Archive | April 2014

L’UNIONE EUROPEA VA ALLE GUERRE.

CENTRAFRICA, IL GENERALE FRANCESE LION GUIDERÀ EUFORN IN CENTRAFRICA

Bangui, 14 aprile 2014.

Immagine

Il generale francese Thierry Lion ha ufficialmente preso il comando a Bangui della missione europea in Centrafrica (Eufor-Rca) che vedrà l’invio di 800 uomini, di cui 600 soldati, provenienti da dodici Paesi.

Nessuna precisazione è stata fornita sul calendario del dispiegamento di questa forza che sarà composta per due terzi da militari provenienti da Georgia, Spagna, Estonia, Lettonia, Polonia, Finlandia e I T A L I A, secondo il generale Lion. “Per alcuni di questi contingenti sarà la prima missione in Africa, una missione molto lontana dalle loro frontiere che avviene in un momento critico per questi Paesi, nella fattispecie per quelli dell’Europa dell’est”, ha sottolineato il comandante in una conferenza stampa.

Questa operazione è la prova “della reale determinazione di questi Paesi a voler partecipare alla soluzione della crisi in Rca”, cosa che costituisce “un grandissimo sforzo”, ma questo impiego delle forze armate è anche una conferma ulteriore che il Trattato di Lisbona ha caducato la Costituzione della Repubblica Italiana e il suo art. 11.- L’Italia ripudia la guerra come mezzo…. . Voltiamo la pagina della notizia e leggiamo cosa prevede la de-costituzione europea.

Secondo il Trattato di Lisbona – “La politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune. Essa assicura che l’Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari. L’Unione può avvalersi di tali mezzi in missioni al suo esterno per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite. L’esecuzione di tali compiti si basa sulle capacità fornite dagli Stati membri.”

Delle “condizioni di parità violate abbiamo cennato altrove. Ora, è bene ricordare che il pacifismo fu un atteggiamento mentale condiviso da tutti i partiti politici, presenti nell’Assemblea Costituente ed è ben vivo in noi.

Perciò, nel Trattato di Lisbona non viene soltanto disatteso, ma viene tradito lo spirito della Costituzione Italiana (che ripudia la guerra) e si approva “la capacità operativa” per “la prevenzione dei conflitti”, prevedendo la possibilità per l’Europa di entrare in guerra, anche senza il voto dell’ONU.
Magari non in una guerra di conquista, ma in una guerra contro il terrorismo (parola magica che ha aperto le porte della Mecca agli infedeli). Una guerra preventiva come quelle che scatena la Casa Bianca a difesa dei propri interessi economici e strategici e del dollaro. Oppure, come in questo caso, una guerra di pace, per intenderci, o una pace di guerra… Scusatemi il bisticcio, ma ero abituato a dire pane al pane e vino al vino.

Advertisements

“I DIECI COMANDAMENTI DEL CORRENTISTA”. ECCO IL DECALOGO CONTRO “L’USURA BANCARIA”

 Proponiamo un estratto dal libro “La rivolta del correntista” di Mario Bortoletto: le regole d’oro utili ai “cittadini onesti vessati dalle banche”. Che fare? Conservare tutte le comunicazioni, fare attenzione alle commissioni. E diffidare dei consulenti…

Immagine

 Voglio che la mia battaglia diventi la battaglia di altri cittadini onesti vessati dalle banche. A chi mi cerca o mi scrive spiego come fare per difendersi dalle banche e non farsi fregare. Mi chiamano dalla Sicilia, dal Sud in generale, dal Nord e dal Centro Italia. Mi rendo conto che il problema e diffuso ovunque.

L’usura bancaria è un fenomeno dilagante. Molte persone mi raccontano che quando entrano in banca cominciano a tremar loro le gambe. Hanno paura dei direttori, dei funzionari, molto spesso temono persino gli impiegati.

Ci sono passato anche io, ricordo benissimo quella spiacevole sensazione. Ora, invece, non mi spaventa più nessuno. So che gli istituti attaccano per difendersi, perche sanno che molto spesso hanno torto e

dunque giocano d’anticipo. Cambieranno atteggiamento solo quando dall’altra parte i correntisti conosceranno la verità. Io mi batto per questo. Ho iniziato solo per difendere i miei interessi, il mio lavoro e la mia famiglia. Oggi sono vicepresidente nazionale dell’associazione ıIl delitto di usuraı, che raccoglie e sostiene senza scopo di lucro le tante vittime dell’usura e dell’estorsione bancaria.

Io dico di non scoraggiarsi e di tenere duro. C’e stata Caporetto ma poi e arrivata Vittorio Veneto. Basta un po’ di tenacia e qualche regola da seguire con attenzione.

Mario Bortoletto

Ilfattoquotidiano.it ha realizzato questo sunto dei dieci comandamenti pubblicati sul libro “La rivolta del correntista” (ed. Chiarelettere).

Regola numero 1: Conservate sempre tutta la documentazione bancaria, i contratti, gli estratti conto, gli scalari trimestrali o semestrali. Fate attenzione alle cosiddette «variazioni unilaterali»

Quando avviate un rapporto con un istituto di credito ricordatevi di conservare ogni documento, sia il contratto stipulato sia le lettere che ricevete a casa. Fate molta attenzione al contratto, accertatevi che riporti la firma del funzionario responsabile dell’istituto, altrimenti e carta straccia. Se avete buttato via o smarrito la documentazione bancaria non disperate, fatene nuovamente richiesta al vostro istituto che ha l’obbligo di recuperarla con funzione retroattiva fino a dieci anni.

Regola numero 2: Fatevi fare una perizia econometrica. È il vostro tesoretto

Con tutta la documentazione in vostro possesso e possibile fare un’analisi del conto corrente. L’analisi si chiama perizia econometrica e va affidata a professionisti seri e specializzati altrimenti e solo una perdita di tempo e di denaro. La perizia e l’unica tutela del correntista.

Regola numero 3: Fate attenzione a tutti i costi e a tutte le spese che contribuiscono a determinare il tasso soglia

Il tasso soglia non e altro che il tasso massimo di interesse che un istituto può applicare al correntista. Oltrequesto limite la banca e in usura.

Regola numero 4: Se siete in difficoltà valutate con molta attenzione le cosiddette agevolazioni che il vostro istituto vi propone.

Molte banche offrono ai clienti in difficolta quelle che io chiamo ıagevolazioni peloseı. Ad esempio, se un correntista e esposto per 50.000 euro sul conto corrente e non riesce a rientrare, dalla banca consigliano di trasformare quel debito in un mutuo ipotecario, cosi da poter dilazionare il pagamento usufruendo di un tasso d’interesse più vantaggioso. Spesso, pero, con questa operazione le banche traggono un doppio vantaggio. Il primo e quello di trasformare un proprio credito, che resta invariato, da chirografario, ovvero privo di garanzie, a ipotecario. Il secondo, molto piu subdolo, e quello di appropriarsi di somme frutto dell’indebito.

Regola numero 5: Occhio all’anatocismo bancario.

L’anatocismo bancario, cioè la capitalizzazione degli interessi passivi è illegittimo. L’anatocismo fa si che il correntista sia gravato da un debito via via maggiore, che va a generare un incremento degli interessi passivi, determinando un ostacolo per il cliente a ritornare in attivo. La parola deriva dal greco: anà, cioe ␣di nuovo␣, e tokòs, che significa ␣interesse␣. Per anatocismo s’intende la capitalizzazione degli interessi affinché questi stessi interessi siano produttivi di altri interessi.

Regola numero 6: Tenete sempre sotto controllo le commissioni di massimo scoperto.

Altra fregatura per il correntista sono le commissioni di massimo scoperto. Un onere che viene addebitato al cliente in base all’effettivo utilizzo del denaro e che, come tale, incide sul calcolo del costo del denaro stesso.

Regola numero 7: Attenti ai giochi sulle valute

La valuta tecnicamente e il giorno in cui una somma di denaro depositata o prelevata comincia a produrre interessi attivi o passivi. Esiste la valuta effettiva, che corrisponde al momento in cui la banca acquista o perde la disponibilita del denaro, e la valuta bancaria, cioè quella con cui l’istituto di credito concretamente sottrae o aggiunge un certo numero di giorni a quella effettiva. Molto spesso le rimesse effettuate dal correntista vengono contabilizzate come se l’operazione fosse stata effettuata un certo numero di giorni dopo la data effettiva di esecuzione dell’operazione. Le operazioni a debito per il cliente, invece, vengono contabilizzate prima della data di effettiva esecuzione. Nel primo caso, il correntista perde giorni utili per la maturazione degli interessi attivi, nel secondo caso la banca incrementa i giorni utili per la maturazione degli interessi passivi a carico del debitore.

Regola numero 8: Non abbiate paura della Centrale rischi

Essere inserito nel database bancario dei ␣cattivi pagatori␣per un imprenditore equivale alla morte civile: si fa fatica a ottenere credito da altri istituti. Capita che gli istituti segnalino il correntista senza avvisarlo, ma questo comportamento va contro la legge e deve essere contestato.

Regola numero 9: Occhio alle provvidenze pubbliche, possono salvarvi la vita (imprenditoriale)

 Nel caso in cui dovessero ravvisarsi fatti di usura o di estorsione, una volta denunciati alla magistratura, la

14/04/2014vittima potrebbe accedere alle cosiddette provvidenze premiali. Al fine di far emergere tali gravissimi delitti, infatti, e stato messo a disposizione, presso il ministero degli Interni, un Fondo di solidarietà, deputato a far tornare la vittima nell’economia legale. 

Regola numero 10: Diffidate dei consulenti

Fate attenzione alle decine di societa di consulenza che si propongono come aiuto al correntista. Hanno parcelle che arrivano anche a 25.000 euro, piu una percentuale fino al 25-30 per cento su quello che recuperano.

PROPOSTE PER UN PROGRAMMA POLITICO ED ECONOMICO PER L’EUROPA

PROPOSTE PER UN PROGRAMMA POLITICO ED ECONOMICO PER L’EUROPA

Apro la discussione e attendo i vostri contributi.

unione-europea-europa

1 – Sistema bancario e finanza

1.1 – Modificare la politica di intervento della BCE affinchè protegga lavoro e crescita oltre che la stabilità.

1.2 Trasformazione della BCE da banca privata a banca pubblica, tramite modifica dello Statuto affinchè si occupi di armonizzare l’accesso al credito in Europa.

1.3 Modificare anche il sistema decisionale degli enti finanziari (oltre che della BCE) in modo da assicurare che siano trasparenti e democratici ed in modo che l’attività bancaria divenga sensibile alle esigenze degli interessi collettivi e della maggioranza, questo con l’estensione di sistemi democratici.

1.4 Riforma sistema bancario, che va reso più democratico e trasparente.

1.5 Reintrodurre la differenziazione tra banche di risparmio e banche di affari (Glass Steagall Act)

1.6 Creazione di una banca federale europea statale autofinanziata che armonizzi l’accesso al credito in europa,

1.7 – Incoraggiare la Finanza coperativa, Agevolazioni del credito al consumo, disincentivazione credito a scopi speculativi.

1.8 – Le banche, le banche nazionali e le società di “rating”, vanno trasformate in servizi pubblici, indipendenti da ogni potere ed al servizio del bene collettivo.

1.9 – Divieto delle vendite allo scoperto.

1.10 – Vanno incoraggiati gli investimenti effettivi nell’ economia detta “reale” e questo significa che: vanno vietate le “scommesse” sia al rialzo che al ribasso. Sono considerate “scommesse” qualsiasi tipo di accordo di transazione di valori che non sia dimostrato essere gia’ esistito come possesso del venditore al momento della stipula del contratto.

 

2 – Imposte e politiche economiche

2.1 – Tassare i redditi da attività finanziarie almeno quanto i redditi da

lavoro ed introdurre la “Tobin Tax”, con un tasso oculato (esponenziale) .

Il tasso della “Tobin Tax” (o FTT: Finantial Transaction Tax), deve tenere conto del tempo durante il quale un certo bene e’ rimasto in possesso del venditore: la speculazione si manifesta sotto forma di acquisto e vendita di un bene con cadenze ravvicinate e deve essere tassata piu’ pesantemente.

In ogni caso, la tassazione delle transazioni individuate come speculative deve essere superiore alla tassazione dei dividendi.

Riteniamo opportuno incoraggiare gli investimenti reali e non speculativi anche introducendo una tassazione decrescente che favorisca gli investimenti a lungo termine anche nel caso di tassazione dei dividendi.

2.2 – Impedire i fenomeni di “dumping fiscale” tra paesi della comunita’ (e per quanto possibile nel mondo, combattendo paradisi fiscali e zone di mancanza di trasparenza) pur rispettando le liberta’ decisionali dei singoli paesi anche in materia fiscale come la scelta e la sperimentazione di “prassi ottimali”, garantendo quindi il principio di sussidiarieta’.

2.3 – Introduzione di un sistema di “freno all’indebitamento” e misure anticicliche di spesa (su modello di quello svizzero): i bilanci statali e comunitari devono essere legati ad indici oggettivi che rilevino la situazione del ciclo economico dell’anno specifico. Negli anni in cui gli indici sono positivi e l’economia mondiale è in fase positiva gli obiettivi economici ed i preventvi di bilancio devono essere positivi. Negli anni di crisi, i bilanci non devono puntare al pareggio ma passare in rosso prevedendo interventi anticiclici di spesa. Questo sia per il bilancio europeo, ed anche incoraggiamento da parte della comunita’ a che i singoli stati adottino il metodo.

2.4 – scorporo dai bilanci nazionali di attività piu’ opportunamente demandate alla comunita’ europea, come per esempio spese per difesa ed immigrazione.

2.5 – La Comunità’ europea deve incoraggiare la costituzione di monete locali. Soprattutto di quelle monete che (sulla traccia del WIR svizzero) basano la loro ragione di esistere su prestiti a tassi zero o minimi e promosse/sostenute da banche, o enti pubblici..

 

3 – Politiche sociali

3.1 – Introduzione di un salario minimo garantito, a livello europeo.

3.2 – Proporre a livello europeo l’iniziativa svizzera “1:12” sui salari, consistente nel divieto all’interno di ogni ente o societa’ di offrire stipendi mensili superiori allo stipendio annuale minimo presente all’interno della medesima societa’. Questa iniziativa a livello di singola nazione e’ difficilmente praticabile, ma ha senso a livello continentale.

3.3 – Armonizzazione del mercato del lavoro in Europa (sistemi previdenziali, welfare).

3.4– Va riconosciuto il carattere sociale dell’informazione e della comunicazione, per questo la comunita’ si inpegna a contrastare i monopoli mediatici nei singoli stati ed incoraggia le gestione democratica dei media in particolare di quelli pubblici o che ricevono finanziamenti pubblici (esempio: diritto di voto degli enti di direzione dei media per i cittadini che dimostrino di utilizzarli sistematicamente per esempio perche’ abbonati o per avere pagato un canone).

3.5 – Abolizione delle « frontiere » anche a livello di servizi telefonici. Le compagnie telefoniche vanno forzate ad accordi tra di loro tali che consentano l’uso dei telefoni portatili e dello scaricamento di dati ai medesimi costi sul territorio comunitario.

3.6 – Rafforzare iniziative che promuovono la mobilita’, come l’Erasmus ed estenderle ad altri settori, come il serivizo militare, il servizio civile e l’apprendistato. Incoraggiare la mobilità e la conoscienza reciproca dei cittadini europei.

 

4.Proposte a livello di Stati

4.1 – Stati, regioni e comuni a livello europeo sono invitati ed incoraggiati a promuovere monete locali e complementari a condizione che non siano a carattere speculativo. l’Euro permette la cooperazione industriale a livello continentale, protegge dalle fluttuazioni della speculazione e dei cambi, le monete locali possono permettere una maggiore capillarita’ della circolazione di merci e servizi ed anche la sperimentazione di nuovi metodi finanziari e di politica monetaria (vedi il WIR gia’ citato).

4.2 Vanno stabiliti a livello comunitario dei vincoli per tutti i Paesi che chiameremo -Parametri di Onesta’ – in modo che, in base ad essi, i Paesi della comunita’ raggiungano con modi e tempi prefissati percentuali massime di evasione fiscale, di corruzione e di costi della politica ed il rispetto di regole democratiche minime.

 

5. Proposte per una politica dell’ambiente

5.1. Protezione delle agricolture locali, biologiche e dei prodotti a km 0

5.2 No OGM

5.3. Incentivazione all’uso delle fonti energetiche rinnovabili e fissazione di obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per il raggiungimento dell’indipendenza energetica europea.

5.3 – vanno incoraggiate le iniziative per il risparmio energetico,come il programma: “2000 Watt”

 

Immagine

COS’È AVAAZ E COSA VUOLE DA ME ?

Tutti i dubbi sulla ong virtuale finanziata da Soros e vicina a Obama. Forse troppo vicina 

 Immagine

 



Capita che stai su facebook, vedi l’icona di una persona cara sulla colonna delle mail ricevute. Apri impaziente e trovi questo messaggio: “Ho appena firmato questa petizione: ti unisci a me?”. Novanta su cento, è uno spam di avaaz.org. Wikipedia, come faremmo senza?, dice che «è un’organizzazione non governativa internazionale istituita nel 2007 a New York che promuove attivismo su diversi problemi quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti. La sua missione dichiarata è quella di permettere che i processi decisionali di portata globale vengano influenzati dall’opinione pubblica. L’organizzazione opera in quindici lingue diverse, e ad oggi conta, stando al sito ufficiale, oltre 24 milioni di membri iscritti in 194 paesi diversi. Essendo una comunità on-line, i membri effettivi sono considerati gli iscritti al sito. Tutti i membri della community possono essere definti “attivi” dal momento in cui, via web, partecipano, sottoscrivono e diffondono le attività dell’associazione. L’associazione utilizza anche l’attività “concreta” di alcuni membri che agiscono nella vita reale (per esempio la consegna di petizioni direttamente ai referenti politici) e si avvale di alcuni membri stipendiati che sono direttamente assunti dalla Fondazione “Avaaz.org”, con sede a New York. Il quotidiano britannico The Guardian ha scritto: “Avaaz ha solo 5 anni, ma è diventata una delle più grandi e influenti reti di attivismo online”». Il nome deriva dalla radice indo-persiana che indica “il suono che rompe il silenzio”. 

Secondo Patrick Boylan, però, avaaz «con grande efficacia, espropria e contamina ideologicamente la Sinistra (pacifista) planetaria». 

Boylan, californiano, ex docente all’università Roma Tre, fa parte della redazione di PeaceLink.it e ha co-fondato a Roma gli Statunitensi per la pace e la giustizia e la Rete NoWar. In questo momento, sta pubblicando a puntate su Megachip, un libro sui “Progressisti in divisa: la Sinistra pacifista viene arruolata “, ossia quegli enti che mimano un’azione pacifista senza intaccare i rapporti di produzione che producono la guerra globale. «Avaaz mobilita virtualmente l’opinione pubblica mondiale a favore di varie iniziative politiche senz’altro progressiste… e non pericolose per i piani egemonici delle potenze occidentali. Ma poi promuove altre iniziative che, invece, assecondano quei piani egemonici e non favoriscono la pace, come le petizioni ufficiali a favore dell’intervento militare immediato in Siria (con la scusa di creare zone protette – vedi: bit.ly/link-5 ). Nel contempo Avaaz si astiene dal lanciare petizioni ufficiali per il ritiro immediato e totale delle truppe dall’Afghanistan».

Insomma, secondo Boylan, Avaaz orienta e manipola l’opinione pubblica di sinistra. Una delle ultime campagne eco-pacifiste di Avaaz (in data 27 gennaio 2013) è una petizione che critica implicitamente Rafael Correa, l’anticonformista Presidente dell’Ecuador – colui che ha offerto asilo, nella sua ambasciata a Londra, al fondatore di Wikileaks, Julian Assange. La petizione chiede a Correa di ritirare la sua (deprecabile) autorizzazione per la ricerca del petrolio a Isla Sani, nel nord-est dell’Ecuador, perché l’eventuale trivellamento rovinerebbe le foreste pluviali e sradicherebbe gli indigeni, a beneficio di una “potente compagnia petrolifera”. «Si tratta dunque di una campagna a favore dell’ambiente, a favore dei diritti umani, e contro una Multinazionale del Male: che c’è di più progressista? 

Ma il dubbio di Boylan è che la “potente compagnia” è la PetroAmazonas, la compagnia nazionale, mai nominata dalla petizione, visto che nel 2006 l’Ecuador ha cacciato le sette sorelle Usa. La situazione è ingarbugliata dal fatto che in Ecuador, l’estrazione petrolifera è possibile solo dopo un referendum popolare, che la popolazione di Isla Sani era favorevole ma poi ha cambiato parere grazie a un’imprenditrice inglese. Tuttavia il governo ecuadoriano ha già rinunciato a sfruttare il suo giacimento petrolifero più grande, lo Yasuni, perché si trova sotto una foresta primaria di straordinaria biodiversità. Isla Sani, invece, si trova fuori da quella zona. «Si scopre anche che, se oggi la PetroAmazonas osserva severi vincoli ambientali, nei ventennio prima del 2006 le compagnie petrolifere USA deturpavano senza restrizioni l’ambiente ecuadoriano. Una di esse, la Chevron, deve ancora pagare una multa di sei miliardi di euro per disastro ambientale. In tutti quegli anni non c’è stata una sola protesta ambientalista», aggiunge Patrick Boylan, “vecchia” conoscenza del movimento della Pantera romano. 

Washington trova “deprecabile” il Presidente Correa (l’epiteto è della Heritage Foundation) non soltanto perché rifiuta di pagare una parte del debito alla Manca mondiale, offre asilo politico a Julian Assange o perché ha nazionalizzato le industrie petrolifere ma pure perché ha chiuso la base militare Usa e ha scippato i profitti alle case farmaceutiche straniere facendo produrre in proprio i farmaci. E s’è alleato con la Cina. «Avaaz arruola i suoi seguaci per sostenere una causa progressista in teoria giusta, ma, guardando meglio, anche parecchio strumentale. Una causa, dunque, da prendere con le pinze», avverte ancora l’attivista statunitense da tempo trapiantato a Roma, segnalando che Avaaz offre sul proprio sito, per par condicio, anche una petizione che chiede alla Chevron di ripulire l’ambiente che ha devastato in Ecuador ma la petizione contro la PetroAmazonas è stata a lungo sulla prima pagina del sito, mentre quella contro la Chevron sta, da più tempo, nascosta nelle pagine interne senza richiami sulla copertina né email. Le firme sono cinque volte meno. 

L’accusa è terribile: «Avaaz sa espropriare abilmente l’area politica progressista per fini non sempre del tutto progressisti. E’ stata creata ex novo grazie alle sovvenzioni di George Soros, speculatore miliardario e – tramite le sue fondazioni – potere forte mondiale». Soros, com’è noto, è lo sponsor di tutte le “rivoluzioni colorate” in alcuni paesi dell’ex URSS nel periodo 2000-2005, rivoluzioni sponsorizzate anche dal governo Usa per introdurre le basi della NATO in quell’area. «Quello che ne è venuto fuori non è il mondo che sognavano tutti coloro che hanno lottato duramente contro il passato regime, convinti che la rivolta avrebbe dato loro finalmente la libertà».

Così, con le sue petizioni, Avaaz, arruolandoci “dalla parte giusta”, ci insegna quali siano i “paesi buoni” e quali siano i “paesi cattivi” nel mondo. Ci arruola per la neo Guerra Fredda che sta alle porte, in cui il pacifismo sarà un orpello». 





E’ la post-democrazia, secondo Boylan, ed è già qui. Altrove, nel web, la polpetta si fa avvelenata, ossia non si riesce a distinguere la carne buona dalle gocce di veleno – come è evidente dalle parecchie condivisibili petizioni e si legge spesso che Avaaz ha contribuito a fabbricare le rivolte contro Assad e Gheddafi, che attacca la Cina strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo del Tibet, che ha strumentalizzato le preoccupazioni degli indios contro Morales oppure che a febbraio, Avaaz ha iniziato una petizione contro il movimento BDS, un “movimento globale per una campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e al diritto dei palestinesi, che è stata avviata dalla società civile palestinese nel 2005.” BDS sostiene gli sforzi del popolo palestinese per essere liberi dalla tirannia genocida impostagli dal governo israeliano controllato dai sionisti. E Avaaz sarebbe contro questa lotta per la libertà. La petizione online di Avaaz ha promesso di fare pressione sui funzionari eletti, in favore dei coloni israeliani “discriminati” dal popolo palestinese. 

La faccenda è intrigante: chi è il complottista, chi il complottato? Che si tratti di scampoli di campismo? Di certo che Avaaz sarebbe alla fonte della bufala Sakineh del 2010, la donna iraniana condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni. 

”Avaaz” è stata creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller. Collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina al governo Obama. 

Anche Indymedia Barcellona e un sito svizzero di sinistra sostengono che la sigla serva a “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto Usa. Tra le centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ma che non sortiranno alcun risultato) il trucco consisterebbe nell’inserire questioni «strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”». 

Dopo un lavoro incessante contro Gheddafi, il nuovo governo liberista libico, secondo i detrattori, non sembra interessare Avaaz nemmeno dopo che ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato quel paese. Il lavoro di “Avaaz” in Siria, secondo gli osservatori di http://www.sinistra.ch, «è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Ue, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico». 

In fondo all’articolo non so dire se sia vera la teoria di Patrick, o se sia esagerata, ma ogni volta che l’icona di un amico apparirà nella colonna delle mail e leggerò il fatidico: “Bisogna fermare questa cosa. Mi dai una mano? Firma qui», ci penserò su. Ma già ora, che un clic non si nega a nessuno, il senso di impotenza mi assale. Una petizione non cambia il mondo. E la rete può diventare, malgrado noi, uno strumento di passivizzazione di massa.

di Checchino Antonini, da Liberazione

 

 

 

12

 

Popoff Globalist

 

Mi piace

13.676

ABOLITE A CHIACCHERE LE PROVINCE.

Leggiamo questa sintesi di ImmagineTito Boeri

La legge non abolisce le province. Si limita a svuotarle senza stabilire a chi andranno le funzioni

Il ddl approvato dal Senato (e divenuto legge dopo l’approvazione della Camera di giovedì 3 aprile, ndr) non abolisce affatto le province. Si limita a svuotarle senza stabilire a chi andranno le loro funzioni, ripetendo gli errori del federalismo. Difficile superare i 150 milioni di risparmi. E le città metropolitane sono già quindici.

Non abolisce le province

Contrariamente a quanto proclamato da molti titoli di giornali, giovedì non abbiamo affatto dato l’addio alle province. Il disegno di legge approvato col voto di fiducia al Senato (dovrà adesso tornare alla Camera) non abolisce le province. Non poteva essere altrimenti dato che per farlo era necessaria una riforma costituzionale. Vero che la proposta di riforma del Titolo V della Costituzione, presentata assieme alla legge ordinaria a settembre 2013, si è persa nei meandri della Camera e ora è stata assorbita nella nuova proposta di abolizione del Senato. Speriamo di sprovincializzarci prima della fine della legislatura. Nel frattempo il disegno di legge appena approvato si limita a svuotare le province, a renderle più leggere, togliendo loro cariche (e compensi) direttivi. Come sempre nelle riforme incompiute, il rischio di rimanere a metà del guado, o meglio a mezz’aria, con province più leggere, acefale e svuotate di competenze, ma di fatto immortali, non va sottovalutato.

parmi modesti

Per le ragioni di cui sopra, il testo approvato al Senato genera pochi risparmi. Né dipendenti né funzioni delle ex province scompaiono e, di conseguenza, non scompaiono neanche i costi relativi, la stragrande maggioranza delle spese di questo livello di governo. E siccome le province rimangono in vita, anche se la dirigenza politica è ora espressa in modo indiretto, non si riducono neanche le spese di rappresentanza degli altri enti territoriali e del governo presso le province. Quello che si risparmia con certezza è solo il finanziamento degli organi istituzionali (le indennità del presidente, assessori e consiglieri e i vari rimborsi connessi alle loro attività), che vengono aboliti, insieme alle spese delle relative consultazioni elettorali. Il finanziamento degli organi istituzionali è una partita di circa 110 milioni secondo gli ultimi dati disponibili. Non verrà azzerata dati i costi dei nuovi organi delle città metropolitane. Le consultazioni elettorali costano circa 320 milioni e si tengono ogni cinque anni, dunque il risparmio annuale è di circa 60 milioni, in totale i risparmi saranno attorno ai 150 milioni di euro. Meglio che nulla, ma certo non è una cifra particolarmente significativa su una spesa pubblica complessiva di circa 800 miliardi di euro. E non si tiene conto del fatto che la legge aumenta il numero di consiglieri comunali (vedi sotto): il Governo si è impegnato a rendere questa operazione a costo zero, ma è difficile aumentare le cariche senza aumentare le spese.

 Province: con la riforma 24mila posti in più nei comuni

Le città metropolitane

Vengono istituite nove città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) sulla base di criteri interamente politici. Nessun riferimento alla struttura urbana, come dimostra il caso di Reggio Calabria. A queste si aggiungono Roma capitale e le cinque già istituite dalle Regioni a statuto autonomo (Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste). Il problema è che la legge, mentre non pone i paletti di criteri oggettivi sulla base dei quali fondare lo status di città metropolitane, apre la possibilità di istituire altre città metropolitane. Gioco facile, ad esempio, per Padova o Verona sostenere che se Venezia è citta metropolitana, loro hanno molte più ragioni per diventarlo. Il rischio è che molte province (non solo i capoluoghi di Regione!) cambino solo denominazione trasformandosi in città metropolitane. Del resto, il territorio e le risorse finanziarie delle nuove città metropolitane coincidono con quelli delle vecchie province. Al contempo, regna grande la confusione su quali saranno le competenze dei nuovi enti locali, dunque forte il rischio di creare nuove sovrapposizioni (o conflitti) di competenze, come quello di dare nuove funzioni senza risorse adeguate. In tutta la legge approvata al Senato non c’è alcun tentativo di definire le funzioni più appropriate da allocare ai vari livelli di governo, e le risorse di cui dotarli, esattamente lo stesso errore compiuto nel costruire il “federalismo” al contrarionegli ultimi venti anni.
L’unica nota positiva è che ci sono state risparmiate le città metropolitane “ciambelle” delle versioni precedenti del disegno di legge; non è più possibile per gruppi di comuni, magari strategicamente piazzati nel mezzo dei nuovi territori, decidere di andarsene e tenersi le vecchie province.

Province, lo Stato le abolisce ma paga gli arretrati

Andrea Monti

Le unioni di comuni

Il testo varato dal Senato, infine, istituzionalizza e definisce anche le unioni di comuni (e le convenzioni), con sindaci e consiglieri dei comuni sottostanti che diventano, in parte, presidenti e membri del comitato e del consiglio dell’unione. Una scelta che può essere condivisibile per i comuni di piccoli dimensioni (il 75 per cento degli oltre 8mila comuni italiani ha meno di 5mila abitanti), che non hanno la dimensione sufficiente per offrire in modo efficiente i servizi. Con la riforma, la dimensione minima delle unioni dovrebbe raggiungere i 10mila abitanti (3mila per le comunità montane). Bene, ma perché non si è avuto il coraggio di andare più a fondo? Visto che per i piccoli comuni la gestione di tutti i servizi fondamentali in forma associata diventa obbligatoria, non si capisce bene perché non prevederne direttamente la fusione. Oppure lasciare ai comuni sottostanti meramente una funzione di rappresentanza. Invece, la legge prevede un incremento (rispetto a quanto definito dal Governo Monti) degli assessori, fino a quattro per i comuni dai 1.000 fino ai 10mila abitanti, sia pure “senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”. Vedremo quanto sarà vero. Si tratta di circa 25mila cariche in più. Lavoreranno tutti gratis? O gli altri consiglieri si faranno un’autoriduzione dei loro compensi?

 Conti in ordine per i comuni più attenti al welfare

Una legge rinvio

In sostanza, quella approvata al Senato è una legge rinvio. Rinvia l’abolizione delle province e rinvia il riordino di funzioni e risorse fra i livelli di governo che dovrebbe sostituire i precedenti. Mentre il rinvio sul primo aspetto era inevitabile, non lo è sul secondo. Perché, ad esempio, non si è previsto che, una volta abolite le province sul piano costituzionale, tutte lefunzioni e risorse passassero direttamente all’ente di governo di livello superiore, cioè le regioni? Queste ultime, a loro volta, avrebbero potuto decidere come delegare funzioni e risorse: a proprie suddivisioni amministrative o alle nuove unioni di comuni previste dalla stessa legge. In attesa della riforma costituzionale, si poteva adottare qualche semplice criterio forfettario deciso dal governo, basato sul costo storico delle funzioni rimaste alle province, per suddividere le risorse tra provincia e regione, a cui potevano essere attribuite per default le funzioni non lasciate alle province. Ma il sospetto è che, anche in questo caso, sulla razionalità delle scelte abbia prevalso la fretta di poter esibire qualche trofeo e di giustificare agli occhi della Consulta il blocco delle elezioni dei consigli provinciali.

 

VERSO L’EUROPA A 5 STELLE

Immagine

 

Vorrei affrontare il tema di questa giornata muovendo da una riflessione che prenda in considerazione la nascita dell’Europa, come si manifestò nella mente dei cittadini. Questa riflessione nasce dal sospetto che un’intera stagione della nostra storia si stia traducendo nella distruzione di quanto era stato costruito.

Indubbiamente, l’Europa è nata come soluzione equilibrata fra capitalismo anglosassone e socialismo reale, attorno all’idea dello Stato Sociale, del Welfare e, aggiungo io, quasi a porre le fondamenta di un passo ulteriore verso un mercato euro-atlantico. Non certo quello delle multinazionali, che le favorirà a discapito di sicurezza alimentare e ambientale. Parlo del Trattato TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP (TTIP), che dovrebbe essere pronto entro il 2015.

Facciamo qualche passo indietro. Se andiamo a esaminare le finalità e gli obbiettivi che nel 1992 si prefiggeva l’Unione europea con il trattato di Maastricht (7 febbraio 1992) e la situazione in cui ci troviamo, dobbiamo ammettere che l’Unione europea ha fatto molti passi avanti verso quel progetto, ma che ha tradito gli ideali originari.

Il Trattato sull’Unione europea, appunto, trattato di Maastricht, aveva la finalità: di preparare la creazione dell’Unione monetaria europea e gettare le basi per un’unione politica (cittadinanza, politica estera comune, affari interni). Osserviamo subito che la creazione dell’unione monetaria, malgrado tutte le limitazioni che veniva a porre sulla sovranità degli stati europei, fu anteposta all’unione politica, dalla quale, invece, avrebbe dovuto scaturire; segno evidente di una obbiettiva difficoltà, direi anzi, guardando dalla parte dei cittadini, di una obbiettiva contraddizione intrinseca al progetto. Vi è in ciò anche il primo cenno di quella volontà di perseguire il progetto dell’Unione a costo anche di sovvertire la logica dei principi, fino a superare i cardini costituzionali e gli attuali modelli di protezione sociale. Le aspettative e l’entusiasmo per l’Europa dei popoli erano tali che questo deficit democratico venne poco compreso dai più. Naturalmente, a ciò non fu estranea, anzi tutto ciò era coerente con la mutata condizione dei mercati mondiali, con la competizione crescente e con la struttura e organizzazione industriale in progressivo mutamento. ……INTERVENITE NUMEROSI!

LA TRAMA DEI PRINCIPI

Libertà, Eguaglianza, Dignità, Solidarietà nella Costituzione, alla luce della deriva europea.

Immagine

 

I Principi fondativi non valgono singolarmente, ma guardandosi l’un l’altro: Eguaglianza, Dignità, Solidarietà, si completano. Le parole che concludono l’art.32, rispetto alla inviolabilità della dignità umana, superano il criterio della prevalenza della volontà parlamentare espressa dalla maggioranza.

Oggi si vuole aggiungere alla Carta dei Diritti dell’uomo e del cittadino europeo, la Carta dei Doveri. La proposta venne respinta con 570 voti contro 433. Anzi, non fu respinta, ma fu ritenuta superflua perché i diritti non possono essere presi in considerazione senza i doveri. Tutti sono tenuti ad adempiere ai doveri di cittadino. Di fronte alla prepotenza dell’economia, i diritti sociali non devono cedere. Leggiamo gli artt. 2, 36, 41 della Costituzione. Il rapporto di lavoro non può essere dominato dalle ragioni dell’economia. La tendenza dell’espropriazione della politica da parte della governante (la proprietà al posto Fraternità di Napoleone) e dalla sopraffazione dei diritti a motivo della indisponibilità delle risorse economiche, cioè, tu avrai tanti diritti quanti ne possono garantire le risorse economiche, è causa di una doppia rottura!

… Ci sono obbiettivi da raggiungere alla luce della Costituzione e problemi legati alla discrezionalità politica che è condizionata al rispetto dei diritti fondamentali con risorse economiche scarse; che si trova di fronte a criteri ineludibili, a fronte della discrezionalità del legislatore. L’art. 1 della Costituzione vuole che, in primo luogo, siano destinate al Lavoro le risorse disponibili; per es., cassa integrazione in deroga avanti agli F-35; oppure, l’obbligo dello Stato di istituire scuole di ogni grado, che significa distribuire alle scuole statali le risorse, piuttosto che a quelle private. …


Appunti da una relazione di Stefano Rodotà alla Scuola di Cultura Costituzionale di Lorenza Carlassare.