COSTITUZIONE E LIBERTA’

La Costituzione è il binario sul quale scorre la vita politica della Nazione. La locomotiva sarà sempre il denaro. Il capotreno può essere chiunque sia votato, ma il binario ci garantisce. L’attuale Costituzione ci ha imposto la partitocrazia, che si è posta come terzo rispetto al governo e al popolo, usurpandone la sovranità. I Grilli Parlanti – Dolo si propongono come un MeetUp di analisi critica di questa Costituzione, perché ne scaturisca un dibattito fra i nostri elettori e si abbia una piena consapevolezza condivisa del quadro in cui operiamo.

 

 A distanza di più di sessantaquattro anni dalla entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana e a quasi settanta dalla fine della dittatura, il periodo che stiamo vivendo ci appare sempre più, nuovamente, come un nuovo spartiacque storico fra realtà contrapposte. Ieri segnava il passaggio definitivo dalla monarchia alla Repubblica, relegava alla storia il periodo della dittatura e dell’oppressione, dove le forme di libertà pubbliche erano state stravolte e deviate, le opposizioni cancellate, il Parlamento abolito, il diritto di voto cancellato, la libertà di stampa piegata in sostegno del regime del partito unico: Un partito non più inteso come forma di partecipazione politica, ma come strumento di dominio sulla società civile. La Repubblica ristabilì l’effettivo esercizio del voto e, con esso, la democrazia, sancendo il principio della sovranità popolare nella sua Costituzione.

Ieri, stavano le condizioni rovinose in cui l’Italia, in lutto, era uscita dalla guerra, oggi le condizioni disastrose in cui l’ha sprofondata una così detta politica, che politica non è; e, di nuovo, i lutti. Questa volta, non sono le vittime delle armi nemiche a segnare il tempo con il loro sangue: sono gli imprenditori ridotti al fallimento, le madri e i padri senza il pane, i giovani senza lavoro, senza un futuro. Ieri, fu il nemico vincitore a soccorrere l’economia, oggi è lo Stato a rastrellare quel poco di ricchezza lasciata dai banchieri, come ai cani; ma non può chiamarsi Stato, queste non possono chiamarsi istituzioni, ché troppo alto è il nostro concetto di queste.

Oggi, nuovamente, come allora, dopo il passaggio dalla dittatura di un partito alla repubblica partitocratica, il popolo italiano anela un nuovo passo: dalla partitocrazia alla Repubblica dei cittadini. Non vogliamo affermare che la partitocrazia abbia generato una nuova dittatura; ma i partiti politici, eretti a strumento insuperabile, determinante, della vita politica nazionale dall’art. 49 della Costituzione, si sono, di fatto, consociati e sostituiti ai cittadini nel rapporto con il governo che essi stessi esprimono, per i loro fini. E i cittadini sono divenuti terzi, a seguito dell’ampia delega lasciata ai partiti per troppo tempo. Essi non possono più chiamarsi liberi e quando una Costituzione non garantisce i diritti di libertà, abbiamo una “tirannide” .

Anche oggi, come allora, i cittadini vogliono riappropriarsi della vita politica. Anche oggi, le forme di libertà sono deviate. I corrotti, i traditori del popolo siedono fra i banchi delle istituzioni. Bisogna riscrivere il reato di Alto Tradimento! Invece, il reato di vilipendio viene contestato a dei ragazzi ventenni che di fronte al crollo della morale, cercavano, malamente, ma un dialogo. La democrazia è ferita: al voto di nove milioni di elettori: il 25%  dei voti, non corrisponde alcuna rilevanza istituzionale; il Parlamento è stato congelato per due mesi, per non dare voce al loro voto: Rappresentano la prima forza politica della nazione, ma i mezzi d’informazione, i pennivendoli li beffeggiano, perché sono stati prezzolati con le leggi o comprati con i soldi dei cittadini da imperi privati di pseudo imprenditori, cresciuti nel sottobosco politico.

Da qualche decennio, da più parti, politiche e non, si sente dire che la Costituzione della Repubblica Italiana non è aggiornata, non è più adeguata alle mutate esigenze della nazione; che, in parte, non è stata attuata o, addirittura deviata. La critica più condivisa è la sostanziale sovrapposizione dell’attività delle due camere, mentre, la posizione del premier nei confronti dei singoli ministri e quindi nei confronti dei diversi partiti che fanno parte della coalizione è stata rafforzata con la legge  n. 400/1988, come modificata dal D. Lgs. 303/1999. Si parla sempre di più della elezione diretta del Capo dello Stato e – perché no? – del Presidente del Consiglio. Tuttavia, poiché queste riforme dovrebbero essere votate dai partiti, che, perciò, verrebbero a perdere parte del loro potere, esse sono rimaste fino ad oggi, lettera morta: fino ad oggi, cioè, fino all’affermazione del Movimento 5 Stelle.

Quella Italiana sembrò una costituzione moderna, perché affermò il valore sociale del lavoro. E’ rigida, perché prevale sulle leggi ordinarie; perché il procedimento per il suo aggiornamento è aggravato. E’ programmatica, perché gli obbiettivi che si propone rappresentano un programma per le forze politiche. Sarebbe democratica perché, nelle parole, conferisce al popolo la sovranità e afferma la strumentalità necessaria dei sindacati e dei partiti politici. Ma proprio al ruolo centrale, diremo, sproporzionato che la Costituzione assegna ai partiti, sono da attribuire gran parte delle cause della presente situazione di crisi, che è, prima di tutto, morale e non solo economica. Senza mutare l’impianto partitocratico della Costituzione, la Repubblica non sopravviverà.

 

I PARTITI NELL’ATTUALE COSTITUZIONE COME STRUMENTO PER L’ESERCIZIO CONTINUO DELLA SOVRANITA’ POPOLARE.

Negli Stati a democrazia a rappresentanza indiretta i partiti politici sono lo strumento attraverso il quale i cittadini dovrebbero avere una partecipazione permanente e continua alla politica nazionale.

Infatti, l’esercizio diretto della sovranità popolare, a livello nazionale, si attua solo

con il referendum, laddove è previsto – ma il suo carattere è inevitabilmente eccezionale e saltuario – e

con il diritto di voto, per sua natura, a lunga periodicità e dominato dal monopolio di fatto dei partiti nella presentazione delle liste elettorali.

N O T A

Altro strumento, diverso dai partiti politici, è la lista civica elettorale presentata alle elezioni amministrative, movimento politico locale autonomo rispetto ai partiti tradizionali, con un programma che mira ad affrontare e risolvere problemi locali. Le liste civiche possono talvolta riunirsi in occasionali o stabili federazioni nazionali

 

Ma, i partiti sminuiscono le autonome possibilità di azione politica dei singoli cittadini e dei raggruppamenti episodici, a tal punto che detengono ed esercitano il potere politico reale, al di fuori del Parlamento, tale che anche il voto di fiducia delle Camere ne risulta condizionato.

La sostanziale democraticità dell’ordinamento politico dello Stato partitocratico (Parteienstaat, état partitaire) viene a dipendere esclusivamente dalla lealtà e dall’efficienza dei partiti politici: dalla loro effettiva capacità di assolvere la delicata funzione di strumenti permanenti di espressione della volontà politica popolare.

In questo modello, la genuinità, l’onesta e l’adeguatezza degli organi rappresentativi e della Pubblica Amministrazione non dipendono più dal senso dello Stato dei cittadini, ma dai partiti.

A differenza dei governi parlamentari ottocenteschi, in cui i partiti erano gruppi elettorali senza una organizzazione permanente,

in una nazione moderna, la somma degli interessi che fanno capo ai partiti è tale per cui

la funzione di canalizzazione e di espressione della volontà politica popolare si traduce in una mera utopia.

Il libero cittadino diviene facilmente suddito, impotente e senza altra voce in capitolo che il diritto di voto e il referendum; ma, il primo, può essere disatteso dal candidato eletto, libero anche di cambiar bandiera e, il secondo, lo è stato costantemente.

 

 

I PARTITI NELLA COSTITUZIONE, QUALI EFFETTIVI CENTRI DECISIONALI IN OGNI SETTORE DELLA VITA PUBBLICA NAZIONALE:

Art. 49

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

Riflettiamo sul ruolo centrale e sul significato – diremo – sproporzionato della disposizione stessa, per la figura e la funzione che i partiti sono venuti ad assumere a seguito dell’ampia delega lasciata loro dai cittadini, per troppo tempo.

Questa è la norma che ha favorito il concentrarsi della politica nelle oligarchie ristrette formate da professionisti.

L’art. 49 si ricollega all’art. 1 della Costituzione, dove sono affermati il carattere democratico della Repubblica, nonché l’appartenenza della sovranità al popolo, e si ricollega alle disposizioni che disciplinano la struttura rappresentativa delle camere, la loro articolazione interna e i rapporti con il Governo.

Diciamo subito che nel suo tenore letterale, è una disposizione volutamente polivalente e ambigua, con una doppia natura specialmente perché pone una norma immediatamente operante, che incide sui diritti di libertà e sulle strutture organizzative del potere, ma pone anche norme ad efficacia differita, come quelle sulla disciplina legislativa dei partiti, la cui mancanza conferisce alla norma un carattere di astrattezza.

Notiamo anche che limita il diritto enunciato ai soli cittadini e che il fine associativo è di determinare la politica nazionale.

A monte della norma sta l’art.18 che enuncia il principio generale della libera associazione, limitato, tuttavia, da una ulteriore e specifica disciplina dettata per i sindacati e per i partiti politici, rispettivamente, con gli articoli 39 e, appunto, 49.

Art. 18

“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.”

N O T A

La norma trova la sua motivazione nell’obbligo vigente, durante il Fascismo, di chiedere l’autorizzazione per ogni forma associativa al Prefetto, che deteneva anche il potere di sciogliere d’autorità qualsiasi associazione ritenuta non gradita al regime.

 

Il contesto storico sociale

Questo articolo, innovativo per il tempo in cui fu scritto, trae certamente dalla situazione venutasi a creare con il crollo del regime a partito unico e, poi, con l’armistizio, la guerra civile, il riemergere dei partiti politici attraverso i movimenti partigiani e il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica.

Infatti, i partiti erano stati soppressi dalla legge fascista 25 novembre 1921, n. 2008 “Per la difesa dello Stato”.

Dobbiamo la nascita di questa Costituzione principalmente ai sei partiti costituenti il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale”, che informarono la vita politica durante i periodi pre-costituente e costituente, tale che ben possiamo affermare che la Costituzione è stata tenuta a battesimo ed è l’espressione della partitocrazia.

L’art. 49 ha consacrato e riassunto quella situazione nella sede normativa più alta e il riconoscimento formale del diritto dei cittadini di associarsi in partiti consacra ed è preceduto dall’affermarsi dei partiti vincitori quali effettivi centri decisionali in ogni settore della vita pubblica nazionale; tutti i partiti meno uno: Il Partito Nazionale Fascista, bandito in ogni sua forma dalla vita politica della nuova Italia democratica.

L’art. 49 servì, perciò, a sanzionare il passaggio dalla dittatura del partito unico alla democrazia rappresentativa dei partiti democratici, ma legittimando un sistema a rappresentatività indiretta, almeno per quelli che ammettono tale forma di rappresentanza.

La democrazia partecipata

Oggi, si sente, dai più, la necessità di dare ai partiti una disciplina giuridica, restituendo loro la funzione di centri di formazione del pensiero politico e attribuendo direttamente al popolo sovrano la funzione di determinare la vita politica della nazione.

Il Movimento 5 Stelle vuole significare questo passaggio ulteriore della democrazia verso la rappresentanza diretta, che è la vera – e, per noi l’unica – forma di rappresentanza possibile.

 

IL FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI

Fra le proposte dei 10 saggi, ai limiti della costituzionalità, contenute nel documento conclusivo presentato al Capo dello Stato, abbiamo letto:

 UN ADEGUATO FINANZIAMENTO PARTITI E’ INELIMINABILE –

E’ un fatto che l’Italia sia risorta dalla sconfitta della 2a Guerra Mondiale materialmente, militarmente, ma non moralmente. Lo strumento del tradimento, usato per liberarla dalla nefasta dittatura è stato vincente e fu giustificato dalla causa: la liberazione, come fosse morale. Perciò non è stato mai condannato.

 Così, varcati i confini della morale e senza un limite, qualunque illecito utile alla “causa” diventa astrattamente possibile.

Gli scandali che hanno accompagnato la vita dei partiti, anche prima della dittatura, hanno dato un quadro sufficiente delle fonti e dei sistemi di finanziamento illecito dei partiti: le gestioni fuori bilancio,  gli enti pubblici statali e parastatali,   le organizzazioni e, finanche,   i governi stranieri amici e non,   gli operatori economici finanziari,   i cosiddetti “project financing“, le Grandi Opere, sempre più spesso inutili in sé o dannose (come la TAV), ma utili ai partiti, alle mafie e alle lobby, che finiscono regolarmente a carico dello Stato, i cui costi sono occultati nei bilanci di società private,   le società di gestione di servizi pubblici,    l’anticipata divulgazione di decisioni economiche e finanziarie,    gli appalti,   le concessioni,   le autorizzazioni,  i permessi e, ultimo ma non ultimo,   il mutamento d’uso del territorio, con effetti nefasti, prima di tutto, sul suo consumo, ma anche sull’ambiente, sul paesaggio e sull’assetto idrogeologico.

Possiamo affermare che il finanziamento illecito ed occulto dei partiti è una conseguenza diretta e inevitabile della funzione loro attribuita dall’art. 49 della Costituzione e dal modello di rappresentatività indiretta adottato.

E’ assolutamente evidente che non si possa più parlare di democrazia rappresentativa,              ma di plutocrazia asservita a qualunque fonte di lucro, anche proveniente da centri di potere finanziario e da governi stranieri, che asservono ai loro interessi la politica nazionale: plutocrazia che falsa la lotta politica in favore dei partiti che sono al governo, che ne condiziona le alleanze, ne cristallizza le oligarchie e pone a sistema i cosiddetti “cerchi magici”, privilegia i candidati più destri nell’arte di accaparrare finanziamenti, infine (ma non c’è una fine), concorre a rendere inefficiente e corrotta la Pubblica amministrazione;

ed ecco, al comando gli incapaci ma disonesti, la preferenza alle scelte antieconomiche ma convenienti.

Per effetto di questa inarrestabile immoralità, ogni bisogno pubblico diviene fonte di speculazione e di arricchimento dei plutocrati e delle lobby:

la sanità diventa business e al suo centro non troviamo più il medico e il paziente, ma l’azienda e il denaro.

Così, i trasporti e i beni essenziali (l’acqua), più in generale, i servizi passano in mano al capitale privato per non obbedire più alle esigenze della collettività

e il peso fiscale non trova più in loro il proprio corrispettivo e il proprio limite. 

E’ un miracolo che attraverso il Movimento 5 Stelle si sia potuta riformare una coesione sociale.

Cosa hanno detto i 10 saggi a Napolitano? “Il finanziamento pubblico delle attivita’ politiche in forma adeguata e con verificabilita’ delle singole spese, costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l’attivita’ politica”.Così hanno scritto i ‘saggi’ nel loro documento. Forse fino ad oggi hanno vissuto in un’altra Italia!

Afferma il falso! chi     per ovviare alla gravità delle conseguenze dei finanziamenti illeciti,

ci propone regole limitatrici della spesa dei partiti o dei possibili contributi a loro favore,

o perora la causa del finanziamento integrativo, a carico del bilancio dello Stato.

Così NON si pone un freno ma si accentua il sistema delle oligarchie e si alimentano i bisogni illimitati dei partiti e PURTROPPO dei loro rappresentanti:

Non si possono statizzare gli strumenti attraverso i quali la società si fa Stato e l’esercizio della sovranità deve stare in capo al popolo, senza intermediari.

Il solo modo per poter fare politica a mani pulite è ricondurre i partiti a essere la fucina del dibattito politico, lontani dalle leve del potere e attuare, invece, la rappresentanza diretta quale strumento per esercitare la sovranità del popolo, per non dire dei popoli, ove dovesse nascere veramente un’Europa dei popoli.

La Costituzione, abrogato l’art.49, dovrà affermare questa forma di garanzia della democrazia. Il Movimento 5 Stelle ha già tracciato il percorso di questa riforma.

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