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Carola Rackete in difficoltà durante l’intervista alla Bbc: le differenze con PiazzaPulita di Formigli

Il capitano della Sea Watch, intervistata dalla Bbc, dal conduttore Stephen Sackur, ne è uscita male. Messa alle stretta, ha affermato: “Non mi pento di nulla”.
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21 Settembre 2019

Se Corrado Formigli a PiazzaPulita l’ha descritta come un’eroina (o meglio, con le sue domande assai accomodanti ha contribuito a farla passare come tale), lo stesso non si può dire di un giornalista inglese. Carola Rackete è stata ospite del programma della Bbc Hardtalk condotto da Stephen Sackur. Un confronto nel quale la capitana tedesca ha mostrato tutte le contraddizioni delle sue azioni nei confronti dell’Italia. La Rackete era infatti finita nel mirino della magistratura (ad oggi ancora indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) per aver violato le leggi italiane, prelevando dalle coste libiche 50 migranti, poi fatti sbarcare a Lampedusa. “All’inizio ha dovuto fare una scelta – ha osservato il conduttore -. Era molto più vicina alle coste libiche che a qualsiasi altro luogo del Sud Europa, a circa 40 miglia dalle coste libiche. La Guardia costiera libica ha preso un impegno, grazie al sostegno della Ue, di frenare il traffico di persone e vogliono che tutte le persone che tentano la traversata siano riportati in Libia. Perché non li ha riportati lì, in Libia?”.

Carola ha subito spiegato che riportare i migranti sulle coste libiche sarebbe stata una violazione della Convenzione di Ginevra “perché sappiamo che queste persone sono vittime di violazioni di diritti umani in Libia”. “Ma voi siete partner della Guardia costiera libica, l’ha incalzato Sackur, e la Libia “sta collaborando con l’Ue. Sta dicendo che nemmeno per un secondo ha creduto che i libici avrebbero potuto occuparsi dei bisogni fondamentali di questa gente?”. “Neanche per un secondo” ha replicato la capitana della nave Ong. Il conduttore della tv le ha poi ricordato “che la legge è la legge”. Il conduttore di Hardtalk ha poi messo la volontaria della Ong di fronte ai dati sui morti in mare, rilevando come gli arrivi verso l’Italia via mare siano crollati dell’84% rispetto al 2018 e del 97% rispetto al 2017, affermando inoltre che “ad oggi, l’Italia, con la sua posizione forte, ha assicurato, ad essere onesti, che migliaia di persone che avrebbero tentato la traversata mettendosi a rischio, non lo facciano più”. Un dato di fatto che la “capitana” non ha potuto replicare.

Dopo il caso Sea-Watch, qualcosa è cambiato nel Mediterraneo

Migranti a bordo della barca a vela Alex, della dell’ong italiana Mediterranea, il 4 luglio 2019. (Olmo Calvo, Ap/Ansa)

Qualcosa è cambiato nelle ultime settimane nel Mediterraneo centrale, Malta sembra essere più disposta ad aprire i suoi porti, mentre l’Italia, che li ha chiusi alle navi umanitarie con il decreto sicurezza bis, assiste agli sbarchi diretti dei migranti e all’attracco delle navi umanitarie che forzano il blocco imposto dalle autorità. L’8 luglio la nave umanitaria tedesca Alan Kurdi ha trasferito sulle navi della marina maltese 65 persone soccorse al largo della Libia, che sono quindi state portate alla Valletta, dopo che gli era stato negato lo sbarco in Italia. Dopo aver operato il trasbordo, l’ong tedesca Sea-Eye ha dichiarato che tornerà nell’area di ricerca e soccorso nelle acque internazionali davanti alla Libia.

Il premier maltese Joseph Muscat ha annunciato che le persone saranno trasferite subito in altri paesi europei che si sono dichiarati disponibili ad accoglierli: il ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer ha assicurato che la Germania accoglierà 40 migranti. Lo stesso ministro ha scritto una lettera all’Italia, chiedendo di riaprire i porti alle navi umanitarie: “Non possiamo permettere che persone soccorse in mare siano bloccate per settimane nel Mediterraneo senza trovare un porto di sbarco”. Nella stessa giornata le autorità maltesi hanno soccorso altri cinquanta migranti da un’imbarcazione che stava naufragando.

Mediterranea a Lampedusa
Intanto, dopo il caso Sea-Watch 3, anche la barca a vela Alex dell’ong italiana Mediterranea ha forzato il blocco imposto dall’Italia ed è entrata nel porto di Lampedusa, dopo due giorni di stallo, con 41 naufraghi a bordo e dopo aver dichiarato lo stato di necessità. L’imbarcazione ha quindi violato il decreto sicurezza bis approvato il 15 giugno, che prevede multe fino a 50mila euro per il comandante e per l’armatore delle imbarcazioni che non rispettano il divieto di entrare in acque italiane. “Entrare nel porto di Lampedusa era l’unica scelta che avevamo”, ha detto il coordinatore della missione Erasmo Palazzotto. “Le condizioni a bordo erano deteriorate, avevamo finito l’acqua, non potevamo usare i bagni, su una barca a vela di 18 metri, con cinquanta persone a bordo, eravamo arrivati al punto di avere un’emergenza sanitaria e Lampedusa era il porto sicuro più vicino al punto in cui abbiamo soccorso queste persone”.

La barca a vela Alex, che batte bandiera italiana, era partita per una missione di ricognizione e non aveva soccorritori a bordo, ma è stata avvertita dalla piattaforma Alarmphone della presenza di un gommone in difficoltà a cinquanta miglia dalle coste libiche e in seguito all’avvistamento dell’imbarcazione ha deciso di intervenire in ogni caso, caricando a bordo le persone. “Siamo intervenuti prima soccorrendo le donne con i bambini, poi abbiamo fatto avvicinare il gommone alla barca a vela e li abbiamo fatti salire tutti quanti, abbiamo valutato che la barca a vela era più sicura del gommone sul quale stavano navigando”, ha spiegato Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea.

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Anche nel caso del veliero Alex, Malta si è resa disponibile ad accogliere i migranti soccorsi, ma secondo l’equipaggio di Mediterranea La Valletta era troppo lontana per essere raggiunta nelle condizioni igienico-sanitarie e di stabilità dell’imbarcazione. “Malta era a novanta miglia”, spiega Sciurba, “e in quelle condizioni ci sarebbero volute altre 15 ore per raggiungerla con pochissimo gasolio e l’acqua dei serbatoi che stava finendo”. Lampedusa era invece a un’ora di distanza. “Arrivare a Malta avrebbe messo a rischio la vita delle persone che avevamo soccorso e anche la nostra, tra l’altro Malta metteva a disposizione il porto ma non voleva assumersi la responsabilità del coordinamento”, conclude Sciurba.

All’arrivo in porto, il 6 luglio, l’imbarcazione è stata sequestrata, il comandante Tommaso Stella è stato indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, resistenza a pubblico ufficiale e resistenza a nave da guerra. Gli stessi capi di accusa che sono stati mossi alla comandante della Sea-Watch 3 Carola Rackete. Stella, uno skipper professionista che ha alle spalle una lunga esperienza nelle regate sportive, ha detto di aver fatto il suo dovere. Al comandante e all’armatore è inoltre stata consegnata una multa amministrativa di 16mila euro ciascuno, per aver violato il decreto. La procura non ha ancora convalidato il sequestro e l’apertura dell’inchiesta a carico del comandante.

Sarah sulle migrazioni di massa: “Occidente rischia di sparire”

Un cristiano e un grande diplomatico le cui verità contestano Bergoglio, ma non entra in collisione con lui. L’odiosa figura di Bergoglio rappresenta bene il papa statista e male il padre spirituale dei cristiani. Sarah, invece e meglio di lui, meriterebbe il nome di Francesco.  Non condivido l’assoluzione che da alla Chiesa cattolica sulla sua parte di responsabilità nella decadenza dell’Occidente. Alla radice di questa responsabilità c’è il potere temporale e c’è l’estraneità del clero alla società civile. C’è la Fede, incorniciata d’oro, appesa alle pareti dei templi, ormai ricoperta di polvere. Mirabile, invece, la sintesi con cui da cristiano e da africano traduce il fenomeno della migrazione: il nuovo schiavismo.

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Il cardinale Robert Sarah, all’interno di un’intervista, avverte l’Occidente sul rischio sparizione: la Chiesa non dovrebbe assecondare le migrazioni di massa. Il rischio? Finire come Roma invasa dai barbari

Il cardinal Robert Sarah, pur essendo considerato il “leader” spirituale dei conservatori, non si è mai discostato da papa Francesco.

Non fa parte dei sottoscrittori dei dubia su Amoris Laetitia e non ha mai criticato Jorge Mario Bergoglio per quella che altri chiamano “confusione dottrinale”. In questi tempi polarizzanti, però, la disamina del primo sul tema della gestione dei fenomeni migratori sembra allontanarsi dalla visione del Santo Padre. L’accoglienza dei migranti, nella pastorale del pontefice argentino, ha assunto i tratti di un mantra, di un diritto assoluto estendibile erga omnes, di un punto programmatico prioritario non soggetto a dialettica. Le ultime fatiche del porporato africano dicono altro.

Nel suo terzo libro – interviste, che il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha scritto insieme al giornalista francese Nicolas Diat, ilcardinale si è interessato soprattutto alla “decadenza del nostro tempo” , che Robert Sarah considera alla stregua di un“peccato mortale”. “Si avvicina la sera e il giorno è ormai al termine” – questo è il titolo del libro in questione – appare soprattutto come un monito, l’ennesimo, sul tramonto della civiltà occidentale. Ci sono dei passaggi accorati, come abbiamo avuto modo di sottolineare, in cui l’alto ecclesiastico attacca quei“pastori” che hanno “paura di parlare con tutta la verità e la chiarezza“.

Robert Sarah sembra pensare, in sintesi, che il decadimento occidentale non dipenda dalla Chiesa cattolica, ma che i cattolici abbiano il dovere di far fronte a un rischio preciso: la scomparsa del Vecchio Continente nel baratro del nichilismo. Bisogna stare attenti a non presentare il porporato africano come un criticio del pontefice argentino. Semplicemente perché non lo è. Alcuni media stanno rilanciando un’intervista, che il prefetto ha rilasciato a Valeurs Actuelles: ecco, all’interno di quei virgolettati, come si apprende su Aleteia, emergono posizioni molto critiche sull’attuale gestione dei fenomeni migratori. Punti di vista che difficilmente possono essere integrati con la narrativa sull’accoglienza a tutti i costi. Quella promossa dalla Santa Sede. Robert Sarah, per esempio, riflette in questi termini di coloro che ricercano sulle nostre coste quello che Stephen Hawking chiamava “Il nirvana di Instagram“: Tutti i migranti che arrivano in Europa – ha puntualizzato – vengono stipati, senza lavoro, senza dignità… È questo ciò che vuole la Chiesa? La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massa”. Ma questa è solo la premessa. Sì, perché per il consacrato, l’Europa vive una situazione tanto emergenziale da rendere possibile un paragone con la fine della civiltà romana, avvenuta pure per via dell’ “invasione dei barbari“. E sul dialogo religioso con il mondo musulmano? “Il mio paese è in maggioranza musulmano – si è limitato ad asserire – . Credo di sapere di cosa parlo“. Non è finita qui.

Il punto più rilevante della riflessione dell’uomo che ancora oggi ricopre uno dei più alti incarichi in Vaticano è quello in cui si accenna alle “strane organizzazioni umanitarie“, che “vangano e rivangano l’Africa“. Le stesse che, stando alla visione di Robert Sarah, suggeriscono ai giovani africani la possibilità che dietro un viaggio si nasconda una svolta economico – esistenziale. Sembra proprio di poter interpretare questo passaggio come una critica a certe Organizzazioni non governative. Il pensiero di Sarah è forte perché credibile: essendo africano, parla con cognizione di causa. Chi, più di lui, può dire di avere a cuore il destino dei migranti?