COMMIATO TRAGICO

Vi sareste attesi parole vuote, verità negate, nessun progetto, nessuna partecipazione alla tragedia del popolo da un due volte, anzi, doppio Presidente? Da un uomo che ha vissuto fra le braccia del potere per sessanta anni? Come possiamo chiamare Presidente chi, dopo nove anni ai vertici del Paese – quasi, o senza quasi, una dittatura, perché democrazia non può essere -, ci ha liquidato con quattro chiacchiere banali, inutili, come uno stanco parroco di campagna? Questo comunista – dice lui – ci ha espropriato del diritto di voto sostituendosi al popolo sovrano. Ha mancato al sacro dovere di tutela della Costituzione. Sbagliato giustificarlo con l’altro suo dovere di assicurare la governabilità. Ha condizionato la guida del Paese nominando e disfacendo i governi, funzionali ad un disegno eversivo. Sì, eversivo, perché non trovo altro modo per qualificare un programma politico di cessione della sovranità nazionale e, perciò anche, di sovversione dellaforma dello Stato, della trama dei suoi principi, della sua natura sociale: Tutto senza un voto del popolo sovrano. Per cederlo a chi, poi? a uno zombie politico di un potere finanziario straniero, mortifero, demenziale, quanto disumano. A novant’anni, un uomo dovrebbe parlare come una sorgente limpida, libera e al di sopra di ogni condizionamento. Neanche l’odio potrebbe ancora trovarvi albergo. Soltanto un uomo vuoto, lontano anni luce dai miei valori, pavido, forse onusto da scheletri inconfessabili, può chiudere la sua vita da un sì alto scranno, salutandoci senza un cenno di spontanea, sincera, affettuosa partecipazione per la nostra tragedia. Quasi il compimento di un compitino, dettato da quei poteri che stanno disossando la nostra Costituzione: i mercanti del denaro, che negano la spiritualità dell’uomo. Ùn maligno! ma un maligno che ha già deciso per noi il suo successore. Pietà, per la mia Patria! Pietà per il mio popolo! Pietà per i nostri morti, caduti invano.paragrafo_sacrario_redipuglia1

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