Euro nazismo: L’Euro e il piano del nazista Funk

Euro nazismo: L’Euro e il piano del nazista Funk
by Stefano Alì

Siamo in una condizione di Euro nazismo, dice Alessandro Di Battista (e non solo). Il fine è la produzione di “popoli schiavi” che costituiscano “serbatoio lavoro”
13 marzo 2015 “L’euro è una zavorra di cui l’Italia deve liberarsi. La realtà è che siamo schiavi del marco”. La dichiarazione è di Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle che ha continuato: “Non stiamo nell’euro ma sostanzialmente nel marco quindi dobbiamo staccarci dal nazismo centrale di Germania e istituzioni europee perchè vogliono colonizzare il Sud Europa attraverso le loro politiche economiche. Guardiamo alla Grecia strozzata dalla troika. Uso il termine nazismo non per il popolo tedesco ma riferito alle istituzioni che stanno uccidendo i popoli”. Secondo Di Battista, “il potere centrale rappresenta una sorta di nazismo nord europeo che ci sta distruggendo” e ha l’obiettivo di “produrre sempre più schiavi. Vogliono colonizzare il sud dell’Europa. Allora i popoli del sud Europa si devono unire” ha detto il pentastellato a margine del convegno organizzato da M5S ‘All’Alba di una nuova Europa’.

Ecco:

Ovviamente (come al solito) le dichiarazioni di Di Battista hanno provocato sdegno e polemiche, eppure …

Facciamo una ipotesi assurda: Se lo schema della moneta unica fosse stato concepito da un ministro nazista con lo scopo di conquistare e dominare economicamente l’Europa continentale, polemizzeremmo ancora con Di Battista?

No, perché è esattamente così. Era il luglio del 1940 quando Walther Funk pronunciò “La riorganizzazione economica dell’Europa”.

Walther Funk: Ministro per l’economia del Reich dal 1938, Governatore della Banca Centrale Reichsbank (oggi Bundesbank) nel ’39 e nel consiglio della pianificazione del Terzo Reich nel 1943.

Scrive Antonio Maria Rinaldi dei contenuti del “Piano Funk”:

La Germania arbitra dei destini dell’Europa, avrebbe monopolizzato e condizionato ogni attività e iniziativa in questa aggregazione forzata e la popolazione sarebbe stata anche classificata con parametri culturali e sociali considerati tipici del popolo tedesco, nella ferrea convinzione-presunzione, che i propri metodi proposti, se adottati, si sarebbero rivelati di grande vantaggio anche per le altre nazioni. Particolarmente interessanti i passaggi del discorso in cui Funk rivelava le specifiche del suo Piano riguardo alla questione della creazione di una nuova moneta (siamo nel 1940!), all’interno della quale prefigurava nella grande area economica che si sarebbe realizzata, un ruolo predominante del marco come conseguenza della potenza del Reich, con l’istituzione di una area valutaria che avrebbe portato a una “moneta generale” (testualmente così definita) a supporto di un graduale livellamento delle normative infra-nazionali a favore dello sviluppo dovuto all’espansione economica. Tale “moneta generale” non sarebbe stata ancorata all’oro con un sistema analogo al gold-standard, ma sostenuta da un sistema di compensazione europeo fra l’import-export dei paesi partecipanti, dove naturalmente alla Germania sarebbe spettata l’assoluta determinazione dei relativi flussi attraverso l’imposizione della sua politica economica supportata dal predominio militare conquistato e consolidato. Da evidenziare che il concetto di “moneta generale” espresso da Funk, si sposa perfettamente con l’idea della creazione di una area valutaria da imporre al Continente con funzione aggregatrice per effetto della forza delle regole poste a suo supporto.

Il ministro dell’economia nazista poneva le basi per una totale e assoluta forma di controllo e di condizionamento da parte della Reichbank mediante l’adeguamento delle politiche economiche di tutti gli altri Paesi a quelle dettate dalla Germania, autodefinitasi unica depositaria di superiori dogmi in grado di governare e guidare l’Europa.

Come ci spiega il prof. Paolo Savona, Funk prevedeva che la Germania divenisse il “paese d’ordine” in Europa, che il suo sviluppo fosse prevalentemente industriale, con qualche concessione per l’alleato storico, la Francia, e che gli altri paesi europei si concentrassero nella produzione agricola e svolgessero funzioni di serbatoio di lavoro; infine che le monete europee confluissero nell’area del marco, per seguirne le regole.

Tutto questo è complottismo, dirà qualcuno. Beh … secondo la Treccani

Scienza: Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati.
In particolare, la s. moderna rappresenta l’insieme delle conoscenze quale si è configurato nella sua struttura gerarchica, nei suoi aspetti istituzionali e organizzativi, a partire dalla rivoluzione scientifica del 17° secolo. Fu concepita inizialmente (principalmente con G. Galileo) come concezione del sapere alternativa alle conoscenze e alle dottrine tradizionali (relative al modello aristotelico-tolemaico), in quanto sintesi di esperienza e ragione, acquisizione di conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente (e quindi libera da ogni principio di autorità).

Non fu Galileo Galilei il primo “complottista” della storia? Figurarsi, lo stolto credeva al complotto secondo cui la Terra girerebbe attorno al Sole. All’epoca si chiamavano eretici, ma non è forse uguale il principio psicologico?

Impedire che una teoria, per quanto verificabile, possa essere perfino posta in discussione in quanto in contrasto con il principio di autorità (che oggi chiameremmo “mainstream”) attribuendo una etichetta dispregiativa di inattendibilità a chi la sostiene, pur di non discuterla.

Allora, posto che il “piano Funk” è un dato storico inoppugnabile, la tesi è:

L’Euro è lo strumento già inventato dai nazisti per sottomettere l’Europa intera all’egemonia tedesca, realizzando il “pangermanesimo” che non si riuscì a realizzare con due guerre mondiali. Fuori dall’Euro significa liberarsi dall’euro nazismo dello scellerato “piano Funk”

Partiamo da prove “empiriche”:

Qualcuno ha mai letto o sentito il Presidente francese Hollande prendere posizione sulle politiche economiche degli altri Paesi europei?
Qualcuno ha mai letto o sentito della Bank of England dettare condizioni alla BCE?
Qualcuno sa cosa pensa il Ministro dell’Economia rumeno Darius Vâlcov del piano di riforme di Tsipras?
Di nostri Presidenti del Consiglio o della Repubblica sottoporre le riforme da fare in Italia al Primo Ministro lituano Algirdas Butkevičius e tornare scodinzolanti dopo l’approvazione?
Con presunzione rispondo per tutti: No!

In compenso tutti abbiamo sentito del Cancelliere tedesco Angela Merkel, del Ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e della banca centrale tedesca Bundesbank.

Dal punto di vista dell’osservazione empirica, immagino sia sufficiente, ma scendiamo ai dettagli più “tecnici”.

Dice Savona: “che gli altri Paesi europei … svolgessero funzioni di serbatoio di lavoro”

Cosa è il “Jobs act” se non la precarizzazione del lavoro a tempo indeterminato? E dalla precarizzazione, non ne discende, forse, l’abbattimento del costo e della quota salari?

Certo, come prova è un po’ scarsa. Forse occorrerebbe verificare quali siano stati i vantaggi dell’Euro per la Germania e se ci sono stati svantaggi per gli altri Paesi.

Sono tutti in un articolo di Zero Hedge che ho tradotto.

Qui riporto solo due tabelle. Sono i raffronti fra Paesi europei della crescita aggregata della produzione industriale totale.

Ante Euro

Post Euro

È più chiaro adesso? La Germania, da penultima economia europea che era prima dell’avvento dell’Euro, diventa la prima (e con netto distacco). Italia, Spagna e Grecia – di contro – da fiorentissime economie si riducono a fanalino di coda, a “economie di supporto”.

Se due indizi fanno una prova, cosa sono tre prove? Complottismo?

E se lo “scenario” era già stato scritto nel 2004 da Nando Ioppolo (Riposi In Pace. In realtà lo diceva da prima. Nel 2004 cominciò a divulgare), è più complottista immaginare che Ioppolo avesse il dono della preveggenza o che i dati portavano a una ineluttabile conclusione?

Sono queste le ragioni per cui, personalmente, diffido da chi prefigura il “fuori dall’Euro” con scenari apocalittici. Agli schiavi neri, non veniva detto che al di fuori della schiavitù c’era la morte? E la loro morte, non era invece la schiavitù? E questo “euro nazismo” non sta già portando i popoli oltre l’orlo della crisi umanitaria?

Certo, ci sono dei rischi. Alcuni e limitati a specifici casi riguardano i mutui. Li spiega Danilo Toninelli in un suo post.

Abbiate pazienza, però. Chi sottoscrive un contratto di mutuo inconvertibile e a tasso variabile in un periodo in cui l’euribor è molto inferiore a un punto percentuale (Quasi zero al momento. Può solo aumentare), i guai se li cerca! A prescindere dall’uscita o meno dall’Euro, i tassi – prima o poi – aumenteranno inevitabilmente.

Il vero (e, forse, unico) rischio è che la politica non difenda la “quota salari”. Di “bufale” e rischi reali ne parla diffusamente Emiliano Brancaccio in un suo articolo.

Ma cosa è il “Reddito di cittadinanza” (che costituisce la “bandiera” del Movimento 5 Stelle) se non l’ampliamento della quota salari a discapito di spese inutili, quali armamenti, costi della politica, costi della corruzione e via discorrendo? Non è che i grillini sono meno incompetenti di quanto li si dipinga?

La questione della protezione della “quota salari” è la ragione per cui non mi sono mai fidato di coloro i quali Brancaccio stesso definisce “gattopardi”. Disposti a cambiare tutto, finanche la moneta, affinché nulla cambi. Mi riferisco a quelli che, per me, sono i “no Euro liberisti” e di cui ho ampiamente scritto in questo stesso blog1 . Quelli che non parlano mai della quota salari, ma solo degli adeguamenti al “libero mercato”. Il post di Emiliano Brancaccio, in questo senso, è illuminante.

Altre fonti informative suggerite:

Keynes Blog – Sollevazione.it – Blog di Emiliano BrancaccioTina Hallgren Bengtsson Sverigedemokraterna, SD

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