Archive | February 2018

Marco Milioni. Dal M5S a Forza Nuova, il caso del veneziano Donnini: «Lega sovranista di facciata»

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«Avevo proposto a Grillo di mettere in agenda una modifica anti-elitista della Costituzione»

26 febbraio 2018

«Per diverso tempo dopo il 2012 ho frequentato il M5S chiedendo a Beppe Grillo in persona di poter lavorare con un piccolo team divulgativo con cui spiegare i cambiamenti di cui abbisogna la Costituzione che è poi il binario su cui si muove il Paese. Serve una riforma costituzionale che avvicini i cittadini alla gestione della cosa pubblica e diminuisca il peso eccessivo delle elites dei partiti, fissando principi di trasparenza, alternanza, quindi, uguaglianza. Poi però non se n’è fatto più nulla. Qualche anno dopo sono stato avvicinato da Roberto Fiore (segretario di Forza Nuova, ndr) anche perché le mie idee ho continuato a portarle avanti con il mio blog e il mio gruppo di studio Veneto Unico. Di Fiore condivido il progetto di rendere orgoglio, cristianità, efficienza ad una nazione che ne ha grande bisogno». Mario Donnini è un caso particolare: un passato come colonnello dell’Aeronautica militare con compiti di altissimo livello, è stato per diverso tempo una delle «anime libere e pensanti» (autodefinizione) del M5S nel Veneziano; oggi è candidato al proporzionale nel collegio numero 1 Veneto per la Camera con «Italia agli italiani», il raggruppamento che fa riferimento a Forza Nuova e Fiamma tricolore.

E per una candidatura come quella di Donnini che si fa avanti ce n’è un’altra, sempre per Forza Nuova, quella dell’ex senatrice grillina Paola De Pin, che invece non si è poi concretizzata. Una scelta annunciata con tanto di incontro pubblico organizzato il 25 gennaio a Palazzo Madama (al quale hanno preso parte Fiore, Donnini e la stessa De Pin) che è praticamente passato sotto silenzio. De Pin era stata criticata sui media per i suoi diversi passaggi di casacca: dal Cinque Stelle ai sostenitori di Tsipras, passando per i centristi del Gal e i Verdi, sino ad approdare a Fn. Sembrava che la candidatura fosse cosa fatta, ma poi De Pin per «dimostrare una volta per tutte di non essere attaccata ad alcuna poltrona» ha preferito non correre. Donnini le dà manforte: «La conosco da tanto tempo. È una che ha lavorato sodo. Che ha prodotto interrogazioni, disegni di legge. Si è battuta seriamente contro l’establishment tanto da essere trattata in questo modo. Mi chiedo perché i restanti 563 cambi di casacca della XVII Legislatura non abbiano ricevuto altrettanta attenzione».

La storia di Fiore è ben conosciuta, ne hanno parlato recentemente, con sfumature ben diverse, Money.it e l’Espresso. Quando si chiede a Donnini se si consideri un uomo di destra, un nazionalista, o un fascista, lui risponde che si considera «semplicemente una persona che ha a cuore il bene della Repubblica. E Fiore è un uomo di cultura e un patriota che ama l’Italia e gli italiani». Su Luca Traini, il maceratese che ha sparato contro immigrati a caso, il candidato forzanuovista tiene un profilo basso: «non lo conosco, non conosco i meccanismi profondi che il fatto di cannibalismo ha fatto scattare nella sua mente. Ha commesso dei reati. La parola è ai magistrati». Per lui il problema numero uno, invece, è «la concentrazione di potere che oggi caratterizza la tecnocrazia europea attraverso una banca centrale privata» che è divenuta per lo stesso Donnini lo strumento nelle mani delle grosse corporation e del capitale finanziario transnazionale «che ha usurpato una gran parte della sovranità popolare. Senza moneta non c’è Stato. E la cosa alla lunga si riverbera negativamente sui cittadini, sulla qualità della vita, sugli investimenti e sulla possibilità di pensare in proprio il nostro futuro senza altre interferenze». Il che è in buona sostanza una richiesta di uscire dall’euro. Donnini ce l’ha con «Fi, M5S e pure Lega, col suo sovranismo di facciata». E di qui si arriva alla geopolitica: l’ex ufficiale di un’aeronautica, quella italiana, integrata nella Nato, sostiene che «la Nato in passato è stata la casa per la difesa comune contro eventuali ingerenze militari sovietiche e ha unito gli eserciti europei. Gli anni però sono passati: oggi la Russia di Vladimir Putin, criticabile quanto si vuole, è stata un baluardo per la pace mondiale, mentre la Nato si è ridotta a fare il cane da guardia degli interessi finanziari di un certo mondo anglosassone».

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LA CORTE COSTITUZIONALE IL 5 NOVEMBRE SCORSO – ACCOGLIENDO IL RICORSO DI UN GRUPPO DI RISPARMIATORI – HA BOCCIATO LA NORMA DEL SALVA ITALIA DEL GOVERNO CHE ANTICIPAVA AL 6 DICEMBRE 2011 IL TERMINE ULTIMO PER POTER CONVERTIRE LE VECCHIE LIRE IN EURO

Di lucascialo.blogspot.it

Ogni qualvolta ci capita di rivedere una banconota o una moneta della vecchia Lira, proviamo un sussulto nostalgico, un tuffo al cuore, un senso di vuoto nelle tasche. La mia generazione è stata l’ultima a beneficiare della lira in età adolescente. Quando con mille lire in tasca ci sembrava di poter acquistare tante cose; quando con diecimila lire potevamo andare in pizzeria e ci rimaneva pure il resto. Oggi con cinquanta centesimi possiamo fare al massimo un’offerta a uno dei tanti mendicanti in strada, mentre con cinque euro al massimo possiamo comprare una pizza e una bibita ma da un take away.

GLI ERRORI, VOLUTI, INIZIALI – La sensazione, col passaggio dalla Lira all’Euro, di essere stati rapinati è stata immediata. I commercianti (quelli che da qualche anno piangono per la crisi) ne hanno subito approfittato per raddoppiare i prezzi. Col beneplacito dello Stato, il quale, oltre a non obbligarli per almeno un paio di anni di esporre il doppio prezzo Lira-Euro, ha raddoppiato esso stesso bollette e tariffe. Sarebbe bastato anche immettere monete di carta per 1 e 2 euro, per dare maggiore peso ai soldi e una maggiore consapevolezza per i consumatori nello spenderli.

Ma oltre a ciò, ha compiuto un’altra rapina, tramite il Governo più filo-europeista avuto in questi anni: il Governo Monti.

Come? Tramite la norma Salva Italia (legge 201/2011 art. 26), la quale ha anticipato al 6 dicembre 2011 il termine ultimo per poter convertire le vecchie lire in euro. Un anticipo di ben tre mesi, dato che la legge del 2002 (introdotta per gestire l’introduzione dell’euro) fissava invece al 28 febbraio 2012 la fine del diritto di cambio.

Un anticipo che ha beneficiato allo Stato tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro che, invece di finire nelle tasche degli italiani in possesso delle lire, furono versate da Bankitalia in tre rate nella casse statali per concorrere alla riduzione del debito pubblico. Quel debito pubblico che ci divora da decenni e che nessun governo riesce a ridurre.

LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE- Per fortuna, a riparare le nefandezze dei nostri governanti ci ha pensato ancora una volta la Corte Costituzionale. La quale ha bocciato la norma con questa motivazione: ”il fatto che al momento di entrata in vigore del decreto Salva Italia fossero già trascorsi 9 anni e 9 mesi dalla cessazione del corso legale della lira non è idoneo a giustificare il sacrificio della posizione di coloro che, confidando nella pendenza del termine originariamente fissato dalla legge, non avevano ancora esercitato il diritto di conversione”.
BISOGNA ANCORA CAPIRE COME E QUANDO SI POTRANNO CAMBIARE LE LIRE RIMASTE – Ora però bisogna capire quando e come si potrà beneficiare dei tre mesi scippati agli italiani per cambiare le proprie lire. Al momento tutte le opzioni sono aperte: dalla riapertura di una finestra, alla limitazione del cambio solo per coloro che possano dimostrare di aver cercato di cambiare i titoli durante il periodo in cui questo era ancora consentito dalle norme iniziali.

La risposta si trova, quindi, in un mix di problematiche che vanno dalla solita lungaggine burocratica all’impatto sui conti pubblici con la mancanza di soldi cash per finanziare questa restituzione.

Del resto che la coperta sia troppo corta è evidente facendo due conti: nel 2012 Bankitalia spiegava che tra le banconote non ancora restituite mancavano all’appello 196 milioni di pezzi da mille lire, 12 milioni da 100mila lire, 300mila da 500mila lire, 40,6 milioni da diecimila lire, 30,9 milioni da cinquemila e 21,6 milioni per il taglio da duemila.

C’è, infine, un altro punto da chiarire: quando far partire i tre mesi messi a disposizione dalla Consulta per presentarsi agli sportelli bancari per cambiare le lire? Se venisse confermato che il countdown parte dal giorno di pubblicazione della sentenza, giovedì 5 novembre 2015, le possibilità dello Stato di tenersi il tesoretto aumenterebbero a dismisura.

Una notizia che renderà l’Euro agli occhi degli italiani ancora più ostica, una fregatura impostaci dall’alto.

DA lucascialo.blogspot.it

PIATTI E POSATE D’ARGENTO PER 3 MILIONI DI EURO”. IL TELEGRAPH SBATTE IN PRIMA PAGINA FEDERICA MOGHERINI E GLI SFARZI DI BRUXELLES IN TEMPI DI AUSTERITÀ

Servizi di piatti in stile imperiale, bicchieri in cristallo, porcellane e interi servizi di posate in argento. Il servizio diplomatico dell’Unione europea spende e spande per milioni di euro per ospitare banchetti, party e visite di dignitari dal mondo intero. Mentre proprio l’Europa impone a tutti rigore e austerità, il Telegraph sbatte in prima pagina gli sfarzi di Bruxelles, e il quotidiano britannico, almeno nella scelta delle fotografie a corredo, svela sfacciatamente il suo principale bersaglio:

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Federica Mogherini, l’alto rappresentante Ue per la politica estera europea.

Stando alle indiscrezioni del Telegraph, i servizi da tavola – che saranno utilizzati in occasione di ricevimenti tanto a Bruxelles che presso le 140 rappresentanze ue all’estero – in preziosissima ceramica cinese col bordo dorato (non Ginori!) e abbelliti da un’incisione della bandiera europea, bicchieri da whisky, brandy e champagne, nonché vassoi, candelabri e molto altro ancora, costeranno all’incirca 2 milioni di sterline, vale a dire quasi 3 milioni di euro. Circa dieci volte il costo di un analogo ordine di recente effettuato dalla Casa Bianca.*

Il servizio europeo per l’azione esterna (european external action service – eeas) è stato creato nel 2009 dal trattato di lisbona e “sta assumendo un’importanza via via maggiore”,riconosce il Telegraph, che guarda con preoccupazione al nuovo corso dopo l’uscita della britannica Lady Ashton. Poi il quotidiano conservatore britannico precisa: “È guidato dall’alto rappresentante, Federica Mogherini, un’ex giovane comunista diventata poi ministro degli Esteri italiano. Il servizio ha uno staff di 3.400 persone e un budget di 793 milioni di euro, con sedi persino alle Seychelles, in Australia, Canada e Kazakhstan”.

Il servizio Ue è “sempre più apprezzato dagli Stati Uniti”, ammette ancora il Telegraph, dando voce ai timori di alcuni deputati tory preoccupati di vedere ridimensionato il ruolo del Foreign and Commonwealth office.

fonte:http://www.stopeuro.org/piatti-e-posate-dargento-per-3-milioni-di-euro-il-telegraph-sbatte-in-prima-pagina-federica-mogherini-e-gli-sfarzi-di-bruxelles-in-tempi-di-austerita/

Omicidio Pamela, Meluzzi: “Orrore importato con i barconi.

Questa immigrazione è una catastrofe””Mattanze simili in Nigeria sono la normalità. Una massa di 650.000 disperati provenienti dall’Africa creano un problema di ordine pubblico insormontabile. Diventeremo come Lagos, dove per rubarti un orologio ti tagliano il braccio con un machete”
Alessandro Meluzzi, psichiatria e criminologo, ha lanciato l’allarme in tempi non sospetti sui pericoli per l’ordine pubblico connessi a un’immigrazione indiscriminata, quindi sul massacro di Pamela Mastropietro tra i primi, in un video che ha totalizzato un numero enorme di visualizzazioni, ha parlato di elementi rituali nell’omicidio e di legami con la mafia nigeriana.

Meluzzi, la procura si affretta a smentire la tesi dei riti della mafia nigeriana collegati alla mattanza di Pamela.
In Nigeria gli omicidi sono quasi tutti rituali. Ed è paradossale affermare che gli indagati non avessero nulla a che fare con la mafia nigeriana. Fosse così, per certi versi sarebbe ancora più grave: vorrebbe dire che è sufficiente essere nigeriani non mafiosi per commettere un omicidio rituale, perché di questo si tratta. In ogni caso, è impossibile fare lo spacciatore nigeriano a Macerata senza far parte della mafia nigeriana: non penso che l’eroina se la procurassero al supermercato, è evidente che il rifornimento di uno spacciatore al minuto nigeriano non può che avvenire dalla mafia nigeriana, come racconta la Direzione investigativa antimafia. Sarebbe come dire che è possibile fare l’usuraio a Corleone senza essere della mafia.

Sulla portata di questa mafia “d’importazione” vige una sorta di tabu mediatico? È in atto una sottovalutazione del fenomeno?
Il martirio della povera Pamela è servito a puntare un faro sul terrore che suscita la presenza della mafia nigeriana in Italia. Stiamo parlando di un sodalizio criminale che gestisce in sostanziale monopolio lo spaccio di droghe pesanti al minuto, quindi la prostituzione minorile, il racket, le truffe online e l’accattonaggio capillare fuori da negozi e supermercati: coloro che fanno l’elemosina a questi personaggi, in grado di incamerare anche 100 euro al giorno di cui trattengono pochi spiccioli, sappiano che quel denaro viene spedito in Nigeria per essere reinvestito in droga e armi. Il martirio di Pamela è la punta dell’iceberg dell’orrore. Sulla crescita esponenziale di questa forma di criminalità nel nostro Paese ci sono le dichiarazioni dell’ex procuratore nazionale antimafia Roberti, secondo il quale la mafia nigeriana è la più pericolosa e aggressiva al mondo e ricorre a riti sacrificali. E noi tutto questo l’abbiamo importato con i barconi. Di fronte a un quadro simile, il grado di coinvolgimento degli indagati nella mafia nigeriana o il tasso di ritualità e di cannibalismo nella vicenda di Pamela, diventano, per assurdo, quasi aspetti secondari.

Lei si è chiesto perché le associazioni e le icone antimafia non si mobilitano.
Associazioni antimafia e intellettuali non paiono particolarmente attivi nelle operazioni di denuncia civile. Vorrei che Libera, Saviano, don Ciotti, Caselli si occupassero di questa terrificante mafia del futuro con la stessa attenzione con la quale si sono dedicati alle mafie del passato e del presente. Mi aspetto di vedere manifestazioni e presidi di Libera in questo senso. Forse non è ancora successo per una preoccupazione che attiene al politicamente corretto: il timore di apparire razzisti. Non vorrei che dietro questo pregiudizio antirazzista si nascondesse l’ebetismo. Siamo di fronte a una vera minaccia per la sicurezza nazionale.

Inizialmente è stata accreditata l’ipotesi che Pamela non fosse stata ammazzata, ma “solo” occultata e vilipesa e che quindi i responsabili di questo orrore non fossero assassini.
Pareva ci fosse la volontà, non so se dichiarata o supposta, di far passare questo orrore come l’incidente di percorso di una tossica che muore per overdose in una casa, con un tale che essendosi spaventato cerca di occultare il cadavere. C’è stato il tentativo di derubricare questa vicenda terrificante, questo reato collettivo di probabile stupro e di omicidio con scempio del cadavere, a incidente di percorso. Ma i fatti, come diceva Lenin, hanno la testa dura.

Lei un anno fa a Matrix parlò proprio dei rischi legati a una deriva di tipo nigeriano a causa dell’immigrazione massiva.
Dissi che 650.000 disperati in Italia, provenienti dall’Africa subsahariana, creano un problema di ordine pubblico insormontabile. Se non si corre ai ripari, tra un anno la situazione sarà totalmente ingovernabile. Anche perché gli sbarchi sono ripresi massicciamente. E buona parte di chi arriva proviene dalla Nigeria, piaccia oppure no. Dobbiamo aspettarci un’Italia che assomiglierà sempre di più a Lagos, dove se devono rubarti un orologio, ti tagliano il braccio con un machete. O a Benin City, dove i riti voodo di mangiare i cuori sono quotidiani. Mattanze come quelle di Pamela, da quelle parti, rientrano nella normalità. Ma questo non si deve dire, il mainstream cerca di mettere il silenziatore. L’irresponsabilità delle èlite è terrificante, addirittura autodistruttiva, fatico persino a spiegarmela: “Dio fa diventare pazzi coloro che vuole distruggere”, spero che questo non lo si debba dire del mio amato Paese.

Dossier e depistaggi per aggiustare i processi: in cella anche un pm

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7 febbraio 2018.- Avvocati, magistrati, giornalisti, docenti universitari, imprenditori e professionisti. Sono molti i colletti bianchi coinvolti nell’ operazione, coordinata dalle procure di Roma e Messina, che ha alzato il velo su una rete di potenti che avrebbe orientato diversi procedimenti amministrativi e inchieste penali praticamente in tutta Italia. A beneficiarne sarebbero state aziende e clienti di un noto avvocato, Piero Amara, 48enne di Augusta, in provincia di Siracusa, ritenuto la mente dell’ organizzazione.
Il legale, che avrebbe avuto fra i propri clienti aziende di mezza Europa, sarebbe stato consigliere di diversi giudici amministrativi. Ieri all’ alba, l’ ordinanza restrittiva eseguita dalla Guardia di finanza che ha fatto finire ai domiciliari una ventina di persone, fra cui un magistrato, Giancarlo Longo, fino a pochi mesi fa pm alla procura siracusana, da qualche tempo trasferito dal Csm a Napoli per motivi disciplinari. La sua figura è finita al centro delle indagini a seguito di un esposto firmato da otto suoi colleghi di Siracusa. Il suo coinvolgimento sarebbe stato suffragato anche dalle registrazioni di alcune telecamere nascoste piazzate nel suo ufficio. Peraltro, il magistrato avrebbe avuto notizia delle microspie e si sarebbe attivato per neutralizzarle.

COLLETTI BIANCHI
Oltre all’ avvocato Amara, domiciliari anche per un altro legale, Giuseppe Calafiore, che però 24 ore prima del blitz ha lasciato l’ Italia diretto a Dubai. Coinvolti nell’ inchiesta pure il docente universitario Vincenzo Naso, professore alla Sapienza di Roma, il giornalista siracusano Giuseppe Guastella, il dirigente regionale Mauro Verace, l’ ex presidente del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio e una sfilza di altri colletti bianchi.

Fra gli arrestati anche l’ imprenditore Enzo Bigotti, già coinvolto nel caso Consip. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere, falso, intralcio alla giustizia e corruzione e riguarderebbero episodi degli ultimi cinque anni. Stando alle indagini, gli avvocati Amara e Calafiore avrebbero versato fiumi di denaro al magistrato, quasi 90mila euro, oltre a vacanze pagate per lui e per i familiari. In cambio Longo avrebbe creato fascicoli “specchio” e fascicoli “minaccia”, che il magistrato si sarebbe auto-assegnato per monitorare indagini di competenza di altri suoi colleghi che interessavano ad Amara e Calafiore e inquinare, così, vari procedimenti penali.

CONTO SVIZZERO
Tra queste inchieste, vi sarebbe quella avviata dai pm della procura di Milano nei confronti dell’ amministratore dell’ Eni Claudio De Scalzi. Fra i difensori dell’ Eni ci sarebbe stato proprio l’ avvocato Amara, che insieme a Massimo Mantovani, ex responsabile dell’ ufficio legale (e oggi dirigente) di Eni, avrebbe organizzato un presunto depistaggio per condizionare le inchieste milanesi, mediante l’ intermediazione di un amico del legale, Alessandro Ferraro, che nell’ estate 2016 aveva denunciato di essere rimasto vittima di un tentativo di sequestro, finalizzato a realizzare un complotto internazionale per far fuori De Scalzi.

In realtà non ci sarebbe stato alcun complotto, ma per gli investigatori si sarebbe trattato di un piano ordito dallo stesso Amara per ottenere informazioni. Lo proverebbe anche il fatto che il pm che avviò l’ inchiesta per il finto tentato sequestro di persona era stato proprio Longo.

I pm evidenziano anche il presunto ruolo dell’ allora presidente del Consiglio di Stato Virgilio, che avrebbe accolto le istanze di due società, seguite dagli avvocati Calafiore e Amara, in cambio – sostengono i magistrati – di 751 mila euro transitati su un conto svizzero.

di Alberto Samonà