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VITALIZI, COSÌ IL BLUFF DI FICO E DI MAIO HA INGANNATO I PENSIONATI ITALIANI

Questa dei fanfaroni, ma furbi, a 5 stelle va letta bene.

lunedì 18 marzo, di Francesco Storace

Alla fine della fiera il bluff di Fico e Di Maio sui vitalizi degli ex parlamentariha ottenuto l’effetto di ingannare i pensionati italiani. Un’autentica beffa che lascia nella cassa della Castaquello che c’era anche prima. Ecco che cosa hanno combinato i chiacchieroni a cinque stelle.

I più attenti al dibattito che si era sviluppato attorno al tema prima dell’entrata in vigore del taglio lo ricorderanno. Dissero i grillini: “Faremo come Robin Hood”. E si sentiva il rullare di tamburi dalla curva dei social, pronti a rilanciare ogni sciocchezza proveniente dai parlamentari pentastellati.

Hanno promesso il nulla

La promessa era questa: taglieremo i vitalizi, toglieremo i soldi agli ex deputati e agli ex senatori (e agli ex consiglieri regionali) per restituirli ai pensionati italiani. Pur ammettendo che la misura sarebbe stata simbolica rispetto al numero degli italiani che hanno smesso di lavorare, la proposta aveva il suo fascino.

Ma finora la promessa è stata un bluff. Se le cifre che ci hanno raccontato sono vere, con i tagli entrati in vigore dal primo gennaio scorso, le somme che via via si andranno ad accantonare tra Camera e Senato assommano – dicono alcuni – a circa mezzo miliardo di euro.

Ma  neanche un centesimo va a finire in tasca agli “altri” pensionati. Il risultato è che hanno reso più poveri gli ex parlamentari ottantenni, quelli con i contributi più bassi, e non hanno alzato con quei soldi le pensioni di chi ha meno. Perché i quattrini sottratti alla cosiddetta casta con le delibere retroattive sono rimasti nelle casseforti della casta per i convegni di Camera e Senato.

Non hanno abolito nulla

Già perché per finalizzare quelle somme ci vuole una legge. Ma avrebbero dovuto fare prima e proprio per legge il ricalcolo contributivo dei vitalizi – perché non lihanno aboliti affatto – e invece hanno preferito una delibera che molti definiscono pasticciata e i presidenti delle Camere e relativi uffici di presidenza adesso temono i ricorsi.

Chi scrive ha detto no al vitalizio regionale e non ha presentato alcun ricorso per il taglio della pensione parlamentare, giacché in molti c’è consapevolezza della necessità di una misura di carattere sociale per le persone più svantaggiate. Ma qui si sono ammucchiati quattrini che restano alla Camera e al Senato e che non vanno ai più poveri.

Ed è un imbroglio partorito da Di Maio e Fico, che si sono messi a festeggiare qualcosa che non torna al popolo italiano come pure avevano promesso.

Il rischio concreto che si corre è che le delibere dei due rami del Parlamento possano venire impugnate, annullate, stracciate in sede giurisprudenziale. E i giocatori di poker sulla pelle della gente comune strilleranno “non ce l’hanno fatto fare”. Ma in realtà lo sapevano benissimo, perché messi sul chi vive da chi conosce il diritto. Puoi – se puoi – anche agire retroattivamente ma non devi mai superare il limite della proporzionalità del taglio.

E quando agisci in maniera smisurata vuol dire che stai procedendo con dolo. E se lo fai su una materia così sensibile vuol dire che sta abusando della credulitàpopolare. Così hanno ingannato gli italiani. Promettendo quello che si sono tenuti a Montecitorio e a Palazzo Madama.

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Bankitalia, l’attacco del Governo

da PMI.ITbancaPer Di Maio e Salvini bisogna azzerare vertici, di diverso avviso Tria: posizioni e dichiarazioni del caso Bankitalia.

Per il Movimento 5 Stelle serve un cambio ai vertici di Bankitalia: serve discontinuità, sostengono Luigi di Maio e Matteo Salvini i quali, a Vicenza, in occasione dell’assemblea degli ex soci delle banche venete hanno affermato:

Non possiamo pensare di confermare le stesse persone che sono state nel direttorio di Bankitalia, se pensiamo a tutto quel che è accaduto in questi anni. Banca d’Italia e Consob andrebbero azzerati, altro che cambiare una-due persone, azzerati.

Sul proprio blog, il M5S scrive:

D’altra parte quello che vogliamo, come Governo del Cambiamento, è solo di esprimerci sui nomi dei vertici di Banca d’Italia e Consob. Ci è consentito dalla legge e lo faremo senza paura di toccare qualche potere forte che si fa scudo attraverso i media o le solite relazioni politiche privilegiate.

Abbiamo già espresso la nostra preferenza per Consob, indicando una persona di innegabile competenza come Paolo Savona. È il turno di Banca d’Italia, ed una cosa è certa: chi ha partecipato alla vigilanza degli ultimi anni, la più fallimentare della nostra storia repubblicana, non può rimanere al suo posto come se nulla fosse successo.

Fondamentalmente per il Governo  chi avrebbe dovuto controllare non l’avrebbe fatto e questo ha portato i risparmiatori a perdere i propri soldi investendo in titoli emessi dalle banche poste in risoluzione a fine 2015 (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti) e in liquidazione coatta amministrativa nel giugno 2017 (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca).

La bufera si è scatenata a fronte della scadenza dell’incarico di Vice Direttore generale della Banca di Luigi Federico Signorini. Lo Statuto della Banca d’Italia prevede che i rinnovi dei mandati del Direttore Generale e dei Vice Direttori generali debbono essere approvati con decreto del Presidente della Repubblica, promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri di concerto col Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri. In occasione di un Consiglio dei Ministri, il Governo ha bloccato la sua conferma, sostenuta invece dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Tra i due poli opposti c’è il premier Conte, ora chiamato a mediare tra le diverse posizioni.

La Tav si farà, Toninelli sta per fare un’altra figuraccia: ecco perché – di Giuseppe Menardi

…in un mondo normale quando un comico disquisisce di questioni tecniche normalmente significa che vuole fare ridere chi lo ascolta.

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 dall’ing. Giuseppe Menardi, ex senatore e sindaco di Cuneo 

Sostiene Rete Ferroviaria Italiana: «Il Terzo-Valico dei Giovi, di collegamento tra il porto di Genova e la rete padana, costituisce lo sbocco sul Mediterraneo del Rhine-Alpine Corridor, uno dei corridoi principali della rete strategica transeuropea, che mette in collegamento tra loro regioni europee tra le più popolate e a maggior vocazione industriale. Tra i principali obiettivi della nuova infrastruttura: il trasferimento di quote consistenti del traffico merci dalla strada alla rotaia, con vantaggi per l’ambiente, la sicurezza e il sociale». Con questa premessa avremmo già risposto a tutti coloro che protestano perché il Governo dopo avere detto che non si sarebbero proseguiti i lavori per il terzo valico, ha impiegato sei mesi per decidere, viceversa, che è un’opera che non può essere fermata, essa deve essere ultimata. Naturalmente in un mondo normale quando un comico disquisisce di questioni tecniche normalmente significa che vuole fare ridere chi lo ascolta e perciò nessuno prende sul serio le sparate farlocche che egli racconta. Come quando, per sostenere le sue convinzioni contro la realizzazione dei collegamenti autostradali attorno alla sua città, raccontò che il ponte sul Polcevera avrebbe resistito per decenni e chi non lo credeva era semplicemente schierato dalla parte delle autostrade che vogliono opere non necessarie a danno dei cittadini.

Il sì al Terzo Valico rende necessaria la Tav

Purtroppo gli italiani hanno potuto constatare, con un tributo di vittime enorme, quanto l’opinione di un comico sia inattendibile. Ma allora perché i cittadini devono essere sottomessi ad un gruppo di incompetenti governanti che sceglie in modo partigiano i propri consulenti per trovare una risposta che è già realtà. Il Ministro Toninelli, dopo aver pervicacemente sostenuto di affidare la decisione circa la realizzazione o meno le grandi opere ad una commissione tecnica di sua fiducia che ci avrebbe spiegato i costi ed i benefici di ciascuna di esse, ha dato il via appunto al terzo valico, facendo imbufalire il suo elettorato. Già, perché l’unica bussola del ministro sembra essere quella di assecondare chi l’ha votato. E questi italiani rimarranno ancora più delusi nel constatare che le loro convinzioni ideologiche, anacronistiche, sovente contrarie al buon senso ed agli interessi del popolo, saranno disattese. Dopo il si al Terzo valico, qualsiasi ragione per non realizzare la TAV, ovvero la Torino – Lione, è così minimale e residua, di fronte ai benefici di collegare l’alta velocità-alta capacità al sistema europeo che, chiunque volesse ancora opporsi a questo essenziale e moderno collegamento, non avrebbe nessuna ragione significativa a cui aggrapparsi. Infatti l’unica vera motivazione per realizzare il Terzo Valico è collegare il sistema portuale ligure alla rete ferroviaria europea attraverso la TAV.

Senza la Tav il Terzo Valico non avrebbe senso

Il porto di Genova avrà finalmente il ruolo a cui ambisce, di diventare di primo hub europeo sul mediterraneo, se le merci che arrivano potranno proseguire rapidamente per il Nord Europa. Ciò è possibile solo attraverso una moderna e capace ferrovia che passa sotto le Alpi. Se si dovesse rinunciare alla Torino Lione, il Terzo valico non avrebbe perciò senso. Ma poichè il dado è tratto, ovvero il Terzo Valico si fa, a maggiore ragione i costi della rinuncia alla TAV sarebbero enormi e devastanti e pertanto la realizzazione del collegamento transalpino ormai mi pare irreversibile. La propaganda del ministro però non si ferma e probabilmente ignorando le procedure ed il galateo, perchè questa è la cifra che distingue il nostro, il 6 febbraio scorso ha inviato la perizia di parte, cioè la sua, che è contraria alla TAV, alla Francia ed all’Europa. Informo il Ministro che l’unico organo che ha la parola definitiva in merito è il Parlamento italiano. Tuttavia senza un accordo con i francesi nemmeno il Parlamento può modificare un accordo internazionale. Infine anche l’obiettivo di accontentare la volontà del “popolo” degli elettori con il passare dei giorni diventa sempre meno significativo perchè la maggioranza degli italiani secondo i sondaggi è favorevole alla TAV.

SONDAGGI POLITICI, AMARA SORPRESA PER SALVINI E DI MAIO.

Ripropongo questa analisi interessante, ma qui non ci sono sorprese perché Conte dice una cosa, Salvini un’altra, Di Maio un’altra ancora e, se non bastassero le sbruffate di Fico, c’è sempre Mattarella. Alle marce avanti e, poi, indietro con Bruxelles aggiungo le attività sotto cenere di Moavero ecc., visto che il Global compact for Migration è frutto di una proposta avanzata all’ONU dall’Italia, cioè, dalla Farnesina. Insomma, è un casino.

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“L’Europa cambierà a Maggio”. Dicevano così Salvini e Di Maio dopo lo scontro con la commissione europea sulle regole contabili della Manovra 2019. Il sottinteso era l’importante appuntamento che attende gli italiani e i 503 milioni di abitanti dell’Ue: le elezioni europee. Un appuntamento da cui Lega e 5 stelle si attendono tanto per via della posta in gioco e, complici le elezioni regionali in Abruzzo, la campagna elettorale è quantomai a tamburo battente nonostante manchino quasi 5 mesi.

Tuttavia gli ultimi sondaggi rivelano alcune novità di cui la maggioranza di governo dovrà tenere conto.

Ad urne anoora lontane il clima si sta decisamente scaldando come dimostrano le manifestazioni in Francia, con i Gilet Gialli in piazza per la ottava settimana consecutiva. In Italia si voterà il 26 maggio, ma controllando i sondaggi – con le dovute cautele – si stanno delineando alcune traettorie ben definite.

Gli ultimi sondaggi politici

Secondo i dati riportati dall’aggregatore di sondaggi PollofPolls.eu  aggiornati al 4 gennaio 2019, in questo momento gli europeisti restano saldamente una maggioranza. Il Partito Popolare Europeo che ha in pancia anche i voti di Forza Italia, raggiungerebbe ad oggi quota 177 seggi e potrebbe restare il primo gruppo del Parlamento Europeo. Il Partito Socialista Europeo a cui è affiliato il Partito Democratico non dovrebbero superare i 136 seggi. In terza posizione con 96 seggi i liberali di Alde, un gruppo rinvigorito dall’adesione del movimento politico del presidente francese Macron En Marche!

E Lega e 5 stelle?

Il gruppo Europa delle Nazioni e liberta (Enf) in cui la Lega siede a Bruxelles insieme ai deputati del Front National di Lepen dovrebbe conquistare 62 seggi, dieci in piu dei del gruppo di sinistra GUE/NGL, dei riformisti dell’ECR e dei 47 che sarebbero appannaggio dei Verdi. Al Movimento 5 stelle che anche in Europa corre solo nel Efdd resterebbero solo 46 seggi.

Un bottino tutto sommato magro nonostante in Italia i dati vedono un exploit della maggioranza di governo. Al Parlamento Europeo infatti occorrono alleanza transnazionali e l’onda giallo verde non fa proseliti in Europa. Secondo i calcoli di PollofPolls.eu dall’Italia dovrebbero arrivare all’ENF 29 deputati e all’EFDD 24 deputati (solo 7 per i Popolari e 16 per i Socialisti).

Nonostante un brusco calo di popolari e socialisti rispetto al 2014, i gruppi europeisti dovrebbero mantenere il controllo dell’Emiciclo grazie alla crescita di liberali e Verdi.

Sondaggi politici in Italia

Tornando all’Italia dove durante il periodo a cavallo del 2019 non sono stati pubblicati sondaggi rilevanti, ci affidiamo agli ultimi dati che “leggono” una sostanziale tenuta dell’asse di governo. Secondo il quotidiano di settore Politico.eu infatti alle prossime elezioni europee si formalizzerà il sorpasso della Lega sul Movimento 5 stelle (per ora solo esplorato dai sondaggi). Dalle urne europe il partito di Salvini dovrebbe incassare oltre il 32% dei consensi, mentre Di Maio dovrà contare sull’aiuto di Di Battista per portare il Movimento 5 stelle oltre il 26% dei voti di cui ad oggi è accreditato.
„Il Partito Democratico alle prese con le consultazioni per eleggere il nuovo segretario (Zingaretti in vantaggio sul “reggente” uscente Martina) è accreditato del 17%. Forza Italia che invece si presenterà con il nuovo nome “Altra Italia”, ma schierando sempre in campo l’anziano leader Silvio Berlusconi, viaggia intorno all’8% dei consensi. Tutti gli altri? Sotto la soglia del 4% e praticamente invisibili.“

da Today  it

 

LA LEGA DIVENTA LA DC DEGLI ANNI DUEMILA E L’ESTABLISHMENT CLERICALE LE DICHIARA GUERRA (CON ARGOMENTI FILO-UE SIMILI ALLA BONINO)

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E’ un paradosso. Mentre Matteo Salvini riempie Piazza delpopolo a Roma, ricordando la festa dell’Immacolata, citando De Gasperi e Giovanni Paolo II e, anzi, facendone il punto di riferimento ideale,la burocrazia ecclesiastica della Cei organizza una crociata politica propriocontro la Lega di Salvini, tanto che, sempre ieri, il “Fatto quotidiano” titolava in prima pagina: “I vescovi tornano a far politica”. E nell’interno: “Il progetto diBassetti: così la Chiesa prepara il ritorno in politica”.

In realtà nella storia del cattolicesimo politico non sono mai stati i vescovi a prendere l’iniziativa partitica, quindi più che un ritorno sarebbe un’assoluta (e catastrofica) novità.

L’articolista del “Fatto” spiega che il card. Bassetti ha messo all’ordine del giorno del consiglio permanente della Cei di gennaio la nascita di uno strumento di intervento politico: “così la Chiesa si organizza per dare un’opposizione all’Italia”.

E’ un paradosso perché la Lega si sta candidando a rappresentare l’asse della politica italiana come una sorta di DC del terzo millennio (e non a caso i sondaggi la collocano sulle percentuali della DC).

Ma l’establishment ecclesiastico si contrappone proprio a questa Lega con un manifesto politico sull’Europa (e sull’emigrazione) che ricalca gli argomenti di “Più Europa”, di Emma Bonino, e spazza via i tradizionali temi cattolici.

Resta da capire e da vedere se veramente l’attivismo del card. Bassetti, che telefona continuamente a tutti i vescovi per mobilitarli, sfocerà in qualche iniziativa politica che possa poi trasformarsi in lista, alle elezioni Europee, oppure se sceglieranno di non farsi contare, per evitare pessime figure e anche per evitare contestazioni relative al Concordato del 1984, dove Chiesa e Stato si riconoscono indipendenza e sovranità, ciascuno nel proprio ordine, e non ammettono interferenze dirette.

Per evitare conflitti istituzionali di questo genere tutto l’agitarsi convulso dei vescovi, alla fine, potrebbe servire semplicemente a cercare di smuovere le parrocchie a favore del PD o del possibile, eventuale, partito di Matteo Renzi.

Il quale peraltro ha messo i semi del suo possibile partito con i cosiddetti “comitati civici” che – già dal nome – evocano l’iniziativa di Luigi Gedda e dell’Azione Cattolica nelle elezioni del 1948.

A dire il vero non è chiaro quale sia l’analogia fra quelle straordinarie e storiche elezioni e la situazione attuale dell’Italia.

A quel tempo era c’era una questione di vita o di morte, sia per l’Italia che per la Chiesa. I “comitati civici” si mobilitarono a favore della Dc contro il comunismo che era arrivato, con le sue armare, fino a Trieste e che, il 18 aprile 1948, rischiava di prevalere nelle urne in tutta Italia. Fu una difesa della democrazia e della civiltà cristiana, una battaglia a protezione della Chiesa e della democrazia italiana.

Nel caso odierno invece la Cei e le associazioni cattoliche ufficiali si schierano in difesa di un’Europa laicista che ha rinnegato le “radici cristiane”, mentre Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – a suo tempo – criticarono duramente questa Europa tecnocratica per il suo laicismo e per il dilagare di una mentalità e di politiche nichiliste.

L’iniziativa del presidente della Cei peraltro è non solo un rinnegamento dei precedenti pontificati, ma è anche un rinnegamento del Concilio Vaticano II che ha proclamato la responsabilità del laicato cattolico nel campo della politica.

E’ anche un colossale rovesciamento di posizioni (non dichiarato) nei confronti della cosiddetta “scelta religiosa” che l’Azione Cattolica fece già negli anni Settanta per giustificare l’abbandono della presenza culturale e sociale (in anni in cui dilagava il conformismo marxista).

Nel caso in cui il soccorso della Cei sia indirizzato al PD o al (possibile) partito di Renzi i vescovi dovranno anche spiegare l’appoggio a chi, quando era al governo, ha promosso leggi contrapposte alla sensibilità cattolica.

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Antonio Socci

SALVINI, OCCHIO AL RISCHIO-BERLUSCONI (imitarlo)

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Maurizio Blondet:

Poiché mi siete testimoni che ho lodato apertamente Salvini  per aver scelto “persone migliori di lui”, adesso mi riconoscerete il diritto di dirgli  che non credevo fosse così peggiore di se stesso.

Devo avvertirlo per il suo bene. Che sta scivolando pericolosamente  verso la macchietta comica nota come “el baùscia milanès”,  che si vanta “ghe pensi mi”,  si agita in video, fa e strafà,  promette e proclama successi reboanti  – e conclude poco o niente.  Il suo dramma è che ascolta gli adulatori che,  nella sua posizione, non mancano mai.

Sale sulla ruspa per l’ennesimo abbattimento dell’ennesima villa dei Casamonica. Doveva  ascoltare l’avversario Zingaretti,  piddino: “Spegni il motore, va…”.

Invece è al massimo. Va a cantare da Maurizio Costanzo, va a  vedere il Milan ed  è espertissimo e dà consigli al capitano: e come mai non capisce che con ciò sta  identificandosi  pericolosamente alla precedente macchietta di Baùscia, il Pompetta – a  cui già lo rendeva combaciante la sua avventura da  tabloid pop, da Sorrisi e Canzoni TV, con la Isoardi. Sempre sicuro di sé, apodittico, sempre allegro. Troppo sereno. Faccia tesoro della risposta di Gattuso: “A lui dico di pensare alla politica perché con tutti i problemi che abbiamo nel nostro Paese, se il vicepremier parla di calcio significa che siamo messi male”.

E’ un ruvido consiglio da amico, che umilmente sottoscrivo. Tornano a sbarcare i clandestini africani, un giorno 200, un altro 400. Agli occhi dell’opinione pubblica, il suo prestigio e  merito come colui che ha fermato l’invasione farà presto a stingersi, e a trasformarsi nella domanda: “Ma che fa Salvini? Si occupa del Milan”.  Ci mette poco a passare dagli osanna alle maledizioni. Mostrando la propria vacuità e inefficacia.

Prima di insegnare a Gattuso come guidare il Milan, si ricordi che gli italiani sanno che ancora non ha risolto questo problema, urgente:

Crescita dei salari. Grazie alla UE, i nostro, gli spagnoli e i greci calano..

Ancor  peggio  nella sfida alla UE. Una sfida tutta parlata,  ossia a parole; con l’alterigia sprezzante di chi è pronto allo scontro finale, perché sa di averne i mezzi  per vincere. Poi invece, “non è questione di decimali”.. insomma taglierà lo sforamento al deficit. Purtroppo, bisogna informarlo che è un carattere proprio della macchietta chiamata “el baùscia”,  immortalata Tino Scotti, un vecchio comico probabilmente sconosciuto a Salvini:   provocare per  far vedere che  “ha i coglioni”, e poi mostrare a tutti  di non averli.  L’effetto comico è irresistibile. Quello politico, rovinoso.

Non avevamo i mezzi per fregarcene della UE? Dello spread che sale? Dei “mercati”?  Bisognava pensarsi prima. Soprattutto, bisogna imparare una cosa: che il silenzio fa più paura all’avversario che le dichiarazioni e le frasi e le risposte.

Vediamo: l’unione improbabile e miracolosa  coi 5 Stelle aveva lo scopo di un Comitato di Liberazione Nazionale? Per liberarsi di cosa, se non dell’euro moneta forte che ci deindustrializza e provoca disoccupazione di intere generazioni?

Ora, si è dichiarato in anticipo, con intervite e interventi spot,  continue apparizioni tv,  che proprio quello si voleva fare.  Mettendo sull’avviso l’avversario,  e consentendogli di soppesare le nostre debolezze, e in più incartandosi in cretinate che nulla hanno a che fare con lo scopo principale, tipo abolire la prescrizione.

 

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Ora, è chiaro che  non si può realizzare il progetto, il Piano B, se:  1) si ha come nemico il presidente della repubblica che telefona a Draghi per farsi istruire, che trama per mettere insieme un anti-governo, e  lo si  lascia impicciarsi delle nomine persino alla Consob.

La BCE di Draghi : sabotaggio 

2) Non si ha il dominio totale sulle tv di Stato – non per “fare propaganda”, ma per spiegare ai cittadini il senso delle azioni di governo, la necessità di non spaventarsi e di tener duro, in vista di un avvenire migliore. O dare informazioni come questa, di Zibordi:

Gli italiani che comprano ora titoli di stato prendono il 3,3% con inflazione al 1,2% cioè GUADAGNANO un 2% l’anno (reale)…. i tedeschi che comprano ora titoli di stato prendono lo 0,3% con inflazione al 2,3% cioè PERDONO UN 2% ogni anno….

Se leggi i giornali non lo immagini, ma quest’anno i titoli e le azioni TEDESCHE HANNO FATTO PERDERE DI PIU DI QUELLE ITALIANE… (yes, se sommi il rendimento dei bonds e azioni in Germania hanno perso quasi il -20%)

3) Se non si ha la piena complicità e convergenza della Banca d’Italia –per esempio quando si dovessero emettere i minibot dopo averli preparati in segreto.  Per contro, la Banca d’Italia si permette di essere apertamente ostile a quel progetto, e  parteggia apertamente per i nemici dell’Italia. E le banche “private”? addirittura sabotano apertamente l’asta dei BOT  presso gli investitori italiani. E impunemente.

(Salvatore Rossi, Direttore Generale di Bankitalia … ritiene il fallimento della Repubblica Itsliana MENO GRAVE della rottura dell’Euro  – Musso)

4) Per di più, se si ha contro la magistratura, che è  inamovibile e impunibile; si ha contro l’INPS; si hanno contro tutti i pubblici dipendenti direzionali  – per forza: sanno di meritare di essere pagati in figurine Panini, invece sono strapagati in moneta forte  straniera che li rende ricchi, mentre il popolo su cui dominano impoverisce: è ovvio che loro “stanno per l’euro” e per l’Europa.

Non avete il potere, quindi …

Mancando queste  condizioni, significa che “Non si ha il potere”. Quello vero. Il potere su cui ti basi, Salvini, è il favore degli elettori: favore molto condizionato – al successo che avrai o non avrai – e  cangiante come l’aria. I tuoi e nostri nemici, saldi in posti di  potere che non devono nulla al favore popolare, lo sanno benissimo. Lasciano che accumuli le figure da baùscia, che si stanno rivelando fanfaronate.

Le vostre forze? Avete una tale maggioranza parlamentare  da  approvare immediatamente leggi di vero risanamento dei guasti provocati d  Mario Monti, anzi dai Ciampi e Amato.

Per esempio: modificate il sistema di aste marginale, che ci fa pagare interessi del 3,5% a investitori che si sarebbero accontentati dell’ 1,45. Lo sapete o no che  solo con questo potete forse risparmiare un paio di miliardi, da usare  per le vostre politiche?

Esclusiva TPI – L’ex tesoriere della Lega accusa Salvini nella sparizione dei 49 milioni

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L’inchiesta di TPI sulla sparizione dei fondi della Lega si chiude con le clamorose rivelazioni dell’ex tesoriere della Lega Stefano Stefani, che accusa Matteo Salvini e Roberto Maroni di essere stati a conoscenza dello sperpero del denaro rimasto in cassa dopo le dimissioni di Umberto Bossi.

“Feci presente più volte a Maroni e Salvini, sia in pubblico che in privato, che si stava spendendo troppo e troppo in fretta. Mi fu detto che non potevamo fare altrimenti, perché in quel momento eravamo sotto schiaffo” ha detto Stefani a Giuseppe Borrello e Andrea Sceresini, confermando che parte dei fondi sono stati spesi con le assunzioni di costosissimi professionisti esterni “amici di Maroni” e finanziando la campagna elettorale del futuro governatore della Regione Lombardia.
Le rivelazioni pubblicate da TPI sono state riprese da ANSA, Agi, Fatto Quotidiano e altre testate nazionali.

Nelle puntate precedenti dell’inchiesta, TPI aveva intervistato Daniela Cantamessa storica segretaria di Umberto Bossi, che aveva rivelato come il vice primo ministro e leader della Lega Matteo Salvini fosse a conoscenza dello sperpero di fondi elettorali. Sulla base di queste rivelazioni, i pm di Genova hanno interrogato Cantamessa come ‘persona informata dei fatti’ sull’inchiesta giudiziaria dei 49 milioni che la Lega avrebbe incamerato illegalmente tra il 2008 e il 2010.

“All’epoca (nei mesi successivi alle dimissioni di Bossi, nda) avevamo 40 milioni in cassa”, ha dichiarato Cantamessa. “Tutte le attività vennero esternalizzate con spese allucinanti e il personale interno fu liquidato, nonostante costasse solo 4 milioni all’anno. Cosa pensammo? Che ci fosse in atto un’azione per chiudere la Lega”.

Le dichiarazione della segretaria di Bossi sono state confermate anche da due ex impiegati del Carroccio, Roberto Callegari e Andrea Tampieri, che hanno descritto alcune delle spese che hanno creato il buco della Lega.

Matteo Salvini è stato chiamato in causa anche da Barbara Mapelli, ex giornalista di TelePadania, che lo accusa di aver ignorato le difficoltà dei dipendenti del suo stesso partito. “Oggi Salvini si erge a difensore dei lavoratori italiani, eppure, quando i lavoratori da tutelare erano i suoi, non ha mosso un dito”.

Durante le riprese per l’inchiesta, una pattuglia di militari ha intimato a Giuseppe Borello e Andrea Sceresini di spegnere le telecamere e mostrare i documenti, impedendo di riprendere la facciata esterna della storica sede milanese del Carroccio di via Bellerio Le operazioni di identificazione sono durate circa un’ora e hanno coinvolto anche una pattuglia della Polizia di Stato.
“Ora Salvini è ministro dell’Interno e questo è diventato un sito sensibilissimo. Abbiamo ordini precisi: se noi vogliamo possiamo non farvi fare neppure l’intervista” hanno spiegato i militari.

La Procura di Genova a gennaio 2018 ha aperto una nuova inchiesta per riciclaggio sulla Lega Nord contro ignoti, partendo da un esposto di uno dei revisori condannati a luglio in primo grado. Le indagini si concentrano sul periodo in cui Roberto Maroni prima e Matteo Salvini poi ricoprono il ruolo di segretari della Lega e riguardano il “possibile reimpiego occulto dei rimborsi-truffa ottenuti da Bossi e Belsito, secondo l’ipotesi accusatoria travasati attraverso conti e banche diverse, al fine di metterli al riparo da possibili sequestri”.

Proprio lunedì scorso il fondatore della Lega Nord Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito sono stati condannati dalla Corte d’appello di Genova per truffa ai danni dello Stato nel caso della sparizione dei fondi elettorali della Lega Nord , rispettivamente a 1 anno e 10 mesi e a 3 anni e 9 mesi. Il giorno successivo l’attuale segretario Matteo Salvini ha depositato una querela per appropriazione indebita nei confronti di Francesco Belsito presso la Corte d’Appello di Milano, che dovrà giudicare la posizione dell’ex tesoriere e di Bossi già condannati per l’utilizzo illecito dei fondi del partito rispettivamente a 2 anni e 6 mesi e a 2 anni e 3 mesi, assieme al figlio di Bossi condannato a un anno e sei mesi.

A luglio un’inchiesta di Ambra Orengo e Sara Del Dot per TPI aveva rivelato come la Lega ha creato due partiti diversi per gli iscritti del Nord e del Sud, in risposta al sequestro dei fondi elettorali.