Le querele di Forza Nuova e Roberto Fiore contro le fake news di Espresso/Repubblica

Questa non è democrazia.
Il gruppo Espresso ha violato impunemente, sistematicamente e più volte la recente campagna elettorale con le sue troppe testate. Dico “troppe” perché in una democrazia non sembra ammissibile che un cittadino singolo o un gruppo privato possano detenere la proprietà o il dominio di più testate o canali di informazione. In particolare, Carlo De Benedetti, che con artifizi societari ha preso, intascato, non ha restituito – ditelo come vi piace – somme molto importanti al Monte dei Paschi di Siena (per citare l’ultima sua impresa); che, tramite le indiscrezioni soffiate da Renzi sulle norme bancarie in fieri, ha realizzato guadagni da verificare penalmente, ha utilizzato il sempre nostro denaro per attaccare e per vanificare la campagna elettorale di L’Italia agli Italiani. L’Associazione Ordine Futuro, opportunamente, ha pubblicato le querele del segretario Roberto Fiore contro le maldicenze gratuite, le accuse diffamatorie del gruppo Espresso, tese a escludere dalla competizione elettorale una lista regolarmente iscrittavi e i suoi candidati. Altre querele, infatti, sono state presentate contro le testate del gruppo che hanno sistematicamente (quindi, non per caso) omesso di citare quella lista negli elenchi complessivi pubblicati. L’insieme di questi – a mio avviso – reati è stato possibile appellandosi a un fantasioso e strumentale antifascismo e grazie all’appoggio ricevuto dai presidenti emeriti del Senato e della Camera, dal partito della CGIL, da quella culla dell’odio chiamata ANPI e dai Comitati per il No, sopravvissuti con chiaro intento politico al referendum costituzionale, se di politica sono capaci. Vi lascio alla lettura di Ordine Futuro, che ho voluto divulgare attraverso il sito .
Mario Donnini

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POLITICA

di Redazione ORDINE FUTURO 21/03/2018

Tutte le accuse contro Forza Nuova e il suo Segretario nazionale, spacciate da Repubblica e L’Espresso come frutto di chissà quali strabilianti inchieste giornalistiche, sono assolutamente false e volutamente infamanti. Come preannunciato, Forza Nuova ha avviato una dura campagna legale contro ogni diffamazione ai suoi danni, al gruppo Espresso/Repubblica l’onore di essere il primo obiettivo: il “diritto di cronaca” non sussiste se serve a propalare volgari menzogne.
Dalle falsità su Bologna a quelle sui legami con i Servizi britannici per finire con le bugie sugli inesistenti Bangla Tour, ecco a voi il testo integrale di quella che potremmo definire la madre di tutte le querele; buona lettura ad amici e nemici.
PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO

IL TRIBUNALE DI ROMA

Atto di querela

Il sottoscritto Roberto FIORE, nato a Roma il 15/4/59 e qui residente in Via Cadlolo 90, in proprio e nella qualità di legale rappresentante del movimento politico FORZA NUOVA, espone quanto segue:

– Il 17/12/2017 il settimanale L’Espresso pubblicava una lunga inchiesta, dal titolo: ”TUTTI I MISTERI DEL FIORE NERO”, a firma di Paolo BIONDANI, Giovanni TIZIAN e Stefano VERGINE; contemporaneamente veniva pubblicato lo stesso articolo, a cura dei medesimi giornalisti, ma con differente grafica, sull’edizione on line sia il 17/12 che il 20/12 (v. all. 1,2,3).

Il lungo articolo, composto di ben 4 pagine, conteneva una serie di affermazioni e notizie che si cercherà qui di sintetizzare.

L’articolo era corredato da alcuni “sottotitoli” in carattere grande e colore rosso, tra i quali “Storia segreta del capo di Forza Nuova. Tra servizi, delinquenza e un oscuro impero economico”, “Condannato per eversione è fuggito in Inghilterra. Dove ha trovato la protezione dei servizi segreti britannici”, “in cinque anni per Forza Nuova 240 denunce per violenze. In media fanno quattro raid al mese. Uno a settimana”.

– Nell’incipit dell’articolo, corredato da una mia foto, mi si definiva “terrorista nero che è riuscito a restare impunito” e si affermava che, condannato per associazione sovversiva e banda armata, “avrei dovuto scontare almeno 5 anni e mezzo di reclusione”.

– Al mio rientro in Italia nel 1999 sarei tornato ricco e pronto a guidare un nuovo movimento politico, Forza Nuova, “neofascista, razzista e pieno di criminali violenti: la prima fucina della delinquenza politica di oggi”.

L’articolo fa poi riferimento agli attacchi e alle “minacce” che Forza Nuova avrebbe indirizzato a Repubblica, spiegando che la loro origine può essere ricercata nel mio passato, che procede a ricostruire partendo dalla mia fuga all’estero nel 1980, inseguito dal mandato di cattura per Terza Posizione, “il gruppo armato che ha allevato una legione di terroristi neri, poi confluiti nei NAR” e riferisce che nel 1982 un giudice britannico respinse l’istanza di estradizione ai miei danni, così che io e Massimo Morsello restammo liberi in Inghilterra benchè condannati in tutti i gradi di giudizio.

L’intreccio tra Terza Posizione e i NAR sarebbe stato molto stretto, poiché Fioravanti e Mambro vennero condannati per l’omicidio di Francesco Mangiameli, dirigente di TP ammazzato perché “era uno dei pochi a conoscere la verità su Bologna”. In relazione a tale fatto, il col. Spiazzi aveva lanciato l’ allarme con un’intervista all’Espresso resa pochi giorni prima della strage. La Cassazione, nella sentenza definitiva sulla strage, argomenterà che io e gli altri dirigenti di Terza Posizione fuggimmo per non fare la stessa fine di Mangiameli: eppure – commenta l’articolo – “in tutti questi anni non hanno mai rivelato e tantomeno confessato nulla. Silenzio totale, perfino sui responsabili della carneficina nera alla stazione di Bologna”.

– L’articolo prosegue facendo, ancora una volta, riferimento agli appoggi importanti e misteriosi di cui io e Morsello avremmo goduto in Inghilterra, specificatamente da parte dei servizi segreti inglesi (MI6), sospetto da me sempre respinto, ma “confermato nero su bianco da un rapporto firmato nel 1991 dalla commissione d’inchiesta del parlamento europeo su razzismo e xenofobia. Accuse poi rilanciate in Italia da due importanti esponenti di AN, Enzo Fragalà e Alfredo Mantica… Il presidente della commissione stragi, nell’audizione del 2000, mette a verbale una domanda esplicita: ‘Ritiene che Fiore e Morsello fossero agenti del servizio inglese?’ E Fragalà risponde:’Non ritengo, c’è scritto, è un dato obbiettivo mai smentito da nessuno…’. Oggi Fragalà non può più cercare la verità su Fiore: è stato ucciso nel 2010 a Palermo. Per i Pm Fragalà è stato ucciso da Cosa Nostra perché aveva convinto alcuni clienti a collaborare…”.

– Detto questo, l’Espresso ribadisce che al rientro in Italia ero ricco, non avevo mai dovuto pentirmi del mio curriculum di terrorista e, durante la latitanza, avevo stretto rapporti con leader razzisti e neonazisti, servizi segreti e finanziatori rimasti nell’ombra.

Dopo alcuni accenni alla mia vita privata, riferisce che fondai Forza Nuova nel 1997, ma già nel 1999 il capo dell’antiterrorismo Ansoino Andreassi, sentito in Parlamento, mi accusò “di far parte di una rete internazionale di finanziatori di naziskin. Fiore smentisce e querela, ma non intimidisce il prefetto. Un poliziotto molto esperto, il primo a capire la nuova strategia del terrorista mai pentito: non sporcarsi le mani, non farsi invischiare nelle azioni violente dei giovani di Forza Nuova…”.

– L’Espresso descrive poi la “strategia del doppio binario” (facciata legale, comportamenti illegali) e riferisce dei risultati elettorali di Forza Nuova, in forza dei quali entrai al Parlamento Europeo nel 2008 subentrando all’on. Mussolini, concludendo: ”E fuori dai palazzi, intanto, la base di Forza Nuova scatena un’escalation di violenze”.

“L’osservatorio democratico sulle nuove destre ha schedato una serie di reati impressionante. Nell’aprile 1999 a Roma vengono rinviati a giudizio 25 naziskin per violenze, minacce e istigazione all’odio razziale… Il presunto capo cellula è il responsabile di Forza Nuova a Milano. Lo stesso Fiore viene inquisito come finanziatore dei neonazisti. Ma tutte le accuse restano coperte dalla prescrizione. Nel dicembre 2000 il neo-fascista Andrea Insabato resta ferito mentre fa esplodere una bomba all’ingresso del Manifesto… ‘Sono un suo amico’, è costretto a dichiarare Fiore a caldo, ‘ma con Forza Nuova non c’entra nulla’… negli stessi mesi a Padova un gruppo di neofascisti finisce in cella dopo un grosso sequestro di armi ed esplosivi: tra gli arrestati c’è un candidato di Forza Nuova alle comunali…”

L’elenco “impressionante” di reati prosegue con la contestazione violenta ad Adel Smith a Verona, l’arresto di un tale Acquaviva, già candidato di FN a Siracusa e di alcuni atti-visti a Bari e Rimini per violenze contro avversari politici e di tali Rufino e Marion (già soci di Easy London, associata alla mia impresa di Londra) per detenzione di armi, per finire a tempi recenti, quando “crescono soprattutto le violenze contro gli immigrati. Un esempio recente è l’inchiesta dei Ros denominata ‘Banglatour’ avviata dopo che 80 immigrati bengalesi erano finiti al pronto soccorso per essere stati pestati. Secondo l’accusa i raid partivano da due sedi di Forza Nuova a Roma, dove i minorenni venivano addestrati a usare coltelli e spranghe… Secondo l’Osservatorio le vittime sono stranieri, poveri, giovani di sinistra, gay e medici… Le uniche cifre ufficiali su Forza Nuova sono state fornite due anni fa dal Ministero dell’Interno: in 65 mesi, ben 240 denunce e 10 arre-sti. Quattro raid al mese, un attacco neofascista a settimana.”

L’articolo dell’Espresso prosegue con elucubrazioni relative alle mie presunte fortune accumulate all’estero (se avessero specificato dove, ne sarei stato grato) e ai legami di un trust inglese con alcune piccole società di cui sono soci membri della mia famiglia, una delle quali è accusata di avere rapporti, non con la mafia o la Spectre, ma addirittura con la Western Union, la principale multinazionale nei servizi postali e di trasferimento valuta…

Ma questa parte dell’articolo, non riferendosi al cotè politico mio e di Forza Nuova, pur rivelando spunti umoristici, è per me di scarso interesse, per cui non mi ci soffermo, riservandomi di approfondirla in altra sede.

L’inchiesta dell’Espresso è, a mia memoria, il massimo concentrato di notizie false, diffamatorie e fuorvianti che abbia avuto modo di leggere, con il grave difetto di rimasticare “notizie” provenienti da fonti del tutto squalificate e inattendibili senza la benché minima verifica o, peggio, di riproporre notizie già giudizialmente accertate come false e diffamatorie. E’ paradossale che tra tali false notizie ve ne siano addirittura alcune per le quali L’Espresso e la consorella Repubblica sono già stati condannati in sede penale e civile.

Prima di passare alla puntuale contestazione e allo smascheramento delle falsità, osservo che l’articolo in oggetto costituisce la spiegazione logica della manifestazione di protesta ( definita dai media “assalto e raid”, ma in realtà assolutamente pacifica e non violenta) messa in atto da Forza Nuova davanti alla sede di Repubblica tre mesi fa: l’accusa al gruppo Espresso era di aver dato vita a una campagna di stampa e di istigazione all’odio contro Forza Nuova basata su “fake news”. Che le news su di noi siano false non lo dico io, ma la Magistratura, visto che nei confronti di Repubblica e dell’Espresso sono state emesse ben 12 sentenze di condanna da parte del Tribunale e della Corte d’Appello di Roma, per finire alla Corte di Cassazione.

Passerò ora all’esame delle varie false notizie:

1) IL COLLEGAMENTO CON LA STRAGE DI BOLOGNA. Ben 6 sentenze della Cassazione, oltre a una dozzina dei Giudici di merito, hanno stabilito la natura falsa e diffamatoria di ogni e qualsiasi accostamento della mia persona con la strage di Bologna.

Ricordo qui per l’ennesima volta che al processo per la strage io fui parte civile come vittima del delitto di calunnia, commesso dai vertici deviati dei servizi segreti (italiani), nelle persone di Gelli, Pazienza, Musumeci e Belmonte, tutti con-dannati a 10 anni con sentenza della Corte d’Assise dell’11 luglio 1988, condanna poi confermata in tutti i successivi gradi. La sentenza della Corte d’Assise di Bologna, in merito così si esprimeva: ”La diacronica ricostruzione dei fatti…fa emergere una macchinazione sconvolgente che ha obiettivamente depistato le indagini sulla strage. Sgomenta che apparati dello Stato, sia pure deviati, abbiano potuto così agire, non solo in violazione della legge, ma con disprezzo della memoria di tante vittime innocenti… La cosiddetta ‘Operazione terrore sui treni’ non è che un capitolo delle molteplici manovre poste in essere da spezzoni deviati degli apparati di sicurezza a copertura dei reali autori dell’attentato del 2 agosto 1980”.

Sostenere che una vittima di calunnia abbia potuto avere qual-cosa da rivelare, o addirittura da confessare, in merito alla strage è una vera infamia, che non può essere spiegata solo con la colpevole ignoranza dei fatti storici da parte dei tre giornalisti.

Come dicevo, le sentenze 32022/06, 25561/08, 31610/08, 8399/14 della 5° Sez. Penale della Cassazione hanno affermato la natura diffamatoria dell’accostamento della mia persona alla strage. La sent. 42020/2012, sul ricorso di E. Mauro e G.M. Bellu così testualmente affermava:” La notizia vera della condanna per associazione sovversiva è presentata come pronunciata nel processo per la strage di Bologna, quindi con un indimostrato collegamento con un fatto di straordinaria crudeltà, spregevole disumanità e assurda ferocia, rispetto al quale Fiore è risultato del tutto estraneo, sul piano storico e sul piano investigativo” (v. all.4).

Con quali argomenti questi signori si permettono ancora, dopo 30 anni dalla prima sentenza, di rimestare nel torbido e gettare palate di fango su di me, prendendo due righe della sentenza della Cassazione senza nemmeno capirne il significato??

Significato che sarebbe chiaro leggendo soltanto poche righe del documento “L’eversione di destra a Roma dal ’77 ad oggi”, pubblicato nel 1983 sulla Rivista organo di Magistratura Democratica, ad opera dei 5 Pm che seguirono tutte le indagini, nel quale si legge che l’accusa verso di me di essere fuggito con le armi e la cassa di TP e di aver strumentalizzato lo spontaneismo furono le motivazioni dell’omicidio Mangiameli, eseguito dai fratelli Fioravanti e da Vale. Concludono i PM: “ Risulterà in seguito la sostanziale falsità delle accuse mosse al Fiore, ma il senso dello scontro sembra riconducibile alla frattura tra i “politici” come Fiore e Mangiameli e i “militari” come Fioravanti e Vale. Dopo di ciò Fiore (ricercato da Fioravanti e Vale che intendevano completare l’eliminazione fisica dei dirigenti di Terza Posizione) fuggirà all’estero…” (v. all.5).

Quanto al geniale collegamento con l’intervista di Amos Spiazzi, i giovani giornalisti non sanno che Amos Spiazzi, definito dal Giudice Guido Salvini (forse il massimo esperto di terrorismo) “golpista e colluso con le trame nere di Ordine Nuovo”, fu sentito come testimone dalla Corte d’Assise di Roma proprio sulla circostanza dell’incontro con “Ciccio” e fu messo alla porta dal Presidente quando dalla sua descrizione dell’uomo, comparata con una foto di Mangiameli, apparve chiaro che non l’aveva mai incontrato.

Ma per infangare Roberto Fiore non vale la pena di fare un po’ di giornalismo investigativo…

2) IL COLLEGAMENTO CON I SERVIZI SEGRETI INGLESI E LE PROTEZIONI A LONDRA.

Nei numeri del 17-20/12/2017, L’Espresso e l’Espresso.it pubblicano per l’ennesima volta la “notizia”, già pubblicata da altre testate negli ultimi 20 anni, che io sarei stato protetto e coperto dai Servizi Segreti inglesi dell’MI6 durante la mia quasi ventennale permanenza a Londra.

Come prova di tale “scoop”, l’articolo porta un rapporto del 1991 della Commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo, che apoditticamente mi indicava come collegato a tali Servizi Segreti. Riferisce anche che tale tesi avrebbe trovato conferma negli atti della Commissione Stragi che, nel gennaio 2000, aveva ascoltato sul tema l’on. Fragalà (autore di un piccolo dossier in merito) e il Prefetto Andreassi, allora capo dell’Ucigos. Gli autori dell’articolo, che evidentemente non hanno letto gli atti, concludono che Andreassi aveva avallato la notizia e Fragalà l’aveva confermata in base a documenti certi.

In realtà le cose andarono in ben altro modo: Fragalà basava il suo intervento esclusivamente sul rapporto del Parlamento Europeo e, intervistato dal Corriere della Sera il 9/1/2000, affermava:” Va ridimensionata tutta la vicenda Forza Nuova. Quello che c’è scritto nel dossier non è altro che una scopiazzatura di alcuni giornali inglesi che, a loro volta, hanno ripreso spezzoni di altri dossier elaborati dai servizi segreti inglesi. Ma non dicono nulla di nuovo e non destano alcun allarme” (v. all.6).

Dal canto proprio, Andreassi veniva più volte interpellato in argomento, sia in sede istituzionale, che in ambito giudiziario. Il 17/1/2001 davanti alla Commissione Stragi affermava:” Ora non credo di deludere la Commissione se non sono in grado di dare risposta ad un altro quesito estremamente delicato, cioè se Fiore e Morsello siano mai stati o siano ancora collaboratori dei servizi segreti MI6 e mi pare tutto sommato ragionevole non poter andare oltre quanto già dissi, e cioè che se anche fosse vero, gli inglesi, come qualsiasi altro servizio al mondo, compresi i nostri, non ce lo direbbero mai… in ogni caso, non senza imbarazzo ho approfittato delle noti-zie apparse sulla stampa in questi giorni per chiedere per iscritto un commento alla Special Branch, la quale ha risposto di ’non essere in possesso di alcuna informazione che potrebbe essere utile a confermare o smentire un’evenienza del genere’. Così come non mi sembra che possa ritenersi definitiva e inoppugnabile l’affermazione secondo cui almeno Fiore sarebbe un agente del Servizio MI6, contenuta nella relazione redatta nel 1991 dalla Commissione del Parlamento Europeo visto che le fonti portate a sostegno di tale tesi sono soltanto giornalistiche e quando rinviano ad atti giudiziari non hanno comunque trovato conferma.” (pagg.25-27, testo aud.17/1/01, all.7).

In seguito, sollecitato proprio da una domanda di Fragalà, rispondeva ancora: ”Avevamo letto queste cose perché conosceva-mo la fonte principale di informazione della Commissione che ha redatto il rapporto. L’unico riscontro che ho potuto fare su quello che Searchlight (rivista di estrema sinistra nota in GB negli anni 80-90) dice, cioè che la militanza di Fiore nel-l’MI6 era stata desunta da atti giudiziari italiani, non l’ho riscontrato. E’ un’informazione che il Parlamento Europeo ricava da Searchlight che dice di averla ricavata da atti italiani, ma io non ho ritrovato alcun atto giudiziario italiano” (pag.54 audiz. 17/1/2001).

Da notare che l’Espresso è recidivo in merito, avendo già pubblicato tali notizie il 5/11/17 (si è proceduto con separata querela), mentre le medesime fake sono state pubblicate nei decenni da vari quotidiani, tra i quali Repubblica nel dicembre 2000. Nella sentenza 9/3/2007 contro E. Mauro e G.M. Bellu, il Tribunale di Roma così si esprime:” Per quanto concerne la notizia della presunta protezione fornita al querelante dai servizi segreti inglesi, il Bellu si è difeso sostenendo che la notizia circolava in ambienti istituzionale e perfino in Commissione Stragi: ma in effetti la Commissione si occupò dell’argomento solo dopo la pubblicazione dei due articoli… Inoltre, è altresì vero che il Prefetto Andreassi, dirigente dell’Ucigos, chiuse autorevolmente la vicenda in Commissione Stragi, affermando non soltanto di non aver trovato conferma alla notizia, ma di aver riscontrato la falsità dei riferimenti forniti da Guardian e Searchlight, desunti da atti giudiziari italiani risultati inesistenti. Inoltre l’altra fonte di informazione citata dal Bellu, ossia una relazione al Parlamento Europeo… è il frutto di un’inaccettabile e assiomatica approssimazione, per cui non può essere posta a fondamento dell’esimente invocata dl Bellu” (v. all.8).

La sentenza fu confermata in grado d’appello, ma Bellu e Mauro proposero ricorso per Cassazione. Con la sentenza 42020/2012, la Cassazione rigettava il ricorso. Sul punto in questione, la Corte affermava tra l’altro che “nel contesto politico e nell’ambiente culturale in cui vive e opera il querelante, la falsa notizia di lavorare per i Servizi segreti dello Stato britannico ha naturalmente inciso sulla sua credibilità, lealtà, coerenza storica”, aggiungendo per buon peso che “l’interesse pubblico a conoscere ha come esclusiva area operativa quella dei fatti veri. I cittadini non hanno interesse a conoscere i fatti falsi. Con il narrare fatti falsi non solo si lede un diritto fondamentale del singolo, ma si lede il diritto della collettività a un’informazione rispondente al vero” (v.sopra).

La successiva causa civile si concludeva con la sent. 17300/ 2015, con la quale il Tribunale condannava Bellu, Mauro e il Gruppo L’Espresso al risarcimento dei danni a mio favore nella misura complessiva di € 35.000 e a favore di Forza Nuova nella misura di € 5.000, nonché alla pubblicazione dell’estratto della sentenza, che avveniva il 2/9/2016 (all.9).

Analoghe pronunce sull’argomento Servizi segreti, in relazione ad articoli pubblicati vent’anni fa, venivano adottate, tra altri, da Trib. Pen. Roma, 30/5/2001, 21/5/2002 e 15/7/2002, Trib. P. Sassari, 9/9/2008, Trib. P. Catania 18/11/2004, Trib. P. Palermo, 25/1/2006 (all.10), C. App. Roma 14/12/2004, C. App. Catania 26/4/2006, C. App. Perugia 29/3/2005, ecc.

A chiudere l’argomento, per dare un’ulteriore prova della to-tale e dolosa trascuratezza nella ricerca delle fonti dell’articolo, dirò che non solo non querelai Andreassi, ma che il Prefetto venne varie volte a deporre in Tribunale come mio testimone sull’argomento Servizi Segreti e sul contenuto dei rapporti su Forza Nuova.

3) PASSATO E PRESENTE DI FORZA NUOVA. L’intento denigratorio, che pervade tutta la produzione del Gruppo Espresso nei confronti miei e di Forza Nuova, trova una ulteriore eclatante conferma nel presente articolo, dove sono messe insieme le più disparate falsità, allo scopo di dimostrare che, dopo le Brigate Rosse, Prima Linea e i NAR, oggi è Forza Nuova la “principale fucina della violenza politica”, che “ha scatenato un’ escalation di violenze”!

Per giustificare tali ignobili e assurde affermazioni, l’Espresso parte da lontano, dal 1999, quando fui rinviato a giudizio come supposto finanziatore dei restauri di una cappella di rito tradizionalista, cui facevano capo alcuni giovani coinvolti nel procedimento Hammerskin: l’accusa di aver dato suggerimenti e versato circa 200.000 lire a uno dei coimputati non fece molta strada, tanto che il processo, dove non vi era alcuna accusa di atti violenti a carico di nessuno, andò in prescrizione durante la fase istruttoria in 1° grado, per l’ evidente disinteresse della pubblica accusa all’accertamento dei fatti (dal 24/6/1999 al 26/1/2006 furono esaminati soltanto 3 testimoni…) (v. all.11).

E’ quindi del tutto falso che io e tanto meno Forza Nuova siamo stati coinvolti in un processo per “violenze e minacce”.

Andando avanti, viene il riferimento all’attentato al Manifesto, menzionato tra i “fatti di violenza” collegati a me e Forza Nuova, sebbene sia la stessa Digos di Roma (proprio nel processo per diffamazione contro Mauro e Bellu), sia il Tribunale abbiano escluso qualsiasi collegamento tra il condannato Andrea Insabato, mio amico di infanzia, e Forza Nuova (v. sent Trib. Roma 9/3/2007, sopra).

Passiamo poi all’arresto nel 2000 a Padova di “un gruppo di neofascisti”, tra i quali un candidato di Forza Nuova: peccato che tale candidato, che risponde al nome di Riccardo Baggio, sia stato immediatamente scarcerato dal Tribunale del Riesame di Venezia per assoluta carenza di indizi (v. all.12). Anche in questo caso, lanciato il sasso, si attende che ricada con effetti diffamatori 17 anni dopo, senza preoccuparsi di altro…

A questo punto, occorre chiedersi quali siano le fonti alle quali i tre prodi dell’Espresso hanno attinto notizie tanto veritiere, accurate e aggiornate: loro stessi scrivono che si tratta niente di meno che dell’”Osservatorio democratico sulle nuove destre”, organizzazione dal nome pomposo con sede a Milano. Tale organizzazione è presieduta da Saverio Ferrari, ex terrorista di estrema sinistra, condannato dalla Corte d’ Assise di Milano con sentenza irrevocabile per: danneggiamento e incendio continuati, violazione della L. 497/74, porto illegale di armi continuato, ricettazione. Come direbbe l’Espresso “avrebbe dovuto scontare almeno 3 anni e 8 mesi”, ma tra indulti e prescrizioni se l’è cavata con molto meno (v. all. 13,14) e ora, odiatore di professione del sottoscritto, continua a spargere fango; più volte da me querelato e rinviato a giudizio per diffamazione, se l’è sempre cavata con la prescrizione. Questa è la fonte inattaccabile cui hanno attinto i tre giornalisti dell’Espresso!

Come insegna la S.C., dovere primo del giornalista è il controllo delle proprie fonti…

Ma i tre autori ci hanno messo anche del loro, affermando consapevolmente il falso in merito alla c.d. inchiesta “Bangla-tour”, “avviata dopo che 80 immigrati bengalesi erano finiti al pronto soccorso per essere stati pestati”, asseritamente da elementi di Forza Nuova: ebbene, non risulta da alcun atto giudiziario che nemmeno 1 bengalese o altro straniero abbia subito pestaggi!

Tale notizia, vergognosamente falsa, è stata il casus belli della manifestazione davanti alla sede del gruppo editoriale; la sua virulenza diffamatoria è massima, poiché fa apparire Forza Nuova un gruppo politico dedito alla violenza contro i deboli e gli indifesi, ottimo “viatico” in prossimità delle elezioni politiche per squalificarci di fronte all’opinione pubblica!

Sfido quindi gli articolisti a documentare un solo caso di violenza ad extracomunitari attribuibile a Forza Nuova!

Nello stesso solco si muove l’altra folle accusa, attribuita al famigerato Osservatorio sulle nuove destre, secondo la quale le vittime di aggressioni sarebbero poveri, giovani di sinistra, gay e medici: di quali aggressioni si parla? Dove, quando e a chi?? Dove è stata riscontrata questa folle calunnia?

Dulcis in fundo, le cosiddette statistiche del Ministero dell’Interno, secondo le quali nell’arco di circa 5 anni fino al 2016 Forza Nuova avrebbe subito 240 denunce e 10 arresti: come dice l’Espresso, 4 raid al mese…

Posto che, malgrado ogni sforzo, non sono riuscito a rintracciare alcun documento del Ministero, quale Segretario del movimento mi risultano soltanto denunce per manifestazioni non autorizzate o, al massimo, per resistenza a p.u. durante tali manifestazioni.

Anche in questo caso, il linguaggio violento e capzioso dell’Espresso, che fa riferimento a “raids” e “attacchi” distorce totalmente la realtà e getta fango e discredito in maniera dolosa e con uno scopo preciso. Certo, il fatto che ci siano addebitati 80 attacchi a bengalesi mai avvenuti la dice lunga sulla volontà diffamatoria nei nostri confronti!

Concludo qui questa esposizione, rilevando che è il gruppo Espresso ad aver mosso guerra mediatica contro me e Forza Nuova, e non viceversa: non sono infatti bastate le sentenze di condanna, con conseguenti risarcimenti a indurre le testate Repubblica e l’Espresso ad esercitare il diritto di cronaca e di critica nei limiti della verità storica e della decenza politica, evitando le aggressioni fondate sull’attribuzione di fatti e misfatti mai avvenuti per gettare discredito sul “nemico”.

4) LA TERMINOLOGIA DELL’ARTICOLO. Riferendosi a me, per almeno 3 volte gli articolisti mi definiscono “terrorista”: gli stessi danno conto anodinamente che “un giudice britannico respinse la richiesta di estradizione”. Va specificato che il più alto magistrato inglese la respinse perché i reati ideologico-associativi di cui ero accusato in Italia non erano previsti dalla legislazione inglese e, del resto, gli stessi reati erano stati da poco istituiti anche in Italia (L. 6/2/80 n. 15). In base alla c.d. “legge Cossiga”, i fatti addebitatimi a titolo di reato associativo (e non di singoli reati e tantomeno di fatti di sangue) erano aggravati dalla finalità di terrorismo. Così come erano aggravati tutti i reati contestati allora a migliaia di appartenenti a gruppi di sinistra e di destra.

Credo che, dopo 40 anni da quei fatti, definirmi oggi “terrorista” e “terrorista mai pentito”, mentre tale epiteto non viene mai usato nei confronti di altri che negli stessi anni furono condannati anche per fatti di sangue (Negri, Piperno, addirittura Sofri, condannato per l’omicidio del padre dell’attuale direttore di Repubblica ecc.), costituisca un argumentum ad hominem, usato ancora una volta per screditare la mia persona, tanto più, ripeto, che non sono mai stato condannato per reati specifici o di sangue, ma solo per reati ideologico-associativi. Come pure segno dell’astio che guida la penna dei tre è la singolare affermazione che avrei dovuto scontare “almeno 5 anni e mezzo di carcere”. Perché almeno, visto che fui condannato a 5 anni e mezzo, poi ridotti a 3 e mezzo per indulto (v.all.13)? Per peggiorare ulteriormente la mia immagine? E perché scrivono “tra servizi e delinquenza”? Mi definiscono delinquente in relazione a quale fatto di delinquenza? E definiscono Forza Nuova addirittura “la prima fucina della delinquenza politica in Italia” sulla base di quali fatti accertati? I pestaggi ai bengalesi??

La S.C. è granitica e costante nell’affermare che nella cronaca giornalistica è vietato l’uso di epiteti e affermazioni gratuite e inutilmente

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