Archive | March 2015

ORRORE IL GENDER: CONFONDE I DIRITTI DI TUTTI, ANCHE DEI GAY

Come dominare l’umanità? Cominciate col demolirne l’identità naturale. Provate a chiedere a un bambino se vuol giocare alle bambole. Nove volte su dieci risponderà di no e si ritrarrà scandalizzato. Provate a domandargli se ha una fidanzatina : spesso rispondono con un espressione di disgusto : « Io non ho una fidanzatina, a me le bambine non piacciono », urlerà. E provate a chiedere a una bambina se ama giocare al calcio, se desidera fare giochi di guerra, se vuole azzuffarsi. Vi guarderà con un’aria sconsolata. E se le domandate se preferisce trascorrere le vacanze estive con una femmina o con il figlio della vostra amica, nove volte su dieci non avrà dubbi : meglio, molto meglio l’amica.
E’ così da sempre, eppure domani potrebbe non essere più così. Già, perché nel mondo occidentale si diffonde sempre di più la cosiddetta ideologia gender (in italiano identità di genere) che in nome di una causa apparentemente sacrosanta, quella della lotta alla discriminazione sessuale, impone norme di comportamento ed educative estreme. Come narrato nei giorni scorsi dai giornali, in alcune scuole italiane, ad esempio, i bambini vengono costretti a travestirsi da femmine e a giocare alla mamma, mentre alle bambine vengono imposti giochi di ruolo decisamente maschili. Nel frattempo si impongono modelli che tendono a sradicare identità centrali insite nella natura umana. In certi Comuni italiani ed europei – ma fortunatamente non dappertutto, ad esempio non ancora in Svizzera – quando si iscrive il proprio figlio a scuola o all’anagrafe le autorità non richiedono più di indicare padre e madre, bensì genitore 1 e genitore 2. E alcuni Paesi stanno anche abolendo la voce « sesso » sui documenti da sostituire con quella « genere » ; il tutto in difesa dei diritti degli omosessuali.
E qui dobbiamo intenderci : chi scrive sostiene da sempre l’emancipazione degli omosessuali, non solo in teoria ma – ed è l’aspetto più importante – nella quotidianità. In famiglia abbiamo amici gay e lesbiche e mai sul lavoro ho giudicato una persona considerando le sue tendenze sessuali, rimandando al mittente qualunque pettegolezzo. Non mi importa se un collaboratore è omosessuale per la semplice ragione che non sono affari miei.
Ritengo che un vero Stato liberale debba permettere a ogni cittadino di vivere in libertà e nella tutela della privacy la propria sessualità e sono lieto nel poter dire: ormai ci siamo. Gli omosessuali non devono più nascondersi e men che meno vergognarsi. Una vittoria civile.
Il problema, però, è che una battaglia giustissima e nei suoi tratti salienti conclusa, si sta trasformando in qualcosa di ben diverso; assume dimensioni inaspettate e per molti versi ingiustificate, al punto che talvolta si ha l’impressione che a essere diversi siano gli eterosessuali e che avere una famiglia normale sia quasi scandaloso. Mi riferisco, lo avete capito, alle rivendicazioni più oltranziste e all’isteria quasi intimidatoria che accompagna certe pretese e che recentemente ha indotto gli stilisti Dolce e Gabbana a protestare pubblicamente. Il loro « Basta ! » è risuonato alto, ma pur essendo omosessuali sono stati messi alla gogna mediatica in nome del politicamente corretto.
Il problema nel problema – e veniamo al punto – è che l’estremismo progay viene usato come ariete mediatico e legislativo per propagare e imporre l’ideologia gender. Ideata dallo psichiatra americano John Money, sostiene che le differenze sessuali tra maschio e femmine non sono naturali, biologiche, come peraltro avviene in tutto il mondo animale, bensì culturali : dunque gli uomini sarebbero tali solo perché educati da maschi e le donne sarebbero donne solo perché educate da femmine. E che attraverso gli opportuni condizionamenti sociali, a cominciare dall’educazione nelle scuole, accompagnato da un vero e proprio bombardamento mediatico, si possa convincere chiunque a decidere a quale sesso appartenere o a vivere l’ambiguità sessuale come un fatto naturale.
E’ il ribaltamento del mondo: una battaglia a tutela della minoranza gay viene usata per tentare di sradicare l’identità sessuale naturale della stragrande maggioranza delle persone e convincere le nuove generazioni che ognuno può scegliere se diventare omosessuale o bisessuale o transessale. Diciamola tutta : è un’aberrazione, che però si afferma sempre di più, agendo su più livelli. Il potere di emulazione del mondo dello spettacolo e del cinema è noto. Pensate all’ambiguità sessuale di Lady Gaga (che omosessuale non è ma si presenta come icona trans) o della barbuta Conchita, ai messaggi reiterati dei film di Hollywood o dei serial tv dove addirittura la Disney propone alcuni classici in versione gay. Osservate il mondo della moda: si scelgono sempre di più modelle androgine e modelli effeminati, al punto che talvolta non si capisce più se a sfilare è un uomo o una donna. Non è un caso che a Londra sia stato aperto pochi giorni fa il primo negozio gender.
Ma ancor più inquietante è il fatto è che i casi italiani non sono affatto isolati. Nelle scuole francesi è diventato obbligatorio un corso di insegnamento per promuovere la libertà dei sessi e per combattere l’omofobia che si propone di « sostituire categorie mentali come quella di ‘sesso’ con il concetto di ‘genere’ che mostra come la differenze tra uomo e donna non siano basate sulla natura ma siano prodotte storicamente e replicate dalle condizioni sociali ». Corsi analoghi vengono insegnati nelle scuole inglesi.
E’ una battaglia subdola perché, schermandosi dietro alle rivendicazioni gay, inibisce un dibattito normale. Si impedisce alla gente di capire cos’è l’ideologia gender, di interrogarsi e in un’ultima analisi di decidere.

Euro nazismo: L’Euro e il piano del nazista Funk

Euro nazismo: L’Euro e il piano del nazista Funk
by Stefano Alì

Siamo in una condizione di Euro nazismo, dice Alessandro Di Battista (e non solo). Il fine è la produzione di “popoli schiavi” che costituiscano “serbatoio lavoro”
13 marzo 2015 “L’euro è una zavorra di cui l’Italia deve liberarsi. La realtà è che siamo schiavi del marco”. La dichiarazione è di Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle che ha continuato: “Non stiamo nell’euro ma sostanzialmente nel marco quindi dobbiamo staccarci dal nazismo centrale di Germania e istituzioni europee perchè vogliono colonizzare il Sud Europa attraverso le loro politiche economiche. Guardiamo alla Grecia strozzata dalla troika. Uso il termine nazismo non per il popolo tedesco ma riferito alle istituzioni che stanno uccidendo i popoli”. Secondo Di Battista, “il potere centrale rappresenta una sorta di nazismo nord europeo che ci sta distruggendo” e ha l’obiettivo di “produrre sempre più schiavi. Vogliono colonizzare il sud dell’Europa. Allora i popoli del sud Europa si devono unire” ha detto il pentastellato a margine del convegno organizzato da M5S ‘All’Alba di una nuova Europa’.

Ecco:

Ovviamente (come al solito) le dichiarazioni di Di Battista hanno provocato sdegno e polemiche, eppure …

Facciamo una ipotesi assurda: Se lo schema della moneta unica fosse stato concepito da un ministro nazista con lo scopo di conquistare e dominare economicamente l’Europa continentale, polemizzeremmo ancora con Di Battista?

No, perché è esattamente così. Era il luglio del 1940 quando Walther Funk pronunciò “La riorganizzazione economica dell’Europa”.

Walther Funk: Ministro per l’economia del Reich dal 1938, Governatore della Banca Centrale Reichsbank (oggi Bundesbank) nel ’39 e nel consiglio della pianificazione del Terzo Reich nel 1943.

Scrive Antonio Maria Rinaldi dei contenuti del “Piano Funk”:

La Germania arbitra dei destini dell’Europa, avrebbe monopolizzato e condizionato ogni attività e iniziativa in questa aggregazione forzata e la popolazione sarebbe stata anche classificata con parametri culturali e sociali considerati tipici del popolo tedesco, nella ferrea convinzione-presunzione, che i propri metodi proposti, se adottati, si sarebbero rivelati di grande vantaggio anche per le altre nazioni. Particolarmente interessanti i passaggi del discorso in cui Funk rivelava le specifiche del suo Piano riguardo alla questione della creazione di una nuova moneta (siamo nel 1940!), all’interno della quale prefigurava nella grande area economica che si sarebbe realizzata, un ruolo predominante del marco come conseguenza della potenza del Reich, con l’istituzione di una area valutaria che avrebbe portato a una “moneta generale” (testualmente così definita) a supporto di un graduale livellamento delle normative infra-nazionali a favore dello sviluppo dovuto all’espansione economica. Tale “moneta generale” non sarebbe stata ancorata all’oro con un sistema analogo al gold-standard, ma sostenuta da un sistema di compensazione europeo fra l’import-export dei paesi partecipanti, dove naturalmente alla Germania sarebbe spettata l’assoluta determinazione dei relativi flussi attraverso l’imposizione della sua politica economica supportata dal predominio militare conquistato e consolidato. Da evidenziare che il concetto di “moneta generale” espresso da Funk, si sposa perfettamente con l’idea della creazione di una area valutaria da imporre al Continente con funzione aggregatrice per effetto della forza delle regole poste a suo supporto.

Il ministro dell’economia nazista poneva le basi per una totale e assoluta forma di controllo e di condizionamento da parte della Reichbank mediante l’adeguamento delle politiche economiche di tutti gli altri Paesi a quelle dettate dalla Germania, autodefinitasi unica depositaria di superiori dogmi in grado di governare e guidare l’Europa.

Come ci spiega il prof. Paolo Savona, Funk prevedeva che la Germania divenisse il “paese d’ordine” in Europa, che il suo sviluppo fosse prevalentemente industriale, con qualche concessione per l’alleato storico, la Francia, e che gli altri paesi europei si concentrassero nella produzione agricola e svolgessero funzioni di serbatoio di lavoro; infine che le monete europee confluissero nell’area del marco, per seguirne le regole.

Tutto questo è complottismo, dirà qualcuno. Beh … secondo la Treccani

Scienza: Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati.
In particolare, la s. moderna rappresenta l’insieme delle conoscenze quale si è configurato nella sua struttura gerarchica, nei suoi aspetti istituzionali e organizzativi, a partire dalla rivoluzione scientifica del 17° secolo. Fu concepita inizialmente (principalmente con G. Galileo) come concezione del sapere alternativa alle conoscenze e alle dottrine tradizionali (relative al modello aristotelico-tolemaico), in quanto sintesi di esperienza e ragione, acquisizione di conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente (e quindi libera da ogni principio di autorità).

Non fu Galileo Galilei il primo “complottista” della storia? Figurarsi, lo stolto credeva al complotto secondo cui la Terra girerebbe attorno al Sole. All’epoca si chiamavano eretici, ma non è forse uguale il principio psicologico?

Impedire che una teoria, per quanto verificabile, possa essere perfino posta in discussione in quanto in contrasto con il principio di autorità (che oggi chiameremmo “mainstream”) attribuendo una etichetta dispregiativa di inattendibilità a chi la sostiene, pur di non discuterla.

Allora, posto che il “piano Funk” è un dato storico inoppugnabile, la tesi è:

L’Euro è lo strumento già inventato dai nazisti per sottomettere l’Europa intera all’egemonia tedesca, realizzando il “pangermanesimo” che non si riuscì a realizzare con due guerre mondiali. Fuori dall’Euro significa liberarsi dall’euro nazismo dello scellerato “piano Funk”

Partiamo da prove “empiriche”:

Qualcuno ha mai letto o sentito il Presidente francese Hollande prendere posizione sulle politiche economiche degli altri Paesi europei?
Qualcuno ha mai letto o sentito della Bank of England dettare condizioni alla BCE?
Qualcuno sa cosa pensa il Ministro dell’Economia rumeno Darius Vâlcov del piano di riforme di Tsipras?
Di nostri Presidenti del Consiglio o della Repubblica sottoporre le riforme da fare in Italia al Primo Ministro lituano Algirdas Butkevičius e tornare scodinzolanti dopo l’approvazione?
Con presunzione rispondo per tutti: No!

In compenso tutti abbiamo sentito del Cancelliere tedesco Angela Merkel, del Ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e della banca centrale tedesca Bundesbank.

Dal punto di vista dell’osservazione empirica, immagino sia sufficiente, ma scendiamo ai dettagli più “tecnici”.

Dice Savona: “che gli altri Paesi europei … svolgessero funzioni di serbatoio di lavoro”

Cosa è il “Jobs act” se non la precarizzazione del lavoro a tempo indeterminato? E dalla precarizzazione, non ne discende, forse, l’abbattimento del costo e della quota salari?

Certo, come prova è un po’ scarsa. Forse occorrerebbe verificare quali siano stati i vantaggi dell’Euro per la Germania e se ci sono stati svantaggi per gli altri Paesi.

Sono tutti in un articolo di Zero Hedge che ho tradotto.

Qui riporto solo due tabelle. Sono i raffronti fra Paesi europei della crescita aggregata della produzione industriale totale.

Ante Euro

Post Euro

È più chiaro adesso? La Germania, da penultima economia europea che era prima dell’avvento dell’Euro, diventa la prima (e con netto distacco). Italia, Spagna e Grecia – di contro – da fiorentissime economie si riducono a fanalino di coda, a “economie di supporto”.

Se due indizi fanno una prova, cosa sono tre prove? Complottismo?

E se lo “scenario” era già stato scritto nel 2004 da Nando Ioppolo (Riposi In Pace. In realtà lo diceva da prima. Nel 2004 cominciò a divulgare), è più complottista immaginare che Ioppolo avesse il dono della preveggenza o che i dati portavano a una ineluttabile conclusione?

Sono queste le ragioni per cui, personalmente, diffido da chi prefigura il “fuori dall’Euro” con scenari apocalittici. Agli schiavi neri, non veniva detto che al di fuori della schiavitù c’era la morte? E la loro morte, non era invece la schiavitù? E questo “euro nazismo” non sta già portando i popoli oltre l’orlo della crisi umanitaria?

Certo, ci sono dei rischi. Alcuni e limitati a specifici casi riguardano i mutui. Li spiega Danilo Toninelli in un suo post.

Abbiate pazienza, però. Chi sottoscrive un contratto di mutuo inconvertibile e a tasso variabile in un periodo in cui l’euribor è molto inferiore a un punto percentuale (Quasi zero al momento. Può solo aumentare), i guai se li cerca! A prescindere dall’uscita o meno dall’Euro, i tassi – prima o poi – aumenteranno inevitabilmente.

Il vero (e, forse, unico) rischio è che la politica non difenda la “quota salari”. Di “bufale” e rischi reali ne parla diffusamente Emiliano Brancaccio in un suo articolo.

Ma cosa è il “Reddito di cittadinanza” (che costituisce la “bandiera” del Movimento 5 Stelle) se non l’ampliamento della quota salari a discapito di spese inutili, quali armamenti, costi della politica, costi della corruzione e via discorrendo? Non è che i grillini sono meno incompetenti di quanto li si dipinga?

La questione della protezione della “quota salari” è la ragione per cui non mi sono mai fidato di coloro i quali Brancaccio stesso definisce “gattopardi”. Disposti a cambiare tutto, finanche la moneta, affinché nulla cambi. Mi riferisco a quelli che, per me, sono i “no Euro liberisti” e di cui ho ampiamente scritto in questo stesso blog1 . Quelli che non parlano mai della quota salari, ma solo degli adeguamenti al “libero mercato”. Il post di Emiliano Brancaccio, in questo senso, è illuminante.

Altre fonti informative suggerite:

Keynes Blog – Sollevazione.it – Blog di Emiliano BrancaccioTina Hallgren Bengtsson Sverigedemokraterna, SD

La bega tra il leader della Lega e il primo cittadino

Fino a qualche giorno fa pensavo che Raffaele Fitto e Flavio Tosi fossero due kamikaze destinati presto a schiantarsi. Ebbene, mi sbagliavo, perché Fitto e Tosi non sono i soli due aspiranti suicidi: con loro punta ad ammazzarsi l’intero centrodestra, che si sta dando un gran da fare per regalare a Renzi ciò che manca alla sua collezione di poltrone, ovvero la presidenza del Veneto.
Mi spiego. La guerra dell’ex governatore della Puglia contro Silvio Berlusconi è nota e non c’è bisogno di aggiungere altro, anche perché lo stesso Fitto ne ha scritto in una lettera a Libero. Diversa è la storia del sindaco di Verona, che con la sua uscita dalla Lega rischia di far perdere il centrodestra anche in uno degli ultimi bastioni rimasti. Una sconfitta che, bisogna riconoscere, non sarebbe solo colpa di Tosi, ma anche di Matteo Salvini e, a quanto pare, perfino di Silvio Berlusconi.

Della bega tra il leader della Lega e il primo cittadino si sa: essa origina dalle aspirazioni del secondo, al quale, essendo rimasto a bocca asciutta dopo la nomina del nuovo segretario del partito, era stata promessa una poltroncina più importante di quella attualmente occupata, vale a dire la candidatura a governatore del Veneto. Così, giunta l’ora delle elezioni, Tosi ha rivendicato il posto di Zaia e, quando si è visto sbattere la porta in faccia, ha cominciato a protestare, minacciando di candidarsi comunque con una sua lista. Risultato: prima Salvini gli ha intimato di piantarla, poi lo ha sbattuto fuori senza troppi complimenti. Fin qui ciò che è accaduto. Tuttavia adesso la faccenda si fa più rischiosa, perché la resa dei conti leghista non si esaurisce con una lite da pollaio a ridosso del voto, ma c’è pericolo che lo scontro degeneri e produca davvero un patatrac. Altro che ostentare sicurezza dicendo che, nonostante la rissa con Tosi, Zaia è avanti nei sondaggi. I dieci o otto punto di vantaggio su Alessandra Moretti oggi sembrano tanta roba, ma il 31 maggio, quando si apriranno i seggi, potrebbero rivelarsi niente. Soprattutto se ciò che gira in queste ore divenisse realtà. A cosa alludo? A una voce secondo cui Berlusconi sarebbe fortemente irritato dal protagonismo di Salvini. Certe battute sulla leadership del centrodestra non gli sarebbero piaciute e ancor meno lo divertirebbero i sondaggi che danno la Lega sopra Forza Italia. Insomma, l’ex Cavaliere starebbe considerando l’idea di non allearsi in Veneto con la Lega di Salvini, ma di appoggiare Flavio Tosi e la sua corsa in solitaria contro la Moretti e Zaia, ma soprattutto contro il Matteo leghista.

Così il fronte moderato si spezzerebbe in due: da una parte il Carroccio e il governatore uscente, dall’altra il sindaco di Verona sostenuto da Forza Italia e Ncd. Nel qual caso, da sicura che era, la rielezione di Zaia potrebbe rivelarsi più incerta di quanto si immagina, perché senza i voti di Tosi, senza quelli di Berlusconi e dell’Ncd i margini di vantaggio sulla Moretti potrebbero assottigliarsi. Non solo. È quasi certo che Zaia non dovrà vedersela con la candidata del Pd, ma con il suo segretario, ovvero con Matteo Renzi. Il quale se si impegnerà in campagna elettorale non lo farà di certo in Toscana o in Liguria, dove il risultato è assicurato, e nemmeno in Campania, dove non ha nessuna voglia di appoggiare il candidato uscito dalle primarie, l’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. No, il presidente del Consiglio punterà sul Veneto, un po’ perché strappare una regione da sempre amministrata dal centrodestra sarebbe un bel colpo, e un po’ perché vincere in terra leghista vorrebbe dire che gli imprenditori, le partite Iva, e anche una quota di moderati possono essere strappati all’opposizione. Per Renzi sarebbe la conferma che è sulla buona strada e che può occupare un’area centrista anche dove il centro non ha mai votato a sinistra. Per Salvini, Berlusconi, Tosi e tutti gli altri sarebbe invece la prova che, anche se in vantaggio, ci si può suicidare. Soprattutto vorrebbe dire che, se non si mettono da parte gli interessi di bottega dei capi, il centrodestra è destinato a morire, cedendo il passo su tutto. Altro che suicidio assistito. Se vanno avanti così, i leader (o aspiranti tali) del centrodestra non hanno bisogno di aiuto: quando c’è da farsi del male, fanno tutto da soli.

di Maurizio Belpietro