Archive | January 2017

PERSONE MOLTO POTENTI ALL’INTERNO DELL’AMMINISTRAZIONE AMERICANA VOGLIONO LA GUERRA: ECCO LA LORO STRATEGIA.

Zero Hedge riporta un accorato articolo di Michael Krieger sugli interessi molto potenti all’interno dell’amministrazione USA che spingono verso una guerra su larga scala e su come tutti coloro che amano la verità dei fatti e il pensiero critico possono cercare di contrastare questa pericolosa deriva. Il punto fondamentale sta nell’informazione: analizzare attentamente tutte le affermazioni ufficiali propagandate dai media e non suffragate da prove, e rivolgergliele contro.

di Michael Krieger, 5 gennaio 2017

Traduzione di @Malk_klaM

“La crescente isteria nei riguardi della Russia si può comprendere meglio se si considera che soddisfa due necessità di Washington: la transizione del complesso militare-industriale dalla “guerra al terrorismo” verso una più redditizia “nuova guerra fredda”, e sventare la minaccia rappresentata dal presidente Trump nei confronti dell’establishment liberal /neoconservatore interventista in politica estera.

Promuovendo la “minaccia” russa, i neoconservatori e i falchi liberal che li sostengono, che comprendono gran parte dei media mainstream americani, possono assicurarsi maggiori spese militari da parte del Congresso. Questa montatura inoltre mette in moto una manovra ostruzionista per impedire un cambio significativo di direzione della politica estera americana con Trump.”

Dal post: Chi trae vantaggio dalla guerra con la Russia?

Quello che segue sarà probabilmente uno degli articoli più importanti che io abbia mai scritto. Dopo aver passato un po’ di tempo a guardare il rapporto dell’intelligence al Senato appena concluso, sono arrivato alla conclusione che sia stata una delle cose più inquietanti e sinistre che io mi ricordi. Sono molti i punti di riflessione, e non c’è niente di buono.

Prima di cominciare, voglio ricordare a tutti una cosa che ho scritto la scorsa estate nell’articolo “Il governo giapponese si muove verso il dispotismo e il militarismo“:

“Uno degli aspetti più sconfortanti dell’importante lavoro di Neil Howe e William Strauss sui cicli generazionali “The Fourth Turning (1977) è il fatto che nella storia americana questi cicli raggiungono l’apice e terminano con guerre su larga scala.

Per la precisione, la prima delle “Quattro svolte” nella storia americana è culminata con la Rivoluzione (1775-1783), la seconda è culminata con la Guerra Civile (1861-1865), mentre la terza è finita con la guerra più sanguinosa di tutta la storia, la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Sono trascorsi 78 anni tra la guerra di Rivoluzione e la Guerra Civile, e sono trascorsi 76 anni tra la Guerra Civile e la Seconda Guerra Mondiale (76 se si conta l’anno di ingresso degli Stati Uniti nel conflitto). Quindi, se la teoria di Howe e Strauss è valida, e io credo che sia così, dobbiamo prepararci per un conflitto su larga scala che cominci all’incirca 75 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Questo ci porterebbe al 2020.

Più mi guardo intorno e più vedo apparire segnali ovunque nel mondo che siamo diretti verso un altro grande conflitto. Dall’inutile ritorno della Guerra Fredda con la Russia, alle crescenti tensioni nel Mar Cinese Meridionale e al totale caos e distruzione nel Medio Oriente, il mondo è una gigantesca polveriera. Per trasformare queste zone già in conflitto in una conflagrazione su larga scala basta un’altra grave crisi economica globale, cosa che mi aspetto accada entro i prossimi 1-2 anni. Spaventosamente, questo ci mette perfettamente in linea con l’anno 2020.”

Una delle principali ragioni per le quali ho contrastato con tanta forza Hillary è perché credevo che lei incarnasse il bruciante desiderio dei neoconservatori e neoliberal, e del complesso militare e strategico industriale, di uno scontro globale con la Russia, oltre che di portare avanti le disastrose avventure imperiali in tutto il mondo. Molti di noi speravano che con la sua sconfitta avrebbe prevalso il buon senso e gli americani avrebbero potuto avere una tregua dallo stato di guerra senza fine. Questo non è successo.

Anzi, i sostenitori di Hillary sono diventati persino più aggressivi e sconsiderati nella loro sete di sangue, e sembrano pronti a tutto per arrivare a uno scontro che porterà a una devastazione inimmaginabile per il popolo americano. Per me questa è diventata una preoccupazione talmente insostenibile che ho sentito il bisogno di un confronto su quello che dovrebbero fare quelli di noi che vorrebbero evitarlo.

Prima di tutto dobbiamo capire le motivazioni di chi ci sta portando in questa direzione disastrosa. Il loro movente principale è molto semplice: il desiderio di mantenere potere e status. Vedono i segni premonitori della disintegrazione dell’autorità e della credibilità dello status quo, e comprendono che c’è bisogno di concentrarsi su un nemico esterno per distogliere l’attenzione dai fallimenti in casa propria. In secondo luogo dobbiamo capire a che punto siamo nel processo di preparazione della guerra. Dobbiamo riconoscere che interessi molto potenti hanno già deciso che vogliono questa guerra. Per loro, guardare ai fatti ed essere ragionevoli non conta più niente, hanno già deciso. Quindi hanno già una strategia.

Proprio in questo momento, i media, i politici, le agenzie di intelligence ci stanno già convincendo della necessità di questa guerra, e con loro altri portatori di interessi particolari che traebbero vantaggio da una dominazione imperiale all’estero (al contrario della stragrande maggioranza di noi, che ne saremmo danneggiati gravemente). Quando arrivate a comprendere che ci troviamo di fronte a un enorme tentativo di imbonirci per radunare in massa gli americani come pecore verso un conflitto che non è certamente nel loro interesse, allora tutto quello che vedete e sentite intorno a voi inizia ad avere senso.

Nel caso che dubitiate della mia teoria secondo la quale certe persone hanno già deciso che vogliono questa guerra, guardate questa polemica del neoconservatore Lindsey Graham : “Io non ho mai visto una guerra che non mi sia piaciuta”. Lui è senz’altro ben disposto a mandare gli altri in guerra.

Ma la cosa più inquietante del desiderio infinito di Graham di menare le mani è quello che ha detto alla fine James Clapper, direttore del National Intelligence: “Mi trovo perfettamente d’accordo con quello che ha appena detto, e lo apprezzo molto”. A dirigere il manicomio ora ci sono i pazzi.

Questo è molto importante. James Clapper ammette di volere uno scontro con la Russia. Perché? Perché è sua opinione che la Russia abbia fornito davvero informazioni a Wikileaks che hanno messo in imbarazzo il Partito Democratico, e di conseguenza causato la sconfitta elettorale di Hillary Clinton. Ammettiamo pure per un attimo che i servizi segreti americani abbiano davvero le prove che Putin abbia orchestrato questa operazione e l’abbia mandata a Wikileaks con il preciso proposito di aiutare Trump. Se si potesse provare, credo assolutamente che si tratti di informazioni importanti e credo che gli americani dovrebbero esserne a conoscenza. E comunque, sarei disposto ad andare in guerra con la Russia per questo? No di certo. E la maggioranza degli americani? Ne dubito. Per riassumere, gli americani non vogliono la guerra, ma molti politici a Washington e altri portatori di interessi particolari la vogliono. È questa divergenza che rende la situazione anche più pericolosa.

Dobbiamo renderci conto che coloro che vogliono questa guerra saranno assolutamente implacabili. Il tentativo di convincerci non finirà finché non avranno ottenuto esattamente quello che vogliono. È qui che tutti noi che abbiamo un pensiero critico dobbiamo giocare un ruolo chiave. Dobbiamo essere pronti ad analizzare attentamente tutte le affermazioni ufficiali non suffragate da prove, e rivolgerle contro i guerrafondai, perché sappiamo di sicuro che i media, di proprietà di una ristretta oligarchia, non lo faranno. Dobbiamo essere pronti a informare i nostri concittadini su cosa sta succedendo, in modo da non farci incantare dai loro discorsi imbonitori con conseguenze che sarebbero disastrose. Sfortunatamente dobbiamo anche essere pronti per un possibile “false flag” (attentato sotto falsa bandiera, ndt) provocato dallo “Stato Profondo”*, se l’attuale tattica non dovesse funzionare.

Questo non vuole dire che nel corso della storia dell’umanità la guerra non sia mai necessaria. A volte è inevitabile, ma non siamo affatto a questo punto. Inoltre, dovremmo vedere come particolarmente problematico il fatto che molti stiano cercando di spingere verso un conflitto sulla base di accuse che, mettendo le cose in prospettiva, risultano decisamente irrilevanti. E questo mi porta al punto più importante di tutti.

L’America non può vincere una guerra globale di questa portata se si basa su falsi pretesti e in assenza di un fortissimo consenso dell’opinione pubblica. Questo consenso non c’è. Basterà questo a frenare i signori della guerra e i loro subdoli piani? È ancora troppo presto per dirlo, ma so di certo che se venissimo spinti senza motivo in un conflitto globale, non finirà bene per noi. Se questa è la strada che vuole farci percorrere il nostro perverso status quo, non dimentichiamo mai chi sono e quali sono i moventi dietro le loro azioni.

Infine, lasciatemi concludere con la seguente osservazione:

Movimento 5 Stelle, ecco clienti e conti della Casaleggio Associati svelati da Supernova

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Che cosa c’è scritto nell’ultimo capitolo del libro scritto dall’ex collaboratore della Casaleggio Associati, Marco Canestrari, e dall’ex capo comunicazione M5S alla Camera, Nicola Biondo
“Se Silvio Berlusconi oggi avesse avuto vent’anni di meno e avesse scelto di ‘scendere in campo’ con un suo partito, probabilmente avrebbe utilizzato lo stesso schema di Grillo e Casaleggio: la rete, le società collegate, le fake news per fare profitti, le consulenze… Ridurre quel sogno di movimento popolare che era il progetto Cinque Stelle in una Forza Italia 2.0 è stato forse uno dei delitti politici più efferati di questi ultimi anni”. Sono le parole con cui termina l’ultimo capitolo pubblicato di “Supernova, come è stato ucciso il Movimento 5 Stelle”, il libro sostenuto da un progetto di crowfunding online scritto a quattro mani dall’ex collaboratore della Casaleggio Associati Marco Canestrari e dall’ex capo comunicazione M5S alla Camera Nicola Biondo, che a inizio marzo diffonderanno l’intera opera. Al centro dell’ultimo capitolo reso pubblico, i conti dell’azienda (la Casaleggio Associati) e la mappa del suo potere.

GRILLO COME BERLUSCONI

L’avventura politica del Movimento 5 Stelle non è così dissimile da quella di Silvio Berlusconi, secondo gli autori. In entrambi i casi due leader carismatici (l’ex Cav. e Beppe Grillo) si servono di aziende proprie o a loro vicine (nel caso di Grillo l’azienda è dell’amico Gianroberto Casaleggio) per entrare nell’agone politico. Se si confronta il 1994, e allo storytelling berlusconiano che narra di un nuovo movimento fatto di persone normali estranee alla vecchia classe politica ma in realtà costruito negli uffici di Publitalia, concessionaria pubblicitaria della Fininvest, rispetto a quello schema la vera differenza – secondo Canestrari e Biondo – è “la diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione, che hanno costi d’accesso infinitamente più bassi, e che quindi non necessitano di investimenti paragonabili a quelli del secolo scorso”. Per il resto, “la strategia seguita da Grillo per scalare il Paese è la stessa, e non ha nulla a che fare con la democrazia diretta e il contrasto ai poteri forti; ne ha molto, invece, con l’economia di relazione e l’abile amministrazione di influenze pazientemente coltivate”. Ma se Berlusconi poteva contare su ben altre risorse, “i bilanci della Casaleggio Associati non evidenziano flussi di denaro particolarmente importanti per un’azienda che occupa tra le otto e le dieci persone”. Il problema, notano gli autori, “semmai è il contrario”, perché la società finirà per “trasferire alcuni costi ad altri soggetti legati al Partito e a garantirsi vitali ricavi”.

QUEI LEGAMI CON EXPEDIA (FINO ALLA RAGGI)

Agli albori dei 5 Stelle c’è una stretta sinergia con Expedia. Il colosso mondiale del turismo online, svela Supernova, “è uno dei clienti più importanti della neonata azienda”. Quando nel 2004 viene fondata, la Casaleggio Associati produce rapporti sull’e-commerce. “Uno in particolare: quello sull’andamento dell’e-commerce in Italia, sponsorizzato da Expedia”. All’epoca, tra il 2004 e il 2009, l’ed di Expedia era l’italiano Adriano Meloni, amico di Casaleggio padre, uno che ha preso parte anche agli incontri di Gaia organizzati dal guru. “Quando se ne va da Expedia, strana coincidenza, si interrompe il rapporto economico con Casaleggio Associati. Oggi è assessore allo sviluppo economico della giunta M5S di Virginia Raggi”.

DI PIETRO? UN CLIENTE DI CASALEGGIO

Non è mai stato un alleato politico dei 5 Stelle, però Antonio Di Pietro è stato un cliente della Casaleggio Associati. E’ Grillo che lo presenta a Casaleggio nel 2005, rivelano Canestrari e Biondo. “Viene aperto il Blog di Antonio Di Pietro, graficamente molto simile a quello di Grillo, che utilizza le stesse strategie di comunicazione online: un post al giorno, scritto da Casaleggio o dal socio Luca Eleuterio e approvato da Di Pietro, e banner per diffondere le campagne del Partito”. Nel 2005 e nel 2006 Casaleggio “organizza la comunicazione elettorale di Italia di Valori, che gli affida infine anche la responsabilità tecnica ed editoriale del sito del Partito”. Sul blog dell’ex pm i credits non sono esposti (a differenza del blog di Grillo che indica chiaramente la Casaleggio Associati), tuttavia “i bilanci di Italia dei Valori rivelano che tra il 2005 e il 2010 vengono spesi per la comunicazione online e le ‘strategie digitali’ non meno di 1.800.000 euro. Soldi pubblici, derivanti dai rimborsi elettorali”. In sostanza, “mentre IdV paga, per i suoi servizi, Casaleggio Associati, Gianroberto Casaleggio, nella veste di dominus del nascente Movimento e gosthwriter di Grillo, tuona proprio contro quello stesso finanziamento pubblico ai partiti”.

DALLE BANCHE E MULTINAZIONALI ALL’EDITORIA

Che dire poi di quel sistema bancario contro il quale Grillo e i suoi lanciano strali dal blog? “Casaleggio Associati più pragmaticamente con le banche collabora”. Si va da “colossi del calibro di CartaSì e Banca Intesa, per conto delle quali l’azienda produce analisi di mercato e campagne d’informazione online” fino a sponsor come Barclaycard, Banca Sella, HiPay e (nel 2016) Poste Italiane. Discorso analogo per le multinazionali “che finanziano i portali di fake news di Casaleggio Associati, tzetze.it, la-cosa.it, lafucina.it”. “Sono fonti di reddito dell’azienda grazie alla pubblicità fornita da aziende come Google (di cui Casaleggio Associati è partner importante, come rivelato un ex dipendente a BuzzFeed.com) e Publy”, mentre “attraverso Amazon, invece, l’azienda vende i propri prodotti editoriali”.
Non c’è comunque soltanto l’e-commerce tra gli asset aziendali dell’azienda che sovraintende i 5 Stelle. Pure l’editoria è un settore che attira, con un primo tentativo di avviare una casa editrice online, l’idea di un portale per aggregare blog sparsi in rete (TzeTze) dando spazio a un’informazione alternativa. Canestrari e Biondo ripercorrono poi la collaborazione con Chiarelettere (“l’accordo prevede che il Blog intervisti e pubblicizzi alcuni titoli dell’editrice e li venda attraverso il proprio negozio online Grillorama, trattenendo una commissione”), i rapporti con il Fatto Quotidiano, il contratto con il gruppo editoriale GEMS, di cui fa parte Chiarelettere, “nel frattempo divenuto editore di Grillo e Casaleggio per alcuni libri, e che prevede la gestione di alcuni portali del gruppo e, in particolare, il blog collettivo voglioscendere.it”, con le firme di Marco Travaglio, Peter Gomez e Pino Corrias, poi trasformato in cadoinpiedi.it. C’è spazio anche per un aneddoto su Giovanni Favia, l’ex consigliere 5 Stelle in Emilia-Romagna cacciato dal Movimento dopo le parole off the records riprese da La7 il quale in realtà – raccontano gli autori – aveva già rotto con Casaleggio per non aver troncato la collaborazione con il Fatto Quotidiano (aveva un blog). Perché avrebbe dovuto chiuderla lì? Per ripicca, perché la testata aveva sviluppato quell’area del sito senza la consulenza della Casaleggio Associati. “Sorte simile – si legge nel capitolo – subiscono Daniele Martinelli, primo capo della comunicazione del Movimento alla Camera, Matteo Ponzano, che gestiva il canale web-tv La Cosa, oltre a uno degli autori di questo libro. Candidati alle parlamentarie del Movimento per le elezioni europee del 2014, vengono esclusi a votazioni aperte da una nota del Blog: ‘non sono ammessi dipendenti o collaboratori attuali o ex della Casaleggio Associati’”.

Giovanni Bucchi, f! Formiche

La truffa dell’unità d’Italia: dal ladro Garibaldi ai Rothschild 13

di Enrico Novissimo

Il processo di Unità di Italia ha visto come protagonisti una sfilza di uomini più o meno celebri, i cosiddetti padri del Risorgimento. Dal nord al sud Italia ogni piazza o via principale si fregia di nomi illustri: Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele etc.

Il popolo viene indottrinato fin dalla più tenera età a considerare costoro dei veri eroi, gli artisti li raffigurano esaltando il loro valore in maniera da rafforzare il mito che li circonda. Innumerevoli sono infatti le opere d’arte che ritraggono l’eroe dei due Mondi ora a cavallo…ora in piedi che impugna alta la sua spada, alcune volte indossa la celebre camicia rossa…altre volte si regge su un paio di stampelle come un martire. Tuttavia un ritratto che di certo non vedremo mai vorrebbe il Gran Maestro massone, Giuseppe Garibaldi, privo dei lobi delle orecchie. E dire che nessuna raffigurazione potrebbe essere più realistica poiché al nostro falso eroe furono davvero mozzate le orecchie, la mutilazione avvenne esattamente in Sud America, dove l’intrepido Garibaldi fu punito per furto di bestiame, si vocifera che fosse un ladro di cavalli. Naturalmente nessuna fonte ufficiale racconta questa vicenda.

È dunque lecito chiedersi quante altre accuse infanghino le gesta degli eroi risorgimentali? Quante altre macchie vennero lavate a colpi d’inchiostro da una storiografia corrotta e pilotata? Ma soprattutto quale fu il ruolo dei banchieri Rothschild nel processo di Unità d’Italia?

La Banca Nazionale degli Stati Sardi era sotto il controllo di Camillo Benso conte di Cavour, grazie alle cui pressioni divenne una autentica Tesoreria di Stato. Difatti era l’unica banca ad emettere una moneta fatta di semplice carta straccia. Inizialmente la riserva aurea ammontava ad appena 20 milioni ma questa somma ben presto sfumò perché reinvestita nella politica guerrafondaia dei Savoia. Il Banco delle Due Sicilie, sotto il controllo dei Borbone, possedeva invece un capitale enormemente più alto e costituito di solo oro e argento, una riserva tale da poter emettere moneta per 1.200 milioni ed assumere così il controllo dei mercati.

Cavour e gli stessi Savoia avevano ormai messo in ginocchio l’economia piemontese, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni e divennero in breve due burattini nelle loro mani. Fu così che i Savoia presero di mira il bottino dei Borbone. La rinascita economica piemontese avvenne mediante un operazione militare espansionistica a cui fu dato il nome in codice di Unità d’Italia, un classico esempio di colonialismo sotto mentite spoglie. L’intero progetto fu diretto dalla massoneria britannica, vero collante del Risorgimento. Non a caso i suddetti eroi furono tutti rigorosamente massoni.

La storia ufficiale racconta che i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi, benché disorganizzati e privi di alcuna esperienza in campo militare, avrebbero prevalso su un esercito di settanta mila soldati ben addestrati e ben equipaggiati quale era l’esercito borbonico. In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, con i loro soldi i Savoia corruppero gli alti ufficiali dell’esercito borbonico che alla vista dei Mille batterono in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo. Dunque non ci fu mai una vera battaglia, neppure la storiografia ufficiale ha potuto insabbiare le prove del fatto che molti ufficiali dell’esercito borbonico furono condannati per alto tradimento alla corona. Il sud fu presto invaso e depredato di ogni ricchezza, l’oro dei Borbone scomparve per sempre. Stupri, esecuzioni di massa, crimini di guerra e violenze di ogni genere erano all’ ordine del giorno. L’unica alternativa alla morte fu l’emigrazione. Il popolo cominciò a lasciare le campagne per trovare altrove una via di fuga. Ben presto il malcontento generale fomentò la ribellione dei sopravvissuti, si trattava di poveri contadini e gente di fatica che la propaganda savoiarda bollò con il dispregiativo di “briganti”, così da giustificarne la brutale soppressione.

A 150 anni di distanza si parla ancora di questione meridionale. Anche i più distratti scoveranno diverse analogie con quella che oggi viene invece definita questione palestinese. Stesse tecniche di disinformazione, stesse mire espansionistiche e soprattutto stesse famiglie di banchieri.

Solo che un tempo gli oppressi erano chiamati briganti…oggi invece sono i cattivi terroristi.

Fonte edizionisicollanaexoterica.blogspot.it