IL M5S VOTERA’ IL DDL SULLE RIFORME COSTITUZIONALI DEL SENATORE PD VANNINO CHITI

Con una mossa a sorpresa, il M5S si dice disposto a votare il ddl sulle riforme costituzionali del senatore Pd Vannino Chiti, che va in direzione diversa rispetto agli accordi Renzi-Berlusconi. Secondo quanto si legge in una nota del capogruppo al Senato Maurizio Buccarella, “il Movimento 5 Stelle giudica il ddl Chiti una buona proposta. Con una serie di miglioramenti in tema di democrazia diretta e partecipata siamo pronti a sostenerlo”.

“In particolar modo – spiega Buccarella – appoggiamo il dimezzamento dei deputati e dei senatori ed il taglio delle indennità dei parlamentari (già attuato dal M5S) facendo salvo il bicameralismo e gli equilibri Costituzionali con Camera e Senato totalmente elettivi, inserendo come da noi proposto elementi di democrazia partecipata e diretta: referendum propositivi senza quorum e listituto del recall, cioè la possibilità da parte di tutti gli elettori di un dato collegio, di sostituire un parlamentare in corso di legislatura come avviene in California e tanti altri Stati USA”.Immagine

Intanto sulle riforme c’era stato un botta e risposta fra Chiti e il ministro competente, Maria Elena Boschi, fedelissima renziana. “Niente di nuovo sotto il sole: ringrazio il ministro Boschi di darmi atto di una coerenza di impostazione e quindi di non piegare le convinzioni sui cambiamenti alla Costituzione alle contingenze politiche del momento” aveva detto Chiti. Il ministro Boschi gli aveva chiesto di ritirare la proposta alternativa alla riforma del Senato. “Ritengo – aggiunge Chiti – che nella situazione italiana, nel 2014 (che non è il 1996) con la crisi di fiducia tra cittadini e istituzioni e il desiderio, a cui dare una risposta, di partecipazione diretta, la soluzione preferibile per la riforma del Parlamento sia una forte riduzione del numero dei deputati e dei senatori e un Senato eletto a suffragio universale. La Costituzione va vista nel suo insieme: esige equilibri tra le istituzioni e tra i poteri. Non si può avere per la Camera una legge ipermaggioritaria, come è lItalicum, ricentralizzare molte competenze, come è nella proposta del governo del nuovo Titolo V, e indebolire le funzioni di garanzia oltre che di rappresentanza dei territori del Senato”.

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