Archive | May 2014

PARLIAMO DI FREEDOM AND DEMOCRACY (EFD)

“La politica di libertà di voto dell’Europe of Freedom and Democracy (EFD) è rispettosa di ogni partito politico. A differenza dei Verdi e di molti altri gruppi del Parlamento europeo, il gruppo EFD permette alle delegazioni nazionali di votare come ritengono opportuno secondo la propria ideologia, preferenze politiche e di interesse nazionale. Per l’EFD , un gruppo non è un partito politico. Si tratta di una scelta strategica e pragmatica al fine di ottenere posizioni nelle commissioni del Parlamento europeo, per ottenere finanziamenti, tempo di parola in parlamento, e un segretariato esperto e professionale. Non è programmatica. Ciascuna delle parti all’interno del gruppo è libera di scegliere il proprio modello di voto, direzione ideologica ecc. Nell’ottica del gruppo EFD si tratta di un matrimonio di convenienza per il reciproco vantaggio.

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Lo statuto del gruppo
Il gruppo è aperto ai deputati che credono in una Europa della Libertà e della Democrazia e che riconoscono la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani e la democrazia parlamentare.
Il Gruppo sottoscrive il seguente programma :
1 . Libertà e cooperazione tra le persone di Stati diversi
2 . Più democrazia e il rispetto della volontà popolare
3 . Rispetto per la storia d’Europa , delle tradizioni e dei valori culturali. Popoli e nazioni d’Europa hanno il diritto di proteggere i propri confini e rafforzare i propri valori storici, tradizionali, religiose e culturali. Il Gruppo rifiuta la xenofobia, l’antisemitismo e qualsiasi altra forma di discriminazione
4 . Rispetto delle differenze e degli interessi nazionali: libertà di voto
Accettando di far propri questi principi nei suoi procedimenti, il Gruppo rispetta la libertà delle sue delegazioni e deputati di votare come meglio credono.

UKIP è contro la guerra
A differenza dei leader verdi e liberali ( ALDE ), che hanno entrambi urlato per la guerra in Libia, quando Hermann Van Rompuy ha visitato il parlamento a dicembre 2012, l’UKIP ha avuto una opposizione coerente e di principio alle guerre imperialistiche straniere e contrario alla Gran Bretagna come cagnolino della politica estera aggressiva dell’UE o degli Stati Uniti. UKIP si è opposta all’intervento militare dell’UE e del Regno Unito in Iraq, Afghanistan, Libia e Siria

UKIP è un’organizzazione democratica, con delle procedure decise dai suoi membri
Nigel Farage è il leader del partito UKIP, ma non decide la politica UKIP. Questa è una questione dei membri del partito e del Consiglio Direttivo Nazionale. UKIP è un’organizzazione democratica e non una dittatura. Nessuna forma di razzismo, sessismo o xenofobia è tollerata. Nessuno che sia mai stato membro di un partito di estrema destra può unirsi a UKIP. Questo è scritto nella costituzione del partito.
La costituzione del partito è stata modificata in modo che i membri del partito e i deputati che infrangono la legge o mettono in imbarazzo il partito possono essere espulsi. Ex eurodeputato UKIP Nikki Sinclaire è stato espulso dal UKIP dopo essere stato sorpreso nell’appropriazione indebita di denaro da parte del Parlamento europeo. La politica UKIP sugli errori dei membri è “Una volta che si trovano fuori, si sono gettati fuori”. Nigel Farage si è offerto di testimoniare in tribunale contro l’ex deputato che è stato scoperto a prendere i soldi da parte del Parlamento europeo.
E’ stato affermato nel corso della riunione dell’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo all’inizio di quest’anno che le accuse formulate contro il signor Farage dal deputato liberal democratico MacMillan Scott sono state vagliate e nulla di male è emerso nei confronti del signor Farage.
Farage ha lavorato come broker al London Metal Exchange, non è mai stato un banchiere e non ha nulla a che fare con le banche o servizi finanziari.
Vedi biografia sul sito della BBC
Farage non ha mai sostenuto offerte di libero scambio UE e ha detto pubblicamente che non sosterrà l’affare TTIP. Farage ha attaccato le grandi banche, le grandi imprese e i grandi burocrati che come lui afferma dominano l’UE .
Il 15 gennaio 2014, nel Parlamento di Strasburgo, Farage ha detto: “Siamo dominati da grandi imprese, grandi banche e sotto forma di Barroso, da grandi burocrati. E in realtà è su questo che si giocheranno queste elezioni europee: sarà una battaglia tra le democrazie nazionali contro la burocrazia europea.”

UKIP si oppone alla dominazione tedesca e al controllo della Troika
Farage ha difeso il diritto dei paesi di proteggere i loro poveri dagli effetti disastrosi della UE, della Commissione Europea, FMI, BCE (la Troika). Egli si oppone al federalismo dell’UE, più correttamente chiamato centralizzazione. Farage è contro la dominazione tedesca dell’Europa attraverso il suo potere politico ed economico. Il 1 febbraio 2012 ha dichiarato a Strasburgo che:
“Cameron sostiene attivamente questo patto spregevole, questo piano per distruggere e umiliare gli Stati nazionali che non sopravvivono alla visione germanica di come le economie dovrebbero funzionare. Ora, devo dire che ho pensato che le proposte del fine settimana uscite dal del Ministero delle Finanze tedesco suggerissero che un commissario europeo e il suo staff occupassero un grande edificio ad Atene per prendere le redini del paese. Nessuno può negare oggi che la Grecia è poco più che una colonia. E questo è tutto un terribile errore enorme. La Grecia non è una società controllata. La Grecia è una nazione con un’anima, una nazione con orgoglio, con la storia. Hanno inventato la democrazia! Stanno soffrendo, hanno la disoccupazione giovanile del 50% causata dal signor Van Rompuy.”

Politica energetica UKIP
UKIP si oppone alla politica energetica dell’UE perché sovvenziona turbine eoliche inefficienti e assurdamente costose. Si ritiene che la politica energetica dell’Unione europea stia spingendo al rialzo i prezzi, provocando povertà di combustibile per i poveri e guidando l’industria di Europa e verso la Cina e l’India dove la manodopera e l’energia sono a buon mercato. Ha una politica di sostegno per il carbone, il gas di scisto, l’energia nucleare e delle maree.
L’appartenenza al gruppo EFD consente al MoVimento 5 Stelle di perseguire una propria politica distinta per l’energia

UKIP sostiene la democrazia diretta e si oppone all’Euro
UKIP ha sempre difeso la democrazia locale e nazionale. E’ un appassionato sostenitore dei referendum locali e nazionali. Si oppone alle imponenti leggi comunitarie e alle politiche economiche sulle popolazioni che non danno il loro consenso per tali politiche. E’ fortemente contrario alla centralizzazione della UE e al controllo della Troika. Si ritiene che il progetto euro abbia generato povertà e disoccupazione per milioni di persone nel sud Europa e debba per ciò essere combattuto.
Nigel Farage a Strasburgo il 15 febbraio 2012 disse: “Beh Commissario, hai scelto l’uomo giusto. Puppet Papademos è al suo posto ad Atene. Ha detto: “La violenza e la distruzione non hanno posto in un paese democratico” Quale paese democratico? Non è neanche un primo ministro democraticamente eletto. E ‘stato nominato da voi. La Grecia non è gestita attraverso la democrazia, è gestita da una Troika. Tre funzionari stranieri che volano in aeroporto di Atene e raccontano ai Greci quello che possono e non possono fare. La violenza e la distruzione che si è vista è causata proprio perché le persone sono state espropriate dei diritti democratici. Che altro si può fare? E devo dire: se fossi un cittadino greco sarei stato là fuori durante le proteste! Sarei là fuori cercando di abbattere questa mostruosità.”
Ufficio stampa di Nigel Farage

CON I MUSSI AL CONCORSO IPPICO

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COSA DICONO I DELINQUENTI DELL’INFORMAZIONE DEI RISULTATI EUROPEI? VI PARLANO DI SOVRANITA’, DI LAVORO E DI PRINCIPI, DELLA COSTITUZIONE VIOLATA? NO. ECCOLI CON IL LORO BLA BLA DI NUMERI E SIGLE: IL PD E MATTEO RENZI VINCONO LE ELEZIONI EUROPEE, DOPPIANDO IL M5S, CHE OTTIENE UN RISULTATO LUSINGHIERO MA COMUNQUE NETTAMENTE INFERIORE ALLE ASPETTATIVE CHE LO STESSO GRILLO AVEVA PROSPETTATO; FORZA ITALIA NON RAGGIUNGE LA SOGLIA DEL 20% MENTRE NCD DI ANGELINO ALFANO SUPERA LA SOGLIA DEL 4%, ANCHE SE DI POCO. QUESTO IL QUADRO DEI RISULTATI DELLE ELEZIONI EUROPEE DOPO LO SCRUTINIO DI TUTTE LE 61.592 SEZIONI.

I dati Ecco i risultati definitivi diffusi dal Viminale: Forza Italia 16,82%, Pd 40,81%, M5S 21,16%, L’altra Europa 4,03%, Lega 6,16%, Ncd 4,38%, Fratelli d’Italia 3,66%, Scelta Europea 0,71%.

FIN QUI, PER L’M5S, SI CONFERMANO GLI EFFETTI NEGATIVI DELLA POCA CHIAREZZA DEGLI OBBIETTIVI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE ALL’INSEGNA DEI SETTE PUNTI, DI TUTTO UN PO’, AL PUNTO CHE ANCORA NON SI CAPISCE CON CHI SI SCHIERERANNO I CIRCA 20 EURODEPUTATI GRILLINI, MA HA PESATO ANCHE LA INADEGUATEZZA DEI TONI.

I DATI, PERO’, CHE PIU’ INVITANO A SCONCERTANTI RIFLESSIONI SONO QUESTI:

“L’affluenza alle urne è stata del 58,69%. Nelle europee del 2009 – quando si votò in due giorni – l’affluenza alla stessa ora è stata del 66,5%. Il calo è quindi pari a circa 8 punti percentuali.”

INSOMMA, HA VOTATO SOLO IL 58,69%, COME SI SIA TRATTATO DI UNA QUALUNQUE TORNATA EUROELETTORALE E NON DI POTER DARE UN COLPO DI TIMONE AL DESTINO DEL CONTINENTE E AL NOSTRO. TRADOTTO, SIGNIFICA CHE IL 41,31% NON SAPEVA PER CHI,PERCHE’ E PER CHE COSA VOTARE!

MERITO ANCHE DI UNA CAMPAGNA ELETTORALE SCADUTA NEI PERSONALISMI, E RISTRETTA NEL DILEMMA “EURO SI, EURO NO, PERCHE’ NON SO!”  L’EUROSCETTICISMO MALE MOTIVATO CHE PIU’ NON SI POTEVA, NON HA SFONDATO. INFATTI, L’ALTRO DATO È CHE NONOSTANTE L’AVANZATA – A QUESTO PUNTO INCONCLUDENTE – DEI MOVIMENTI EUROSCETTICI (M5S, FDI E LEGA), LA MAGGIOR PARTE DEGLI ELETTORI HANNO SOSTENUTO PARTITI A FAVORE DELL’UE. SEPPURE CON IMPOSTAZIONI DI POLITICA ECONOMICA CONTRAPPOSTE. A PENSAR MALE…

MENO MALE CHE LA FRANCE E L’UNITED KINGDOM HANNO CITTADINI PIU’ CONSAPEVOLI.

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L’ERF, L’EUROPEAN REDEMPTION FUND, SARÀ IL PUNTO DI NON RITORNO

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Ecco cosa sta per accadere: il 70% del debito pubblico italiano di più di 2 mila miliardi di euro sarà trasferito a un fondo europeo comune, chiamato Redemption Fund (di seguitoRF), dove saranno convogliate anche tutte le eccedenze di debito pubblico degli altri Stati dell’Eurozona. Cioè: siccome il Trattato di Maastricht stabilisce che il debito pubblico degli Stati non deve essere superiore al 60% del PIL, tutto ciò che eccede questo limite nei debiti pubblici dei 17 Paesi dell’euro sarà trasferito in questo Redemption Fund. Ok? Saranno quindi cifre immense di trilioni e trilioni di euro, che diverranno a quel punto di proprietà del RF. Grazie Merkel!

22 magg – L’ERF, l’European Redemption Fund, sarà il punto di non ritorno per il nostro Paese. Mentre i candidati di tutte le compagini politiche alle prossime elezioni per il rinnovo quinquennale del Parlamento Europe già fanno a gara, con sfumature diverse, nel professarsi critici contro questa aggregazione monetaria e verso ogni cosa provenga dai palazzi di Bruxelles, gli eurocrati stanno preparando in silenzio la più micidiale delle trappole a danno dei paesi eurodotati; una sorta di punto di non ritorno nei confronti della totale abdicazione delle residue sovranità nazionali.
E’ drammatico, e nel frattempo stesso patetico per le sorti del Paese, il modo con cui molti esponenti politici italiani trattano argomenti economici pubblicamente senza averne le più che minime conoscenze tecniche e ignorando completamente i vincoli e i dettami sempre più pressanti imposti dalle regole dei Trattati sottoscritti.
DAL TRATTATO DI MAASTRICHT AL FISCAL COMPACT. Cerchiamo però di spiegarci meglio. Il “vecchio” Trattato di Maastricht, firmato nel 1992 e ribadito da quello di Lisbona entrato in vigore nel 2009, prevedevano essenzialmente la possibilità dell’indebitamento massimo del 3% rispetto al rapporto con il PIL e il contenimento del debito non oltre il 60%, sempre secondo l’indicatore della crescita. Successivamente si sono voluti irrigidire ulteriormente questi criteri di convergenza, introducendo il Trattato sulla Stabilità, meglio conosciuto come Fiscal Compact, dove veniva introdotto il principio del pareggio di bilancio, quindi la non più possibilità per uno Stato membro di ricorrere all’indebitamento, inserendo il vincolo anche nel dettame costituzionale, e una metodologia precisa e pianificata per il rientro delle eccedenze delle porzioni di debito pubblico superiori al citato 60% nel limite temporale di venti anni.
IL FISCAL COMPACT SECONDO IL PROF. GUARINO. Premesso che l’Italia è stato per ora l’unico Paese dei 25 firmatari ad averlo inserito in costituzione (art.81), ricordiamo che l’impianto del Fiscal Compact è illegittimo secondo le puntuali deduzioni del prof. Giuseppe Guarino, in quanto lo stesso testo precisa che si applica se non in contrasto con altri Trattati su cui si fonda l’Unione Europea (art.2) mentre questi ultimi specificano chiaramente che il limite dell’indebitamento è del 3% (art. 104 c di Maastricht e art.126 di Lisbona) e non lo 0% come invece recita l’art. 3, n.1, lett.a del Trattato in questione.
IL MICIDIALE, ULTERIORE, MECCANISMO AUTOMATICO. Ma la bruciante crisi economica che da più di 5 anni attanaglia l’eurozona e che ha fatto precipitare tutti i dati macroeconomici, ha indotto la Commissione Europea ad “escogitare” un micidiale ulteriore meccanismo automatico per il rispetto delle regole previste dal Fiscal Compact che altrimenti rischiavano di rimanere lettera morta se affidate solamente alle “volontà” dei rispettivi governi nazionali.
LA SORPRESINA POST ELETTORALE ESCOGITATA DA BARROSO. Pertanto, mentre per soddisfare i fabbisogni finanziari in regime di “pareggio di bilancio”, per noi tollerato al 0,5%, dovremo far ricorso solo ed esclusivamente a tagli della spesa pubblica e/o aumenti della pressione fiscale a carico delle famiglie e del sistema delle imprese che saranno in questo modo considerati a tutti gli effetti i soli “prestatori di ultima istanza” e non come in tutto il resto del mondo dove questa funzione è svolta correttamente e proficuamente dalle proprie Banche Centrali, per ottemperare lo scoglio della riduzione del debito, la Commissione guidata da Barroso ci ha riservato una bella sorpresina post elettorale. Non guasta ricordare comunque in questa sede che la spesa primaria, cioè al netto degli interessi sul debito, è già comunque inferiore alla spesa sostenuta dalla media dei Paesi dell’eurozona, essendo minore a quella di paesi come la Francia, Finlandia, Austria, Belgio, Germania e Olanda (dati ufficiali AMECO) e che pertanto il futuro reperimento di fabbisogni finanziari sarà soddisfatto con sempre maggiore ricorso alla fiscalità e circostanziando il problema della spesa a criteri qualitativi e non quantitativi.
LE VARIE INTERPRETAZIONI. Poi c’è la questione sulla data di applicazione del Fiscal Compact perché anche qui piovono interpretazioni: nei gineprai dei Regolamenti europei ne spunta uno, il 1467/97 e successivi, che ci dà una piccola mano in quanto prevede che uno Stato membro, soggetto precedentemente a una procedura per disavanzi eccessivi, soddisfa i requisiti per un triennio a decorrere dalla correzione. Pertanto, essendo stata chiusa la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia il 29.5.13, secondo l’interpretazione della Banca d’Italia dovrebbe scattare dal 2015, perché le lancette le fa partire dal momento dell’inizio della manovra correttiva avvenuta nel 2012, mentre per il Ministero dell’Economia dal 2016, poiché considera invece la chiusura della procedura d’infrazione del maggio 2013!
QUANTO CI COSTERA’ LA STANGATA? In ogni caso se volessimo ad oggi simulare l’entità delle risorse necessarie per soddisfare la riduzione dell’eccedenza del debito così come previsto dal F.C. e tenendo conto dei dati previsionali forniti dal FMI sulla dinamica del debito e del PIL nel 2014 e 2015 nel nostro Paese, dovremmo reperire 38,4Mld di euro, ma a conti fatti potrebbero essere molti di più perché le elaborazioni che in genere fornisce il FMI sulla crescita si sono rivelate essere sempre troppo ottimistiche e non veritiere.
IL FAMIGERATO RUOLO DI UN COMITATO DI ESPERTI…Ma in ogni caso il Fiscal Compact, almeno come lo conosciamo ora, quasi sicuramente subirà una terrificante evoluzione perché essendo la Commissione Europea conscia che in pochi riusciranno a rispettarlo, ha incaricato un Comitato di esperti di redigere un altro “pilota automatico” per il suo rispetto tecnico. Questo Comitato, composto da 11 titolati economisti europei di cui neanche uno italiano e presieduto dall’integerrima ex banchiera centrale austriaca Gertrude Trumpel-Gugerell, ha terminato i lavori a fine marzo facendo propria la proposta del German Council of Economics Expert avanzata alla fine del 2012 che prevede la costituzione di un Fondo Europeo di Redenzione, ovvero l’ERF, acronimo di European Redemption Fund. Questa proposta, su cui il sottoscritto era già sulle tracce già un anno fa, tanto da inserirla a pag.164 del saggio “Europa Kaputt” del giugno 2013, è stata presa a totale riferimento nel lavoro degli esperti incaricati da Bruxelles per ridurre coercitivamente le eccedenze di debito senza possibilità di moratorie e con modalità automatiche.
ECCO CHE COS’E’ IL FAMIGERATO ERF – Il micidiale ERF funziona essenzialmente in questo modo: tutti gli Stati aderenti conferiscono a un Fondo specifico le eccedenze delle porzioni di debito superiori al 60% del PIL e lo stesso Fondo, per finanziarsi e tramutare i titoli nazionali con quelli con garanzia comune, emetterà sul mercato dei capitali una sorta di super eurobond al cubo e avvalendosi della tripla A, concessa dalle Agenzie di rating alle emissioni della UE, potranno godere di tassi presumibilmente più bassi rispetto a quelli di molti paesi “periferici”.
GLI EFFETTI NEFASTI PER L’ITALIA. Ma siccome nessuno ti regala nulla per nulla, tanto meno i ragionieri esattori europei, in cambio viene pretesa a garanzia l’asservimento dei rispettivi asset patrimoniali nazionali, riserve valutarie e auree e parte del gettito fiscale (es. IVA). In questo modo si firmano cambiali in bianco e la riduzione del debito avverrà automaticamente con la vendita dei beni patrimoniali seguendo la logica del curatore fallimentare più orientata a soddisfare i diritti del creditore che del debitore se non si sarà in grado di versare gli importi previsti ogni anno e per vent’anni! Praticamente per noi una specie di euro Equitalia esattrice-liquidatrice o come avviene con la cessione del quinto stipendio, rimanendo però con il residuo del debito (il 60%) da onorare senza più contare sul “collaterale” patrimoniale!
LA TRISTE FINE DELLE PARTECIPAZIONI DI STATO. Le partecipazioni di ENI, Finmeccanica, Poste, ENEL ecc., beni immobiliari pubblici, riserve auree e valutarie, saranno liquidate automaticamente con il pericolo che saranno letteralmente svendute a favore dei soliti noti, per soddisfare il criterio della riduzione ventennale del debito, visto che attualmente la nostra eccedenza di debito ammonta a circa 1170 Mld., pari al 73% del PIL essendo ora al 133%.
LA TOTALE ABDICAZIONE DELLA SOVRANITA’. Inoltre in questo modo il nostro debito, anche se attualmente espresso in euro, ma di fatto valuta per noi estera in quanto non la stampiamo, almeno è ancora sotto la giurisdizione italiana, mentre con la conversione in emissioni comuni (eurobond), si tramuterebbe in giurisdizione internazionale e non più convertibile in valuta nazionale in caso di uscita poiché non più applicabile il principio di Lex Moneta è previsto dagli artt.1277 e 1278 del nostro codice civile. Si tratterebbe dell’abdicazione più totale di qualsiasi residuo di sovranità e saremo depredati di tutto il nostro patrimonio pubblico.
E poi per la nota massima “Moneta buona scaccia la cattiva”, il residuale di debito del 60% sul PIL, che rimarrebbe comunque in nostro carico, subirebbe un forte deprezzamento in termini di tassi pur espresso sempre in euro! Ma possiamo star pur certi che la nostra classe politica, già fortemente deficitaria sulla conoscenza del funzionamento del Fiscal Compact nonostante l’abbia votato e inserito in Costituzione, ignora completamente cosa stiano tramando a Bruxelles e la decisione politica sull’applicazione dell’ERF, il cui iter è da scommettere inizierà un minuto dopo la chiusura delle urne il 25 maggio prossimo, li troverà totalmente impreparati. Ma questa volta c’è in gioco il destino, il futuro e l’identità del nostro Paese e sono certo che la corretta informazione preventiva farà in modo che la coscienza dei cittadini italiani compenserà l’incapacità dimostrata fino ad ora dalla classe politica nel non comprendere l’irreversibilità di certe scelte scellerate! ù
Antonio Maria Rinaldi

ROMA: BANKITALIA, LA CORTE DEI CONTI APRE UN’INCHIESTA SULLA RIVALUTAZIONE DELLE QUOTE. BRUXELLES: VIA LIBERA DELLA UE ALLA RIVALUTAZIONE DELLE QUOTE BANKITALIA

ImmagineLa Procura della Corte dei Conti del Lazio ha aperto un’inchiesta sulla recente rivalutazione delle quote di Banca d’Italia da 300milioni di lire a 7,5 miliardi di euro. Lo ha annunciato all’agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor il procuratore regionale Angelo Raffaele De Dominicis: «Qualche giorno fa abbiamo aperto un fascicolo istruttorio».

 

 

A presentare una denuncia per danno erariale alla magistratura contabile era stata l’associazione Adusbef presieduta da Elio Lannutti che, assieme al Movimento 5 Stelle, ha preannunciato una vera e propria battaglia legale contro la legge numero 5 del 2014 (definita da Lannutti «un regalo alle banche») che ha rivalutato le quote di Banca d’Italia in mano a istituti di credito e assicurazioni. Oltre alla denuncia alla Corte dei Conti, l’Adusbef si é rivolta alla Commissione europea ipotizzando un aiuto di Stato e ha presentato esposto in 130 Procure italiane (‘per il momento solo due – ha detto Lannutti – hanno archiviatò) ‘per l’ipotesi – ha spiegato l’avvocato dell’associazione Lucio Golino – di peculato per distrazione ex articolo 314 del codice penale. Secondo la ricostruzione dell’Adusbef, le riserve di Banca d’Italia da cui si è attinto per rivalutare le quote «sono soldi degli italiani, derivano da attività di signoraggio, dall’attività di batter moneta pagata anche dai cittadini. In questo caso – spiegano i legali dell’Adusbef – a commettere il peculato, abusando della propria funzione pubblica, sono stati i membri del Governo che hanno adottato il decreto legge e quelli del Parlamento che lo hanno convertito in legge. Hanno infatti in questo modo preso somme sulle quali non avevano alcun diritto e le hanno devolute alle banche».

E, PER CAPIRE DA CHI E’ VENUTO QUESTO DELITTO ULTERIORE IN DANNO DEGLI ITALIANI:

Il commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia ha deciso di non proseguire l’indagine che aveva avviato sul provvedimento del governo Letta che rivalutava il capitale della Banca d’Italia, con notevoli benefici contabili per le banche azioniste ma anche per i conti pubblici che beneficiano dell’imposta sostitutiva versata dagli istituti di credito plusvalenza.

«La Commissione ha attentamente esaminato le informazioni inviate dalle autorità italiane sul decreto legge del 30 novembre 2013. Sulla base delle informazioni ricevute e tenuto conto del fatto che la Banca d’Italia è una banca centrale ed ha una struttura proprietaria molto specifica, la Commissione non investigherà la questione sotto il profilo delle norme europee sugli aiuti di Stato» ha dichiarato il portavoce del commissario Almunia.

L’annuncio, giunto alla vigilia delle elezioni europee, permette al governo italiano di tirare un sospiro di sollievo. Dal gettito ottenuto dall’operazione, infatti, dipende una parte delle coperture per il bonus Irpef di 80 euro che nei prossimi giorni circa 10 milioni di lavoratori dipendenti riceveranno in busta paga. Il Governo Renzi ha elevato dal 12 al 26% l’aliquota dell’imposta sostitutiva che le banche dovranno versare in unica soluzione (prima erano tre rate) entro metà giugno.

Proprio sull’aumento dell’aliquota il servizio bilancio del Senato ha sollevato dubbi di costituzionalità. Il gettito, stimato in 1,794 miliardi di euro, è stato destinato a coprire parte delle spese per l’erogazione del bonus di 80 euro che costerà complessivamente 6,7 miliardi per gli 8 mesi compresi tra maggio e dicembre di quest’anno.

E’ FINITA!

Nel M5s Veneto ci sono persone nominate direttamente dal vertice senza essere quindi votati e legittimati dalla base che espellono ,eliminano con un clic gli attivisti scomodi. Se fanno questo con i loro colleghi come si comporteranno con i cittadini? Dove sta la democrazia interna, la condivisione? Si continua a parlare di Borelli. In effetti, abbiamo notato che gira il detto che le due “B” Borelli-Buldrini sovrastano con la loro campagna gli altri candidati/e. Vorrei che arrivassimo a una decisione se ciò è stato corretto e giusto o scorretto e sbagliato. Parlare o sparlare (punti di vista) e non concludere, fa solo male a noi tutti. Cominciamo dalle regole, cioè dalle direttive ricevute per la campagna elettorale, che erano queste, leggermente diverse dall’impegno etico sottoscritto: Regola particolare per i candidati del MoVimento 5 Stelle Ogni candidato deve svolgere la campagna elettorale a favore di tutti i candidati della lista, a ciò destinando eventuali finanziamenti personali. Ogni candidato è tuttavia libero di effettuare spese personali per la propaganda elettorale (ad esempio per la stampa o consegna di santini) con un limite massimo 5.000 euro. Eventuali finanziamenti personali ulteriori, da raccogliere e rendicontare in base alle norme di legge, dovranno essere destinati ad iniziative a favore di tutti i candidati della lista (ad esempio per l’acquisto e la distribuzione di materiale di propaganda del MoVimento o della lista, ovvero per la contribuzione alle spese di organizzazione di comizi od incontri con i cittadini). Immagine

Data e ora: 22-05-2014 14:43 Agenzia: A KRONOS SAT Categoria: POLITICA EUROPEE: EX SENATRICE M5S PUBBLICA LETTERA MEETUP A GRILLO, MANCA DEMOCRAZIA EUROPEE: EX SENATRICE M5S PUBBLICA LETTERA MEETUP A GRILLO, MANCA DEMOCRAZIA = LA MISSIVA DELLA BASE VENETA, NEL MIRINO CANDIDATO UE DAVID BORRELLI Roma, 22 mag. (Adnkronos) – «Beppe Grillo, nel suo giro per l’Italia, è naturalmente approdato anche in Veneto con alcune tappe nelle principali città. Approfittando dell’occasione, un gruppo di attivisti veneti del Movimento 5 stelle hanno scritto a lui e Casaleggio per denunciare quella che secondo loro è stata una evoluzione negativa del movimento». L’affondo arriva da Paola De Pin, senatrice eletta nelle file dei 5 Stelle poi passata al Misto, delusa dal gruppo e dalla linea dei vertici del Movimento. Sul suo blog, l’ex grillina pubblica le sue considerazioni ma anche alcuni passaggi della missiva indirizzata ai due fondatori del M5S. Nel mirino uno dei candidati a Bruxelles, l’ex consigliere trevigiano David Borrelli. «I cittadini che si apprestano a votare alle elezioni europee per il M5S – osserva De Pin – dovrebbe conoscere un pò di più, al di là della propaganda grillina, il capolista per il collegio nord-est, David Borrelli. L’ex consigliere trevigiano, oggi abile imprenditore, continua, infatti, a far parlare di sè e non certo per le sue brillanti proposte per l’Europa. Nella lettera aperta, firmata da alcuni componenti del M5S veneto, tra cui l’ormai ex-candidato sindaco di Bassano del Grappa, Gianpietro Frinzi, si chiedeva apertamente di discutere della definizione e condivisione degli obiettivi politici a breve-medio termine, della democrazia interna al M5S e della predisposizione di una minima struttura organizzativa comune per la gestione del territorio». «Inoltre – prosegue – si metteva in discussione la figura di David Borrelli, il Ras veneto del M5S: ‘Borrelli, candidato alle elezioni europee, e’ il referente di Casaleggio, …ha il ruolo (ufficiale?) di collegamento con le Pmi. Ci chiediamo perché Casaleggio non abbia mai ritenuto di informare gli attivisti di questo, né Borrelli abbia mai coinvolto la base sulle proposte che stava portando avanti per il mondo delle impresé». (segue) (Ile/Opr/Adnkronos) 22-MAG-14 14:42 NNN Data e ora: 22-05-2014 14:45 Agenzia: A KRONOS SAT Categoria: POLITICA EUROPEE: EX SENATRICE M5S PUBBLICA LETTERA MEETUP A GRILLO, MANCA DEMOCRAZIA (2) EUROPEE: EX SENATRICE M5S PUBBLICA LETTERA MEETUP A GRILLO, MANCA DEMOCRAZIA (2) = NESSUNA RISPOSTA DA VERTICI, IN COMPENSO CHI HA SCRITTO LETTERA È STATO EPURATO (Adnkronos) – Secondo De Pin, dalla lettera «traspare chiaramente la delusione per l’evoluzione, o sarebbe il caso di chiamarla involuzione, del Movimento 5 Stelle: ‘A Bassano – e’ scritto nella missiva – è completamente mancata la trasparenza nella scelta a favore di un gruppo rispetto ad un altro riguardo alla certificazione della lista, nonostante le tante richieste di chiarimento fatte anche ai parlamentari. Anche a Padova si segnala una totale opacità nella scelta dei candidati per la lista, senza un adeguato coinvolgimento degli attivisti, ma anzi con la creazione di un gruppo chiuso che ha gestito la creazione della lista stessà». «’Ricordiamo anche che i consiglieri comunali di Rovigo, Barbara Businaro e Vittorio La Paglia, hanno abbandonato nei mesi scorsi il Movimento 5 Stelle passando al gruppo misto per contrasti relativi a quanto da noi evidenziatò. Le accuse mosse ai due leader – fa notare De Pin – sono sicuramente molto gravi: ‘Il Movimento 5 Stelle ha tradito in parte i principi e i valori che lo hanno visto nascere e che lo hanno portato a ottenere 9.000.000 di voti da parte di cittadini che credevano che il movimento potesse rappresentare un cambiamento reale nella vita politica del nostro paese’». »Gli ideali – attacca l’ex grillina – che avevano spinto anche me ad aderire con entusiasmo al M5S: Uno vale uno, Democrazia diretta e partecipata, Trasparenza, Onestà, ecc. sono andati definitivamente perduti. Gli attivisti veneti non hanno, ovviamente, ricevuto nessuna risposta alla loro lettera. In compenso sono stati epurati, come già accaduto ad altri prima di loro”. Per De Pin «sarebbe quindi opportuno che gli elettori del M5S, e quelli che si apprestano a votarlo per la prima volta in questa tornata elettorale, sapessero chi stanno scegliendo». (Ile/Opr/Adnkronos) 22-MAG-14 14:45

LA NEBBIA AGLI IRTI COLLI…….

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Incognita Movimento 5 stelle, le istituzioni di Bruxelles indagano. A preoccupare sono i comportamenti degli euroscettici che per la prima volta entreranno numerosi nel parlamento. Ma se i gruppi di estrema destra, da Marine Le Pen alla Lega Nord passando per gli inglesi di Nigel Farage potrebbero avere le forze per unirsi in un unico gruppo, nessuno sa ancora come si comporteranno i 5 stelle. Gli uffici della Commissione europea, secondo quanto appreso da ilfattoquotidiano.it, stanno facendo approfondimenti e ricerche per informarsi sulle singole situazioni degli Stati membri, ma alla voce Italia campeggia ancora un grande punto di domanda. Dal versante grillino assicurano che formeranno un gruppo autonomo, anche se in Europa servono un minimo di 25 deputati e devono rappresentare almeno 7 stati membri: “Con chi? Decideremo in rete dopo le elezioni“, assicurano. Ma tanti sono gli ostacoli. Intanto a Bruxelles le idee restano confuse. Negli uffici li definiscono il gruppo “impenetrabile”, che dice di non volersi alleare con nessuno, anche se, commentano, “non sanno di cosa parlano”. Nessuno li conosce o li ha mai visti, in pochi li hanno sentiti parlare: “Anche per chi legge la lingua è difficile capire: la stampa nazionale si focalizza solo sui problemi di governo, mentre qui vogliamo capire le intenzioni che avranno gli eletti una volta in Europa”. Instabile Italia, ancora una volta. Così nei corridoi del potere “bruxellois” si scatena la ricerca di informazioni. Da alcune settimane la caccia è a chi sa qualcosa, ma dall’Italia non arriva nulla. Perché l’Europa ancora una volta, non è tra le priorità. “Otterremo 25 deputati”, ha commentato il deputato M5S Danilo Toninelli, ”e faremo un nostro gruppo”. Ma per le regole del Parlamento europeo questo non basta: bisogna avere rappresentanti di almeno sette Stati membri. Gli occhi sono puntati sui deputati indipendenti che potrebbero essere eletti nel sud Europa e che potrebbero condividere le idee pentastellate. Nel caso in cui decidessero di non allearsi, i 5 stelle resterebbero nel gruppo di “non attached” (indipendenti), anche se questo ridurrebbe notevolmente la loro influenza: si troverebbero in poco più di 20 a far fronte ad un complesso di 751 deputati. Senza un gruppo si ricevono meno fondi, si partecipa senza diritto di voto nella conferenza dei presidenti (organo che decide l’agenda delle istituzioni) e si diventa semplici “osservatori”. Inoltre il tempo degli interventi è ridotto rispetto a quello degli altri gruppi. La libertà d’azione riguarda la possibilità di fare domande alle istituzioni (parliamentary questions), di presentare emendamenti o di cercare di allearsi sulle singole tematiche con altri gruppi. Per questo nelle intenzioni dei pentastellati c’è l’idea di valutare dove sedere e con chi eventualmente fare un’alleanza, ma solo dopo le elezioni e in condivisione con la base. Lo ha detto Gianroberto Casaleggio in un’intervista al Fatto Quotidiano: “Voterà la rete”. E nell’incontro a porte chiuse con i candidati del 25 aprile scorso è emersa dai leader l’idea di fare un’unione con altri Stati del mediterraneo che possano avere gli stessi problemi dell’Italia. Ma ancora una volta i numeri potrebbero non bastare. Dopo il no a Marine Le Pen e agli estremisti di destra, “non andremo mai con loro”, e i contatti con i Verdi mai concretizzati, chi resta? “Io ho un’idea personale”, commenta al fatto.it il candidato per la circoscrizione sud Alfredo Ronzino, “che dopo le elezioni andiamo a gruppi di due a parlare con questi rappresentanti stranieri e poi valutiamo con la base la soluzione migliore”. Una procedura che potrebbe richiedere molto tempo, ma che hanno in testa molti di loro. “Io penso”, continua il candidato per il Nord Est Stefano Cobello, “che andremo a Bruxelles e ci porremo come baricentro. Se gli altri sono interessati alle nostre idee e al nostro programma verranno loro da noi e cercheremo di confluire sulle singole posizioni. Se invece non riuscissimo a formarlo, resteremmo come ‘osservatori’ e io non credo sia un male. Faremmo azioni di denuncia come abbiamo fatto in questo anno a Roma. E credo sarebbe già una conquista”. La decisione sarà presa nei giorni immediatamente successivi al voto. “Cercheremo di unirci ad altri eletti”, aggiunge il candidato della circoscrizione Nord Ovest Fabrizio Bertellino, “perché restare soli vorrebbe dire non contare niente. Ma su questo siamo tutti d’accordo. Sono sicuro riusciremo a costruire una massa critica con altri parlamentari di altri Paesi. Ci sono piccole forze che potremo rintracciare e contattare una volta arrivati a Bruxelles”. Ma nelle carte di analisi delle istituzioni europee sull’Italia non c’è solo il Movimento 5 stelle. Tra le altre cose, i burocrati cercano di capire chi avrà il ruolo di commissario per l’Italia: Massimo D’Alema o Enrico Letta? Non lo sa nessuno. E qualcuno assicura, “non lo sa nemmeno Renzi. Per ora non gli interessa”. Senza dimenticare l’importanza della scelta del portafoglio: il vincitore dovrà scegliere l’area di cui occuparsi ovvero l’ambito in cui chiedere agli altri Stati di prendere impegni e a sua volta prenderli per primo. Giustizia? Agricoltura? Industria? Se dall’alto cercano di prefigurare i prossimi cambiamenti in Europa, per l’Italia è l’ultimo dei problemi.

TEMPO AL TEMPO

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L’INTEGRAZIONE CHE NON VORREMMO. Come può finire una lite banale fra certe “persone”. Non facciamoci travolgere dal buonismo tout court e dalle becerie delle struscia parrocchie. Il nostro motto nei riguardi del reato di immigrazione e del problema della clandestinità deve essere: “Cum grano salis”. Non si possono saturare le città e usare le navi da guerra – con il costo per miglio che hanno – per imbarcare tutto e di più. Il vero nome assegnato alla missione “Mare NOSTRUM” della Marina Militare è “Mare VOSTRUM”.

E, INVECE, L’INTEGRAZIONE CHE NOI VORREMMO:

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L’EUROPA CHE VORREMMO

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C’è un’Europa che, attraverso trattati poco internazionali, decide e stabilisce quali sono i microparticolari della nostra vita quotidiana, ma che è assente sul piano della
politica internazionale, perché non sa darsi una politica comune. C’è un’Europa assente sul piano della politica della difesa, perché non sa darsi una politica della difesa, e, soprattutto, non vuol darsela perché è comodo non darsela. Un’Europa che non è in grado di mettere a fattor comune quelli che sono gli elementi di politica industriale in tema d’energia.
Su questi elementi fondamentali, in cui dovrebbe esserci, l’Unione Europea non c’è. Cosa potremmo fare?

Nel frattempo noi potremmo cominciare a fare dei passi in avanti per superare lo stallo, immaginando una politica estera comune. Una politica estera commerciale, industriale, della ricerca, comune. Mettendo a fattor comune quegli elementi su ci possiamo fare massa critica, e ridarci i necessari spazi di competitività. Ma, prima di tutto, dovremmo colmare il deficit democratico dell’Ue e reinpostarla attorno allo Stato sociale, creando Moneta e non Debito. Se riuscissimo in questo, recupereremmo una dimensione politica internazionale e la capacità di crescita e la fiducia delle nostre popolazioni, riavvicinando cittadini e istituzioni europee.

MA QUALE RIPRESA!

I cimiteri delle auto invendute.

 ImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineLa legge del mercatismo, puramente finanziario, preferisce mascherare i suoi misfatti pure di continuare nel suo cammino demenziale. Propongo come esempio l’impennata di espedienti utilizzati dalle case automobilistiche, non solo statunitensi volti a mascherare la mancanza di domanda e vendita finale ai clienti di auto nuove. Milioni di vetture nuove invendute restano così su piste e parcheggi di tutto il mondo. Lì soggiornano, deteriorandosi lentamente senza manutenzione. E questo costringe le case automobilistiche ad acquistare sempre più terreni solo per parcheggiare le proprie auto quando escono definitivamente dalla linea di produzione. La prova evidente che la recessione non è finita! Tuttavia, l’industria automobilistica non può smettere di produrre auto nuove, perché sarebbe costretta a chiudere fabbriche e licenziare decine di migliaia di dipendenti.  Pubblichiamo una serie di immagini delle auto inutili, che per non scoprire gli altari del mercato libero non saranno mai svendute. Sono immagini scattate da Civitavecchia (chissà perché tutte Peugeot), agli USA, al Giappone, alla Spagna e ancora.

 

QUALE PARLAMENTO PER STRASBURGO?

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  • Gli esperti di PollWatch, l’Istituto indipendente di ricerche demoscopiche che lavora per l’Unione europea, avvertono che si tratta solo di un gioco, di una speculazione. Tuttavia, la proiezione dei seggi al Parlamento europeo che essi hanno proposto in vista delle elezioni del 22 e del 25 maggio nei 28 Paesi della Ue non sembra così inverosimile. Intanto, si segnala la crisi della principale famiglia politica europea, quella dei Popolari, che insieme ai Socialisti raccoglierebbero 421 seggi su 753. Rispettivamente, 212 seggi andrebbero ai Popolari (ne perderebbero 61 rispetto al 2009) e 209 ai Socialisti (che però ne guadagnerebbero 10). PollWatch prevede invece una buona tenuta della Sinistra guidata dal greco Tsipras, che passerebbe dai 32 seggi attuali ai 55 previsti dal sondaggio, e una caduta dei partiti liberaldemocratici e Verdi. La novità è naturalmente l’esplosione dei movimenti antieuropeisti o euroscettici, capeggiati da Marine Le Pen in Francia (in testa in tutti i sondaggi francesi col 24 per cento e ben 23 seggi calcolati da PollWatch, contro i 3 deputati uscenti), da Beppe Grillo in Italia (calcolato in 19 seggi), da AFD, Alternative für Deutschland, in Germania, che conquisterebbe 9 seggi. Di certo, secondo PollWatch, la crisi di credibilità delle due grandi famiglie politiche europee ha avuto un duplice effetto: la tendenziale caduta della partecipazione al voto degli elettori europei (è prevista una percentuale complessiva di votanti non superiore al 45%) e una polverizzazione delle scelte politiche degli europei. E tutto ciò nonostante per la prima volta gli europei siano chiamati a votare, accanto al Parlamento europeo, anche il futuro presidente della Commissione. Ricordiamo che sono 5 i candidati alla presidenza della Commissione: Juncker per i Popolari, Schulz per i Socialisti, Tsipras per la Gue e la Sinistra europea, Verhofstadt per i Liberaldemocratici e Ska Keller per i Verdi. Secondo le proiezioni di PollWatch nessuno dei candidati raggiungerebbe la maggioranza assoluta dei seggi. E dunque è necessario un accordo politico, o tra schieramenti (Popolari e Liberaldemocratici otterrebbero appena 275 voti, mentre Socialisti, Sinistra europea e Verdi insieme totalizzerebbero appena 299 voti), oppure tra Popolari e Socialisti, che in questo caso, con una maggioranza blindata potrebbero decidere di scambiarsi le due presidenze (come da tradizione, d’altronde), quella del Parlamento e quella della Commissione. Nel dettaglio, qualora i sondaggi fossero confermati, vi sarebbero alcune clamorose sorprese. Nella Germania di Angela Merkel, il Partito Popolare perderebbe ben 5 seggi, e 4 invece ne conquisterebbe la Spd (per effetto della candidatura di Schulz), mentre sarebbe confermata la sconfitta dei Liberaldemocratici (5 seggi contro i 12 uscenti) a tutto vantaggio di AfD e delle formazioni antieuro). In Francia, i Popolari perderebbero ben 10 seggi, e a beneficiare del calo sarebbe la formazione di Le Pen, mentre i Socialisti confermerebbero i 14 seggi, nonostante la massiccia presenza in campagna elettorale del primo ministro Valls e dello stesso Hollande. In Gran Bretagna, la sconfitta dei Conservatori sarebbe di portata storica, perché passerebbero dagli attuali 27 seggi ai 18 previsti dal sondaggio. Si gioverebbe del loro calo la formazione antieuropea della Ukip, gli indipendentisti, che arriverebbero a 24 seggi. Ottima si prevede la prestazione dei Laburisti di Ed Miliband ai quali vengono attribuiti 23 seggi, contro i 13 uscenti. Anche in Gran Bretagna si confermerebbe la crisi profonda del partito Liberaldemocratico, che passerebbe dagli attuali 12 deputati europei ai 2 previsti dal sondaggio. Decisamente alta la quota di deputati europei che gli esperti di PollWatch classificano come Non iscritti, 95, col 12.5 per cento, il terzo “partito” della Ue dopo Popolari e Socialisti. Perché? La regola del Parlamento europeo prevede che occorrano deputati di almeno sette Paesi per poter formare un gruppo più o meno geopoliticamente omogeneo. E in questo momento, la frammentazione di questo elettorato è l’effetto di meccanismi interni ad ogni Paese, che possono non trovare risposte omogenee nell’Assemblea di Strasburgo. I comportamenti di ciascuna di queste forze politiche non sono al momento prevedibili, neppure per gli esperti di PollWatch.