FONDO CENTRALE DI GARANZIA E DECRETO FARE

Uno degli interventi previsti nella versione finale del testo del Decreto Fare approvato qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri, riguarda una riforma del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI.

 

Finalmente sembrano accolte le richieste  portate all’attenzione del Parlamento e del Governo in più occasioni: in particolare, oltre al previsto rifinanziamento dello strumento che potrebbe essere previsto all’interno della prossima Legge di stabilità per un importo che si aggira intorno ai 2,9 miliardi di euro fino al 2016, esso prevederebbe una radicale rivisitazione dei parametri di accesso delle PMI le quali, con l’attuale crisi economica che si trascina da almeno due anni, si vedrebbero negato l’accesso alla garanzia seppure strutturalmente sane.
Viene inoltre previsto un innalzamento all’80% della percentuale massima di copertura su tutto il territorio nazionale, estendendolo inoltre sia alle anticipazioni di credito senza cessione verso imprese che vantano crediti nei confronti della PA (attualmente al 70%), che per le operazioni finanziarie con durata di almeno 36 mesi (anch’esse al 70%).
Verrebbe anche abolita la riserva dell’80% per le operazioni inferiori a 500mila euro, consentendo quindi operazioni più grosse e più verso il settore industria.
Viene inoltre precisato che il Fondo possa intervenire solamente su finanziamenti non ancora concessi, con l’esclusione per i finanziamenti già deliberati dalle banche, tranne che essi non siano condizionati all’acquisizione della garanzia stessa.
Attualmente si sta già lavorando sul tema della semplificazione delle procedure e in particolare sull’utilizzo maggiore di modalità telematiche: a breve saranno anche operative le disposizioni sulla trasparenza che renderà evidenti i vantaggi della garanzia pubblica alle PMI beneficiarie dell’intervento.
Sarebbe quantomai opportuno anche riportare le percentuali di controgaranzia in favore dei Confidi dall’attuale 80% al 90%, onde consentire un’ulteriore sblocco di risorse in seno al Confidi per poter rilasciare ulteriori garanzie alle PMI, permettendo anche un abbassamento dei costi di commissione.

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