ALCIDE DE GASPERI: «LA NOSTRA PATRIA EUROPA»

 

 

de  Gasperi10euro_degasperi 235

Primo presidente (1954) dell’Assemblea della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, Alcide De Gasperi fu tra i maggiori fautori dell’unificazione economica europea. Pensando anche alla storia personale di Alcide De Gasperi, è evidente che egli ereditò quel suo grande senso dello Stato, perché era nato in Trentino, un territorio che apparteneva all’impero austro-ungarico. L’imperatore Francesco Giuseppe aveva un impero multietnico nel cuore dell’Europa da amministrare e lui, come primo cittadino dello Stato e suo primo servitore, dava l’esempio, facendo una vita spartana e levandosi puntuale alla mattina per recarsi al suo ufficio.

austriaungheria Impero austro-ungarico

«La nostra patria Europa» è il titolo di un discorso pronunciato da Alcide De Gasperi il 21 aprile 1954 a Parigi alla Conferenza parlamentare europea. Conferenza che non sarà destinata a prendere decisioni politiche che spettavano ai parlamenti ma un foro nel quale si potranno confrontare pareri diversi e, come sottolineerà il presidente italiano, «tutti ugualmente preoccupati del bene comune delle nostre patrie europee, della nostra Patria Europa».

De Gasperi, Schuman e Adenauer avevano lavorato a ritmo forzato per arrivare a lasciare al continente europeo ancora devastato dalla guerra la traccia di una strada «dalla quale non sarebbe stato possibile tornare indietro». Parliamo, scriviamo, insistiamo, non lasciamo un istante di respiro «che l’Europa rimanda l’argomento del giorno».

Konrad Adenauerschuman

Konrad Adenauer           e          Jean-Baptiste Nicolas Robert Schuman

Tuttavia i tre Padri d’Europa non erano degli illusi, sapevano tenere a bada il loro entusiasmo e, pur guardando alla novità di un’impresa tanto ardita, ne prevedevano la gradualità necessaria. «PER QUANTO RIGUARDA LE ISTITUZIONI – SCRIVEVA DE GASPERI – BISOGNA RICERCARE L’UNIONE SOLTANTO NELLA MISURA IN CUI CIÒ È NECESSARIO, O MEGLIO IN CUI È INDISPENSABILE».

È straordinario tuttavia come De Gasperi riconoscesse, nell’implicazione civile e culturale di altri popoli, il nostro essere europei quasi coinvolgendoli nel nostro futuro. Con una certa meraviglia infatti possiamo leggere nella relazione da lui svolta alla Conferenza della Tavola Rotonda di Roma il 13 ottobre 1953 queste parole: «Per quanto riguarda Roma io personalmente vi vedo il vertice, forse il più elevato, di quanto ha offerto la storia civile e politica degli uomini.

Ma in Europa non vi è soltanto Roma. Come trascurare l’elemento del vicino Oriente, l’elemento greco, l’elemento delle coste africane del Mediterraneo, l’elemento germanico, l’elemento slavo?… Le voci di tutte le epoche si armonizzano nel concerto europeo. Essi si fondano in una tradizione le cui radici sono classiche, ma che si estendono in ramificazioni lussureggianti e folte, una tradizione che ci ispira unendoci».

Egli certo non poteva immaginare quello cui noi oggi assistiamo: l’allargamento dell’Unione Europea fino a includere 28 Paesi e la loro sottomissione ad una oligarchia finanziaria, attuata attraverso l’infiltrazione maligna delle istituzioni. Un processo che già prevede di coinvolgere altri Paesi ancora: ecco la strada dalla quale dobbiamo tornare indietro, per ripartire dal percorso tracciato da questi padri. La vera unità d’Europa sarà tale quando potremo contare su un’autorità politica comune che ci renderà liberi di fronte ai mercanti del denaro e di fronte al mondo. Invito a leggere le parole del nostro grande statista, evidenziando in maiuscolo i passaggi – a mio avviso – fondamentali:

«È la volontà politica unitaria che deve prevalere. È L’IMPERATIVO CATEGORICO CHE BISOGNA FARE L’EUROPA PER ASSICURARE LA NOSTRA PACE, IL NOSTRO PROGRESSO E LA NOSTRA GIUSTIZIA SOCIALE CHE DEVE ANZITUTTO SERVIRCI DA GUIDA… TUTTA LA NOSTRA COSTRUZIONE POLITICO-SOCIALE PRESUPPONE UN REGIME DI MORALITÀ INTERNAZIONALE. I POPOLI CHE SI UNISCONO, SPOGLIANDOSI DELLE SCORIE EGOISTICHE DELLA LORO CRESCITA, DEBBONO ELEVARSI ANCHE A UN PIÙ FECONDO SENSO DI GIUSTIZIA VERSO I DEBOLI E I PERSEGUITATI. LO sforzo di mediazione e di equità che è compito necessario dell’Autorità europea le darà un nimbo di dignità arbitrale che si irradierà al di là delle sue giuridiche attribuzioni e ravviverà le speranze di tutti i popoli liberi».

A questo programma ci troviamo chiamati a tener fede oggi che siamo pronti a firmare, anche assieme a popoli più poveri, una Costituzione che dovrà diventare linea guida per 450 milioni di persone. Preghiamo perché il sogno dei Padri d’Europa raggiunga una sua dignitosa completezza.”

Queste parole ho voluto riproporre alla nostra meditazione, oggi che siamo chiamati ad esprimere in un voto la nostra rabbia e il nostro dolore per il tradimento di quell’ideale europeo perseguito dai suoi padri fondatori. essi non immaginavano, certo, che popoli di così grande tradizione di civiltà potessero cadere sotto il dominio di una spregevole oligarchia finanziaria, in spregio ai valori della rivoluzione cristiana e dello Stato sociale, che le scorie egoistiche hanno consegnato a un’ameba che ha per unico obbiettivo il profitto per il profitto, cioè, il nulla! Basta con l’europa dei mercanti, basta con l’euro: il suo strumento di dominio e basta con la beffa dei debiti pubblici. Per l’Europa degli europei.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: