QUALE PARLAMENTO PER STRASBURGO?

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  • Gli esperti di PollWatch, l’Istituto indipendente di ricerche demoscopiche che lavora per l’Unione europea, avvertono che si tratta solo di un gioco, di una speculazione. Tuttavia, la proiezione dei seggi al Parlamento europeo che essi hanno proposto in vista delle elezioni del 22 e del 25 maggio nei 28 Paesi della Ue non sembra così inverosimile. Intanto, si segnala la crisi della principale famiglia politica europea, quella dei Popolari, che insieme ai Socialisti raccoglierebbero 421 seggi su 753. Rispettivamente, 212 seggi andrebbero ai Popolari (ne perderebbero 61 rispetto al 2009) e 209 ai Socialisti (che però ne guadagnerebbero 10). PollWatch prevede invece una buona tenuta della Sinistra guidata dal greco Tsipras, che passerebbe dai 32 seggi attuali ai 55 previsti dal sondaggio, e una caduta dei partiti liberaldemocratici e Verdi. La novità è naturalmente l’esplosione dei movimenti antieuropeisti o euroscettici, capeggiati da Marine Le Pen in Francia (in testa in tutti i sondaggi francesi col 24 per cento e ben 23 seggi calcolati da PollWatch, contro i 3 deputati uscenti), da Beppe Grillo in Italia (calcolato in 19 seggi), da AFD, Alternative für Deutschland, in Germania, che conquisterebbe 9 seggi. Di certo, secondo PollWatch, la crisi di credibilità delle due grandi famiglie politiche europee ha avuto un duplice effetto: la tendenziale caduta della partecipazione al voto degli elettori europei (è prevista una percentuale complessiva di votanti non superiore al 45%) e una polverizzazione delle scelte politiche degli europei. E tutto ciò nonostante per la prima volta gli europei siano chiamati a votare, accanto al Parlamento europeo, anche il futuro presidente della Commissione. Ricordiamo che sono 5 i candidati alla presidenza della Commissione: Juncker per i Popolari, Schulz per i Socialisti, Tsipras per la Gue e la Sinistra europea, Verhofstadt per i Liberaldemocratici e Ska Keller per i Verdi. Secondo le proiezioni di PollWatch nessuno dei candidati raggiungerebbe la maggioranza assoluta dei seggi. E dunque è necessario un accordo politico, o tra schieramenti (Popolari e Liberaldemocratici otterrebbero appena 275 voti, mentre Socialisti, Sinistra europea e Verdi insieme totalizzerebbero appena 299 voti), oppure tra Popolari e Socialisti, che in questo caso, con una maggioranza blindata potrebbero decidere di scambiarsi le due presidenze (come da tradizione, d’altronde), quella del Parlamento e quella della Commissione. Nel dettaglio, qualora i sondaggi fossero confermati, vi sarebbero alcune clamorose sorprese. Nella Germania di Angela Merkel, il Partito Popolare perderebbe ben 5 seggi, e 4 invece ne conquisterebbe la Spd (per effetto della candidatura di Schulz), mentre sarebbe confermata la sconfitta dei Liberaldemocratici (5 seggi contro i 12 uscenti) a tutto vantaggio di AfD e delle formazioni antieuro). In Francia, i Popolari perderebbero ben 10 seggi, e a beneficiare del calo sarebbe la formazione di Le Pen, mentre i Socialisti confermerebbero i 14 seggi, nonostante la massiccia presenza in campagna elettorale del primo ministro Valls e dello stesso Hollande. In Gran Bretagna, la sconfitta dei Conservatori sarebbe di portata storica, perché passerebbero dagli attuali 27 seggi ai 18 previsti dal sondaggio. Si gioverebbe del loro calo la formazione antieuropea della Ukip, gli indipendentisti, che arriverebbero a 24 seggi. Ottima si prevede la prestazione dei Laburisti di Ed Miliband ai quali vengono attribuiti 23 seggi, contro i 13 uscenti. Anche in Gran Bretagna si confermerebbe la crisi profonda del partito Liberaldemocratico, che passerebbe dagli attuali 12 deputati europei ai 2 previsti dal sondaggio. Decisamente alta la quota di deputati europei che gli esperti di PollWatch classificano come Non iscritti, 95, col 12.5 per cento, il terzo “partito” della Ue dopo Popolari e Socialisti. Perché? La regola del Parlamento europeo prevede che occorrano deputati di almeno sette Paesi per poter formare un gruppo più o meno geopoliticamente omogeneo. E in questo momento, la frammentazione di questo elettorato è l’effetto di meccanismi interni ad ogni Paese, che possono non trovare risposte omogenee nell’Assemblea di Strasburgo. I comportamenti di ciascuna di queste forze politiche non sono al momento prevedibili, neppure per gli esperti di PollWatch.
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