mantenimento dell’ospedale di Dolo

8 ottobre 2013
A seguito della manifestazione di sabato 5 ottobre, indetta da Comitati ed Associazioni, a sostegno del mantenimento dell’ospedale di Dolo, e conseguentemente anche di quelle di Mirano e Noale, che ha visto ampia partecipazione dei cittadini di Dolo e della Riviera, con a capo i sindaci, contro l’attuazione della Riforma Zaia della Sanità, chiede l’annullamento delle Schede Ospedaliere del PRSS della Regione Veneto, che la Giunta Regionale si appresta ad approvare.
Le Schede Ospedaliere, fulcro e condizione della Riforma Zaia della Sanità, non sono legali e devono essere annullate, a prescindere da ogni valutazione sulla loro opportunità, perché soffrono di un vulnus giuridico. La Legge di piano, il Piano Regionale Socio Sanitario, PRSS, aveva stabilito che le ASL dovessero accorparsi fino a raggiungere, per ciascuna di esse, bacini di utenza fra i 250.000 e i 300.000 abitanti, pertanto, le schede devono corrispondere inequivocabilmente a questo modello organizzativo.
Teoricamente, esse potrebbero essere approvate dalla Regione, che dal 1992, con la riforma del titolo V, è divenuta titolare della materia Sanità; ma come si può pensare che le schede siano coerenti con la Legge di piano e, perciò, legali, se vengono applicate alle vecchie ASL con bacini di utenza anche di soli 80.000 abitanti?
Come è possibile scrivere una cosa sul Piano Regionale Socio Sanitario e un’altra, totalmente diversa, sulle sue Schede Ospedaliere?
Per questo semplice motivo, è del tutto inutile e priva dei presupposti fondamentali qualunque discussione sulla qualità dell’organizzazione sanitaria proposta da Zaia per il nostro territorio. A prescindere dal fatto che una valutazione dell’efficacia di una riforma, sul suo successo, o meno, si può valutare solo dopo almeno due anni di operatività, perché i risultati non sono avulsi, ma discendono dalle qualità e dall’esperienza dei direttori generali delle ASL che la metteranno in pratica e dei loro dirigenti. Inoltre, quando ne vedremo gli effetti, l’attuale giunta sarà decaduta e la nuova sarà probabilmente profondamente diversa, ma sarà sempre possibile attribuire le sicure carenze all’operato, per esempio, dei medici di base, giacché si sbandiera questo passaggio alla medicina del territorio.
La delibera 68/cr della giunta regionale del 18 giugno 2013, inoltre, introduce il passaggio a una filiera dell’assistenza volta a depotenziare l’ospedale a favore del territorio, attraverso la riorganizzazione di distretti e medici di base, anche se, come già in essa citati, mancano 1263 posti letto e mancano i mezzi per provvedervi.
Beninteso, gli spunti per discuterne, tuttavia, non mancherebbero. Per esempio, non è stata fatta alcuna valutazione epidemiologica su cui, poi, fondare le assegnazioni dei posti letto. La riduzione drastica dei posti letto negli ospedali per acuti dovrebbe essere bilanciata dalla scelta strategica dei posti letto negli ospedali di comunità … che non ci sono! Il conto non quadra neppure a pensare male e, cioè, che queste strutture potrebbero essere realizzate successivamente dai privati, magari con il demenziale strumento del project financing, già attuato per esempio con l’ospedale dell’Angelo di Mestre, sul quale pesa un esposto per danno erariale presentato alla Corte dei Conti per le presunte irregolarità derivanti proprio dall’applicazione del finanziamento in project financing, utilizzato per sopperire alla cronica mancanza di fondi per investimenti della ns. sanità.
L’eventuale annullamento, che non deve preludere al mantenimento di uno statu quo, dove tutto rimanga come prima, nella situazione di monopoli e malagestione che in questi anni ha portato la nostra Sanità dall’essere seconda solo alla Francia, al 21 posto fra gli stati europei. Necessita che si rielabori un nuovo piano discusso con la collettività che sia rivolto a migliorare il servizio sanitario. Il diritto alla salute è costituzionalmente protetto. Non si possono cambiare le logiche sanitarie con una filiera che delega l’assistenza, oggi offerta dagli ospedali, ai distretti sanitari o ai medici di base o a terzi, senza averne i mezzi e senza alcuna sperimentazione. Fiduciosi che la regione apra un tavolo di vero dialogo con tutta la collettività e con le parti in causa per una nuova elaborazione di schede giuridicamente valide, fondate su modelli sostenibili e preventivamente sperimentati che costruiscano un reale miglioramento della situazione ospedaliera e non una penalizzazione per l’utente finale.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: