FRA ME E ME

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Cerco e ricerco il bandolo di questa sconfitta. Questa campagna elettorale ha assunto il carattere di una guerra psicologica, combattuta con le tecniche della depistazione e della persuasione occulta. Fin qui, direste, niente di nuovo, se non fosse che sia Renzi sia Grillo e, infine, Casaleggio hanno dribblato – coscienti o non, che importa? – il nocciolo costituzionale del problema, rappresentato dalla contraddittorietà fra i trattati europei e la Costituzione, almeno ma non solo, quella italiana. Contraddittorietà che non deve essere relegata ad una problematica da confinarsi nell’ambito giuridico; ma che riguarda ogni singolo cittadino, più che da vicino. Ci riguarda perché l’impostazione del “profitto per il profitto” data all’Europa dei mercanti del denaro, contraddice in toto lo Stato sociale che ha ispirato la Costituzione della Repubblica fondata sul Lavoro, cioè sul principio lavoristico. Non ci addentreremo di più nella materia costituzionale, ma è evidente che il nostro senso dello Stato è costruito intorno al welfare e che vogliamo una classe lavoratrice agiata. Entrambi, però, rappresentano un costo, cioè, una diminuzione del profitto, insopportabile per quei mercanti.

L’abbandono del principio lavoristico è stato sacramentato a chiare lettere nel 2007 nel titolo X del TFEU, Trattato di Lisbona, scritto da Amato, sottoscritto da Prodi, D’Alema e, infine ratificato da Berlusconi. Paradossalmente, questa politica della miseria dei lavoratori per il profitto dei mercanti, del sostegno alle multinazionali e del contrasto alle PMI è sostenuta dall’elettorato della sinistra e attuata dai suoi leaders da ben sette anni. Di cosa ci lamentiamo? viene da chiedersi. Ora, che sia o non sia “ebetino”, Renzi aveva ben dichiarato che i trattati europei non si toccano; ben sostenuto dal suo patron Napolitano.

La conseguenza logica avrebbe voluto una vittoria a mani basse del M5S. Come è stata possibile una tale sconfitta e come spiegare il 40% di consensi al PD? Verrebbe da pensar male. Invece, no. Siamo soltanto cittadini prestati alla politica. Lasciateci sbagliare.

La nostra campagna elettorale ha avuto contenuti scarsamente propositivi o eccessivamente critici e di contrasto ai leader avversari, che non hanno intaccato la fedeltà del popolo rosso. Anzi, la mancanza di contenuti alternativi, ha creato incertezza e ne ha ingrossato le fila. Fatto grave in rapporto alla posta in gioco, non si è parlato di sovranità violata, di stato sociale tradito dai trattati europei e di quant’altro. Il tradimento di Lisbona vi incide più del Fiscal Compact.

Al contrario, Renzi si è rivelato maestro nel far apparire vero e reale ciò che non lo è . Si è creato una facciata di affidabilità con alcuni finti provvedimenti di modesto spessore, ma di segno positivo. Ha dato la percezione di avere un progetto, profittando della incertezza delle nostre posizioni e della inguaribile superficialità di molta parte della cittadinanza nei riguardi della politica.

A entrambe le parti, invece, va riconosciuto di aver depistato l’attenzione degli italiani dalla natura costituzionale del problema Europa. Ma, sopra ogni cosa, pesa l’incapacità di tutti di riuscire a identificare e a far prevalere l’interesse supremo nazionale. Perdoniamoci e faremo meglio.

 

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2 responses to “FRA ME E ME”

  1. gendiemme says :

    E’ d’obbligo una seria riflessione sulle vicende convulse che si stanno svolgendo nei singoli paesi dell’UE e che ci rimbalzano le mosse post-elettorali e le contromosse della governance ordoliberista, impegnata nel mantenimento del potere per poter finire il lavoro iniziato, secondo i propri immutabili programmi.
    Vale a dire il regolamento di conti finale con il fattore “lavoro” i cui effetti sono tanto disastrosi per l’economica quanto “utili ed efficienti” per consolidare il potere finora esercitato dalle oligarchie.
    la linea di compromesso pare essere quella di imporre crescenti (“Completare”) riforme del lavoro, cioè deflazione salariale e flessibilizzazione assoluta, per far accettare ai tedeschi le nuove aperture monetarie (…monetaristiche) della BCE, prospettando un quadro di accettabile convenienza per i tedeschi anche se impegnati a provare (un pochino) a riespandere i consumi interni.
    La nuova trojka cercherà di rassicurare il potere finanziario e curare la disoccupazione con bassi salari di masse sempre più precarizzate.

    E, per i “sognatori” nostrani, appena usciti dal trionfo elettorale, varrà l’illusione che, consentendosi un allentamento dell’indebitamento pubblico sul fronte degli investimenti (IRS e infrastrutture tecnologiche), insomma le solite politiche supply side, i disoccupati si convertano (senza danni politico-elettorali) in una generalizzata precarizzazione deflazionata.
    Magari condita dal sedativo del “reddito di cittadinanza” che si prospetta perfettamente complementare a questo disegno.
    In tutto questo, la deflazione sarà considerata un by-product accettabilissimo e, grazie ai media, smetteranno di mostrarsene preoccupati.
    Fino alla resa dei conti (che non tornano) con la prossima crisi che stanno già, imperterriti, preparando.

  2. gendiemme says :

    M5S, l’analisi dopo il voto: ‘Ripartiamo dai contenuti, dal territorio e le vittorie arriveranno
    Riunione congiunta dei senatori e deputati del M5s alla Camera dei deputati. I temi sul tavolo sono tanti: i risultati dei ballottaggi, cambi nello staff comunicazione e una rosa di nomi 5 stelle per i giudici della Corte Costituzionale da presentare sul blog. Per i parlamentari le tre vittorie incassate nelle città di Bagheria, Civitavecchia e Livorno, da 68 anni roccaforte toscana della sinistra, sono un buon risultato. “La nostra è una rivoluzione lenta, ma inesorabile” afferma il deputato Matteo Mantero. “Dimostrano che noi ci siamo e andiamo avanti” aggiunge la collega Carla Ruocco. ” “Sono conquiste importanti, bisogna ripartire da queste città per portare avanti i nostri contenuti – sostiene il senatore Giuseppe Vacciano – è un ritorno alla natura del M5s, cioè partire dalle conquiste sul territorio per ottenere vittorie più grandi”. “Basta parlare di analisi del voto, faremo tesoro dei nostri errori se ne abbiamo commessi, noi però siamo cittadini comuni non strateghi – sottolinea la parlamentare Laura Castelli – gli elettori valuteranno il nostro lavoro quotidiano e la nostra onestà”. “Bisogna parlare dei temi e così conquisteremo la fiducia della gente, voi media però dateci una mano” chiosa il deputato Alessio Villarosa.
    Come commentare quest’articolo di Irene Buscemi? Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!

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