VORREMMO UN EUROPARLAMENTO CON PIÙ POTERI.

Leggiamo e confrontiamoci con Chiara Bussi, dal Sole 24 Ore.

Immagine

Non un semplice organo consultivo, ma sempre più un’Aula a tutti gli effetti che può modificare o bocciare le proposte di legge, fare le pulci al bilancio e porre veti sugli accordi internazionali. Un’istituzione che costa 1,7 miliardi di euro all’anno – il 20% delle spese ammnistrative comunitarie –, ma ha un aggravio per abitante inferiore a quello delle Assemblee nazionali. Si presenta così il Parlamento europeo che i cittadini italiani saranno chiamati a rinnovare il 25 maggio, con un calendario diverso nei 28 Paesi.

Come mostra il bilancio dei cinque anni della legislatura che si è appena conclusa, l’emiciclo di Strasburgo si è ritagliato nel tempo un peso politico sempre maggiore, in virtù di nuovi poteri assegnati dal Trattato di Lisbona. Nelle 76 sedute plenarie dal 2009 al 2014 su 952 atti legislativi approvati per ben sei su dieci (il 62%) è stata utilizzata la procedura di «codecisione», che consente all’Aula di mostrare i muscoli e innescare un vero e proprio braccio di ferro con i ministri Ue. Tanto da rendere necessari ben 1.549 «triloghi», riunioni informali tra Parlamento, Consiglio e Commissione per raggiungere un accordo. Nella precedente legislatura, invece, gli eurodeputati hanno potuto esercitare questo potere solo per una legge su due (nel 48% dei casi). Dalla protezione dei consumatori passando per i trasporti e le tlc, dalle questioni economiche all’agricoltura, in circa 70-80 aree politiche la parola del Parlamento conta sempre di più su questioni che riguardano direttamente la vita dei cittadini.

 

 

La bocciatura più sonora degli ultimi cinque anni è arrivata con il bilancio pluriennale della Ue 2014-2020, la cornice che fissa tutti gli obiettivi di spesa dell’Unione (compresi i fondi strutturali). Nel marzo 2013 l’Europarlamento ha detto no all’accordo raggiunto dai capi di Stato e di governo rivendicando maggiori risorse per il rilancio della crescita e per la lotta alla disoccupazione. Dopo otto mesi di fitti negoziati è arrivata la schiarita con il compromesso finale. I rappresentanti del Parlamento hanno puntato i piedi e sono riusciti a ottenere una maggiore flessibilità nello spostamento dei fondi non utilizzati verso altre voci di bilancio. Non solo: gli eurodeputati hanno fatto sentire la loro voce anche sul meccanismo unico di risoluzione delle crisi degli istituti di credito, uno dei tasselli fondamentali dell’Unione bancaria, finendo in rotta di collisione con i governi e soprattutto con la Germania. Dopo tre mesi di confronti serrati e un ultimo round di 16 ore consecutive lo scorso marzo i delegati del Parlamento e quelli del Consiglio Ecofin sono riusciti a trovare la quadratura del cerchio. Nel testo di compromesso l’Assemblea è riuscita a strappare alcune importanti concessioni: gli anni di rodaggio del Fondo sono scesi da dieci a otto ed è previsto un colpo d’acceleratore per arrivare alla piena operatività dal 2017. Un altro dossier che ha tenuto impegnato il Parlamento è quello dei bonus dei manager bancari. Gli eurodeputati hanno insistito per includere nel testo un tetto fissato per legge. La procedura è stata utilizzata anche per l’esame del regolamento che abolisce il roaming – ovvero i costi supplementari per chi usa il telefono cellulare al di fuori del Paese d’origine – all’interno dei confini della Ue entro il Natale 2015. O per votare il provvedimento che prevede una maggiore tutela per i passeggeri aerei, con il rimborso di 300 euro per i ritardi di più di tre ore.

L’Europarlamento ha anche l’ultima parola sugli accordi siglati dalla Ue a livello internazionale, ma non può modificarne il testo. Una dote – chiamata in codice «procedura del consenso» – ricevuta dal Trattato di Lisbona ed esercitata negli ultimi cinque anni nel 18% dei casi contro il 4,6% appena della legislatura precedente. Nel periodo 2009-2014 l’Aula ha respinto due iniziative: il Trattato anticontraffazione «Acta» e l’accordo antiterrorismo sui trasferimenti dei dati bancari agli Usa tramite la rete «Swift». Il primo era il frutto di un negoziato tra Ue, Usa e altri nove Paesi per rafforzare l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale su internet. Un’intesa bollata dal Parlamento come «la soluzione sbagliata». Così, in conseguenza del voto, né la Ue né gli Stati membri potranno partecipare all’iniziativa. Nell’altro caso, nel febbraio 2010 Strasburgo ha respinto l’accordo chiedendo una nuova versione del testo. Cinque mesi dopo e ottenute alcune garanzie, l’Aula si è poi pronunciata a favore, aprendo la strada all’entrata in vigore del provvedimento.

A conferma del maggiore peso politico del Parlamento sono anche i numeri sulla procedura di consultazione, che assegna all’Aula di Strasburgo un parere non vincolante oggi limitato ad alcuni dossier del mercato interno e delle politiche della concorrenza. Nell’ultima legislatura solo una legge europea su cinque è stata esaminata con questo iter contro il 47% del periodo 2004-2009.

Sul fronte dei costi della macchina burocratica, grande tema del dibattito elettorale, uno studio realizzato dall’Europarlamento ha calcolato l’importo medio per cittadino. In base alle simulazioni gli europei spendono 3,10 euro all’anno per il funzionamento dell’Aula comunitaria contro gli 8,2 sborsati dai tedeschi per il Bundestag e i 17,7 di aggravio per mantenere il Parlamento italiano. Nel dettaglio, il bilancio della Ue destina ogni anno 1,75 miliardi per il funzionamento del Parlamento europeo, di cui 583 milioni servono per pagare il personale e le traduzioni nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione, 208 finanziano le retribuzioni e le indennità degli eurodeputati e 187 sono versati agli assistenti parlamentari.

Advertisements

8 responses to “VORREMMO UN EUROPARLAMENTO CON PIÙ POTERI.”

  1. gendiemme says :

    E’ ora di finirla di far finta di essere parte di una Unione Europea democratica, chiudendo gli occhi dinanzi allo scempio dei nostri principi costituzionali e al tradimento dei popoli europei. Il mio popolo, anzi tutto! E’ un’offesa alla nostra intelligenza parlare di democrazia e di istituzioni democratiche in questa Unione Europea dominata da non si sa chi, attraverso una Commissione, un Consiglio e una Banca Centrale nominate e gestite in modo dittatoriale. In questo assetto, un europarlamento più democratico non serve a niente, come non serve a niente l’europarlamento che andremo a votare, salvo che soddisfare la massa di sfigati ignoranti candidati che potranno, finalmente, occupare una carega. Pochissimi sanno da dove cominciare per riscrivere quella Proposta di Costituzione europea che fu bocciata per il suo deficit democratico dai referendum dei popoli. Continuare in questa farsa, per restare su i carrozzoni, è un offesa ai morti suicidi, ai disperati, agli affamati di giustizia, ai nostri padri. Poniamo sul banco i principi costituzionali: LIBERTA’, EGUAGLIANZA, DIGNITA’, SOLIDARIETA’ e gridiamo la verità: La sovranità appartiene al popolo, il debito pubblico è una truffa, nessuno può prestarci ciò che è nostro, il pareggio in bilancio è una bestemmia per l’economia, i trattati internazionali che stravolgono la Costituzione senza averne seguito le procedure di modifica sono carta straccia, oppure voi, noi siamo schiavi!

    • gendiemme says :

      Un bel default e’ sempre meglio di questa lunga agonia. In un sol colpo cancelliamo il nostro debito e ricominciamo da capo. Secondariamente non dimentichiamo che la massima ambizione della troika sarebbe l’unione politica dove uno stato come l’Italia conterebbe meno di zero, servo di altri paesi più importanti. E poi perché perdere la nostra democrazia? Già ora sono in atto tentativi di destabilizzare la nostra Costituzione come – per esempio – pensare di abolire un ramo del Parlamento…

      mary.mary

      • gendiemme says :

        antonimo1
        L’Inganno dei miserevoli maggiordomi delle lobby della finanza è stato ormai scoperto ! L’eurocrazia di Bruxelles che “governa” il continente con il ricatto dello spread, dopo avere affamato milioni di persone, ora, allineandosi alle posizioni guerrafondaie di Obama, rischia perfino di far diventare l’Europa il campo di battaglia del possibile conflitto tra Usa e Russia. Gli europei hanno già dato, fuori gli usurai della troika, il 25 Maggio nascerà l’Europa dei popoli !

    • gendiemme says :

      Alfredo Iannuzzi
      Condivido in pieno, e per cio’ non andro’ a votare a queste elezioni imbroglio

  2. gendiemme says :

    Scholes89
    Il Parlamento Europeo è forse l’istituzione dell’EU con minori poteri. Il vero motore sono la Commissione ed il Consiglio (in campo legislativo).

Per quanto riguarda l’uscita dall’euro, teorie pro e contro, in una scienza sociale (quindi imperfetta) come quella economica, devono esser prese con il beneficio del dubbio. Fatto sta che quando siamo entrati nell’euro, non abbiamo usufruiti dei bassi tassi sul debito per fare riforme ed investimenti importanti. 


  3. gendiemme says :

    Giusto il titolo, è corretto parlare di ‘anti-UE’ anziché di anti-Europa: chi è anti ‘UE’ non è ‘antieuropeo’ come vogliono farci credere. Come se l’Europa fosse ‘UE’. L’ho visto anch’io lo spot sulla RAI, ovviamente è pagato con i soldi dei contribuenti e riporta la solita litania che senza ‘UE’ in Europa ci sarebbe la guerra, come se ‘UE’ fosse sorta in seguito ad un trattato di pace nel 1918 o nel 1945. Invece la Comunità Europea divenuta in seguito ‘UE’ è sorta su iniziativa di STATI NAZIONALI SOVRANI IN TEMPO DI PACE. Un 31% di partiti anti ‘UE’ in ‘parlamento UE’ è troppo poco e comunque il ‘parlamento UE’ conta poco perché non ha iniziativa legislativa. E’ comunque importante andare a votare per lanciare il segnale, la soluzione del problema si troverà a livello dei singoli stati. Nel frattempo non lasciamoci demotivare da spot e propaganda varia.

    • gendiemme says :

      Saranno di più.Finalmente la gente sta aprendo gli occhi e non crede più alle favolette che sono state raccontante in questi anni dai neo-liberisti.Non crede più alla peste e all’invasione di cavallette nel caso ogni Stato ritorni alla propria moneta,riacquistando quella sovranità monetaria necessaria per non diventare schiavi dei cd. “mercati” e cioè dei banchieri e degli speculatori d’assalto.L’1% ha messo in campo tutta la sua elite e non è un caso che molti libri pro-euro si stanno pubblicando proprio in questi giorni.Libri scritti dall’oste ovviamente,che non fa che esaltare le caratteristiche del proprio vino;quanto siano indipendenti lo lascio giudicare ai lettori.Questa europa e questo euro hanno creato ovunque disoccupazione, povertà e disperazione,tranne in Cermania ovviamente.E non venitemi a dire che è colpa delle riforme…quasi tutta l’eurozona è in condizioni pietose.Altro che 0,1% in più del PIL della Spagna.I dati sulla povertà e la disoccupazione sono da brivido.

      Saetta_McQueen
      30 aprile 2014 9.03.21

      • gendiemme says :

        Hai proprio ragione ! Inutile girarci intorno l’Euro e questa europa è fatta ad immagine e somiglianza della germania. Bisogna – ed in fretta – riappropriarsi della sovranità nazionale e, se occorre, anche di quella monetaria, altrimenti NON C’E’ SPERANZA, per nessuno nemmeno per i dipendenti statali che pensano di essere intoccabili. E poi, bisognerebbe, seriamente, pensare di non comprare più prodotti tedeschi: ci stanno facendo la guerra, ebbene facciamola a loro..basta con la supponenza di questa gente. Un conto è il rispetto reciproco, un altro la prevaricazione. Liberiamoci per essere liberi !

        UNITEDKINGDOM1

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: