Il “sultano” Erdogan vuole portare la Turchia degli arresti e delle persecuzioni in Ue

Un mese fa, il Parlamento europeo ha votato la sospensione del negoziato di adesione dalla Turchia a causa di tutto ciò che sta facendo il sultano-dittatore Recep Tayyip Erdogan.
I deputati hanno chiesto sia alla Commissione europea sia ai 28 governi nazionali di imporre una “congelamento temporaneo” sui colloqui. La risoluzione è stata approvata a stragrande maggioranza, con 479 voti a favore e 37 contro, con 107 astensioni.
I deputati sono preoccupati per l’attuale situazione, conseguente al più o meno autentico golpe del 15 luglio scorso: circa 128mila turchi sono stati licenziati o sospesi dal pubblico impiego, 49mila arrestati, tra questi decine di giornalisti, accademici e intellettuali. Non ultimi i deputati curdi del Partito democratico dei popoli (Hdp) e il loro leader, il giovane avvocato Selahattin Demirtaş. Due giorni fa è stato incarcerato il 74enne leader curdo Ahmed Turk, tre volte parlamentare e co-sindaco della città curda di Mardin; per lui la solita accusa inventata di terrorismo.
I continui conflitti interni turchi hanno influito pesantemente sui rapporti internazionali del paese, condizionandone gli sviluppi.
Infatti, come membro della Nato e come importante mercato, la Turchia rivestiva un importante ruolo strategico e godeva del determinante sostegno degli alleati occidentali, per quanto la delicata questione dei diritti umani, sommandosi alla mai chiusa crisi di Cipro, causava un continuo rinvio dell’ingresso del paese nell’Unione Europea.
Ahmet Davutoglu, ex primo ministro turco ed ex consigliere del “sultano” Erdogan, nel suo libro “La profondità strategica. La posizione internazionale della Turchia” ha sostenuto la naturale eredità ottomana della Turchia, rompendo così con uno dei principali capisaldi della cultura politica di Mustafa Kemel Ataturk, quindi la riscoperta della centralità turca come potenza islamica, destinata a giocare un ruolo di primo piano nelle dinamiche mediorientali.
Per quanto riguarda i curdi, il conflitto politico-culturale tra il governo e la minoranza curda nel paese ha alle spalle una lunga storia, che risale immediatamente dopo il primo conflitto mondiale, dopo lo scioglimento dell’Impero ottomano: il territorio abitato dai curdi (Kurdistan) venne smembrato tra Turchia, Iraq, Iran e Siria.
Ed oggi è motivo di tensione la volontà di indipendenza del popolo curdo.

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