Archive | April 2019

ADDIO, MOVIMENTO 5 STELLE…..

di Gabriele Sannino

Ci ho creduto. Dio solo sa quanto ci ho creduto.
Mi sono iscritto a questo Movimento nel 2011, quando ancora nessuno lo conosceva.
Di Grillo ho apprezzato tutti i contenuti sparsi qua e là nei vari vaffa-day: a differenza di molti miei colleghi giornalisti, infatti, non mi sono mai soffermato sulle cosiddette “parolacce”.

Nel 2012, uno dei miei libri – I segreti del debito pubblico, un libro che parla di signoraggio e moneta-debito – è apparso perfino sul blog, e per ben due volte, inorgogliendomi non poco.


Poi, nel 2013, la magnifica campagna elettorale fatta da Grillo, lo Tsunami Tour, che ha fatto uscire milioni di italiani dalle loro case, dimentichi per una sera della solita propaganda televisiva.

Me lo ricordo bene quel giro d’Italia: Beppe tuonava contro l’Euro, l’Europa delle banche, il liberismo economico, la Nato guerrafondaia, la casta e i suoi privilegi.
La chiusura trionfale del Tour avveniva a Piazza San Giovanni a Roma, e mostrava un Grillo passionale, sicuro, un vero e proprio guerriero, mentre dietro di lui un gruppo di giovani (i futuri parlamentari) restavano muti e adoranti.

Il Movimento 5 stelle, nel 2013, entrava ufficialmente in Parlamento: per gli altri partiti – ovviamente – erano sbarcati “gli alieni”, quelli da evitare come la peste, perché – una volta tanto – rappresentavano per davvero la volontà popolare.
Dal 2013 al 2017, i grillini hanno fatto un’opposizione politica considerevole, propria di chi intende accreditarsi… per governare: la raccolta firme per il “fuori dall’Euro”, le manifestazioni contro la casta e i suoi privilegi, perfino scioperi a oltranza contro i vari provvedimenti a favore di banche e lobby finanziarie, il tutto bilanciato da tante proposte di legge a cui io ho stesso ho partecipato votando sulla piattaforma Rousseau.

Oggi, nel 2018, e con molto rammarico, devo ammettere che il Movimento 5 Stelle è cambiato.
Profondamente cambiato.
Grillo non c’è più: ha creato un sito che porta il suo nome ed è perfino scollegato da quello del movimento, che invece si chiama “blog delle stelle”.
Anche Gianroberto Casaleggio non c’è più: purtroppo, lui è passato a un’altra dimensione.

Al posto dei due leader, c’è un ragazzo napoletano, Luigi Di Maio, che dal 2013 al 2018 è divenuto prima vice presidente della Camera e poi capo del movimento.
Di Maio ha iniziato la sua campagna elettorale ripartendo proprio dai temi cari ai fondatori, tuonando contro l’Euro (su YouTube si possono trovare dei suoi video dove afferma che il sud Italia morirà definitivamente con questa moneta) ma non solo, contro l’Europa delle banche, la casta, la Nato e via dicendo.
Il punto è che questo giovane ragazzo, con la sua pacatezza e tranquillità, è arrivato, pian piano, intervista dopo intervista, ad affermare il contrario di tutto, mentre la “base” era e resta tuttora sconcertata e incredula, pensando – magari – a una specie di “strategia”.

A questo punto mi chiedo: com’è possibile parlare di strategia?
Se un giorno affermassi che il mondo è rotondo, poi il giorno dopo che è quadrato e poi ancora quello successivo ritornassi a dichiarare che è rotondo, voi mi dareste fiducia?
Luigi Di Maio – questo è un fatto – ha iniziato ad ammorbidire le sue posizioni (fino a cambiarle) man mano che si “accreditava” nei vari consessi europei e internazionali: è volato a Londra ad assicurare gli investitori stranieri, a Washington, il covo della finanza internazionale, e ha perfino affermato, quando ha incontrato il Presidente francese Macron (uomo, anzi galoppino dei Rothschild) che “le loro politiche hanno molti punti in comune”.

“Ma che, davero?” Si dice a Roma.
Gli elettori 5 stelle, ancora adesso, si concentrano molto sul fattore onestà.
Ebbene, ancora una volta sono qui a chiedermi: è onesto cambiare idea in questo modo su tutto? E’ onesto concentrarsi solo sul taglio degli stipendi dei parlamentari, su un presidente della Camera che prende l’autobus anziché l’auto blu, o su un reddito di cittadinanza che – senza sovranità monetaria – sarà un’altra montagna che partorisce un topolino?

Gli elettori 5 stelle devono sapere che i tagli agli sprechi sono il gioco preferito dei banchieri: essi, infatti, a fronte di denaro che prestano agli stati dal nulla, riescono a distruggere tutti i servizi pubblici – i nostri beni comuni – tant’è vero che oggi si chiudono ospedali, scuole, asili, uffici amministrativi, perfino presidi militari.
Ebbene i 5 stelle, con le loro manovre di taglio e cucito, non faranno altro che continuare questo gioco al massacro: è onestà tutto questo?
Ecco perché, in questo momento storico, mi è davvero difficile comprendere il motivo dell’attuale impasse politica.

Non capisco perché i 5 stelle – a questo punto – non facciano un governo con chiunque sia disponibile: Berlusconi, così come il PD, è europeista ed eurista, insomma tutti i partiti – Lega compresa, visto con chi si è alleata – sono tutti sottomessi al potere finanziario.
Sono tutti a favore dello status-quo, è questa la verità ultima.
Del resto, se ci pensate bene, sono i banchieri che pagano gli stipendi ai nostri politici…
A questo punto, un governo Berlusconi-5 stelle sarebbe perfino meno orribile di uno fatto col Partito Democratico… ed Emma Bonino, donna per antonomasia sia di Georges Soros che dei Rothschild.

Ecco perché, caro Movimento 5 stelle, ti dico ufficialmente addio.
Lo faccio a malincuore, ma non posso fare diversamente, vista la tua “evoluzione”.
Sono fatto così: a me i furbastri non sono mai piaciuti.
L’onestà – quella vera – si misura sempre, a mio avviso e prima di ogni cosa, proprio con una bella dose di coerenza.

Gabriele Sannino

Gabriele, ci avevamo creduto in tanti, almeno fino al pasticcio dei 7 punti di Grillo, primo il referendum sull’euro, sconfessato da Casaleggio a due giorni dalle elezioni.

Veneziani: «Ecco i sette motivi per cui non festeggio il 25 aprile»

mercoledì 24 aprile 15:05 – di Redazione

Intervento magistrale di Marcello Veneziani sul 25 aprile dalla colonne de LaVerità. Lo scrittore ed editorialista entra senza tanti preamboli nel tema di una festa divisiva e destinata ad avvelenare gli animi. Una festa che mai e poi mai potrebbe celebrare. «Non celebro il 25 aprile per sette motivi. Uno, perché non è una festa inclusiva e nazionale, ma è sempre stata la festa delle bandiere rosse e del fossato d’odio tra due Italie».

Lo spettacolo a cui stiamo assistendo già da giorni, alla vigilia di questa data infausta, sono la prova provata, del resto, di quanto il “fossato d’odio” sia profondo. Veneziani prosegue punto per punto, elencando le ragioni dei ordine storico, civile e morale per cui non festeggerà il 25 aprile. Sette motivi che spiegano in bella sintesi perché questa data non è una festa.

«Una data ipocrita che nega la memoria»

Secondo motivo: «perché è una festa contro gli italiani del giorno prima, ovvero non considera che gli italiani fino all’ora erano stati, in larga parte fascisti o comunque non antifascisti e dunque istiga alla doppiezza, all’ipocrisia».
«Tre, perché non rende onore al nemico, ma nega dignità e memoria a tutti coloro che hanno dato la vita per la patria, solo per la patria, pur sapendo che si trattava di una guerra perduta.
Quattro, perché l’antifascismo finisce quando finisce l’antagonista da cui prende il  nome: il fascismo è morto e sepolto e non può sopravvivergli il suo antidoto, nato con l’esclusiva missione di abbatterlo».

«Se il 25 aprile viene usato per altri scopi…»

Fin qui i motivi storici che inducono lo scrittore a tenersi alla larga da questa data. Poi viene un altro male indigesto, un vizio italico atavico, che Veneziani ha sempre osteggiato nelle sue analisi: la retorica. Lo spiega, elencando il quinto dei motivi: «Perché quando una festa aumenta l’enfasi con il passare degli anni anziché attenuarsi, come è legge naturale del tempo, allora regge all’ipocrisia faziosa e viene usata per altri scopi: ieri per colpire Silvio Berlusconi, oggi Matteo Salvini».

Retorica celebrativa

C’è poi la retorica celebrativa  – scrive Veneziani passando al sesto motivo per cui aborre questa data: «Perché è solo celebrativa, a differenza delle altre ricorrenze nazionali, si pensi al 4 novembre in cui si ricordano infamie e dolori della Grande Guerra; invece nel 25 aprile è vietato ricordare le pagine sporche o sanguinarie che l’hanno accompagnata e distinguere tra chi combatteva per la libertà e chi voleva instaurare un’altra dittatura».
Arriviamo quindi all’ultimo aspetto: «Sette, perché celebrando sempre e solo il 25 aprile, unica festa civile in Italia, si riduce la storia millenaria di una patria, di una nazione, ai suoi ultimi tempi feroci e divisi. Troppo poco per l’Italia e per la sua antica civiltà».

COMMENTI

Italiani tartassati, quasi metà dello stipendio se ne va in tasse

Italia verso la crisi: abolire Quota 100

I dati Confindustria, ISTAT e OCSE confermano un’Italia ancora in crisi e arriva l’invito a tornare indietro su quota 100 e reddito di cittadinanza.

Quota 100 e RdC: le critiche

Il Rapporto OCSE non risparmia critiche alla nuova misura contenuta nella Riforma Pensioni del governo Conte, con particolare riferimento alla quota 100.

L’abbassamento dell’età pensionabile a 62 anni con almeno 38 anni di contributi rallenterà la crescita nel medio termine, riducendo l’occupazione tra le persone anziane e, se non applicata in modo equo aumenterà la diseguaglianza intergenerazionale e farà aumentare il debito pubblico.

L’OCSE invita quindi l’Italia a tornare sui sui passi.

Abrogare le modifiche alle regole sul pensionamento anticipato introdotte nel 2019 e mantenere il nesso tra l’età pensionabile e la speranza di vita. […] Una marcia indietro sul regime di pensionamento anticipato introdotto con quota 100 consentirebbe di liberare risorse per 40 miliardi di euro da qui al 2025.

Il segretario generale, Angel Gurria, ha dichiarato:

Oggi l’economia italiana èufficialmente in stallo. Il rallentamento dell’economia sottolinea ancora una volta l’urgenza di sviluppare politiche per rivitalizzare la crescita. L’Italia continua ad affrontare significativi problemi in campo economico e sociale, per risolverli è necessario adottare una serie di riforme pluriennali per favorire una crescita più solida e inclusiva e ripristinare la fiducia nella capacità di riforma.

Critiche arrivano anche sul Reddito di cittadinanza:

Il livello del trasferimento, previsto dal programma attuale del Reddito di Cittadinanza, rischia di incoraggiare l’occupazione informale e di creare trappole della povertà.

Altre osservazioni

Le altre osservazioni dell’OCSE si concentrano sulla salute del settore bancario, ritenuta strettamente connessa alla finanza pubblica e ai suoi effetti sui rendimenti dei titoli di Stato:

Rendimenti dei titoli di Stato più bassi contribuirebbero a preservare la stabilità del settore bancario.

Bisogna poi spingere sulla lotta all’evasione fiscale, per aumentare il gettito fiscale, consentendo di ridurre le aliquote fiscali e rendendo il sistema tributario più equo. L’invito:

Evitare i condoni fiscali ripetuti.

E abbassare la soglia massima per i pagamenti in contanti.

Andamento economico

Nel primo trimestre 2019 (dati Confindustria) la produzione industriale italiana è rimasta piatta, con un calo stimato dello 0,1%, che fa seguito ad un forte rallentamento registrato a fine 2018.  Scoraggianti anche nei dati relativi alla disoccupazione in Italia, in risalita di 0,1 punti nel mese di febbraio per arrivare al 10,7%, secondo le rilevazioni ISTAT:

  • le persone in cerca di occupazione aumentano del +1,2% su base annua, arrivando a quota 2.771.000 (+34 mila);
  • il numero dei disoccupati è in calo su base annua del -1,4% (-39 mila);
  • il tasso di disoccupazione è di quasi 5 punti superiore al livello minimo raggiunto prima della crisi;
  • il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a febbraio era del 32,8% (-0,1 punti percentuali), 14 punti sopra il minimo pre-crisi;
  • a febbraio gli occupati sono diminuiti del -0,1% (-14 mila unità), ma su base annua l’occupazione risulta ancora in crescita di +113 mila unità;
  • i dipendenti sono diminuiti di -44mila unità, sia permanenti (-33 mila) che a termine (-11 mila). Invece risultano in aumento gli indipendenti (+30 mila). Su base annua invece l’occupazione risulta ancora in crescita (+113 mila).

Sarah sulle migrazioni di massa: “Occidente rischia di sparire”

Un cristiano e un grande diplomatico le cui verità contestano Bergoglio, ma non entra in collisione con lui. L’odiosa figura di Bergoglio rappresenta bene il papa statista e male il padre spirituale dei cristiani. Sarah, invece e meglio di lui, meriterebbe il nome di Francesco.  Non condivido l’assoluzione che da alla Chiesa cattolica sulla sua parte di responsabilità nella decadenza dell’Occidente. Alla radice di questa responsabilità c’è il potere temporale e c’è l’estraneità del clero alla società civile. C’è la Fede, incorniciata d’oro, appesa alle pareti dei templi, ormai ricoperta di polvere. Mirabile, invece, la sintesi con cui da cristiano e da africano traduce il fenomeno della migrazione: il nuovo schiavismo.

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Il cardinale Robert Sarah, all’interno di un’intervista, avverte l’Occidente sul rischio sparizione: la Chiesa non dovrebbe assecondare le migrazioni di massa. Il rischio? Finire come Roma invasa dai barbari

Il cardinal Robert Sarah, pur essendo considerato il “leader” spirituale dei conservatori, non si è mai discostato da papa Francesco.

Non fa parte dei sottoscrittori dei dubia su Amoris Laetitia e non ha mai criticato Jorge Mario Bergoglio per quella che altri chiamano “confusione dottrinale”. In questi tempi polarizzanti, però, la disamina del primo sul tema della gestione dei fenomeni migratori sembra allontanarsi dalla visione del Santo Padre. L’accoglienza dei migranti, nella pastorale del pontefice argentino, ha assunto i tratti di un mantra, di un diritto assoluto estendibile erga omnes, di un punto programmatico prioritario non soggetto a dialettica. Le ultime fatiche del porporato africano dicono altro.

Nel suo terzo libro – interviste, che il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha scritto insieme al giornalista francese Nicolas Diat, ilcardinale si è interessato soprattutto alla “decadenza del nostro tempo” , che Robert Sarah considera alla stregua di un“peccato mortale”. “Si avvicina la sera e il giorno è ormai al termine” – questo è il titolo del libro in questione – appare soprattutto come un monito, l’ennesimo, sul tramonto della civiltà occidentale. Ci sono dei passaggi accorati, come abbiamo avuto modo di sottolineare, in cui l’alto ecclesiastico attacca quei“pastori” che hanno “paura di parlare con tutta la verità e la chiarezza“.

Robert Sarah sembra pensare, in sintesi, che il decadimento occidentale non dipenda dalla Chiesa cattolica, ma che i cattolici abbiano il dovere di far fronte a un rischio preciso: la scomparsa del Vecchio Continente nel baratro del nichilismo. Bisogna stare attenti a non presentare il porporato africano come un criticio del pontefice argentino. Semplicemente perché non lo è. Alcuni media stanno rilanciando un’intervista, che il prefetto ha rilasciato a Valeurs Actuelles: ecco, all’interno di quei virgolettati, come si apprende su Aleteia, emergono posizioni molto critiche sull’attuale gestione dei fenomeni migratori. Punti di vista che difficilmente possono essere integrati con la narrativa sull’accoglienza a tutti i costi. Quella promossa dalla Santa Sede. Robert Sarah, per esempio, riflette in questi termini di coloro che ricercano sulle nostre coste quello che Stephen Hawking chiamava “Il nirvana di Instagram“: Tutti i migranti che arrivano in Europa – ha puntualizzato – vengono stipati, senza lavoro, senza dignità… È questo ciò che vuole la Chiesa? La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massa”. Ma questa è solo la premessa. Sì, perché per il consacrato, l’Europa vive una situazione tanto emergenziale da rendere possibile un paragone con la fine della civiltà romana, avvenuta pure per via dell’ “invasione dei barbari“. E sul dialogo religioso con il mondo musulmano? “Il mio paese è in maggioranza musulmano – si è limitato ad asserire – . Credo di sapere di cosa parlo“. Non è finita qui.

Il punto più rilevante della riflessione dell’uomo che ancora oggi ricopre uno dei più alti incarichi in Vaticano è quello in cui si accenna alle “strane organizzazioni umanitarie“, che “vangano e rivangano l’Africa“. Le stesse che, stando alla visione di Robert Sarah, suggeriscono ai giovani africani la possibilità che dietro un viaggio si nasconda una svolta economico – esistenziale. Sembra proprio di poter interpretare questo passaggio come una critica a certe Organizzazioni non governative. Il pensiero di Sarah è forte perché credibile: essendo africano, parla con cognizione di causa. Chi, più di lui, può dire di avere a cuore il destino dei migranti?

 

IL PRESIDENTE D’UNA CORTE D’APPELLO CHE TRASCURA I SUOI DOVERI DEVE DIMETTERSI E RISPONDERE AL CSM.

Basta alibi. Gli ispettori di Bonafede non ammazzino ancora una volta Stefano Leo

domenica 7 aprile 6:00 – di Francesco Storace

Quale altro burocrate sarà assoldato dalla giustizia italiana per spegnere il sorriso di Stefano Leo persino sulle fotografie? Non si cancella una vergogna e non ci accontentiamo di un solo annuncio. L’omicidio – sgozzato – di quel ragazzo di Torino ha più responsabili. L’assassino marocchino e chi non lo ha spedito in carcere in omaggio a una sentenza definitiva. L’accoltellatore era libero e ha seminato sangue. Ministro Bonafede, chi pagherà?
Non ci sfugge la decisione dell’invio di ispettori ministeriali a Torino. Ma nessuno sa quando andranno. Né si sa con quale mandato. Ci sentiamo beffati quando il presidente della Corte d’Appello del capoluogo Edmondo Barelli Innocenti versa lacrime chissà quanto sincere. E chi doveva garantire l’esecuzione in cella, eccellenza?

Qualcuno deve pagare per una bestia in libertà

Ma è dal ministro della giustizia – se di giustizia si può ancora parlare – che attendiamo risposte. Perché sinora non abbiamo letto né post, né tweet, da un guardasigilli solitamente ciarliero sui social.
E’ tempo di massima trasparenza, perché non si deve avere riguardo per alcuno. Chiunque abbia sbagliato, va individuato e sanzionato come merita chi si scorda un delinquente in circolazione. La bestia che ha sgozzato Stefano Leo doveva essere recluso. E magari oggi quel ragazzo torinese sarebbe ancora vivo a sorridere con i suoi amici e la sua dignitosissima famiglia. Invece no.
Ministro Bonafede, il presidente Barelli Innocenti ha detto che spiegherà tutto agli ispettori “se e quando verranno”. E’ un’altra beffa annunciata? Possono partire oggi stesso?

Quanti condannati sono ancora in giro?

Video correlati Caso Aquarius: Cinismo o ipocrisia dell’UE?

Che cosa vuol dire che manca il personale per far scontare una pena? Chi ci deve pensare, lei o noi? Non c’erano cancellieri per trasmettere un ordine di carcerazione? E come vi permettete di sottovalutare una questione del genere? Quante “pratiche” sono in sospeso? Non è che gli ispettori devono controllare prima al ministero?
Cancellando la prescrizione avete pensato di fare giustizia. Ma all’assassino di Stefano Leo avete regalato la libertà prima di compiere il suo gesto efferato a danno di un figlio di tutti noi. Perché ci sentiamo atterriti, padri e madri, a sapere che è così facile restare liberi anche se si è condannati ad entrare in carcere per scontare una pena. No, la pena diventa tutta nostra mentre aspettiamo il ritorno a casa dei nostri ragazzi. E stiamo ancora ad aspettare gli ispettori di Bonafede.
Ogni anno in Italia finiscono in prigione mille innocenti. Ma un colpevole non ci va. Sembra una barzelletta e invece è la drammatica realtà della nostra malagiustizia. Perché se il presidente di una Corte d’appello arriva a parlare di assenza di personale, non è pensabile che sia un problema solo di Torino. E viene il dubbio che accada anche nel resto del Paese, e magari nelle zone infestate pure dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta.
Ma ancora non paga nessuno, né si intravede chi sarà chiamato a rispondere.
Buon viaggio agli ispettori di Bonafede, ma abbiamo la sensazione che direte che è colpa degli invisibili. Gli assenti che non avete assunto. Se accadrà questo il Guardasigilli dovrà essere il primo ad andarsene. Perché Stefano Leo non può essere stato ammazzato dal destino cinico e baro.

MILIONI DI EURO FREGATI ALL’UNICEF: finalmente è arrivata la denuncia! A processo il cognato di Matteo Renzi

Una querela dagli Usa e la legge anticorruzione hanno sbloccato l’ inchiesta della procura di Firenze sui fondi destinati ai bambini africani che invece, per l’ accusa, sarebbero finiti sui conti correnti privati di Alessandro Conticini e poi riciclati per l’ acquisto di case e quote societarie. I pm Giuseppina Mione e Luca Turco ieri hanno chiuso l’ inchiesta che vede indagati per appropriazione indebita e riciclaggio Alessandro e Luca Conticini, e per riciclaggio Andrea Conticini, cognato dell’ ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. I tre, ora, rischiano il processo. Il loro avvocato Federico Bagattini in passato ha sempre respinto le accuse.

Ma secondo la procura di Firenze i Conticini si sono appropriati di 6,6 milioni di dollari donati dall’ Unicef, dalla Fondazione Pulitzer e da altri enti benefici internazionali alla Play Therapy Africa e ad altre due organizzazioni no profit create e gestite da Andrea Conticini per l’ assistenza all’ infanzia in Africa. Mentre quei soldi, parte di 10 milioni di dollari di donazioni ricevuti tra il 2009 e il 2016, sarebbero stati utilizzati per un investimento immobiliare in Portogallo da 2 milioni di euro, e per l’ acquisto di quote di società della Eventi6, la società di famiglia dei Renzi, e della Quality Press Italy e della Dot Media, l’ azienda fiorentina nota per aver gestito la convention della Leopolda.

Alla Eventi6, secondo quanto ricostruito dalla guardia di finanza, sono arrivati tra il febbraio e il marzo 2011 187.900 mila euro. Alla Quality press Italy 158 mila euro e alla Dot Media, nota per aver gestito le convention della Leopolda, 4 mila euro. Invece in Africa, per la procura, sarebbero arrivati a scopi umanitari solo 2,8 milioni di dollari. Che fine ha fatto la maggior parte delle donazioni?

Secondo la procura una parte dei 10 milioni di dollari è stata legittimamente utilizzata per pagare i compensi di Alessandro Conticini, della moglie e dei collaboratori. Ma oltre 6,6 milioni sarebbero transitati sul conto privato di Conticini attivato alla Cassa di Risparmio di Rimini con il denaro poi impiegato per vari investimenti. Oltre agli immobili in Portogallo c’ è la sottoscrizione di un prestito obbligazionario emesso dalla società ” Red Friar Private Equity Limited Guernsey” di circa 798 mila euro.

 L’ inchiesta, nata nell’ aprile 2018, ha rischiato lo stop quando il governo Gentiloni ha cambiato le norme sulla procedibilità dell’ appropriazione indebita passata da ufficio a querela di parte. In estate la procura tramite rogatorie internazionali ha chiesto alle organizzazioni benefiche se volessero sporgere querela. L’ Unicef, che tra il 2008 e il 2013 ha donato 3,8 milioni di dollari alle no profit di Conticini, non ha risposto e a ottobre ha spiegato che « le somme erano il corrispettivo di regolari contratti in diversi paesi del mondo».

A gennaio ha presentato invece querela Operation Usa, che tramite la Fondazione Pulitzer ha donato oltre 5,5 milioni di dollari tra il 2009 e il 2016. Nello stesso mese è entrata in vigore anche la nuova legge anticorruzione che ha cambiato di nuovo la procedibilità dell’ appropriazione indebita: se è aggravata, non serve la querela di parte. Così l’ indagine ha avuto un nuovo impulso.

Durante l’ inchiesta la procura aveva convocato i fratelli Conticini per essere interrogati. «Ma quando ci hanno mandato l’ avviso i fatti contestati erano diversi da quelli richiesti per l’ interrogatorio»,spiegava negli scorsi mesi l’ avvocato Bagattini. Ora gli indagati hanno facoltà di chiedere l’ interrogatorio.

Tasse, spesa e debito pubblico: la ricetta eterna degli italiani per continuare a peggiorare le cose

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Mentre la realtà si incarica di dimostrare che la spesa pubblica assistenziale non produce ricchezza, Di Maio e Salvini continuano a blaterare contro un’austerità che non esiste. E gli italiani li seguono, persuasi che per crescere serva spendere. Invece si dovrebbe cambiare lo Stato

di MARCO BERTORELLO

I nodi cominciano ad arrivare al pettine e, sfortunatamente per i nostri eroi rosso-brunati, questo avviene (come avevamo previsto già in autunno) proprio in piena campagna elettorale per le elezioni europee. Per consolidare il proprio potere, ma anche per verificare chi fra i due ne avrà di più in prospettiva, entrambi i partiti di governo aspirano ad una vittoria elettorale in maggio. Per questa ragione sia i provvedimenti adottati che le (molto più frequenti) comparsate mediatiche hanno avuto sino ad ora un unico obiettivo: acquisire voti distribuendo soldi altrui ed istigando intolleranza ed esclusione verso i non appartenenti al clan.

Un vero peccato, dunque, che, come Istat ed Ocse hanno appena confermato, la recessione italiana invece di chetarsi si approfondisca. La risposta governativa alla crescente marea crescente di dati economici negativi si concentra, per il momento, sugli usuali temi di distrazione di massa: mandare i profughi del Mediterraneo ad Amburgo, ridurre gli incentivi al lavoro femminile, proporre inasprimenti delle pene tanto bestiali quanto inutili, cercare di rimborsare gli speculatori bancari e i gonzi al loro seguito, scoprire che la frutta spedita in aereo diventa troppo costosa … la lista delle pagliacciate ed anche dei danni permanenti si allunga ad ogni dato economico negativo.

Mancano ancora quasi due mesi al voto, la marea cresce e, nonostante gli sforzi di propaganda, l’odore non è sempre meno gradevole. Sarebbe necessario fare qualcosa, ovviamente, ma nessuno che stia al governo sembra intenzionato a dire cosa sino a dopo le elezioni europee. Mentre il Ministro dell’economia è occupato a stuprare il codice civile per comprare un po’ di voti a Salvini nel nordest, osserviamo apparire all’orizzonte svariate proposte, che hanno il chiaro supporto di, almeno, parti sostanziali dei partiti di governo. E non solo.

Prima fra esse, una volta ancora, emerge in varie forme l’idea di una “patrimoniale”, ovvero di un esproprio (in una forma o nell’altra) di parte della ricchezza privata come strumento per finanziare spesa pubblica addizionale. Partiamo da qui: l’intera opinione pubblica italiana (di “destra” che di “sinistra”) è completamente convinta che occorre ancora maggiore spesa pubblica assistenziale. Siccome sta diventando platealmente ovvio a tutti che iprovvedimenti assistenziali introdotti con il Def non produrranno alcun effetto “moltiplicativo” e hanno anzi già iniziato a fare danni (distorcendo le aspettative) prima ancora d’essere implementati, occorre inventarsi qualche altra maniera di trasferire soldi dalle tasche di alcuni a quelle di altri.

Si continuerà a blaterare di una austerità inesistente mentre decine, anzi centinaia, di miliardi di risorse verranno gettati in pensioni anticipate, redditi assistenziali e clientelari, incentivi per questa o quest’altra categoria privilegiata

Durante l’anno in corso e sino al prossimo scontro con i nostri partner europei, ulteriori aumenti del debito sono fuori discussione anche perché sembra palese che il buco fiscale, a fine anno, sarà ben maggiore da quanto falsemente annunciato qualche mese fa. Eppure occorre poter promettere di spendere ancora raccontando che maggior spesa pubblica serve alla crescita mentre, in realtà, si sta solo cercando di mettere in tasca qualche soldo ai propri elettori onde evitare che insoddisfazione e rabbia esplodano troppo rapidamente.

Di conseguenza, da Cgll all’organo di Confindustria, è tutto un fiorire di patrimoniali più o meno occulte. Perché? Perché, tragicamente, tutti i gruppi sociali italiani sono convinti di vivere in una situazione di “austerità neoliberale” in cui la spesa pubblica viene continuamente ridotta generando stagnazione economica e crescente povertà.

Che tutto questo sia folle e falso non interessa più a nessuno. Che crescita economica e benestare sociale possano essere solo il frutto di cambiamenti strutturali che nulla hanno a che fare con la spesa e tutto hanno a che fare con miglioramenti radicali delle istituzioni dello stato italiano (dall’istruzione, alla giustizia, alle procedure burocratiche, al sistema di incentivi all’economia, alla distribuzione fiscale …) non interessa più a nessuno. Che la stragrande maggioranza di questi provvedimenti possa essere adottata a bilancio invariato, non interessa più a nessuno. Che non vi sia, infatti, alcuna altra strada percorribile per rallentare se non invertire questo inesorabile e sempre più drammatico declino, è tanto vero quanto che il Capitano sia in mutande ma le elite italiane, pavide come sempre in quasi due secoli di storia nazionale, non oseranno mai dirlo.

Si continuerà, di conseguenza, a blaterare di una austerità inesistente mentre decine, anzi centinaia, di miliardi di risorse verranno gettati in pensioni anticipate, redditi assistenziali e clientelari, incentivi per questa o quest’altra categoria privilegiata, sconti fiscali per questo o quell’altro gruppo economico inefficiente, regalie a pseudo-truffati o ripianamento dei debiti d’impresa parassitaria di bandiera.
In questo baccanale di assurdità e menzogne alcune centinaia di avventurieri, nuovi padroni dello stato italiano, festeggiano la loro conquista mentre la massa dei cittadini cerca di inebriarsi (meglio, inebetirsi) con gli effluvi della propaganda per potersi convincere che non dipende da loro ma dall’austerità a noi imposta dall’Europa e dal neoliberismo mondiale. Amen.

Le bollette di luce e gas calano da aprile, ma gli oneri per il sistema aumentano.

In netto calo il costo della bolletta di luce e gas sul mercato tutelato: i vantaggi per famiglie e imprese della riduzione dei prezzi delle materie prime. Cala il costo dell’energia e la tassa oscura degli oneri per il sistema aumenta.

di Redazione PMI.it

scritto il

Il primo aprile è scattata la diminuzione delle tariffe di elettricità e gasper i clienti sul mercato tutelato, dovuta alla contrazione dei prezzi delle materie prime nei mercati all’ingrosso.

Per la famiglia tipo, la bolletta della luce dell’8,5% e quella del gas del 9,9%. In entrambi i casi, il risparmio sui costi si riferisce al confronto con il trimestre precedente. Vantaggi anche per le aziende, ovviamente, soprattutto quelle in cui i costi energetici sono molto elevati.

Voci in bolletta Costo
(centesimi)
% sul totale Variazione
(primo trim 2019)
approvvigionamen-to energia 6,63 33,35% – 26,70%
commercializzazio-ne al dettaglio 1,78 8,94% 0
trasporto e gestione contatore 3.92 19,68% 0
oneri di sistema 4,95 24,88% + 9,9%
Tasse 2,62 13,15%
TOTALE 19,89 -8,85%

Tariffe gas

Il prezzo del gas è pari a 76,51 centesimi di euro per metro cubo, con la seguente ripartizione:

Voci in bolletta Costo
(centesimi)
% sul totale Variazione
(primo trim 2019)
approvvigionamen-to gas 24,63 32,19% -23,5%
vendita al dettaglio 5,10 6,66% 0
trasporto e gestione contatore 14,62 19,11% +0,8%
oneri di sistema 3,23 4,23% + 9,9%
imposte 28,93 37,81%
TOTALE 76,51 -9,9%
In considerazione della flessione dei prezzi, la famiglia tipo spenderà in un anno (periodo considerato: luglio 2018-giugno 2019) 565 euro di elettricità e 1.157 euro di gas (la definizione di “famiglia tipo” comporta consumi medi di energia elettrica di 2.700 kWh all’anno e una potenza impegnata di 3 kW, mentre per il gas i consumi sono di 1.400 metri cubi annui.).