CONSUMARE CANNABIS FIN DA RAGAZZI FA DIMINUIRE IL QI © Tomas Rodriguez/Corbis

Un nuovo studio ha misurato le prestazioni cognitive di un migliaio di persone dai 13 ai 38 anni, valutando possibili correlazioni con l’abuso di sostanze: i dati dimostrano che i forti consumatori di cannabis fin dall’adolescenza hanno un calo del quoziente d’intelligenza di otto punti, e che l’interruzione dell’abuso non sembra determinare un pieno recupero delle funzioni neuropsicologiche.

Otto punti in meno nel QI: è il calo delle prestazioni intellettive che può colpire chi consuma cannabis a lungo e fin dall’adolescenza, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” a firma di Madeline Meier della Duke University di Durham, nel North Carolina, e colleghi.
Varie ricerche hanno cercato di valutare la possibile correlazione tra il consumo a lungo termine di cannabis e l’insorgenza di problemi neuropsicologici. La maggior parte di esse ha confermato l’effetto negativo della sostanza, mentre non sono univoci i risultati sulla possibile persistenza dei danni dopo il periodo di intossicazione acuta.

ImmagineIn quest’ultimo lavoro, gli autori hanno condotto un’analisi mirata dei dati raccolti in quasi 30 anni dal Dunedin Longitudinal Study, che valuta periodicamente il quoziente di intelligenza e altri indici neuropsicologici di 1037 neozelandesi nati negli anni 1972 e 1973 seguiti fino all’età di 38 anni. Per tutto il periodo dello studio, sono stati monitorati anche i comportamenti e le abitudini dei soggetti, tra cui appunto l’abuso di sostanze.

La lunghezza dello studio ha consentito quindi di confrontare i parametri cognitivi nella prima adolescenza (la prima valutazione è stata effettuata a 13 anni) e nelle età successive, rilevando che il QI tende a diminuire, ma con notevoli differenze correlate agli stili di vita. In chi non ha mai fatto uso di cannabis il calo è in media di un solo punto, ma arriva a circa otto punti nei più accaniti consumatori di cannabis che hanno iniziato a fumare in adolescenza.
La scoperta è ancora più significativa se si tiene conto che i ricercatori hanno controllato i fattori che avrebbero potuto confondere i dati, tra cui il livello di istruzione, l’abuso di altre sostanze, o l’insorgenza di patologie psichiatriche, come la schizofrenia. Inoltre, a carico dei soggetti con il maggior consumo di cannabis i ricercatori riportano altri problemi cognitivi, come la difficoltà di concentrazione. Infine, l’interruzione dell’abuso non sembra portare a un pieno recupero delle funzioni neuropsicologiche.
I risultati, concludono i ricercatori, dovrebbero indurre a una maggior attenzione ai problemi connessi al fumo di hashish e marijuana, soprattutto quando esso inizia nell’adolescenza, un periodo assai delicato per lo sviluppo neurofisiologico e quindi anche per le funzioni cognitive.

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