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TRA PRESIDENTI E SOVRANI

L’ELETTORE È IL SOVRANO

Non mi sento di scommettere sulla durata di questo governo, preferendogli quella della democrazia. Su <associazioneeuropalibera.wordpress.com> leggiamo, da Scenari economici.it, un’interessante riflessione dell’avv. Giuseppe Palma sul sistema maggioritario.
È noto che il sistema maggioritario a turno unico premia la governabilità, ma che può non garantire altri interessi costituzionalmente protetti. Un partito di minoranza, rispetto alla totalità degli elettori, può ottenere la maggioranza relativa, ma resta sempre di minoranza. Vero che maggioranza e minoranza devono avere pari dignità, ma la poca rappresentatività di una modesta minoranza, sia pure vincitrice, non acquista maggior valore con un atto d’imperio. Meglio, allora, un doppio turno che una poca rappresentatività.
I Presidenti della Repubblica e la stessa Corte Costituzionale con la sentenza N. 1/2014, tendono a premiare l’obiettivo, certamente di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e dell’efficienza dei processi decisionali in ambito parlamentare; ma questo deve rispettare il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti, quali la sovranità popolare (art. 1, secondo comma Cost.:articolo mirabile) l’uguaglianza anche del voto (art. 48, secondo comma,. Cost.), l’effettività della rappresentanza politica nazionale.
Il secondo comma dell’articolo 48 enuncia le garanzie che devono sostenere l’esercizio democratico del voto e le individua in tre principi: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. Il principio di personalità vuole che il voto debba essere espresso in prima persona; il principio di uguaglianza vuole che tutti i voti espressi abbiano “uguale peso e valore”; il principio di libertà e di segretezza vincola la libertà del voto alla sua segretezza. Una Legge elettorale puramente maggioritaria e il presidenzialismo sono in contrasto con l’impianto dato dalla Costituzione attraverso queste garanzie perché verrebbe alterata l’eguaglianza del voto. Non è stato casuale che, anche nella sentenza N. 1/2014, si sia assistito a una contraddizione fra le conclusioni, volte a consentire, oltre il trimestre necessario, la continuità dell’azione di governo e i giudizi impeccabilmente formulati nel solco degli articoli 1, 3, 48 e 67 della Costituzione. Una contraddizione che ha continuato continuerà a produrre effetti per la durata quinquennale (ma l’art. 88 Cost. dice che è la massima) delle legislature e settennale del Capo dello Stato (tralascio di commentare la rielezione e la durata in carica di Napolitano, seconda solo a quella di Mussolini). Altra cosa è ammettere un modesto “premio di maggioranza”, quando, però, una formazione politica raggiunga un numero di voti prossimo alla maggioranza stessa. Grazie a Giuseppe Palma e a Scenari economici. it per lo spunto.

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I reati di Bossi: libero, il sequestro dei fondi della Lega e il diritto costituzionale dei cittadini di partecipare alla vita politica della Nazione

VOGLIA DI ANDARE VIA

Sergio Mattarella ha poche condizioni da porre per ricevere Matteo Salvini. Meglio farebbe a convocare, prima, il Guardasigilli perché una magistratura politicizzata non è una magistratura. Lo afferma uno che dava un modesto contributo alla prima Commissione Difesa della Lega e che la lasciò nel 1994 perché a Montecitorio già si vociferava di queste mascalzonate. Ecco che, anziché colpire i truffatori di ieri, politici del sistema, ben noti, le motivazioni della sentenza della Cassazione che accolgono il ricorso della procura di Genova contro l’opposizione del Carroccio al sequestro dei fondi, vogliono colpire (oggi) la Lega come partito: un partito nemico in quanto vincitore della competizione elettorale. Una tale sentenza politica non è legittima oggi, come non lo era ieri a settembre, stabilendo il sequestro dei “futuri introiti” del partito fino al raggiungimento della cifra di 49 milioni di euro, perché non era bastato azzerare i conti. Mi sarei atteso il sequestro dei beni dei rei e osservo che sequestrare le somme che sarebbero entrate successivamente, significa usare la sentenza per far chiudere il partito. Inoltre, spiegatemi quali sarebbero i nessi fra i fatti delittuosi e le successive, ripeto successive, contribuzioni degli eletti e i contributi dei cittadini. Queste assurdità sono la conferma di una magistratura, colonizzata dagli oligarchi comunisti – che comunisti sono, ma solo per gli affari loro – per i quali e per la quale sono nemici tutti i partiti non comunisti, quando al governo. Sergio Mattarella, presidente della Repubblica poco entusiasta dei suoi doveri, faccia valere la sua presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura e faccia notare al Ministro della Giustizia che le motivazioni della sentenza della Cassazione vanno contro il diritto costituzionale, e contro il dovere dei cittadini, come singoli e come popolo, di esercitare, la sovranità popolare attraverso, appunto, i partiti. E, quando si parla di cittadini, qui in Italia, si parla del Sovrano.

LA COSTITUZIONE, ARTICOLO 49.- Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

sonderstellung-2Le obiezioni alla sentenza del sequestro dei fondi della Lega.

La Cassazione ha depositato martedì scorso le motivazioni della sentenza che accolgono il ricorso della procura di Genova contro l’opposizione del Carroccio al sequestro dei fondi, provvedimento conseguente alla condanna pronunciata nel processo per truffa ai danni dello Stato nei confronti dell’ex leader Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito. Nelle motivazioni del pronunciamento della Cassazione sul sequestro dei fondi della Lega, i giudici della Suprema Corte fanno riferimento anche al sequestro dei futuri introiti del partito fino al raggiungimento della cifra di 49 milioni di euro, provento della supposta “truffa allo Stato”. Dunque, cosa succederà ora? Intanto, l’avvocato Roberto Zingari, legale del Carroccio, ha spiegato nelle ultime ore come si muoverà quantomeno il partito. «La Cassazione ha rinviato al Riesame quindi – afferma – verrà fissata un’udienza e noi cercheremo di far valere le ragioni che avevano portato il Riesame precedente a darci ragione. Poi, eventualmente, se il provvedimento preso sarà negativo faremo ricorso. Con quanto affermato in via giuridica si blocca un partito e si legittima un sequestro di cose che non hanno nessun legame con il fatto di reato».

Ma ora, dopo il verdetto, cosa succederà? Intanto il governo…

E ancora: «Quello che noi avevamo sostenuto – prosegue il legale – era che non era legittimo neanche il sequestro che era stato fatto nel settembre scorso. Dopo quel sequestro, che ha azzerato i conti, le somme che entrano successivamente sono le contribuzioni degli eletti e i contributi dei cittadini. Quindi il legame con il profitto del reato non può esserci. Questo provvedimento in qualche modo – conclude Zingari – va anche contro quello che ha deciso il tribunale, nel merito, e che aveva stabilito non si potessero sequestrare beni futuri». Nel frattempo, codici e sentenze a parte, su questo punto il governo si è dimostrato unito: sul caso è intervenuto allora il capo politico del M5S Luigi Di Maio spiegando che non c’è «nessun imbarazzo» da parte del Movimento rispetto alla sentenza della Cassazione sui beni della Lega. «Stando a quel che dice Salvini lo scandalo riguarda Bossi e il suo cerchio magico. Detto questo, una sentenza è una sentenza…», ha concluso il vice premier, mentre i capigruppo della Lega al Senato e alla Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, hanno rimarcato come «milioni di italiani perbene si riconoscono nell’azione della Lega, mettere fuorilegge un partito per (eventuali) errori di altri, risalenti a dieci anni fa, non garantisce quello spirito di democrazia, libertà e partecipazione popolare su cui si fonda la nostra Costituzione e la nostra vita sociale. Ne parleremo col garante di questa Costituzione, col Presidente della Repubblica – hanno quindi concluso ritornando sull’incontro in agenda per lunedì – nel pieno rispetto dei tanti giudici, la stragrande maggioranza, che svolgono bene e con imparzialità, la loro funzione».