Elezioni Tunisia, vince ultra conservatore Saied. Fine Rivoluzione dei Gelsomini e più migranti

Elezioni Tunisia, vince ultra conservatore Saied. Addio Gelsomini,più migranti

Elezioni Tunisia risultati: Saied presidente, colpo a Rivoluzione Gelsomini

Soprannominato ‘Robocop’ perché si muove in modo rigido e un po’ meccanico, Kais Saied, il giurista ultraconservatore che si presenta come candidato indipendente e antisistema, è diventato il terzo presidente eletto a Tunisi dopo il trionfo, nel 2011, della rivoluzione dei Gelsomini che aveva disarcionato la dittatura di Zinedine el-Abidine Ben Ali. Dopo la sorprendente vittoria al primo turno con il 18,7 per cento dei voti, si è aggiudicato la vittoria con oltre il 75% dei consensi, davanti a populista magnate della televisione, Nabil Karoui, e sopo aver ottenuto l’appoggio di vari dei suoi rivali al primo turno, tra i quali il candidato di Ennahda, il partito religioso conservatore di tendenza islamista che vinse le municipali del 2018 e ha ‘bissato’ con le legislative di domenica scorsa.

Contro gli omosessuali, vuole ripristinare la pena di morte

Si era schierato con lui anche il primo ministro, Youssef al-Shahed, per un voto, aveva detto, contro la corruzione, una velata allusione a Karoui, messo in liberta’ lo scorso mercoledì dopo un mese e mezzo in prigione preventiva, perché accusato di evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Non si puo’ dire che sia un progressista, Saied. “Si volta pagina”, ha detto dopo la vittoria, lasciando intendere un percorso presidenziale segnato dal nazionalismo e dall’avversione verso i valori occidentali: vuole ripristinare la pena di morte, oggetto di una moratoria dopo il trionfo della rivoluzione; considera l’omosessualità un costume alieno dalla società tunisina, introdotta dall’estero per destabilizzarla ed è anche dubbioso sull’uguaglianza di genere, che vuole equiparare i diritti tra uomini e donne, come il progetto di legge di pari opportunità in campo ereditario, in contrapposizione alla Sharia.

Pietra tombale sulla rivoluzione dei Gelsomini

Protezionista in economia, ritiene che la principali riforma di cui il Paese ha bisogno è la decentralizzazione, una riforma che non potra’ attuare perché non di competenza della presidenza – e ha appena messo a punto altre proposte per rilanciare un’economia che soffre degli stessi problemi dei tempi di dittatura: corruzione e disoccupazione elevata che perpetuano la disuguaglianza, limitano le possibilità di sviluppo personale e spingono i flussi migratori. Anche se c’è chi teme che i giovani tunisini con questo esito elettorale cerchino ancora di più di arrivare in Europa, e in particolare in Italia. Negli ultimi mesi l’aumento degli sbarchi è motivato in gran parte dall’aumento di partenze proprio dalla Tunisia.

I poteri del Presidente

Il nuovo Presidente della Repubblica, professore di diritto costituzionale, dovrà sapersi muovere in un sistema prevalentemente parlamentare. I suoi poteri, definiti dalla Costituzione del 2014, sono di tre tipi: Affari esteri, Difesa e Consiglio di sicurezza nazionale. La divisione istituzionale dei poteri tra l’Assemblea dei rappresentanti del popolo del Bardo, la presidenza della Repubblica di Cartagine e il capo del governo della Kasbah, non è escluso si incanali verso nuovi conflitti politici.

L’ Assemblea dei Rappresentanti del Popolo (ARP) è formata da 217 deputati, 199 eletti dai residenti in Tunisia e 18 dai tunisini all’estero, votati con il sistema proporzionale a liste bloccate e senza sbarramento. Ben 1.592 le liste, 642 delle quali “indipendenti”, 200 di più rispetto alle elezioni del 2014. La frammentazione del paesaggio politico con tendenze differenti ed articolate non facilita la formazione di una maggioranza.

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