Archive | February 2019

Controversie internazionali: come recuperare il credito

di Redazione PMI.it

scritto il

SACE SIMEST e Agenzia ICE insieme per mettere al sicuro dal rischio di insolvenza le PMI italiane dell’export con un servizio di recupero crediti esteri.

Firmato da parte di SACE SIMEST (Gruppo CDP) un accordo con l’Agenzia ICE per offrire alle imprese italiane esportatrici un servizio integrato di assistenzaper la risoluzione di controversie internazionali di recupero crediti anche extra-UE.

L’accordo nasce dalla consapevolezza di una crescente rischio per le imprese italiane dell’export di incorrere in un mancato pagamento, a fronte del fatto che oltre l’85%delle transazioni all’estero avviene oggi tramite dilazioni. Un rischio che aumenta qualora l’azienda operi con controparti di mercati emergenti che, pur offrendo spesso un ottimo potenziale di business, sono poco conosciuti e più soggetti a instabilità e shock esogeni.

Un paracadute contro il rischio di insolvenza

Proprio per questo SACE SIMEST e Agenzia ICE hanno deciso di unire le forze per dare alle nostre imprese dell’export, soprattutto le PMI, un adeguato set di strumenti per tutelarsi e affrontare le difficoltà, dando così loro modo di diminuire l’esposizione al rischio di insolvenza e di poter investire nella propria crescita sui mercati internazionali con maggiore tranquillità, in particolare nelle geografie emergenti che, a fronte di più elevati livelli di criticità, presentano un maggior potenziale.

=> Come misurare l’affidabilità del cliente

La partnership prevede l’unione delle reciproche expertise per indirizzare le imprese esportatrici verso le migliori soluzioni per recuperare i propricrediti all’estero:

  • l’Agenzia ICE, grazie ad una rete mondiale di uffici all’estero, metterà a disposizione la propria competenza, offrendo alle aziende un servizio personalizzato di assistenza per la soluzione di controversie internazionali su crediti da recuperare, tramite un tentativo di risoluzione amichevole extragiudiziale effettuato dal personale degli uffici della rete estera.
  • se dopo un certo periodo di tempo questa attività non dovesse produrre i risultati sperati, entrerebbe in gioco il servizio di recupero crediti della SACE-SRV, sia per la fase stragiudiziale che per quella giudiziale, fruibile dalle aziende a condizioni agevolate.

Per Roberto Luongo, Direttore Generale dell’ICE-Agenzia, si tratta di:

un ulteriore tassello nella cooperazione tra ICE e SACE SIMEST che, attraverso un approccio orientato alla sinergia e alla collaborazione, ha sinora prodotto risultati tangibili nella export education, negli eventi sul territorio con le imprese italiane, nelle analisi economiche integrate funzionali alla Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione.

Visto il contesto macroeconomico globale sempre più complesso, le imprese devono dotarsi di tutti gli strumenti necessari per proteggere il proprio business. Quelle che non lo hanno fatto e si trovano in difficoltà devono sapere che possono contare su SACE SRV, de facto un punto di riferimento unico sul mercato per il recupero crediti sui mercati extra-UE. L’accordo con ICE permetterà sempre di più di mettere questo servizio molto concreto a disposizione di un numero crescente di aziende Italiane.

“Confermate centralità del Ppe” Europee, Tajani: i dati delle proiezioni non cambiano l’orizzonte “

La maggioranza che si prefigura è la stessa che ha votato la mia elezione al Parlamento e che è composta da Popolari, liberali e conservatori”  Tweet Europee, proiezioni Europarlamento: 27 seggi alla Lega, primo partito italiano 18 febbraio 2019 Le prime proiezioni del Parlamento europeo sui risultati delle elezioni del maggio prossimo “confermano la centralità del Partito popolare europeo”, secondo il presidente dell’Eurocamera Antonio Tajani, e “la maggioranza che si prefigura è la stessa che ha votato la mia elezione al Parlamento e che è composta da Popolari, liberali e conservatori”.  Sulla possiibilità di un boom delle forze sovraniste ha commentato:  “Che ci sia una crescita è possibile, ma non sono un monolite, non esiste un gruppo sovranista, sono divisi in diverse famiglie politiche, quindi l’unica maggioranza che si può prefigurare, allo stato, è quella esistente. Secondo il presidente dell’Europarlamento dunque “il Partito popolare europeo resta centrale, la prima forza politica in Europa, anche se dovesse perdere qualche seggio come prefigurato dai sondaggi”. “Distinguere panorama politico italiano da quello europeo” Tajani, parlando ancora di sovranismo, sottolinea la necessità di “distinguere il panorama politico italiano da quello europeo, vedere dove e come saranno orientate diverse variabili, come ad esempio i voti di Macron in Francia. Anche se la Lega, che oggi in Europa aderisce al gruppo Enf di Marine Le Pen, otterrà 26-27 deputati europei – ha aggiunto il presidente dell’Eurocamera – non sarà determinante in Europa. Non guardiamo al continente con le lenti dell’Italia. Al momento i gruppi sono diversi: Orban sta nel Ppe, come Kurz, e quindi non è alleato della Lega, l’ Afd sta con i conservatori, in realtà sono divisi. Poi bisognerà vedere. Lega e Le Pen rimarrebbero nello stesso gruppo? Io ne dubito, semmai vedo la Lega andare verso i conservatori. E’ complicato…”, ha concluso, e tutto, a tre mesi dalle elezioni, è ancora possibile.  Intanto Tajani, questa mattina all’inaugurazione dell’Anno accademico dell’ Università europea di Roma, ha teso di nuovo una mano al leader della Lega e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, affermando che “sbaglia a non staccare la spina a questo governo”, anche se – ha precisato – “il caso Diciotti non ha nulla a che vedere con le alleanze. Forza Italia – ha detto ancora il vicepresidente del partito – continua a puntare ad un governo di centrodestra. Non c’è alternativa”, ha insistito. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Europee-Tajani-i-dati-delle-proiezioni-non-cambiano-orizzonte-1dcf6370-e055-4f8a-b46f-c93f0face2b2.html

Super-autonomia leghista alle tre Regioni più forti, il sud insorge. E forse non ha torto…

AUTONOMIA DIFFERENZIATA E UNITA’

I carrozzoni della politica rappresentati dai partiti e le elemosine di cittadinanza non soddisfano le gente, sempre più consapevole, che chiede “ partecipazione” e “ lavoro”. Il consenso crescente dell’intero paese nei confronti della Lega premia l’attivismo di Salvini e sta a significare un giudizio di insufficienza sull’assistenzialismo portato avanti dai 5stelle. I nodi fra i due partiti vengono, ora, al pettine con l’intesa sull’autonomia differenziata per le tre regioni, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. Parlare della perequazione tra aree forti ed aree deboli con riguardo ai gettiti tributari trattenuti e porla a carico dello Stato corrisponde alla logica assistenzialista con cui si è tentato di bilanciare l’irresponsabilità gestionale delle regioni del Sud. Non che al Nord siano rose e fiori, ma le condizioni del Nord lasciano più margini agli amministratori per far quadrare i conti del bene e del male. Ben venga una richiesta di maggiore autonomia anche dalle Regioni del Sud. Uno Stato determinato a risalire la china, la imporrebbe a tutte le Regioni, dal Nord al Sud, in egual misura. Sarebbe l’occasione per obbligare quelle Regioni ad assumersi maggiore responsabilità, principiando proprio dal loro interno. La Lega, per suo conto, se vuole trionfare e il PD, se vuole rinascere, devono puntare a questi risultati. Devono costituzionalizzare i principi guida dei partiti e lasciare che l’assistenzialismo dei 5stelle vada alla deriva.

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Scrive Robert Perdicchi: “Mentre i grillini festeggiano intorno al triste feticcio del reddito di cittadinanza, illudendosi che una misura assistenzialista per il sud possa bilanciare il consenso crescente dell’intero paese nei confronti della Lega, nel silenzio più o meno generale si sta consumando un’operazione di devolution, in stile Bossi anni Novanta, che rischia di premiare le tre regioni più forti del Paese a dispetto del resto d’Italia, ma soprattutto del sud.

“Nessuno slittamento. I testi sono pronti e li porto in Consiglio dei ministri domani”, conferma la ministra degli Affari regionali Erika Stefani sulle tre bozze di intesa sull’autonomia differenziata con le tre regioni, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, ormai in dirittura d’arrivo. “Restano dei nodi politici sui quali discutere”, conclude.

Tra i nodi politici, c’è quello della “doppia velocità“: autonomia è un bel concetto, ma quando si declina solo per chi già balla da sola, come le regioni economicamente più sviluppate, rischia davvero di minare la coesione sociale del Paese, nel silenzio del M5S, incapace di cogliere quali siano le vere minacce alla stabilità del territorio, altro che Tav…

La sinistra, ovviamente, contro quel decreto sulla super-autonomia al nord, lancia la solita battaglia del vittimismo meridionalista, con il governatore De Luca a tuonare contro Salvini, senza un briciolo di autocritica su quella doppia velocità imposta al sud proprio da una classe dirigente, inadeguata, a cui lui stesso appartiene.

Il nuovo regime prevede che ulteriori materie legislative rispetto alle attuali (tra le aggiunte si annoverano sanità, istruzione e tutela dell’ambiente, energia, beni culturali) vengano date in gestione esclusiva sottraendole a quella congiunta dello Stato.

Punto sul quale la Svimez, istituto di ricerca meridionale, fa notare: ”Il dibattito sul regionalismo a geometrie variabili è rimasto per troppo tempo ai margini del dibattito pubblico e ora se ne continua a parlare in riunioni riservate. Man mano che trascorre il tempo, la parte più forte del Paese, il Nord, si trova ad essere sempre più debole e reagisce in modo sempre più aggressivo. Questa è la bomba ad orologeria piazzata alle fondamenta del nostro Stato”, attacca il presidente Adriano Giannola, al seminario Cgil sull’autonomia rafforzata. Il Presidente Svimez ha ribadito che, come sosteneva la legge 42 del 2009, fatta dal senatore leghista Calderoli, ministro delle Riforme nel governo Berlusconi, norma peraltro mai applicata, ”è lo Stato che deve assumersi la responsabilità di fare la perequazione tra aree forti ed aree deboli”.

Anche per il professor Gianfranco Viesti, quella norma che aumenta il gettito tributario trattenuto dalle Regioni più forti, non significa altro che ridurre i finanziamenti alle altre regioni attribuendo un ulteriore vantaggio economico al settentrione. Italia spaccata? Un rischio, cerrto. Sta di fatto che la stessa richiesta, di maggiore autonomia, potrebbe arrivare anche dalle Regioni del sud, ma autonomia significa anche responsabilità, controllo, spending review. Come si conciliano questi argomenti con il dna assistenzialista che scorre nelle vene di Pd e M5S?”

Bankitalia, l’attacco del Governo

da PMI.ITbancaPer Di Maio e Salvini bisogna azzerare vertici, di diverso avviso Tria: posizioni e dichiarazioni del caso Bankitalia.

Per il Movimento 5 Stelle serve un cambio ai vertici di Bankitalia: serve discontinuità, sostengono Luigi di Maio e Matteo Salvini i quali, a Vicenza, in occasione dell’assemblea degli ex soci delle banche venete hanno affermato:

Non possiamo pensare di confermare le stesse persone che sono state nel direttorio di Bankitalia, se pensiamo a tutto quel che è accaduto in questi anni. Banca d’Italia e Consob andrebbero azzerati, altro che cambiare una-due persone, azzerati.

Sul proprio blog, il M5S scrive:

D’altra parte quello che vogliamo, come Governo del Cambiamento, è solo di esprimerci sui nomi dei vertici di Banca d’Italia e Consob. Ci è consentito dalla legge e lo faremo senza paura di toccare qualche potere forte che si fa scudo attraverso i media o le solite relazioni politiche privilegiate.

Abbiamo già espresso la nostra preferenza per Consob, indicando una persona di innegabile competenza come Paolo Savona. È il turno di Banca d’Italia, ed una cosa è certa: chi ha partecipato alla vigilanza degli ultimi anni, la più fallimentare della nostra storia repubblicana, non può rimanere al suo posto come se nulla fosse successo.

Fondamentalmente per il Governo  chi avrebbe dovuto controllare non l’avrebbe fatto e questo ha portato i risparmiatori a perdere i propri soldi investendo in titoli emessi dalle banche poste in risoluzione a fine 2015 (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti) e in liquidazione coatta amministrativa nel giugno 2017 (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca).

La bufera si è scatenata a fronte della scadenza dell’incarico di Vice Direttore generale della Banca di Luigi Federico Signorini. Lo Statuto della Banca d’Italia prevede che i rinnovi dei mandati del Direttore Generale e dei Vice Direttori generali debbono essere approvati con decreto del Presidente della Repubblica, promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri di concerto col Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri. In occasione di un Consiglio dei Ministri, il Governo ha bloccato la sua conferma, sostenuta invece dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Tra i due poli opposti c’è il premier Conte, ora chiamato a mediare tra le diverse posizioni.

La Tav si farà, Toninelli sta per fare un’altra figuraccia: ecco perché – di Giuseppe Menardi

…in un mondo normale quando un comico disquisisce di questioni tecniche normalmente significa che vuole fare ridere chi lo ascolta.

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 dall’ing. Giuseppe Menardi, ex senatore e sindaco di Cuneo 

Sostiene Rete Ferroviaria Italiana: «Il Terzo-Valico dei Giovi, di collegamento tra il porto di Genova e la rete padana, costituisce lo sbocco sul Mediterraneo del Rhine-Alpine Corridor, uno dei corridoi principali della rete strategica transeuropea, che mette in collegamento tra loro regioni europee tra le più popolate e a maggior vocazione industriale. Tra i principali obiettivi della nuova infrastruttura: il trasferimento di quote consistenti del traffico merci dalla strada alla rotaia, con vantaggi per l’ambiente, la sicurezza e il sociale». Con questa premessa avremmo già risposto a tutti coloro che protestano perché il Governo dopo avere detto che non si sarebbero proseguiti i lavori per il terzo valico, ha impiegato sei mesi per decidere, viceversa, che è un’opera che non può essere fermata, essa deve essere ultimata. Naturalmente in un mondo normale quando un comico disquisisce di questioni tecniche normalmente significa che vuole fare ridere chi lo ascolta e perciò nessuno prende sul serio le sparate farlocche che egli racconta. Come quando, per sostenere le sue convinzioni contro la realizzazione dei collegamenti autostradali attorno alla sua città, raccontò che il ponte sul Polcevera avrebbe resistito per decenni e chi non lo credeva era semplicemente schierato dalla parte delle autostrade che vogliono opere non necessarie a danno dei cittadini.

Il sì al Terzo Valico rende necessaria la Tav

Purtroppo gli italiani hanno potuto constatare, con un tributo di vittime enorme, quanto l’opinione di un comico sia inattendibile. Ma allora perché i cittadini devono essere sottomessi ad un gruppo di incompetenti governanti che sceglie in modo partigiano i propri consulenti per trovare una risposta che è già realtà. Il Ministro Toninelli, dopo aver pervicacemente sostenuto di affidare la decisione circa la realizzazione o meno le grandi opere ad una commissione tecnica di sua fiducia che ci avrebbe spiegato i costi ed i benefici di ciascuna di esse, ha dato il via appunto al terzo valico, facendo imbufalire il suo elettorato. Già, perché l’unica bussola del ministro sembra essere quella di assecondare chi l’ha votato. E questi italiani rimarranno ancora più delusi nel constatare che le loro convinzioni ideologiche, anacronistiche, sovente contrarie al buon senso ed agli interessi del popolo, saranno disattese. Dopo il si al Terzo valico, qualsiasi ragione per non realizzare la TAV, ovvero la Torino – Lione, è così minimale e residua, di fronte ai benefici di collegare l’alta velocità-alta capacità al sistema europeo che, chiunque volesse ancora opporsi a questo essenziale e moderno collegamento, non avrebbe nessuna ragione significativa a cui aggrapparsi. Infatti l’unica vera motivazione per realizzare il Terzo Valico è collegare il sistema portuale ligure alla rete ferroviaria europea attraverso la TAV.

Senza la Tav il Terzo Valico non avrebbe senso

Il porto di Genova avrà finalmente il ruolo a cui ambisce, di diventare di primo hub europeo sul mediterraneo, se le merci che arrivano potranno proseguire rapidamente per il Nord Europa. Ciò è possibile solo attraverso una moderna e capace ferrovia che passa sotto le Alpi. Se si dovesse rinunciare alla Torino Lione, il Terzo valico non avrebbe perciò senso. Ma poichè il dado è tratto, ovvero il Terzo Valico si fa, a maggiore ragione i costi della rinuncia alla TAV sarebbero enormi e devastanti e pertanto la realizzazione del collegamento transalpino ormai mi pare irreversibile. La propaganda del ministro però non si ferma e probabilmente ignorando le procedure ed il galateo, perchè questa è la cifra che distingue il nostro, il 6 febbraio scorso ha inviato la perizia di parte, cioè la sua, che è contraria alla TAV, alla Francia ed all’Europa. Informo il Ministro che l’unico organo che ha la parola definitiva in merito è il Parlamento italiano. Tuttavia senza un accordo con i francesi nemmeno il Parlamento può modificare un accordo internazionale. Infine anche l’obiettivo di accontentare la volontà del “popolo” degli elettori con il passare dei giorni diventa sempre meno significativo perchè la maggioranza degli italiani secondo i sondaggi è favorevole alla TAV.