LA DECOMMISSIONING DEL REATTORE DI S. PIERO A GRADO

UN CASO EMBLEMATICO DI BUONA VOLONTA’ A 5 STELLE E DI MANCANZA DI METODO. L’ALLARMISMO PER LA DECOMMISSIONING DEL REATTORE DI S. PIERO A GRADO

Tale è la nostra attenzione per l’Ambiente, ma tale è, ormai, la sfiducia nelle istituzioni, che si fa di ogni erba un fascio e, facilmente, si grida “al lupo”. Abbiamo verificato l’onestà concettuale e la veridicità della notizia diffusa dai Grilli della Toscana e, per noi, dal MeetUp Regionale Veneto, sui pericoli d’inquinamento radioattivo delle acque della Versilia, che deriverebbero dallo svuotamento della piscina di raffreddamento del reattore e ci risulta carente nei fondamenti. Il caso è stato ridimensionato da una analisi più attenta al metodo, ma ha costituito un caso emblematico, che ha fatto scaturire un bel dibattito all’insegna della maturità e della cooperazione. Infatti, il Movimento, sullo slancio della buona volontà e dell’uno vale uno = tutti dottori, può far sembrare che la superficialità e l’ignoranza siano i suoi caratteri distintivi. Troppo facilmente si affrontano temi altamente specialistici in base a deduzioni qualunquiste e troppo facilmente offriamo – come, nel caso, anche chi scrive ha offerto, di primo acchito – la nostra buona fede. Nella tutela dell’Ambiente, della Salute e della Sanità (vedi i criteri zero per la partecipazione ai Gruppi di Lavoro dei meetup), poi, questo “non metodo” è diventato abitudine. Ecco il documento che ci era pervenuto sotto il titolo “QUESTO SVERSAMENTO NON S’HA DA FARE” e che si chiedeva di condividere a sostegno di una interrogazione parlamentare (!). Leggiamolo e analizziamolo come un caso di scuola:

“Le prossime settimane, nel silenzio delle amministrazioni locali e all’insaputa quindi dei cittadini, 750.000 litri di acque radioattive (sulla cui decontaminazione e sicurezza non ci sono certezze) saranno sversate nel canale dei Navicelli e poi defluiranno finendo in mare, davanti alle nostre coste, depositandosi nei sedimenti ed entrando nella catena alimentare.

In questo modo, i militari del CISAM con la collaborazione e il supporto tecnico di ARPAT, Enea e Ispra, per mezzo della ditta appaltatrice Lainsa, hanno deciso di disfarsi delle acque radioattive del dismesso reattore nucleare di S. Piero a Grado.

Si perché – pare impossibile ma è proprio così! – a pochissimi chilometri dalle nostre case, in piena zona parco, è installato dal 1961 un reattore nucleare sperimentale della Marina Militare, reattore in fase di dismissione. Proprio uno di questi stadii prevede lo smaltimento delle acque un tempo destinate alla piscina di raffreddamento.

Numerosissime e dettagliatissime sono le assicurazioni riguardanti la non pericolosità delle stesse. Pagine di dati e numeri, formule e calcoli, ci dovrebbero tranquillizzare sul fatto che non ci saranno rischi per la salute delle persone e nessun pericolo per l’ambiente.

ARPAT assicura che saranno effettuati campionamenti a scopo cautelativo, considerando “assai improbabile” che si possano rilevare livelli di contaminazione. E cosa accadrà se invece le misurazioni daranno un risultato diverso?

“Assai improbabile “ corrisponde a: nessuna certezza!

Per rifiuti di questo genere si dovrebbe individuare un sito idoneo allo stoccaggio sicuro e perpetuo, questo però comporterebbe innumerevoli “ problemi” (intesi come procedure atte alla sicurezza dei cittadini) tempi dilatati e spese, allora…molto meglio buttare tutto in mare!

E i nostri amministratori cosa dicono? Silenzio dettato forse più da non conoscenza del problema. Bella figura!

Questo sversamento non s’ha da fare! Le acque radioattive non possono e non devono finire in mare in nessun caso.

I nostri inermi amministratori come sempre non sanno e non faranno niente, sarà compito dei cittadini risolvere il problema.

Il Movimento 5 Stelle è già in attività, a livello locale ed a Roma, per fermare lo sversamento assieme ai comitati e ai cittadini. Faremo di tutto per impedirne l’ effettuazione.

Gruppi MoVimento 5 Stelle e meetup dei comuni di Livorno…. Viareggio, Versilia Storica, Camaiore, Gruppi della Valdinievole, Montignoso, Firenze, Rufina, Isola d’Elba, La Spezia, Movimento 5 Stelle Rosignano, Calenzano, Cecina, Pistoia, Mugello, Movimento 5 Stelle Valle d’Aosta”.

Come vedete, è una vera e propria dichiarazione di guerra, la cui fondamenta logica poggia sull’assunto: “Assai improbabile “ corrisponde a: nessuna certezza!” Il resto è allarmismo, superficialità e una certa ignoranza del nucleare. Da parte nostra, ravvisiamo una totale mancanza di metodo che, ancora una volta, annulla la molta buona volontà e induce a poca credibilità nei nostri confronti. Bella figura proprio, si dovrebbe dire, a nostra volta! E’ quello che accade quando ci si basa su voci riportate da persone sconosciute e da siti di pseudo informazione, ma non dai documenti ufficiali; in più, quando non si hanno conoscenze specifiche.  Ma non c’è problema, se non c’è soluzione e a Dolo di Venezia, I Grilli Parlanti, aderendo alle richieste dei meetup Toscana e Regionale Veneto di sostegno a questa battaglia contro l’inquinamento radioattivo, hanno voluto anche procedere con metodo all’analisi del problema, affidandosi a persone esperte della materia. Ecco quanto, finora, è stato raccolto e considerato:

“Come è noto a chi ha qualche nozione di radioattività, l’acqua della piscina di un reattore non è di per se radioattiva, ma ha in sospensione particelle radioattive, risultanti – in questo caso – dalle attività svolte quando il reattore era attivo. Infatti, il reattore di S. Piero a Grado e’ stato fermato nel 1980. La radioattività dell’acqua della piscina e’, perciò, piuttosto bassa, anche grazie agli oltre 30 anni di decadimento, tanto che gli esperti dissero che i valori rientravano nei limiti della potabilità; il problema e’ che i litri sono 750.000 e, se lo sversamento nei canali di scarico venisse fatto senza controllo, potrebbe accadere che la radioattivita’ totale superi i limiti previsti.

Qui sta il problema e qui si deve e si dovrà vigilare, ma documentandosi e coinvolgendo qualche fisico nucleare. Non abbiamo potuto esaminare la documentazione relativa a questa parte dello studio del decommissioning del reattore, ma sicuramente e fino a prova del contrario, è stata adottata la prassi di prevedere un trattamento preventivo dell’acqua in modo da eliminare la quasi totalità degli elementi radioattivi presenti (scientificamente parlando la radioattività zero non esiste) con procedure evidentemente da “concordare” con ASL, Enea e con le massime autorità esistenti in materia, proprio per assicurare la massima trasparenza e la massima tranquillità. La procedura poi, per quanto ci risulta, e’ stata studiata dal consorzio universitario che ha il contratto di “advisor”, aggiudicato tramite gara europea, per questo decommissioning ed è li che dobbiamo vigilare e, meglio ancora, chiedere di presenziare, avendone, però, le competenze. Il consorzio universitario ci da tranquillità sulla correttezza della procedura, ma il controllo spetta a chi ha le competenze sia tecniche che istituzionali. A dirla tutta, la figura dell’advisor e’ stata molto opportuna, non perché la Difesa non avesse le competenze necessarie per gestire il contratto di dismissione del reattore (la materia nucleare fa parte del normale addestramento), ma proprio perché una figura, terza rispetto all’Amministrazione, di sicura competenza, offre meno spazio ai timori e alle inevitabili levate di scudi che richiama una tale materia e, concettualmente, è sinonimo di garanzia. Avendo riguardo agli aspetti economici dell’operazione, nemmeno risulta che la Difesa abbia posto un tetto alle spese per la dismissione, che potranno essere quantizzate in base alle richieste. Con ciò, a mio personale parere, possono essere tutelati al meglio proprio gli aspetti della sicurezza e ambientali connessi. Per quale motivo dovremmo ipotizzare che si adotterà una procedura “a rischio”? Stiamo, quindi, in guardia, ma tranquilli e studiamo i modi per poter vigilare a ché non possano esserci problemi ambientali. Alla fine del ragionamento, osservo che il pericolo, eventualmente, sarebbe il non fare; come ho detto il reattore e’ fermo dal 1980 e la sicurezza del sito, peraltro in uno stato previsto dalla legge e dai regolamenti, e’ affidata al contenimento fisico della radioattività e ai controlli del personale specializzato. I continui tagli di bilancio potrebbero, invece e se mai, incidere, nel tempo, sul degrado delle infrastrutture e sul numero (e qualità? – questa speriamo di no …) del personale specializzato e quindi ben venga questa benedetta dismissione, di cui la bonifica della vasca e’ parte integrante.”

Credo, concludendo, che le notizie allarmistiche diffuse e accolte da molti di noi, ingenuamente, con spirito partecipativo, siano frutto o di disinformazione/timore oppure di malafede. Contro quest’ultima nulla si può fare se non verificare i dati tecnici e scientifici (ma sappiamo bene che chi vuole allarmare ci riuscirà sempre perché la gente e’ sempre propensa a pensar male), ma, se anche o invece, è dovuta a difetto di informazione, richiamo tutti – me per primo – a una maggior prudenza. Un conto, infatti, è “tuonare” durante un meetup, pure regionale, un conto è mettere nero su bianco e allarmare o rinfocolare l’allarme nella pubblica opinione. Perciò, vigiliamo sulla procedura di sversamento, ma vigiliamo anche per non cadere facilmente nella rete di chi grida “al lupo” senza conoscere bene di cosa si parla. I Grilli Parlanti di Dolo sono nati per diffondere, ove possibile, pensieri e conoscenza e, pur non potendo fornire qui un parere tecnico, hanno offerto un esempio di metodologia con questo contributo. Il nostro motto è: “La mia arma è la cultura, la mia nemica è l’ignoranza”.

Quando a San Piero a Grado c’era un reattore…

Breve storia del nucleare pisano

di Amerigo Vaglini

San Piero a Grado, una frazione di Pisa, a metà strada tra la città e la costa del Tirreno, è famosa per la stupenda chiesa romanica che, nonostante il suo campanile, mozzato dalla furia barbarica dell’ultimo

conflitto, si erge bianca e maestosa nella pianura che fiancheggia la riva sinistra dell’Arno. In questo tratto terminale del suo corso il fiume attraversa imponenti foreste di querce e pini marittimi che si stendono a

destra fino alla Versilia e a sinistra fino al territorio livornese. Pochi conoscono l’attività che per oltre un ventennio si svolta nei pressi di S. Piero a Grado, nel folto di una di queste pinete dove, ad opera di un

gruppo di fisici che lavoravano nell’Accademia Navale, diretti dal prof. Tito Franzini, prese corpo l’idea di installarvi un impianto di ricerca nucleare. Questo sito divenne il “Centro Applicazioni Militari Energia

Nucleare” meglio noto come CAMEN. Per l’epoca, erano gli anni Cinquanta, ciò rappresentava un’avventura pionieristica che tuttavia in breve tempo fece diPisa un centro all’avanguardia per lo studio dell’energia

nucleare finalizzato alle applicazioni sia militari, come la propulsione navale, che civili. Si trattava del reattore sperimentale RTS-1 fornito dalla ditta americana Babcok & Wilcox.

Questo reattore di ricerca,da noi battezzato “Galileo Galilei”, fu installato a S. Piero a Grado dal 1960 al 1963. Era un reattore del tipo “swimming pool”, della potenza di 5 megawatt, a cui corrispondeva, un flusso

di neutroni temici di circa 3×10 alla13 neutroni/centimetro quadrato/secondo. Il reattore RTS-1 era stato progettato per prove di schermatura, per prove di irradiazione su materiali strutturali, misure di

parametri nucleari, produzione di radioisotopi, etc. La prima criticità avvenne il 4 aprile 1963 e la max. potenza fu raggiunta il 14 febbraio 1966; l’inizio dell’attività continuativa, 24 ore su 24, avvenne il 3 aprile

1967 e proseguì ininterrottamente, salvo le interruzioni periodiche per la manutenzione previste dal Regolamento di Esercizio, fino al 7 marzo 1980 quando il reattore fu definitivamente spento.

Secondo un accordo fra il Ministero Difesa e l’Università di Pisa il reattore serviva a scopo di addestramento e di ricerca per il CAMEN, l’Accademia Navale e l’Università di Pisa. Il reattore di S. Piero a Grado

rappresentò uno strumento assai utile per lo sviluppo delle conoscenze teoriche e delle applicazioni pratiche dell’energia nucleare, infatti fu utilizzato da tutti gli Enti pubblici e privati che ne avevano fatta

richiesta. Una stretta collaborazione fu stabilita con l’Istituto di Ingegneria Nucleare della Facoltà di Ingegneria, allora diretto dal Prof. Lucio Lazzarino. Infatti, in quegli anni, diversi corsi di specializzazione

in Ingegneria nucleare organizzati dall’Università di Pisa furono tenuti presso il Centro. La disponibilità di una attrezzatura così particolare e così rara, almeno per il nostro Pese, diede l’impulso per ricerche

sull’applicazione dell’energia nucleare anche in altri settori come quello medico e biologico. Infatti, oltre all’allestimento presso il Centro, di laboratori specializzati per la radioprotezione e per lo studio degli

effetti delle radiazioni ionizzanti su cellule e tessuti viventi, furono organizzati anche corsi di Medicina nucleare presso la Clinica Medica dell’Università di Pisa. Al CAMEN erano in funzione diversi importanti

laboratori tra cui il  laboratorio di Radiopatologia e igiene delle radiazioni, il laboratorio di radioprotezione, il laboratorio di Fisica e il laboratorio di Radiochimica e tecnologia dei materiali. In tutti questi

laboratori si insediarono gruppi di ricerca di grandi enti come Eni Agip Nucleare, CNR, CNEN e industrie come FIAT, MONTEDISON, ENEL – CISE e, oltre che dall’Unversità di Pisa, altri ancora provenienti

dalle Università di Pavia, Bologna, Siena, Parma e Torino.

Nel 1959 appena conseguito il diploma di Perito Industriale in Radiotecnica, fui assunto nei laboratori dell’Istituto di Fisica dell’Università di Pisa, e subito dopo, previo esame di ammissione, ottenni l’iscrizione

al Corso di Laurea in Fisica nella stessa facoltà. In seguito venni chiamato a far parte, come tecnico di laboratorio, di un gruppo di ricerca di Fisica Nucleare di Pisa presso l’Elettrosincrotone di Frascati (Roma).

Nei primi mesi del 1961 lasciai il gruppo di ricerca per assumere l’incarico di Preparatore Perito Nucleare presso il CAMEN dell’Accademia Navale di Livorno. Vista la mia esperienza e la grande passione per la

fisica nucleare venni subito inserito nel Gruppo Operativo Reattore, frequentando il corso necessarioper conseguire la patente di Operatore del Reattore di Ricerca RTS-1 del CAMEN di S. Piero a Grado. Divenni

uno dei primi operatori di reattore nucleare in Italia e la patente mi fu rilasciata, dopo aver superato i previsti esami, dal Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN) con sede a Roma (oggi ENEA).

Iniziò così la mia vita lavorativa presso il Centro Nucleare di S. Piero a Grado dove giunsi al ruolo di Collaboratore Tecnico di Ricerca Esperto di Compatibilità Elettromagnetica. Nella fase di trasformazione del

CAMEN in CRESAM (Centro Ricerche Esperienze e Studi Applicazioni Militari), ricoprii l’incarico di Membro del Consiglio Scientifico.

Di recente ho pubblicato un libro dove ho riassunto le mie esperienze lavorative degli anni trascorsi in compagnia del Reattore nucleare di San Piero a Grado e in cui ho cercato di ricostruirle, con attenzione

scientifica, molte foto inedite e con la passione di chi ha vissuto da vicino i fatti descritti nella stagione del CAMEN. Ho dato vita a una pagina di storia che trova degna collocazione in quella più ampia dello

sviluppo tecnologico e industriale italiano, prima ancora che nel settore della ricerca militare. L’ultimo capitolo del mio libro porta il titolo “La grande delusione” e ciò è dovuto al fatto che, mentre eravamo sulla

strada per raggiungere grandi traguardi di ricerche e studi da fornire all’industria nazionale, il reattore cessava definitivamente la sua attività e il CAMEN, con Decreto Ministeriale del 13 luglio 1985 firmato

dall’allora ministro della Difesa Giovanni Spadolini, veniva soppresso e sostituito con il Centro Ricerche Studi Applicazioni Militare (CRESAM). Tutto questo a seguito della rinuncia da parte dell’Italia all’uso

pacifico del Nucleare. Il prestigio riconosciuto in campo nazionale e internazionale e la notevole preparazione raggiunta nel settore era vanificata; svaniva così il sogno nato alla fine del 1955 in un’aula della Scuola

di Sanità della Marina Militare presso l’Accademia Navale di Livorno. Forse con questo sogno svaniva anche la speranza di avviare uno studio serio e costruttivo sulla possibilità di sviluppare anche in Italia, come

del resto è accaduto e sta accedendo in diversi Paesi a noi vicini, una possibilità di includere quellanucleare tra le fonti energetiche attualmente disponibili. Ma questa è un’altra storia.

Amerigo Vaglini

Operatore del reattore RTS-1 del Camen. Autore del libro Il nucleare a Pisa pubblicato nel 2009

Nelle foto:

La sala controllo del reattore.

Il robot telecomandato (Mascot) che permetteva di effettuare in sicurezza manipolazioni di materiale radioattivo.

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La piscina di raffreddamento di S. Pietro a Grado

La piscina di raffreddamento di S. Pietro a Grado

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