LA GUERRA LA VINCE CHI NON LA FA

SENZA ALTERNANZA NON C’E’ DEMOCRAZIA

Poveri Elettori Italiani costretti a subirsi la Via crucis dei politicanti di servizio permanente effettivo.
“Grasso – ricordò Ingroia in un recente affondo contro il presidente del Senato – è stato un magistrato di grande esperienza, coraggio, capacità professionali, ma bisogna ricordarsi che è diventato procuratore nazionale antimafia per una legge ad personam di Berlusconi per impedire a Giancarlo Caselli di ricoprire quel ruolo e lo stesso Grasso in un’intervista disse che il governo Berlusconi meritava una menzione speciale per la sua attività antimafia. Pietro Grasso non è di sinistra, non lo è stato nelle sue contiguità con la politica”.
Di più: “Anche quando Caselli fu nominato procuratore di Palermo – proseguì in quell’occasione Ingroia – Grasso era il candidato dell’allora ministro della giustizia Martelli, quindi non aveva una posizione di sinistra. Poi è stato sostenuto dal governo Berlusconi contro Caselli. Non volle sottoscrivere l’appello della procura di Palermo contro l’assoluzione di Andreotti in primo grado. È stato molto cauto e prudente su trattativa Stato-mafia e l’inchiesta Dell’Utri, legittimamente, ma possiamo dire che è stato un magistrato cauto”.

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LA MIA OPINIONE

Così parlò il Professor Piepoli, decano dei sondaggisti italiani al pari di Roberto Weber, altro decano famoso. I polli di Renzi, al pari di quelli manzoniani di Renzo, si beccano e si azzuffano prima di finire in casseruola.
Sentenze dei sondaggi, naturalmente. Tutto da scoprire e verificare tra poco più di un soffio di settimane. Il 4 marzo è dietro l’angolo. Da oggi in poi, fino al momento della ridicola mordacchia anti-sondaggi, saremo bombardati da numeri e percentuali. Non ci sarà più tempo per correggere gli errori di tutta una legislatura. Tra guerre guerreggiate e non, ci sarà un vincitore? “Ah, saperlo…” avrebbe detto il Professor Pazzaglia di “Quelli della notte”.
guglielmo donnini
mercoledì 27/12/2017
AGLI SGOCCIOLIEffetto Etruria, nei sondaggi il Pd crolla ai minimi storici
FINE LEGISLATURA – DOMANI MATTARELLA PUÒ GIÀ SCIOGLIERE LE CAMERE, LA CAMPAGNA ELETTORALE INIZIA CON RENZI BEN SOTTO LA “SOGLIA BERSANI”: I DEM SONO ATTORNO AL 23%
di Tommaso Rodano
Negli ultimi giorni della legislatura il Partito democratico tocca forse il punto più basso della sua storia. A leggere i sondaggi pubblicati nei giorni di Natale, non è più solo un lontano ricordo il famoso 41% delle Europee del 2014 (che Matteo Renzi ritiene di aver eguagliato – perdendo – nel referendum costituzionale dell’anno scorso), ma pure la soglia del 25,4% del Pd di Bersani nelle Politiche del 2013.
Domani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrebbe firmare lo scioglimento delle Camere (malgrado le tenui speranze di chi chiede un ultimo colpo di coda sullo ius soli). E forse già domani il Consiglio dei ministri, che si riunisce per la discussione sulle missioni militari, potrebbe scrivere il decreto che fissa le prossime elezioni al 4 marzo.
Il Pd inaugura malissimo la campagna elettorale: nell’ultimo anno la flessione è stata praticamente inesorabile. Il 2017 è iniziato con le ferite ancora fresche del referendum, è proseguito con la scissione di Bersani e Mdp, la nuova incoronazione di Renzi nelle primarie di fine aprile, la sconfitta nelle Amministrative di giugno e poi nelle Regionali siciliane di novembre. Si sta chiudendo, infine, con la batosta Etruria nella commissione parlamentare sulle banche. In ogni passaggio, eccetto le primarie, la lenta erosione delle percentuali dei dem è stata consequenziale ai fatti.
Gli ultimi numeri, per le ambizioni di Renzi, sono i più pesanti di sempre. Arrivano dall’istituto Ixé, li ha pubblicati il sondaggista Roberto Webersull’Huffington Post. Il partito a guida toscana tocca il suo nuovo minimo: 22,8%. La rilevazione precedente era datata 6 dicembre (23,1%), da allora sono andati perduti altri tre decimali.
A fare impressione, nella ricostruzione di Weber, è la serie storica: da luglio a oggi il Pd ha lasciato sul campo quasi 5 punti percentuali (27,5 – 22,8%), oltre un milione e mezzo di voti potenziali. Nello stesso periodo il Movimento 5 Stelle è cresciuto dal 27 al 29% e il centrodestra nel suo complesso dal 33,2 al 36,6% (con una flessione della Lega e una risalita di Forza Italia). Si arresta, per Ixé, la crescita di Liberi e Uguali, la nuova lista di sinistra guidata da Pietro Grasso (dal 7,5 del 6 dicembre all’attuale 7,3%).
In linea con queste cifre anche il sondaggio realizzato da Tecné per Tgcom24. Anche qui il Pd si allontana dalla “soglia Bersani” delle ultime Politiche: il partito di Renzi è al 23% e nell’ultimo mese avrebbe perso oltre un punto percentuale (a novembre era al 24,2). La coalizione di centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e cespugli) sfiora il 40% (38,5) e sopperisce anche alla netta flessione del partito di Salvini (in un mese passa dal 15,8 al 14,1%). I Cinque Stelle perdono mezzo punto e scendono al 26,9. Balzo in avanti di Liberi e Uguali, la lista di Grasso, dal 5,4 al 7,9%. Tecné ha studiato anche “l’effetto Etruria”: per il 65,7% degli intervistati, le recenti rivelazioni su Maria Elena Boschi hanno dato un’immagine negativa dell’ex ministra; si tratta di “ingerenza politica” e “conflitto d’interessi” (un’idea condivisa anche da parte degli elettori del Pd, il 21% degli interpellati).
Per il presidente di Tecné Carlo Buttaroni (intervistato da ilsussidiario.net) il legame tra Renzi e gli ex elettori si è incrinato in modo irreversibile: “È facile costruire un rapporto quando non c’è un pregresso, perché si costruisce senza macerie. Ma quando si rompe la fiducia, come nei rapporti senimentali, danno fastidio anche i tentativi di riconciliazione”. E l’incidenza del caso Etruria è ancora più grave, “va oltre il caso specifico, quello delle banche coinvolte nei fallimenti”.
I riflessi dell’affaire Boschi sono stati rilevati anche dall’Istituto Piepoli in un sondaggio pubblicato su La Stampa il 22 dicembre: secondo il 47% del campione, la sottosegretaria “dovrebbe ritirarsi dalla vita politica” in seguito alle novità emerse dalla commissione d’inchiesta sulle banche. Solo per un intervistato su quattro (il 25%) Maria Elena Boschi dovrebbe andare avanti (questa percentuale ovviamente è molto più alta – 60% – tra gli elettori del Pd). Ma per Nicola Piepoli, presidente dell’istituto omonimo, l’effetto Etruria “è marginale”. Il vero problema di Renzi è la frattura a sinistra: “Ora che ha un leader riconoscibile e apprezzato come Grasso, il partito di chi ha fatto la scissione raccoglie percentuali importanti per un mercato sempre più esiguo come quello del centrosinistra”. “Bisogna allearsi con i propri simili, non combatterli”, conclude il sondaggista, “la guerra la vince chi non la fa”.
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