Archive | October 2018

Mattarella: “Tutelare i risparmi delle famiglie”

La risposta del Presidente alla proposta di Savona sul fondo “salva-Stato”, finanziato con il risparmio degli italiani attraverso speciali titoli di Stato di solidarietà sottoscritti forzatamente dai risparmiatori nella misura del 20% del proprio patrimonio netto.

ECONOMIA

Mattarella: Tutelare i risparmi delle famiglie

“La tutela del risparmio, prevista dall’art. 47 della Costituzione, corrisponde alla garanzia dell’irrinunciabile libertà delle famiglie di poter autonomamente individuare i mezzi atti a sostenere le proprie scelte di vita e, insieme, sottolinea l’enorme valore rappresentato, per la stabilità del sistema economico-finanziario italiano, dal popolo dei risparmiatori. I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato”. Ad affermarlo è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato in occasione della ‘Giornata del risparmio’ e letto dal presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti.

“L’attenzione all’etica e allo sviluppo, temi chiave di questa 94esia Giornata – rileva il Capo dello Stato -, sottolinea il valore sociale del risparmio che va ben oltre la sfera individuale e familiare. Esso, unito all’equilibrio dei bilanci pubblici, espressamente richiamato dalla Costituzione, è condizione essenziale dell’esercizio della effettiva sovranità del Paese”.

La gestione del risparmio da parte dello Stato, delle imprese bancarie, degli intermediari finanziari, sottolinea ancora Mattarella, “costituisce il motore di uno sviluppo responsabile e sostenibile, un elemento centrale dell’esercizio del credito e deve obbedire a regole di assoluta trasparenza, di saggia amministrazione delle risorse, di protezione di depositi e investimenti”.

“Lo sviluppo, e quindi la creazione e la diffusione di benessere nel Paese, – rileva il Capo dello Stato – passa attraverso la capacità di iniziative dirette alla crescita dell’economia reale. Sono quindi particolarmente benvenute le iniziative di finanza etica, attente alla produzione e distribuzione di beni e servizi e all’impatto sociale delle proprie attività”.

“Il mese che si conclude è stato dedicato al tema della educazione finanziaria. Vanno incoraggiate tutte le iniziative a questo fine – conclude il presidente della Repubblica -. Acquisire nozioni in materia finanziaria consente ai risparmiatori di gestire in maniera appropriata le loro scelte, sia nel credito sia nel debito, esercitando così una cittadinanza attiva su questo fronte”.

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“Patrimoniale” al 20%, il piano della Bundesbank per dimezzare il debito italiano”

Hanno speso e spaso a destra e a manca, hanno fatto affari loschi, svenduto assetti strategici, fatto crepare la gente sotto i ponti, si sono ripuliti da che erano quattro cialtroni ed ora, per riparare un po’ la barca e continuare la gita, sono pronti a mettere le mani nelle nostre tasche, sul risparmio degli italiani. Non dormono di notte per inventare come fotterci. La parola magica, che riempie di gioia il burino, è solidarietà e la usano come un’arma. Da quella per chi nel suo continente non ha mai alzato un dito e non conosce il sudore, all’ultimissima di ieri: “gli speciali titoli di Stato di solidarietà sottoscritti forzatamente dai risparmiatori nella misura del 20% del proprio patrimonio netto”, che, magari, sono i soldi accantonati per pagare le tasse a questi scialacquatori! Non sono nemmeno originali. Non era l’idea della Merkel? Da otto anni, stanno portando avanti, un partito dopo l’altro, a forza di slogan e di proclami, di dichiarazioni roboanti, il piano della finanza sovranazionale di spoliazione del Paese. Possibile mai che chiunque vada al governo di questa Nazione non debba rispettare il suo popolo? E così che il luminare Savona pensava di raddrizzare gli squilibri dell’Unione europea? È questa la crescita addirittura sottostimata che sbandiera questo governo? Abbiamo raccontato ai nostri seguaci, per sei anni, che gli investimenti non si finanziano facendo debito con la BCE e con le tasse, abbiamo ascoltato in ginocchio le conferenze di Claudio Borghi e di Alberto Bagnai.. Meglio tacere!

 

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Un fondo “salva-Stato” tutto italiano

Un fondo “salva-Stato”, finanziato con il risparmio degli italiani attraverso speciali titoli di Stato di solidarietà sottoscritti forzatamente dai risparmiatori nella misura del 20% del proprio patrimonio netto: così l’Italia, attingendo alla ricchezza degli italiani, può risolvere il problema dell’elevato debito pubblico ed abbassare lo spread senza aiuti esterni, senza ricorrere all’Esm (European stability mechanism) e «senza chiedere l’intervento dei contribuenti europei» o della Bce. È questa la provocatoria, ma ampiamente argomentata, proposta lanciata oggi sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung da Karsten Wendorff, economista di punta della Bundesbank responsabile per il dipartimento delle finanze pubbliche nella banca centrale tedesca. L’ipotesi, si precisa nel servizio, è a titolo personale.

L’ispirazione: il piano B di Savona

Partendo dalla proposta del ministro Paolo Savona, che secondo l’economista mira a scaricare sull’Europa con la richiesta di garanzie varie il debito pubblico italiano sopra il 60% del debito/Pil, e ricordando che lo stesso vicepremier Matteo Salvini fa spesso riferimento alla ricchezza dell’Italia e degli italiani, Wendorff mette le due cose assieme per proporre all’Italia il fondo salva-Stato, una soluzione tutta fatta-in-casa per risolvere un problema che lui considera (e come lui molti tedeschi e molti europei) domestico. Non più dunque il ricorso all’Esm, il fondo-salva Stati europei. La notizia è stata rilanciata anche da Bloomberg.«Patrimoniale? No, c’è un rendimento»
Non si tratterebbe di una patrimoniale, afferma l’economista convinto, perché i titoli di Stato di solidarietà nazionale pagherebbero comunque un rendimento e non si tratterebbe di un prelievo forzoso ma un investimento forzoso. Il fondo salva-Stato oltretutto, questa la tesi, diventerebbe uno strumento deterrente, il famoso bazooka nel cassetto, per bloccare la speculazione: mettendo a garanzia del vecchio debito pubblico italiano direttamente la ricchezza degli italiani. L’acquisto dei bond sarebbe forzato, pari al 20% del patrimonio netto: Wendorff ha già calcolato che così facendo circa la metà del debito pubblico italiano ricadrebbe sotto l’ombrello di questo fondo.

 

Giuseppe Conte, a Mosca, incontra le imprese insieme al presidente Vladimir Putin

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L’Italia rafforza i rapporti commerciali con Mosca. “Rafforzare le relazioni commerciali e industriali è quasi un dovere per noi, tenuto conto della naturale complementarietà dell’economia italiana e di quella russa”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, a Mosca, in un incontro con le imprese insieme al presidente russo Vladimir Putin. “Come governo siamo pronti, sono qui a garantirlo, a sostenere le aziende intenzionate a intensificare il partenariato con i russi, avviare nuove joint venture, partecipare a nuovi progetti di sviluppo”, ha aggiunto il presidente del Consiglio sottolineando che c’è “la consapevolezza che la Russia sa di poter trovare negli imprenditori italiani degli ottimi partner”. Conte ha, tra l’altro, evidenziato il ruolo giocato da quelle aziende italiane che “da sempre credono in questo mercato e che si sono affacciate qui in un ruolo di apripista di cui ha beneficiato tutto il sistema produttivo italiano. Anche nei momenti difficili, non hanno mai pensato di abbandonare la Russia e di questo, quale capo del governo italiano, vorrei qui oggi dargliene merito di fronte alla massima autorità della Federazione russa”. Giuseppe Conte ha invitato il presidente russo Vladimir Putin a visitare l’Italia al più presto. “Inizierò il nostro incontro con una proposta – ha detto Conte, prima del bilaterale al Cremlino, secondo quanto riportato dalla Tass – Il mio auspicio è il seguente: mi piacerebbe molto che lei visitasse l’Italia nel prossimo futuro”. “Non viene da noi da molto tempo, non mi piacerebbe – ha aggiunto, con una battuta – che il popolo italiano avesse l’impressioni che lei non ci dà la giusta attenzione”. Poi Conte, sottolineando che Russia e Italia sono state in grado di mantenere una buona qualità nelle loro relazioni, ha affermato che “uno degli obiettivi della mia visita è ancora volta studiare e vedere come possiamo sviluppare il potenziale dei nostri legami e dei nostri rapporti”.

Conte: stiamo rimettendo in moto l’Italia

Conte ha proseguito: “Stiamo rimettendo in moto il cantiere-Italia, rendendo più facile investire grazie alla semplificazione burocratica e più conveniente assumere grazie agli sgravi fiscali. Siamo sicuri che la “Squadra-Italia”, governo-imprese-lavoratori, saprà dare al mondo e all’Europa una grande risposta”. Lo scrive su Facebook il premier. “Questa mattina all’Expocentre di Mosca ho incontrato gli imprenditori italiani – esordisce il presidente del Consiglio – Donne e uomini preparati e vincenti che portano in alto il made in Italy in Europa e nel mondo. A loro ho ribadito che l’Italia è un Paese che gode di buona salute, i fondamenti della nostra economia sono solidi”. “Ho avuto modo di apprezzare la dinamicità del nostro tessuto imprenditoriale. La grande qualità dei prodotti italiani e la competitività delle nostre imprese ci permettono di avere un surplus commerciale consistente, consolidando la posizione centrale dell’Italia nel commercio internazionale. Il governo farà la sua parte per far crescere le imprese italiane. C’è un grande impegno in tal senso, come dimostrano anche le misure contenute nella manovra”, rimarca Conte. Infine, Putin dà una prova della consueta signorilità: anziché lamentarsi con i politici di Roma, li ringrazia: “Vorrei inviare tramite lei parole di ringraziamento al sindaco di Roma e al personale medico, che sta fornendo assistenza ai tifosi russi feriti durante l’incidente nella metropolitana di Roma”. Il presidente russo si è rivolto così al nostro presidente del Consiglio nell’incontro odierno. Ieri quasi 30 tifosi del Cska Mosca, a Roma per assistere alla sfida di Champions League, sono rimasti feriti nell’incidente avvenuto sulle scale mobili della stazione Repubblica.

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Il presidente russo Vladimir Putin non nasconde la propria ammirazione per la svolta italiana. “Sappiamo che l’economia italiana ha delle basi molto solide, noi ci fidiamo di tutto quanto sta facendo il governo italiano e siamo sicuri che i problemi saranno risolti”. E’ quanto ha assicurato il presidente russo Vladimir Putin, parlando delle tensioni tra Roma e Bruxelles sulla manovra, bocciata dalla Commissione europea. “Sappiamo delle discussioni in corso tra il governo italiano e la Commissione europea – ha sottolineato Putin – ma non ci intromettiamo. Malgrado i problemi difficili, sappiamo che l’economia italiana ha delle basi molto solide”. La Russia inoltre “sostiene gli sforzi dell’Italia per la soluzione della crisi in Libia”. Lo ha detto il presidente russo nella conferenza stampa con il premier italiano Giuseppe Conte al Cremlino, sottolineando che Roma e Mosca “condividono lo stesso approccio”. “Ho già detto che appoggiamo gli sforzi dell’Italia per la soluzione della crisi in Libia, appoggiamo tutto ciò che sta facendo l’Italia in questa direzione – ha sottolineato il presidente russo – Lo ripeto ancora, credo che il nostro approccio, la nostra impostazione coincida pienamente con quella italiana, nel senso che tutti i problemi devono essere risolti dallo stesso popolo libico, noi possiamo essere soltanto sostenitori e garanti”. E ha promesso:  “La Russia continuerà a fornire risorse energetiche all’economia italiana e all’intera Europa”. La cooperazione tra Russia e Italia, evidenzia Putin, non si limita alla fornitura di gas: “Accogliamo con favore l’ambizione delle imprese italiane di investire nello sviluppo del settore russo dell’energia elettrica”. “Sono sicuro che le intese raggiunte oggi favoriranno lo sviluppo della cooperazione russo-italiana in tutte le direzioni”. Lo ha detto il presidente russo Putin, nella conferenza stampa congiunta al Cremlino con il premier Giuseppe Conte, definendo “costruttivi” i colloqui avuti. A questo proposito, tra i tanti accordi, Enel, tramite Rusenergosbyt, la joint venture russa tra Enel ed Esn, ha siglato oggi un accordo di cooperazione strategica e ampliamento della partnership con la società per azioni Russian Railways (RZhD), che include un’estensione del contratto di fornitura energetica che lega le due società dal 2008. Attraverso i termini di questo accordo, le due aziende saranno in grado di pianificare interventi ed investimenti su orizzonti temporali più lunghi.

Paolo Savona, l’ultimo europeista ottimista rimasto al governo

La battaglia per la riforma dell’Europa passa attraverso la riscrittura dei vincoli economici, cioè la ridefinizione dei rapporti di potere. Superati gli 80 anni, Savona c’è: unico timoniere razionale di una nave in tempesta. di Dario Ronzoni

 

Chi l’avrebbe detto che, dopo tanta attesa, l’occasione sarebbe arrivata all’età di 82 anni appena compiuti. Ma il ministro degli Affari Europei Paolo Savona sembra pronto per la battaglia. Dopo una lunga carriera che lo ha visto passare per la Banca d’Italia (tra gli allievi preferiti del governatore Guido Carli) lungo i consigli di amministrazione di importanti società pubbliche e private (Impregilo, Gemina, Aeroporti di Roma, Consorzio della Nuova Venezia), fino alla poltrona di ministro dell’Industria durante il governo Ciampi nel ’93-94 – l’ultimo governo della Prima Repubblica – adesso ha una nuova missione: cambiare l’Europa.

Lui, ospite a un incontro a Roma organizzato dal giornalista Mario Sechi per la sua newsletter List, preferisce usare altre formule, meno ostili. Serve «riprendere un discorso serio con l’Europa», dice. E lo ripete «da 30 anni», almeno da quando seppe che al suo mentore Guido Carli «tremava la mano» al momento della firma dei Trattati di Maastricht. Allora l’Italia non era pronta: soprattutto, «non era pronta per consegnarsi al vincolo gestito dalle burocrazie europee», tutt’altra cosa rispetto al vincolo dei mercati. «Ne avevamo discusso tanto, e io allora non capivo. Solo oggi vedo quanto avesse ragione Carli a essere preoccupato».

Adesso, però, si può (ri)cominciare a discutere. Savona – completo blu impeccabile e cravatta amaranto con raffigurati cani gialli – rifiuta l’etichetta di populista («Io sono un riformatore moderato»), respinge la definizione “governo Frankenstein” e ricorda, mentre parla di spread, mercati e finanza, che «il popolo alla fine vince sempre». Non è propaganda: bensì un avvertimento. Le emozioni della gente non vanno sottovalutate perché «possono portare al disastro». Serve invece, «come diceva Spinoza, che sto rileggendo, saperle disciplinare con la ragione». E la ragione secondo Savona conduce, alla fine dei calcoli e delle misure, a una revisione dell’intera struttura europea. «Il sistema così come è non funziona. L’ho detto anche a Oettinger, che essendo commissario europeo per il Bilancio, non poteva certo smentirmi». Risate.

Dietro allo scontro tra ragione ed emozione, se ne staglia un altro, quello tra europeisti e sovranisti, che «in realtà è tra riformatori e conservatori», o meglio «tra chi vuole cambiare e chi vuole mantenere», in un braccio di ferro di poteri che non risparmia nessuno, nemmeno «la stampa: che è conservatrice» e per questo nemica del “suo” governo. In gioco c’è molto. «La mia proposta è di europeizzare il cambiamento», cioè addirittura estendere il progetto europeo (è noto che da tempo propone di creare programmi scolastici comuni, condividere il sistema bancario e trasformare la Bce in una Banca Centrale reale) assecondando le necessità della gente, anche aumentando i livelli di spesa. Altrimenti, dice, «si sovranizza la conservazione». Ogni Paese va per conto suo e le frizioni aumenteranno.

Le emozioni della gente non vanno sottovalutate perché «possono portare al disastro»

Tutto razionale, tutto calcolato. Di passo in passo, la sua rete autorevole si stende leggera. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla fine «mi ha nominato ministro», per cui non ha ostilità nei miei confronti. Il governatore della Bce Mario Draghi, invece, «lo ho incontrato, e abbiamo parlato a lungo con estrema cortesia. Lui capisce tutto», anche se alla fine dissentono su questioni di fondo. E alla fine il ministro Savona, che sfoggia ai polsi gemelli a forma di tartaruga, difende le decisioni contenute nel Def del governo. «Sono l’ultimo ottimista rimasto», dice.

È sicuro che la manovra farà aumentare la crescita, anche «se è moderata – ci vuole molto di più, ho detto io – è cauta e soprattutto concreta, perché segue una logica economica ferrea». E se le previsioni parlano di eventuali problemi che verranno fuori dopo il 2019, «questo per me vuol dire che c’è tempo». Tradotto, «tempo per riflettere, visto che l’anno prossimo si vota e ci sarà un nuovo Parlamento europeo, con una nuova Commissione e anche una nuova Bce». Forse allora la battaglia sarà finita. O appena cominciata. Savona non ha fretta: ha aspettato tanto, aspetterà ancora. Lui, sardo doc, appartiene alla stirpe dei centenari.

 

 

Era il 2016. Guarda Chi Finanzia La Meloni: Il Cassiere Di Mario Monti

C’è una sorpresina nell’elenco dei finanziatori di Fratelli di Italia- il partito di Giorgia Meloni– depositato alla tesoreria del Parlamento con tanto di dichiarazioni congiunte. Nei 161 mila euro arrivati nell’ultimo anno c’è anche un contributo di 10 mila euro versato il 7 ottobre scorso dalla TCI Comunicazioni Italia srl di Saronno. E’ l’azienda posseduta al 95% e amministrata da Gianfranco Librandi, responsabile finanziario di Scelta civica fin dai suoi esordi, scelto proprio da Mario Monti.

Fa specie che un deputato di uno schieramento

 

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finanzi volontariamente un partito avversario. Ancora più singolare è che il partito della Meloni accetti un contributo, per quanto limitato, da quello che dovrebbe essere il nemico per eccellenza: il cassiere del partito che ha varato la legge Fornero, che viene accusato proprio da Fratelli di Italia di connivenza con l’Europa dei poteri forti, con i salotti di Bildeberg, la Trilateral e così via. Pecunia evidentemente non olet, e riesce ad andare perfino al di là dei contrasti personali. La Meloni e Librandi infatti se ne sono dette sempre di tutti i colori in trasmissioni televisive, in particolare modo a Quinta Colonna, condotta da Paolo Del Debbio.

melonicomizioPochi per altro gli altri finanziatori privati di Forza Italia: 20 mila euro a testa sono stati versati dalla Deterchimica srl e dalla Service Coop Domus soc arl di Vimodrone, entrambe nell’orbita della famiglia Arpino. Poi 10 mila euro dalla P-Tech di Roma e infine 20 mila euro versati dalla Nuova Domitiza srl di Pozzuoli, azienda amministrata dall’ex deputata finiana Giulia Cosenza, che prima della fine della scorsa legislatura tornò nelle fila del Pdl. Tutti gli altri finanziatori sono dirigenti del partito eletti che versano parte della propria indennità. Il più generoso è Pasquale Maietta (14 mila euro), poi la Meloni stessa, Edmondo Cirielli e Fabio Rampelli (12 mila euro), Marcello Taglialatela (11 mila euro) e ultimo, con il braccino un pizzico più corto, Ignazio La Russa (10 mila euro).

Asse Lega-M5s, strani segnali Suona l’allarme in Forza Italia

Alleati in allerta, decisivi Bilancio e Regionali 2020 E c’è chi giura:

il laboratorio gialloverde è la Toscana

 

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Il timore di una saldatura politica tra Lega e Cinquestelle è sempre più forte sia dalle parti di Forza Italia che di Fratelli d’Italia.

E il campanello d’allarme fatto suonare da Silvio Berlusconi a Milano è il segnale che lo scenario della «nuova alleanza» finora soltanto sussurrato tra i corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama ora inizia a essere percepito come prospettiva possibile e concreta.

Anna Maria Bernini vede profilarsi un bivio, «la manovra è il vero banco di prova per Matteo Salvini» dice la presidente dei senatori azzurri. Ma proprio sulle grandi scelte economiche l’unione di fatto tra diversi sembra reggere, nonostante la prospettiva di un aumento del deficit renda la rivoluzione fiscale e la flat tax un orizzonte pressoché impossibile da realizzare. Cosa accadrà dunque in vista delle Regionali del 2020 quando si presenteranno al voto regioni di peso come Toscana, Marche, Umbria, Puglia, Veneto, Campania e Liguria?

«Oggi non vedo le condizioni per accordi sul territorio Lega-Cinquestelle» dice Maurizio Gasparri. «Di sicuro la Lega tende a far pesare i numeri dei sondaggi nel confronto e spesso non ha ancora rappresentanze rapportate a questa possibile consistenza. Ha raccolto persone uscite da Forza Italia o da altri partiti che spesso hanno avuto contrasti e questo complica il quadro. Salvini deve valutare se intende svolgere un ruolo di guida del centrodestra e questo presuppone apertura e non volontà di egemonia, prendendo esempio da Berlusconi. Più in generale credo che il centrodestra sia l’orizzonte, ma la Lega deve evitare scelte economiche di sinistra».

Altri dentro Forza Italia la pensano diversamente, registrano l’assoluta sintonia che si percepisce in aula sui provvedimenti e la timidezza dei «malpancisti» della Lega nell’esprimere apertamente le loro perplessità. «Il timore che la Lega possa gradualmente disperdere la propria anima liberale e finire per non distinguersi più dai Cinquestelle esiste, inutile negarlo. E questo per noi è motivo di preoccupazione». Gli ottimisti vedono nell’atteggiamento leghista una strategia per ottenere il riconoscimento di una assoluta leadership sul centrodestra. I pessimisti ritengono sia necessario ripartire ragionando in autonomia per non essere fagocitati dalla forza attrattiva della Lega e del suo leader.

In questo contesto mobile qualsiasi mossa sul territorio viene pesata e analizzata attraverso la lente delle future alleanze. Non è passata inosservata dalle parti del centrodestra la scelta fatta dalla Lega in Toscana dove il segretario Manuel Vescovi – che ha gestito le vittorie di Arezzo, Grosseto, Pistoia, Massa, Pisa e Siena – è stato messo da parte per fare spazio a Susanna Ceccardi, la vulcanica sindaca di Cascina il cui nome già inizia a circolare come possibile candidato presidente alle Regionali. La Ceccardi – che già in passato aveva lanciato segnali politici verso i grillini – due giorni fa in una intervista al Corriere Fiorentino ha aperto alla possibilità di «formare liste civiche insieme ai pentastellati nei piccoli comuni sotto i 15mila abitanti».

Chi non ha dubbi sugli scenari futuri è Marcello Pera che è pronto a scommettere che alle Regionali toscane ci saranno tre poli: uno composto da Lega e Cinquestelle, uno da Pd e sinistra e uno dal resto del centrodestra. Con la Toscana destinata a diventare il laboratorio politico dei gialloverdi.

Crisi economica e calo dei matrimoni: in Italia nati 100mila bambini in meno solo negli ultimi anni dal 2008 al 2016.

Articolo vecchio di due anni, ma il calo delle nascite continua e nella manovra non vedo politiche a favore delle donne, madri del futuro, della formazione delle famiglie e della natalità. Le cinquantenni escono dalla fase riproduttiva e le bimbe nate sono sempre meno. Le generazioni di mezzo sono patrimoni a termine in tutti sensi.

Non si ferma il calo delle nascite avviatosi a partire dal 2008: nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. A segnalarlo è l’ISTAT, con un report in cui si evidenzia come dal 2008 al 2016 le nascite siano diminuite di oltre 100mila unità. Un calo drastico che è attribuibile quasi interamente alle nascite “da coppie di genitori entrambi italiani” e che riguarda soprattutto le nascite di primi figli.

Si legge nel report pubblicato dall’istituto di rilevazione:

Questa riduzione è in parte dovuta agli effetti “strutturali” indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. In particolare, sono le donne italiane ad essere sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby-boomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall’altro le generazioni più giovani sono sempre meno folte.
Si tratta di un trend che può essere facilmente contestualizzato, considerando ad esempio come il numero medio di figli per donna in Italia continui a decrescere senza soluzione di continuità con il passare degli anni: “Si va dai 2,5 figli delle donne nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli per donna delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne della generazione del 1976”.

Analizzando ulteriormente i dati diffusi, si noterà come a diminuire siano soprattutto le nascite all’interno del matrimonio, circa 132mila in meno negli ultimi otto anni, come conseguenza del calo dei matrimoni che si è registrato fino al 2014. La crisi economica, continua poi a rivestire un ruolo di primissimo piano, come spiega ISTAT:

La recente crisi economica si è riflessa sensibilmente nella crisi della formazione delle famiglie e nel calo della natalità. La forte contrazione dei primi figli, passati dai 283.922 del 2008 ai 227.412 del 2016 (-20% i primi figli e -16% i figli di ordine successivo), interessa tutte le aree del Paese […] La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui: l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. L’effetto di questi fattori è stato amplificato negli ultimi anni dalla congiuntura economica sfavorevole che ha spinto sempre più giovani a ritardare rispetto alle generazioni precedenti, le tappe della transizione verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia.

Il report segnala come, negli ultimi anni, sia diminuito anche il contributo dei cittadini stranieri alla natalità, dal momento che, dal 2012 in poi, sono costantemente diminuiti anche i nati con almeno un genitore straniero e quelli nati da genitori entrambi stranieri.

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