Dopo il caso Sea-Watch, qualcosa è cambiato nel Mediterraneo

Migranti a bordo della barca a vela Alex, della dell’ong italiana Mediterranea, il 4 luglio 2019. (Olmo Calvo, Ap/Ansa)

Qualcosa è cambiato nelle ultime settimane nel Mediterraneo centrale, Malta sembra essere più disposta ad aprire i suoi porti, mentre l’Italia, che li ha chiusi alle navi umanitarie con il decreto sicurezza bis, assiste agli sbarchi diretti dei migranti e all’attracco delle navi umanitarie che forzano il blocco imposto dalle autorità. L’8 luglio la nave umanitaria tedesca Alan Kurdi ha trasferito sulle navi della marina maltese 65 persone soccorse al largo della Libia, che sono quindi state portate alla Valletta, dopo che gli era stato negato lo sbarco in Italia. Dopo aver operato il trasbordo, l’ong tedesca Sea-Eye ha dichiarato che tornerà nell’area di ricerca e soccorso nelle acque internazionali davanti alla Libia.

Il premier maltese Joseph Muscat ha annunciato che le persone saranno trasferite subito in altri paesi europei che si sono dichiarati disponibili ad accoglierli: il ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer ha assicurato che la Germania accoglierà 40 migranti. Lo stesso ministro ha scritto una lettera all’Italia, chiedendo di riaprire i porti alle navi umanitarie: “Non possiamo permettere che persone soccorse in mare siano bloccate per settimane nel Mediterraneo senza trovare un porto di sbarco”. Nella stessa giornata le autorità maltesi hanno soccorso altri cinquanta migranti da un’imbarcazione che stava naufragando.

Mediterranea a Lampedusa
Intanto, dopo il caso Sea-Watch 3, anche la barca a vela Alex dell’ong italiana Mediterranea ha forzato il blocco imposto dall’Italia ed è entrata nel porto di Lampedusa, dopo due giorni di stallo, con 41 naufraghi a bordo e dopo aver dichiarato lo stato di necessità. L’imbarcazione ha quindi violato il decreto sicurezza bis approvato il 15 giugno, che prevede multe fino a 50mila euro per il comandante e per l’armatore delle imbarcazioni che non rispettano il divieto di entrare in acque italiane. “Entrare nel porto di Lampedusa era l’unica scelta che avevamo”, ha detto il coordinatore della missione Erasmo Palazzotto. “Le condizioni a bordo erano deteriorate, avevamo finito l’acqua, non potevamo usare i bagni, su una barca a vela di 18 metri, con cinquanta persone a bordo, eravamo arrivati al punto di avere un’emergenza sanitaria e Lampedusa era il porto sicuro più vicino al punto in cui abbiamo soccorso queste persone”.

La barca a vela Alex, che batte bandiera italiana, era partita per una missione di ricognizione e non aveva soccorritori a bordo, ma è stata avvertita dalla piattaforma Alarmphone della presenza di un gommone in difficoltà a cinquanta miglia dalle coste libiche e in seguito all’avvistamento dell’imbarcazione ha deciso di intervenire in ogni caso, caricando a bordo le persone. “Siamo intervenuti prima soccorrendo le donne con i bambini, poi abbiamo fatto avvicinare il gommone alla barca a vela e li abbiamo fatti salire tutti quanti, abbiamo valutato che la barca a vela era più sicura del gommone sul quale stavano navigando”, ha spiegato Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea.

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Anche nel caso del veliero Alex, Malta si è resa disponibile ad accogliere i migranti soccorsi, ma secondo l’equipaggio di Mediterranea La Valletta era troppo lontana per essere raggiunta nelle condizioni igienico-sanitarie e di stabilità dell’imbarcazione. “Malta era a novanta miglia”, spiega Sciurba, “e in quelle condizioni ci sarebbero volute altre 15 ore per raggiungerla con pochissimo gasolio e l’acqua dei serbatoi che stava finendo”. Lampedusa era invece a un’ora di distanza. “Arrivare a Malta avrebbe messo a rischio la vita delle persone che avevamo soccorso e anche la nostra, tra l’altro Malta metteva a disposizione il porto ma non voleva assumersi la responsabilità del coordinamento”, conclude Sciurba.

All’arrivo in porto, il 6 luglio, l’imbarcazione è stata sequestrata, il comandante Tommaso Stella è stato indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, resistenza a pubblico ufficiale e resistenza a nave da guerra. Gli stessi capi di accusa che sono stati mossi alla comandante della Sea-Watch 3 Carola Rackete. Stella, uno skipper professionista che ha alle spalle una lunga esperienza nelle regate sportive, ha detto di aver fatto il suo dovere. Al comandante e all’armatore è inoltre stata consegnata una multa amministrativa di 16mila euro ciascuno, per aver violato il decreto. La procura non ha ancora convalidato il sequestro e l’apertura dell’inchiesta a carico del comandante.

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