DOPO LA CONSULTA, CHE A GENNAIO AVEVA DICHIARATO INCOSTITUZIONALE L’ATTUALE LEGGE ELETTORALE, ARRIVA IL PRONUNCIAMENTO DECISIVO DELLA SUPREMA CORTE

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Dopo che la Cassazione ha definito il giudizio di merito conseguente la sentenza di gennaio con cui la Corte Costituzionale ha proclamato l’incostituzionalità del Porcellum, il professore Giuseppe Bozzi – candidato nella lista ALLEANZA LIBERALI DEMOCRATICI EUROPEI, Scelta Europea per Guy Verhofstadt – ha così commentato:

“Con questa sentenza, che ha valore di cosa giudicata per tutti, la Cassazione ha definitivamente accertato la avvenuta violazione del diritto di voto di tutti gli elettori e non soltanto dei ricorrenti per “la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica a causa del meccanismo di traduzione dei voti in seggi” e “a causa dell’impossibilità per i cittadini elettori di scegliere i propri rappresentanti al Parlamento”.
“Di conseguenza, insieme ai colleghi patrocinanti la causa, ho segnalato nei giorni scorsi al Presidente della Repubblica, ai Presidenti del Senato e della Camere e al Presidente del Consiglio dei Ministri che alla predetta pronuncia deve darsi attuazione per non incorrere in una patente e grave violazione del giudicato costituzionale e di quello della Cassazione. Ne consegue che l’attuale Parlamento per “la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica” in base alla quale è stato formato non è legittimato a modificare la Costituzione nè la legge elettorale non rispettando la sentenza della Corte Costituzionale”.

“Vorremmo attirare la Sua attenzione sulla importantissima recente sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione, n. 8878/14 del 4 aprile 2014, nella quale, con l’efficacia del “giudicato erga omnes ” è stato accertato e dichiarato che “…i cittadini elettori non hanno potuto esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale, per la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica, a causa del meccanismo di traduzione dei voti in seggi, intrinsecamente alterato dal premio di maggioranza disegnato dal legislatore del 2005, e a causa della impossibilità per i cittadini elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento…”.

Dopo questa premessa, arriva la parte decisiva: “Il principio di continuità dello Stato non può legittimare fino alla fine della legislatura le Camere elette in violazione della libertà di voto e che sono il frutto della grave ferita inferta “alla logica della rappresentanza consegnata dalla Costituzione”. Ciò comporterebbe una grave violazione del giudicato costituzionale e di quello della Corte di Cassazione, nonché una persistente inammissibile violazione della Costituzione. Si tratta di pronuncia che è destinata a spiegare i propri effetti proprio per il futuro e che, quindi, non può essere ignorata, poiché ha accertato con forza di giudicato l’avvenuta violazione del diritto di voto di tutti gli elettori italiani, non soltanto dei ricorrenti. Ne consegue che l’attuale Parlamento, stante ” la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”, non ha alcuna legittimazione democratica per apportare modifiche alla vigente Costituzione, né per  modificare la legge elettorale risultante dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale. Auspichiamo, pertanto, che Lei, preso atto dell’ineludibile giudicato e dell’obbligo giuridico di darvi pronta attuazione, promuova gli atti necessari affinché il Popolo Italiano sia finalmente messo in grado di “esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale”.

Com’era prevedibile, è insorta la polemica. Il regime non intende prendere atto del giudicato spontaneamente e la Cassazione non ha potere di imporre un qualcosa che la Costituzione assegna come potere esclusivo al Presidente della Repubblica. E quindi ho fatto qualche ricerca, sulla sentenza in questione. 

Facciamo un passo indietro. E’ necessario per capire la vicenda. Tutto inizia quando un gruppo di persone, guidate da Aldo Bozzi, presenta una causa civile contro il Ministro dell’Interno, accusandolo di non avergli permesso di esprimere il proprio voto, a causa della legge elettorale che c’era prima, il Porcellum. La causa viene persa da Bozzi in primo grado e in secondo grado. La Corte di Cassazione, a cui Bozzi si rivolge, accoglie la richiesta di mandare la questione dell’incostituzionalità della legge elettorale alla Corte Costituzionale, la quale stabilisce che la legge non rispetta la Costituzione, e quindi l’ha trasformata in una legge elettorale proporzionale con un premio di maggioranza del 4% alla Camera e dell’8% al Senato e con una preferenza. 

Ma la causa non è finita qui. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che è di gennaio, la palla ritorna alla Corte di Cassazione, la quale prende atto della sentenza e decide sul ricorso, dando ragione a Bozzi e stabilendo un risarcimento a suo favore, con una sentenza le cui motivazioni sono state depositate pochi giorni fa. Ma cosa dicono queste motivazioni?   

Le motivazioni ripercorrono le varie fasi del processo. Dopo di che, i giudici fanno le loro considerazioni sulla base della sentenza della Corte Costituzionale, confermando il contenuto della legge e in particolare scrivono, al punto 3, pagina 13, che c’è stata la lesione del diritto dei cittadini, perchè il Porcellum non permetteva di esprimersi liberamente scegliendo il proprio candidato, dato che c’erano le liste bloccate. Poi si passa al successivo punto 4, pagina 14, dove si dice che anche se la legge era illegittima, le sue conseguenze sono ormai radicate e quindi il Parlamento è assolutamente legittimo, in quanto risponde al principio della “continuità dello Stato”. Cioè un organo costituzionale non può mai trovarsi in una condizione di non lavoro: o è legoittimo o va immediatamente sostituito. E poichè le Camere non possono essere sostituite da una sentenza, devono continuare a lavorare. 

”

Per il regime degli imbucati non vi sono dubbi. Sono illegittimi, ma sono arrivati alla greppia e ci restano e … . Invece, è chiaro che il principio della continuità debba essere salvaguardato; ma per un tempo minimo ragionevole. Cioè, a dire, con un altro presidente, saremmo andati alle elezioni del parlamento nazionale, prima di  quelle europee. Ma l’importante, sembra, avere una qualunque giustificazione, pur di continuare a violentare la Costituzione. Ed eccola: “Non è la sentenza a dirlo, ma solo gli estensori della lettera”.

 

 

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One response to “DOPO LA CONSULTA, CHE A GENNAIO AVEVA DICHIARATO INCOSTITUZIONALE L’ATTUALE LEGGE ELETTORALE, ARRIVA IL PRONUNCIAMENTO DECISIVO DELLA SUPREMA CORTE”

  1. gendiemme says :

    Se pensiamo che la nazione debba essere governata dalle sentenze, allora mandiamo a casa presidente della repubblica, governo e parlamento; ma se le sentenze come questa non significano elezioni a breve, vorrà dire che dobbiamo mandare a casa presidente della repubblica, governo e parlamento.

    Detto questo: La dichiarazione di incostituzionalità, dice la Consulta, lascia la possibilità che consultazioni elettorali per la Camera e il Senato possano svolgersi con le norme residue (che poi erano quelle precedenti all’introduzione delle liste bloccate e del premio di maggioranza) ed essa ha effetto da quando le aggiunte sono entrate in vigore (il cosiddetto “effetto retroattivo”, che poi non è tale), ma si applicano soltanto agli atti che non abbiano esaurito i loro effetti, mentre, ovviamente, si applicano a quelli ancora operanti.

    Sul punto la giurisprudenza della Corte è costante e conforme alla dottrina e sta a significare che le elezioni dello scorso anno non vengono invalidate, in quanto il procedimento elettorale si conclude con la proclamazione degli eletti. Ha anche considerato che le liste bloccate potrebbero essere considerate legittime ove si trattasse di collegi elettorali piccoli, per i quali sui può presupporre che i candidati siano conosciuti dagli elettori, cosa che non è se le liste sono lunghe.

    Ora la Cassazione, come riferisce il prof. Alessandro Pace – docente emerito della “Sapienza” e costituzionalista di chiara fama – (la Repubblica del 23 aprile corrente), ha rilevato che la faccenda delle liste brevi e lunghe non va e che il divieto di liste bloccate deve considerarsi generale e ha poi precisato che la salvezza degli atti esauriti non comporta che la dichiarazione di incostituzionalità resti priva di effetti, perché essa opera negli atti in grado di produrre effetti, anche futuri. E qui il prof. Pace argomenta che cioè “la pronuncia di incostituzionalità spiega i normali effetti (negativi) sulla situazione giuridica del Parlamento eletto in violazione della libertà di voto”.

    Che significato avrebbe una sentenza di incostituzionalità che non si preoccupasse del futuro e restare priva di effetti? Né, aggiunge anche il prof. Pace, la legittimità della XVII legislatura (la presente) potrebbe essere fondata sul principio della continuità delle istituzioni costituzionali, richiamato dalla Consulta per legittimare il passato. Un tale principio può bensì valere per brevi periodi, ma non può, per i prossimi quattro anni, costituire il succedaneo del voto popolare: sarebbe uno schiaffo alla democrazia.” Certo, conclude il giurista, le Camere non sono obbligate ad approvare una legge elettorale secondo le indicazioni della Consulta per essere subito dopo sciolte, ma da ciò non si può concludere che esse, ancorché giuridicamente delegittimate, possano modificare la vigente forma di Stato e di governo e durare fino al 2018, secondo le tesi del Presidente del Consiglio.

    Ora a proposito i tutte queste considerazioni non si può non osservare che il principio della continuità dello stato non è richiamato dal giudice delle leggi quale motivazione delle pronunciate illegittimità costituzionali e soprattutto che proprio la Consulta nella parte delle sentenza dedicata a considerazioni di ordine interpretativo afferma esplicitamente che la sentenza non riguarda gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove elezioni. Il motivo è evidente ove si tratti di atti che non fanno riferimento al “Porcellum”, ormai inesistente.

    In conclusione: se le Camere restano in vita in quanto la sentenza anti-porcellum è intervenuta in un momento nel quale l’elezione era ormai definitiva e non poteva essere più toccata, è evidente che queste Camere fruiscono dei pieni poteri che l’ordinamento riconosce loro e, se, come sta accadendo, vogliono emanare una nuova legge elettorale che fa salve le norme sul premio di maggioranza senza soglia e sulle liste bloccate, lo possono benissimo fare, restando, ovviamente, esposte – in caso di nuove elezioni governate da un “Porcellun bis” a nuovo giudizio di costituzionalità se qualche elettore (o forse meglio “votante”) promuovesse un nuovo giudizio contro di esse e sempreché la Corte costituzionale, se investita della questione, dovesse confermare (come quasi certamente sarebbe) l’ attuale giurisprudenza. Con un dubbio peraltro: che facilmente si riprodurrebbe quanto è accaduto col ”Porcellum”, cioè il nuovo processo arriverebbe sicuramente quando il procedimento elettorale è già da tempo concluso e come tale divenuto intoccabile.

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