberto Valín dice, nella sua tesi di dottorato, che “i partiti politici sono un’invenzione della Massoneria”.

Naturalmente questa teoria non contraddice la storia: Prima della Rivoluzione francese la gente di ogni paese, non era socialmente raggruppata per colore o fazione politica, ma per appartenenza ad un sindacato o ad un’associazione professionale di mestieri, religione, etnia, ecc.

  • Quali sono le fasi di attuazione del Nuovo Ordine Mondiale?

La prima fase (1741-1919), prevedeva la distruzione degli imperi cristiani. Il primo a cadere fu l’Impero Spagnolo con l’emancipazione delle Americhe tra il 1823 e il 1898. Poi venne il turno dei tre imperi che scomparvero a causa della prima guerra mondiale: Impero Russo, Impero Tedesco e Impero Austro-Ungarico.

il 666 del CFR
il 666 del CFR

L’obbiettivo di questa prima fase è stato raggiunto attraverso un certo numero di organizzazioni internazionali. I Rothschild, i Rockeffeller e i Morgan, oltre a sponsorizzare il trattato di Versailles, misero a punto un piano strategico a lungo termine in tutto il mondo che portò alla creazione di un certo numero di organizzazioni internazionali: il Council of Foreign Relations (CFR) e la RIIA nel Regno Unito (Istituto di Relazioni Internazionali)

La seconda fase? La distruzione delle nazioni: dal 1919 ad oggi. Questa fase, a mio avviso avrebbe tre sotto-fasi corrispondenti ai “tre ordini mondiali” attuati nel ventesimo secolo:

La prima sotto-fase, 1919-1945, si è conclusa con la fine della Seconda Guerra Mondiale (Seconda Guerra Mondiale), che elimina le potenze europee dalla direzione del mondo, sostituite da due superpotenze con finalità internazionaliste (in un caso l’internazionalismo proletario e l’altro con la presunta democratizzazione universale).

La seconda sotto-fase è stata preparata a Yalta e Teheran. Questo “nuovo ordine mondiale” ha portato alla creazione delle Nazioni Unite nel campo della politica internazionale, mentre nella sfera economica ha portato alla conferenza di Bretton Woods, dove è stato istituito il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio con il compito di amministrare la pace dei vincitori della WW2 e standardizzare il dollaro.

Occupy-Bilderberg-2012

La fine si è avuta con la distruzione del mondo USSR quando coloro che gestiscono il mondo si sono resi conto che si doveva terminare l’esperimento comunista e promuovere la caduta della superpotenza sovietica.

In questa fase è stato fondato, nel 1954, il Club Bilderberg, che riunisce esponenti del mondo della politica e dell’economia del mondo occidentale e dei direttori di potenti organizzazioni internazionali come la NATO o il FMI.

La terza sottofase, il “Terzo Ordine Mondiale”, è nato con la caduta del muro è, quindi, la copertura degli Stati Uniti a potenza mondiale con la caduta dell’Unione Sovietica.

In questa fase, i governanti del popolo, hanno sperimentato (come dice Salbuchi) il modo migliore per controllare le persone con la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la televisione.

Inoltre, per raggiungere la fase attuale della globalizzazione, era necessario che una delle due superpotenze scomparisse. La superpotenza superstite è diventata la forza trainante della globalizzazione, com’è stato. In questo “Terzo Ordine Mondiale” ha guadagnando maggior rilievo il Club Bilderberg.

Nella terza fase abbiamo la distruzione della famiglia e il principio di autorità nella società avviati dalla rivoluzione sociale degli anni Sessanta, i Beatles, il movimento hippy, pacifismo, il femminismo, il liberalismo e maggio ’68.

In quarto luogo, con l’istituzione di una singola potenza mondiale dal 1999, si è creata la tirannia universale, con un unico leader, identificato da alcune persone religiose come l’Anticristo, un parlamento internazionale unico, un unico esercito, ecc.

Un presupposto fondamentale per questi quattro obiettivi era l’attacco, ancora in corso, contro la religione cattolica che ha avuto inizio quando Voltarie ha lanciato il suo proclama: “Ecrasez l’infame”.

Il significato è: “Schiacciate l’infame”, “Schiacciate l’orrore” oppure, quello che preferisco, “dagli alla canaglia.” Secondo un recente biografo, Ian Davidson, con questa frase Voltaire si riferiva “alla superstizione, alla repressione teologica, ai Gesuiti, ai monaci, ai fanatici regicidi, e a ogni forma di inquisizione; in breve a tutti gli aspetti negativi che nascevano dall’oscura alleanza fra la Chiesa Cattolica e lo Stato francese.” Nel 19esimo secolo la frase è riuscita a compiere la sua missione, non solo in Francia ma in tutto l’Occidente, dove i poteri di Chiesa e Stato sono stati separati. I motivi sono più che validi, senza un chiara e robusta separazione i due poteri, fra loro uniti, non possono fare altro che corrompersi e diventare i tiranni, in nome di un “potere più alto”, e non i servitori del popolo.

  • A che punto siamo ora?

Purtroppo siamo già più di 40 anni nella terza fase e siamo entrati nella quarta grazie al precipitare degli avvenimenti della fine del secolo scorso e l’inizio di quello in corso, che comprende la guerra in Iraq, l’attentato alle torri gemelle, la primavera araba, le guerre in Afghanistan.

Il punto di passaggio alla quarta fase, a mio parere, c’è stato con gli eventi che hanno messo fine all’Unione Sovietica (la Perestroika 1987, la caduta di Gorbaciov, del muro di Berlino nel 1989, l’insediamento Knockdown dell’URSS nel 1991, il ritiro dall’Afghanistan nel 1992). Anche la guerra del 1991 avrebbe segnato la svolta ed il passaggio da un mondo bipolare (USA-URSS) ad uno unipolare guidato dagli Stati Uniti.

Luis Zapater

La data di inizio di questa quarta fase potrebbe essere il 24 marzo 1999, data di inizio dei bombardamenti della NATO contro la Serbia, che corrisponde alla comparsa di un mese dopo, il 24 Aprile 1999 in una riunione del Consiglio Atlantico a Washington, del documento intitolato “Nuovo Concetto Strategico della NATO”, in cui ci sono cambiamenti significativi al sistema e scopo dell’organizzazione originale, stabilendo per la prima volta un approccio globale alla sicurezza, “a che fare con il terrorismo internazionale, conflitti etnici, stagnazione economica e oppressione politica”.

Ciò significa che, contro tutti gli ex ordini internazionali, contro il diritto internazionale, la NATO ha il diritto, completamente autogarantito, d’intervenire in qualunque momento e in qualsiasi parte del mondo.

La NATO ha assunto la funzione di polizia universale: “Dato che le forze della NATO potrebbero essere costrette ad operare al di fuori dei confini della NATO, bisogna essere pronti ad intervenire al di là di quei confini”, con o senza il sostegno delle Nazioni Unite.

Inoltre, nella guerra del 1999 contro la Serbia, i membri della NATO hanno mostrato di avere a cuore, soprattutto il conseguimento degli interessi delle potenze anglosassoni (USA e il Regno Unito di Gran Bretagna), ma possono ledere gli interessi geostrategici degli altri paesi europei della NATO, come è successo con l’istituzione, grazie alla sconfitta della Serbia – Kosovo, di uno stato musulmano nel cuore dell’Europa.

Si ricorda che la globalizzazione non è solo un’interdipendenza globale dell’economia e della comunicazione, ma piuttosto una società mondiale culturalmente più omogenea, con i valori della “cultura occidentale”.

Con la globalizzazione non solo si cerca di estendere la cultura occidentale, ma anche la controcultura: matrimoni tra gay, aborto libero, disobbedienza, attacco al principio di autorità, disprezzo contro la religione.

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Le Femen, tanto di moda in questi giorni, sono un buon esempio di attivismo proveniente dalla globalizzazione.

  • Pensi che il Nuovo Ordine Mondiale vincerà, oppure il piano di dominazione del mondo è destinato a fallire?

Nel breve-medio termine, l’agenda continuerà e prevede l’inizio di una III° Guerra Mondiale: conflitto internazionale in Siria, Iran o Corea del Nord.

Per fortuna la Russia ci ha salvato da questa situazione nel mese di ottobre di quest’anno (2013 ndr), ma succeda o no, la natura non permetterà che il mondo sia governato dal male in una spirale di caos a tempo indeterminato.

Per ora, pur avendo il più alto potere distruttivo di tutta la storia dell’umanità, hanno sollevato l’opposizione di oltre un terzo della popolazione europea che non si rassegna a sparire e che essi chiamano “società intollerante”.

Fonte: blog.luniversovibra.com