BOMBE ATOMICHE AFFONDATE NEL GOLFO DI NAPOLI?

Le autorità non hanno mai risposto
Posillipo e Vesuvio
Inquietante rapporto realizzato da VELENI DI STATO, Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, Sezione Campania

Secondo una Commissione Parlamentare d’inchiesta 20 missili nucleari sovietici furono affondati nel Golfo di Napoli nell’ambito di un’operazione rivolta quantomeno all’inquinamento radiologico delle località che ospitavano una delle più importanti basi navali americane del mondo. Quattro di essi giacerebbero addirittura tra Ischia e Procida.

La circostanza è stata scoperta alla fine del 2004, e ne furono investite la Protezione Civile, nella persona di Guido Bertolaso, e la Capitaneria di Porto di Napoli.

Eppure, da allora, nulla si è saputo di eventuali indagini o dell’adozione di provvedimenti.

Una totale mancanza di trasparenza o una negligenza ingiustificabile? E’ quanto si chiede la Sezione Campania del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, nato alcuni mesi fa per raccogliere i rappresentanti di numerose realtà territoriali e per chiedere alle autorità di individuare e bonificare le armi chimiche inabissate o interrate dagli angloamericani e dai tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale.

“Per una volta non ci occupiamo solo dei residuati chimici bellici, comunque venefici e pericolosi per la salute dell’ecosistema marino e dell’uomo, ma vorremmo una parola di chiarezza anche su questa inquietante vicenda che ha visto calare un inaccettabile silenzio tombale”, spiega il responsabile territoriale campano, Massimo Coppa, che aggiunge: “Cosa ne fu di quelle segnalazioni e di quelle ipotesi? È stata fatta un’indagine? Che ne è scaturito? Che iniziative sono state prese? Queste bombe atomiche ci sono o no? Sono pericolose?”.

Secondo un documento ufficiale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), datato settembre 2001, il 10 gennaio 1970 accadde nel Golfo di Napoli un “incidente non confermato” riguardanti missili nucleari inabissati e mai recuperati.

Sul misterioso riferimento è fatta un po’ di luce dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta che fu formata per indagare sul cosiddetto “dossier Mitrokhin”, relativo all’attività spionistica svolta dal KGB (i servizi segreti sovietici) nel territorio nazionale italiano, operativa dal 2002 al 2006.

Secondo la Commissione Mitrokhin, dunque, il 10 gennaio del 1970 un sottomarino sovietico della classe “November” avrebbe segretamente adagiato sui fondali del Golfo di Napoli venti testate nucleari. A quel tempo Napoli era una delle basi navali americane più importanti del mondo. Non si capisce tuttora se lo scopo della posa dei missili fosse di poterli far esplodere in caso di conflitto mondiale o quello, più subdolo, di inquinare con la radioattività il mare, con tutte le conseguenze del caso. La presenza di attività militare sovietica nel Mediterraneo in quel gennaio del 1970 è stata confermata dalla Nato, ma il portavoce della Marina russa, una volta emersa questa vicenda, smentì indignato ogni coinvolgimento delle forze armate di Mosca. Inoltre, sempre secondo la Commissione Parlamentare d’inchiesta, quattro di quei venti missili nucleari furono sganciati sul fondale marino tra Ischia e Procida dove, oltretutto, esisterebbe un canyon naturale a 150 metri di profondità: un passaggio sottomarino segreto ma conosciuto e utilizzato anche dalla Nato. E ancora: l’attività navale sovietica in queste zone è confermata anche da un misterioso incidente tenuto nascosto ai mass media e verificatosi tra il traghetto di linea”Angelina Lauro” e un piccolo sommergibile sovietico, di classe Foxtrot, che scortava il sottomarino principale incaricato della posa dei missili. Incidente confermato dall’equipaggio del traghetto, ma la cui relativa documentazione è poi misteriosamente sparita dalla Capitaneria di Porto di Napoli.

Il sommergibile incaricato dello sporco lavoro era presumibilmente il K-8, che pochi mesi dopo, nell’aprile del 1970, affondò nel Golfo di Biscaglia (oceano Atlantico) a causa di un incendio a bordo causato da due corto-circuiti. A nulla valsero i tentativi di impedire l’affondamento dell’unità (che giace a una profondità di 4.700 metri); morirono 52 membri dell’equipaggio. Quel sommergibile era dotato di 24 missili nucleari, ma al momento dell’incidente a bordo ce n’erano solo quattro. Perché gli altri venti erano appunto stati affondati nei mari di Napoli e Ischia?

Se così fosse, è davvero inquietante la possibilità che gli involucri delle testate nucleari, dopo oltre 40 anni, si stiano deteriorando, facendo trapelare radioattività nei nostri mari.

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