IL CAPO DELLO STATO COME ORGANO SUPER PARTES

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Se quella di organo super partes è la funzione fondamentale del capo dello Stato, se e quando esso esiste come organo distinto dall’organo Governo, è evidente che ci si aspetta che egli si comporti come l’arbitro che riavvia la partita, e non come un giocatore che cerca di determinare il risultato. Con altre parole, ci si aspetta, come tutti dicono, che egli sia super partes: il capo dello Stato non deve parteggiare per nessuno dei partiti e degli uomini politici, perché la scelta della maggioranza e degli uomini al governo spetta o direttamente al corpo elettorale quando elegge il parlamento in modo da selezionare col voto anche la maggioranza del parlamento e il capo sia di questa maggioranza che dell’organo governo (il primo ministro) o al parlamento se il corpo elettorale si è limitato ad attribuire seggi ai diversi partiti lasciando ad essi il compito di selezionare il governo ed eventualmente cambiarlo.

Si capisce allora che a questo organo, così caratterizzato, diventi opportuno attribuire anche altre funzioni, se queste chiedono di essere esercitate nell’interesse dell’intero ordinamento o comunque senza favorire alcuna parte politica: si pensi in Italia alla promulgazione delle leggi, alla indizione delle elezioni, alla indizione del referendum, in generale a tutti quegli atti che riguardano i vertici dello Stato e che secondo Costituzione sono atti dovuti, alla nomina di cinque senatori a vita, alla nomina di cinque giudici della Corte costituzionale, al rinvio delle leggi.

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