REALIZZARE LA COSTITUZIONE COSTITUISCE UN PROGRAMMA POLITICO

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Lorenza Carlassare

Paolo Flores d’Arcais, nel suo bell’articolo, in qualche modo ci incalza, ci spinge a guardare in faccia la realtà, a confrontarci con le esigenze imposte dalla dinamica politica. Anzi il percorso già lo traccia come esito inevitabile di ciò che abbiamo messo in moto.
Non credo però che i processi politici possano concludersi all’improvviso senza adeguata maturazione. Il pensiero che li muove, oltre a diffondersi (ed è questa la prima cosa), deve anche entrare a far parte delle convinzioni forti delle persone, radicarsi nelle coscienze. Altrimenti, senza radici, rimane effimero.
Partiamo allora dall’inizio: cosa vogliamo? Quali obiettivi ci siamo proposti nel firmare l’appello? Il primo, fondamentale, è riportare in primo piano la questione dell’attuazione della Costituzione, questione essenziale che va oltre il difenderla da modifiche che ne sovvertano intenti e valori, ma è anche e soprattutto difesa dinamica, lotta affinché le parole scritte non restino solo sulla Carta prive di realtà, ma diventino alimento e sostanza della nostra vita democratica, della vita di tutti noi.
La lotta per la difesa attiva della Costituzione, la coscienza di dover pretendere la sua attuazione, almeno in parte ha già iniziato il suo cammino. Che la realizzazione effettiva degli obiettivi indicati dalla Carta sia un’esigenza assolutamente improrogabile e solo attraverso “la via maestra” si possa uscire dall’attuale disastro è ormai discorso ricorrente. Un numero crescente di persone ha maturato la convinzione che la Costituzione non è qualcosa di astratto e lontano, ma interessa invece da vicino il nostro quotidiano, l’esistenza di ciascuno nei suoi molteplici aspetti – dal lavoro alla salute, dall’ambiente alla scuola, dal rispetto della coscienza alla distribuzione delle risorse, dalla pace al paesaggio, dall’arte alla scienza, dall’informazione alla tutela del corpo – nel nome della solidarietà e dell’eguaglianza, per consentire ad ogni persona un’esistenza “libera e dignitosa”.
Realizzare la Costituzione costituisce un programma politico, ribadisce qui Paolo Flores; ed è questo il primo messaggio essenziale che dev’essere percepito e diffuso e che, effettivamente, si va diffondendo. Chi rivendica diritti lo fa nel nome della Costituzione, con la Costituzione in mano; è questo il primo passo per la trasformazione radicale del sistema italiano, per ridare fiato a un paese esausto, sfibrato dalla miseria morale contro cui combatte ogni giorno e sembra invincibile. E’ un messaggio che, recepito e diffuso, può aprire l’orizzonte a cose belle e dimenticate, la solidarietà in primo luogo, e l’onore che l’art. 54 esige da tutti coloro ai quali sono ‘affidate’ pubbliche funzioni, un messaggio che può ridare fiducia, e con la fiducia speranza.
Con chi realizzarlo un programma così seducente, che fa della Costituzione la sua stella polare? Con quale forza politica ? E’ questa la sfida che ci viene lanciata ponendo con forza il grave problema della rappresentanza: senza accesso alle istituzioni, senza presenze in grado di sostenerle nelle sedi della decisione politica, le richieste dei cittadini rimangono senza voce, prive di efficacia. Ci vuole un leader disposto a farsene portavoce, ci vogliono liste elettorali è la conclusione che viene indicata qui come inevitabile. E comporta l’esigenza “improcrastinabile” di proporre “una Lista elettorale di coerenti ‘amici della Costituzione’, di quanti hanno per programma la sua realizzazione”. I leader ci sono, si afferma, Rodotà e Landini: toccherebbe a loro farsene carico.
Ma una simile conclusione non contraddice apertamente l’affermazione – che appare condivisa- di non voler creare nuovi partiti o partitini? Ed è, inoltre, una soluzione che nella sostanza crea divisioni anziché unità. Un conto è essere uniti nel pretendere l’attuazione della Costituzione, un conto è votare per una lista politicamente segnata che abbia al suo vertice Landini, ossia la FIOM, oppure Rodotà, egli pure, forse, non da tutti interamente condiviso.
“La Strada Maestra” vuol parlare a tutti, a tutti i diversi che abbiano in comune l’intento fermo di pretendere il rispetto e l’attuazione della Costituzione, la realizzazione dei suoi obiettivi, la coerenza politica con i suoi principi. Persone che possono divergere su precise questioni, ma unite nell’unico, grande obiettivo.
Sollecitare una mobilitazione popolare sempre più estesa al fine di premere sul potere e riuscire a scalfirne l’indifferente lontananza è il primo, essenziale, momento del nostro percorso. Far sentire che la nostra presenza è forte, imponente, in grado di spostare gli esiti elettorali. Questo, mio avviso, è l’importante obiettivo che deve seguire alla diffusione e al radicamento del messaggio. Quanto più il movimento è imponente, compatto e visibile tanto più è in grado di richiamare l’attenzione dei politici sulla necessità di tenerne conto, rendendo loro ben percepibile la non convenienza di ignorarlo. Importante è far capire a chi fa politica che uno spazio a sinistra c’è, uno spazio politicamente ampio, democratico e costituzionale, che comprende molte diversità e rilevanti sfumature, tutte disposte però a sostenere i diversi candidati che facciano della Costituzione il loro programma.
E’ un tentativo, s’intende, e non è detto che dia esiti immediati e sicuri, ma è comunque un cammino importante che inizia dall’aggregazione forte e visibile del popolo che lotta per l’attuazione della sua Costituzione. Se altri vogliono formare un partito nuovo, con liste nuove e nuovi candidati potremo tutti valutarne la serietà, la consistenza, la forza di attrazione, il programma : ma non saremo noi a farlo.

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