IL GIOCO DELLE TRE CARTE PADOVA

 26-02-2014 Caro amico Ti scrivo quanto segue perché ritengo che uno “scopo” non possa essere raggiunto “con ogni mezzo”, sfruttando poi il risultato e applicando la “legge del tutto fa brodo”. Il M5S non deve agire come i partiti, altrimenti diventa un partito e non abbiamo bisogno di un altro partito, anche fosse solo a Padova. Non ho seguito a fondo altri casi, ma ritengo che quanto avvenuto a Padova possa ripetere altre situazioni simili del Movimento. Cercherò di essere più sintetico possibile, anche se le cose “disoneste” di solito sono complicate. Ometterò quindi le premesse, che si sono susseguite nel tempo. Penso che il caso di Padova si presti a spiegare (e prevenire) altre situazioni simili nel M5S. Come si fa a creare un “candidato sindaco” sgradevole, sgradito, non idoneo, manovrabile ma autoreferenziale? A) Si prende un “gruppo attivi” (anche se questi più che attivi mi sembrano “passivi”), appositamente creato nel tempo, ammettendo i leccapiedi dei “capi” ed escludendo le “teste pensanti”. Se, per sbaglio, nel gruppo entra qualche testa pensante, si fa in modo di escluderla nelle riunioni importanti e decisive. Come? Si indaga (attraverso appositi informatori) quando queste persone pensanti (poche per la verità) sono impegnate, scegliendo proprio quel giorno per la “riunione importante”. Poi si comunica per tempo agli adepti la data della riunione, attraverso sms privati. Alla persona pensante (nonché rompiballe), invece, la data (dichiarata improrogabile) viene comunicata per email solo poche ore prima, o al massimo il giorno prima. B) PREMESSA. In precedenza si formano LISTE di autocandidati con 4 opzioni: 1) autocandidato sindaco (già mi viene l’orticaria a pensare ad un autocandidato consigliere, figurati un autocandidato sindaco!); 2) autocandidato consigliere comunale; 3) riempilista; 4) non interessato. Chi si autocandida alla posizione 1) deve pagare 3000Euri, chi si candida per la posizione 2) deve pagare 300Euri. Già così si escludono “quelli che devono tirare a campà”, e si crea un’elite di autocandidati. C) Gli autocandidati sindaco devono essere rigorosamente 3. Se qualcun altro/a (esterno ai 3) si propone, lo si “convince” privatamente a ritirare la propria candidatura, perché “inopportuna” (traduzione: rompiuova nel paniere). D) Dopo queste operazioni (manovre?) si diffonde il “virus elettorale”, per cui nessun componente del gruppo attivi (tranne, ovviamente, l’unico rompiballe di turno), oserà mai esprimere dissenso “ai capi”, pena la perdita della candidatura. E) Raggiunto il giorno fatale della “elezione” (ah! ah! ah! elezione?) dei candidati nel gruppo, escludendo col metodo descritto in A) il rompiballe di turno, si procede: i due “auto-candidati fantoccio” auto-rinunciano all’ultimo momento e resta quindi solo il numero 3, il più manovrabile dalla “triade dirigenziale”. HABEMUS SINDACUM. Con varie manovre dissuasorie, si procede ad escludere dalla “lista candidati consiglieri” quelli col cervello più sviluppato ed autonomo. E questi tramaccioni si beccano pure il simbolo di Grillo con le cinque stelle. PS: perché ti racconto questa “storiella”? Perché il M5S è la mia ultima speranza di un futuro decente per i miei figli e per l’Italia. Dopodiché resta solo l’emigrazione (già mia figlia lavora in Francia, ma spererei che potesse tornare). Inoltre, perché il M5S è l’unico patrimonio (umano) che resta in Italia. A presto (spero) Lorenzo Filippi

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