Archive | October 2014

L’USCITA DELL’ITALIA DALLA NATO PUÒ SEMBRARE UN’UTOPIA

Ridar vita a un movimento contro tutte le guerre a partire da una campagna di mobilitazione contro l’Alleanza Atlantica e le basi militari Usa e Nato in territorio italiano. Se n’è discusso sabato scorso a Roma al convegno “E’ Nato per la guerra. Come uscire dal Patto Atlantico”, promosso dalla Rete No War con la partecipazione di Peacelink, Comitato No MUOS, Statunitensi per la pace e la giustizia, Alternativa, Ass. Amicizia Italia-Iraq, Rete dei Comunisti, Pdci, Ass. Ialana, Ross@, Cobas. I lavori sono stati introdotti dal giornalista de Il manifesto, Manlio Dinucci, dal giurista Claudio Gianciacomo e dal peace resercher Antonio Mazzeo; il riorientamento strategico della Nato dopo la guerra fredda, l’illegittimità costituzionale di questa alleanza e il complesso sistema delle basi militari in Italia, i temi trattati.
“Nel 1999 a Washington, i governi dei paesi membri dell’Alleanza hanno firmato un accordo che ha modificato radicalmente il concetto strategico della Nato”, ha ricordato Dinucci. “Esso autorizza l’intervento militare per motivi diversi dalla difesa del territorio di uno Stato membro, come previsto dal trattato del 1949, e cioè per motivi di sicurezza globale, economica, energetica, migratoria, ecc., che sono quelli tipici della guerra preventiva. Inoltre si autorizzano missioni militari in Stati esterni ai territori dei Paesi membri della Nato, secondo la proiezione di potenza, accrescendo la caratteristica aggressiva dell’Alleanza militare”. Così la Nato ha contribuito al riarmo generale e alla diffusione e modernizzazione delle armi atomiche e di distruzione di massa, rendendosi responsabile di stragi di civili e crimini di guerra e contro l’umanità in Jugoslavia, Afghanistan, Libia, ecc.

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Per il costituzionalista Giangiacomo, con il Nuovo concetto strategico del 1999, mai discusso in Parlamento e dunque mai ratificato come trattato, “scompare la ragione d’essere dell’Alleanza per quanto attiene ai compiti di tutela della difesa dei confini e dei suoi membri” e di conseguenza non “si può in alcun modo ritenerlo conforme all’art. 11 della Costituzione né alla normativa che regola la ratifica dei trattati.”
“Sappiamo che l’uscita dell’Italia dalla Nato può sembrare un’utopia, ma come tutte le utopie è una stella polare che può guidare le nostre aspirazioni ed iniziative”, afferma Nella Ginatempo della Rete No War di Roma. “Secondo lo stesso Trattato del 1949 è possibile per gli Stati membri ritirare l’adesione passati i primi vent’anni dalla firma del Trattato, non c’è un ostacolo legale ad una eventuale scelta dell’Italia di revocare l’adesione. Naturalmente l’ostacolo è tutto politico ed è legato alla sudditanza dell’Italia e della UE agli USA, alla posizione dell’Italia in senso geopolitico, alla storia ed ai poteri forti che disegnano il nostro futuro”. Un appello a favore della neutralità attiva dei paesi europei è giunto da Belfast, via skype, dalla Premio Nobel per la pace (1976) Mairead Corrigan-Maguire.
Nei prossimi mesi saranno avviate iniziative di denuncia dell’illegittimità del Nuovo Concetto Strategico della Nato e contro la presenza e l’uso di basi militari in Italia per operazioni di guerra all’estero. “Nel Paese si moltiplicano i soggetti che a livello locale si oppongono ai processi di riarmo e militarizzazione del territorio”, ha ricordato Antonio Mazzeo. “Dai No Dal Molin in lotta contro l’insediamento a Vicenza del nuovo centro operativo strategico della 173^ brigata aviotrasportata dell’Esercito Usa, trasferita dalla Germania e del Comando delle forze terrestri statunitensi per il continente africano; ai No MUOS in Sicilia contro l’installazione del terminale terrestre del nuovo sistema di telecomunicazioni della marina USA; alle popolazioni che in Sardegna protestano contro le servitù militari e i devastanti poligoni militari esistenti. Molto può essere fatto ancora se si rafforzano le reti con le lotte del sindacalismo di base, degli studenti, dei movimenti anti-austerità”.
La concessione delle infrastrutture militari è regolato oggi in Italia da una maglia di accordi militari secretati. Per questo l’assemblea No Nato chiede di lottare per la loro desecretazione, per la chiusura delle basi militari Usa e Nato e per la loro riconversione a usi civili. Nel 2008, alcune associazioni pacifiste (tra cui Semprecontrolaguerra e Disarmiamoli) presentarono una legge di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 70.000 cittadini ma mai discussa in Parlamento che prevedeva tra l’altro, proprio la desecretazione degli accordi militari, l’esplicito divieto alla partecipazione italiana in missioni di guerra all’estero e all’installazione e al transito di armi di distruzione di massa. “Impegneremo la nostra campagna anti-NATO con il rilancio di questa legge, visti i rischi di guerra in corso e per l’uso sempre più massiccio delle basi italiane per operazioni belliche in Africa e Medio Oriente”, concludono i partecipanti al convegno.
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I costi della sanità in Italia tra pubblico e privato

Conferenza organizzata dall’Associazione Bolla d’Oro sui costi della sanità in Italia.
Relatori: Sen. Paola De Pin; Dott. Costantino Gallo

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L’incoerenza non paga. Molti spazi vuoti al Circo Massimo per la festa del Movimento 5 Stelle.  Pieni soprattutto gli stand dove «i politici di professione» pentastellati (parlamentari, amministratori locali ed europarlamentari) incontravano il popolo grillino. Dall’alto appariva piena soltanto l’area davanti al palco colma di persone ma subito dopo ai lati e lungo i corridoi attorno ai gazebo, che occupavano quasi tutto il prato, le persone non erano tante. Banale la tardiva crociata anti-euro, strumentale a se stessa. Bravo Grillo, hai ammosciato la protesta: Missione compiuta.

CASALEGGIO SCENDE A ROMA PER INCONTRARE I SUOI DISCEPOLI CINQUE STELLE

sonderstellung-2Il contatto a Montecitorio è previsto per giovedì e venerdì, due giorni di full immersion per parlare di piccole e medie imprese. E per comunicare una visione globale – e direttiva – che eviti scivoloni e pericolose fughe in avanti di parlamentari che hanno scoperto di avere capacità progettuali autonome. Persino in materia economica. Possono permetterselo? Non sia mai.

Scambiandosi convenevoli con morbida freddezza, il Guru diffidente e i deputati rampanti del Movimento si renderanno ben presto conto di una cosa che in fondo sanno già: le sensibilità sono diverse. E anche gli obiettivi. Come si risolve il problema, considerando che Casaleggio tende a ritenere la propria traiettoria immutabile e che mentre lui pretenderebbe dai seguaci analisi semplici e dirette di micro-economia, quelli, blasfemi, pretendono di ancorarle a ragionamenti marco-economici?

Per evitare di rimanere avvitati nella tensione di un silenzio contratto di fronte al web-creatore, i cittadini-deputati cercheranno di assecondarlo lì per lì. Parleranno di microcredito, di riduzioni fiscali per le piccole e medie aziende, di incentivi concordati con Confapri (una sorta di associazione industriali 2.0 molto amata dal Guru) e si giocheranno il jolly della abolizione dell’Irap, approfittando di un assist involontario del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che ha recentemente spiegato come le grandi aziende rinuncerebbero volentieri ai trenta miliardi previsti di incentivi, in cambio di un abbassamento delle tasse. «Quei soldi, caro Gianroberto, potrebbero consentire di cancellare – rimpiazzandone l’entrata – l’imposta regionale sulle attività produttive. Niente Irap significa meno tasse, come vuole Squinzi. In più rimarrebbero circa 2.5 miliardi da destinare alla revisione dell’Imu». Poi gli consegneranno il numero di telefono di Luca Peotta, animatore di «Imprese che resistono» e profeta di questa teoria molto amata dai parlamentari stellati. Tutto a posto, allora? Non esattamente. Perché a quel punto gli economisti-parlamentari del Movimento dovranno trovare il modo per non far sentire il Guru come se, senza alcun motivo, fosse stato espulso dalla linea classica della sua stirpe, introducendo l’argomento che lui non vuole sentire e che loro invece amano oltremodo: l’Euro-scetticismo. «Come affrontiamo il tema?».

I più temerari analisti-cittadini Cinque Stelle ritengono che gli scenari possibili siano quattro: il mantenimento dello stato attuale, la revisione completa degli accordi con Bruxelles, un doppio euro (più leggero in Italia e più pesante in Europa) o, il preferito, la lira in Italia e l’euro oltre confine. Come si affrontano questioni del genere? Parlarne esplicitamente con Casaleggio vorrebbe dire trasformarlo in un cavaliere che disarcionato da un ciclone si ritrova con le ginocchia nel fango. «Macroeconomia, chi vi ha detto che vi dovete occupare di macroeconomia?». Sarebbe la fine di un rapporto disteso. L’inizio di un dibattito – che nessuno vuole davvero aprire – sui ruoli reciproci, sulle gerarchie effettive all’interno del Movimento. Sostanzialmente su chi comanda. Domanda che diventa inevitabile quando si parla di soldi, quando la solidarietà dell’uno vale uno rischia di trasformare l’applauso della condivisione virtuale in un irrimediabile e reale velluto funebre.

LANCEREMO IL REFERENDUM PER USCIRE DALL’EURO E CONTRO IL JOBS ACT USEREMO OGNI MEZZO

«Dobbiamo uscire dall’euro per forza e nel più breve tempo possibile”. Dalla kermesse «Italia 5 stelle» del Circo Massimo, Beppe Grillo rilancia la parola d’ordine dell’uscita dell’Italia dalla moneta unica europea. «Stasera – ha annunciato dal palco:

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O ci riprendiamo la nostra moneta o non c’è futuro». Annuncia la raccolta di firme e dice: «Vediamo chi ce la darà la firma». Secondo Grillo «anche la Germania uscirà dall’euro. Sono al tredicesimo posto su diciotto per crescita e gli cala l’export. Non possono venire a farci lezione a noi». «Abbiamo delegato – è l’accusa del leader M5S – il nostro bilancio a banche che stanno a migliaia di chilometri da qui e siamo ingabbiati dal pareggio di bilancio in Costituzione e dal vincolo del 3% (deficit-Pil, ndr)». Obiettivo crescita dell’intelligenza e della cultura Secondo Grillo l’obiettivo da perseguire «è una nuova crescita, ma non la crescita delle auto e dei frigoriferi: è un’altra crescita che vogliamo, quella dell’intelligenza e della cultura». Poi, dopo aver rilanciato la proposta-cardine della politica sociale ed economica del movimento, il reddito di cittadinanza, ha concluso: «Il piano B per uscire da questa merda è il Movimento 5 Stelle. Non ce n’è un altro». Combatteremo contro il Jobs act «Non permetteremo mai di portare la gente alla fame: contro il Jobs Act combatteremo con ogni mezzo”. Così Beppe Grillo arrivando al Circo Massimo rilancia quella che, dice, sarà la linea d’azione del M5s: “vinceremo e lo faremo con il referendum sull’euro e con la battaglia sul Jobs Act”. ARTICOLI CORRELATI D’Alimonte: Di Maio leader solo se Grillo lascia La Costituzione è stata cambiata per non farci vincere Poi l’attacco al Capo dello Stato. «Se non era per Napolitano eravamo già al Governo. Con il 25% e il maggior numero di voti dovevamo avere noi l’incarico: è grazie a lui che è stata modificata la Costituzione. C’è stata una manipolazione della Carta e dei diritti democratici», ha detto Beppe Grillo . Di Maio: domani non ci sarà nessuna mia investitura «Mi dispiace deludervi ma domani non ci sarà nessuna mia investitura», ha dichiarato il deputato M5s Luigi Di Maio indicato come possibile ‘delfino’ di Grillo ai vertici del Movimento 5 stelle. «Oggi il Movimento è già un movimento allargato: non ci sono solo Grillo e Casaleggio e loro stessi sono contenti di questo». Convinco Pizzarotti. Il Sindaco: che vuol dire? Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, il catalizzatore principale delle aspettative di chi nel Movimento 5 Stelle ha posizioni critiche nei confronti dei vertici, è stato evocato da Bebbe Grillo dal palco del Circo Massimo, dove e’ in corso la tre giorni «Italia a 5 Stelle»: «Convinceremo Pizzarotti», ha detto il leader del movimento. «Ma convinceremo cosa vuol dire?», è stata la replica di Pizzarotti ai giornalisti che gli hanno riferito della battuta di Grillo. Il sindaco di Parma è stato escluso dal programma ufficiale degli oratori del Circo Massimo, «e sono sicuro – ha detto – che oggi mi chiederanno solo di questo. Ma questo non è il problema più grosso. Io voglio parlare di contenuti, del debito di Parma che abbiamo ridotto, di quello che abbiamo fatto». Federico Pizzarotti ha ironizzato sulla stilettata che ieri Beppe Grillo gli ha indirizzato dal palco, sostenendo che il movimento ha sindaci “più o meno buoni”. «Sui meno buoni Beppe si riferiva a lui», dice Pizzarotti indicando Filippo Nogarin, il neo sindaco di Livorno che è al suo fianco. Calorosa è l’accoglienza che gli attivisti riservano a Pizzarotti mentre è assediato da telecamere e cronisti, qualche coro si leva attorno a lui per scandire un “Pizza, Pizza”. Blog di Grillo: nessun flop al Circo Massimo Il Movimento 5 stelle, poi, respinge dal blog la lettura fatta dagli osservatori esterni sull’afflusso dei militanti e dei simpatizzanti alla kermesse del Circo Massimo. «I numeri – si legge sul blog di Grillo – della prima giornata di Italia 5 Stelle. Alle polemiche, ai titoloni di giornale che tirano le somme dopo il primo giorno e alle foto fatte ad arte per dissimulare, preferiamo la chiarezza dei numeri. Ecco allora le cifre che raccontano la prima giornata di Italia 5 Stelle al Circo Massimo: l’area davanti al parco è all’incirca di 10mila metri quadrati e durante l’intervento serale di Beppe Grillo l’area era piena. Considerando che in uno spazio di 1 metro quadro possono stare da 2 a 4 persone, la matematica ci dice che davanti al palco c’erano tra le 20mila e le 40mila persone». In totale secondo le stime del movimento in piazza sarebbero arrivare tra le 45mila e le 50mila persone. Poco gradita la presenza di giornalisti Giornalisti derisi, insultati, sfidati. Cronisti col taccuino, operatori con telecamera, perfino i fotografi: chiunque faccia pensare alla «stampa» viene visto guardato con diffidenza. Talvolta deriso, insultato, quasi sfidato. L’accusa non e’ nuova: i giornalisti sono «venduti», «servi del potere», «pennivendoli».

M5S’ CONFUSION AND GOING DOWN

Prima era la guerra alla casta, adesso è la rissa nell’aula del Senato contro la riforma del lavoro. C’è una certa confusione politica nel Movimento Cinque Stelle, per non dire di quello che avviene nel Parlamento
M5S, dalla guerra alla casta alla rissa in aula
europeo dove non sembra che l’alleanza con i nazionalisti inglesi abbia portato molta fortuna. È dunque in questo clima di incertezza e sostanziale crisi di idee che l’esercito di Beppe Grillo si prepara alla sua “kermesse” del Circo Massimo a Roma. Sono lontani i tempi in cui la conquista dell’Italia sembrava a portata di mano. Oggi i sondaggi sono ancora buoni, ma la spinta propulsiva sembra smarrita. In questi mesi il messaggio di Matteo Renzi si è rivelato più solido e accattivante di quello di Grillo. Anzi, il ridimensionamento dei Cinque Stelle è la vera vittoria politica del presidente del Consiglio. Assai più strategica della fiducia scontata ottenuta al Senato sulla riforma del lavoro, con conseguente, ovvia sconfitta della minoranza del Pd. Che però, a differenza dei “grillini”, aveva già da anni perso la guerra e anche, via via, la propria identità.