Negli ultimi anni ci si è occupati delle presunte crudeltà del presidente siriano Bashar Assad, rivelatasi poi tutte bufale, ma nessuno ha mai osato criticare le azioni terroristiche degli Stati Uniti di Obama, e oggi di Trump, contro la popolazione siriana. Gli Usa di Obama come è noto hanno armato e finanziato organizzazioni vicine ai terroristi dell’Isis, solo perché volevano la cacciata di Assad, poi respinta dalla popolazione siriana, e purtroppo l’amministrazione Trump sembra intenzionata a proseguire su questa linea suicida e perdente. Sono almeno 17 i civili uccisi, in gran parte donne e bambini, in un raid aereo della coalizione militare internazionale guidata dagli Stati Uniti nella provincia di Deir Ezzor, nella Siria orientale. Lo ha reso noto l’agenzia di stampaAnadolu citando fonti locali a condizione di anonimato. I raid, hanno spiegato le fonti, hanno colpito il villaggio di Albo Badran vicino alla città di Al-Sousse, controllata dal sedicente Stato Islamico (Isis). Le vittime facevano tutte parte di una stessa famiglia. Ma Washington giustifica i massacri con toni trionfalistici: gli alleati degli Stati Uniti sul terreno in Siria sconfiggeranno il gruppo di Stato Islamico entro “pochi mesi” e colpiranno l’ultimo terreno che l’organizzazione estremista detiene in quel paese. E’ quanto ha affermato James Jeffrey, inviato speciale del Dipartimento di Stato Usa per la Siria, avvertendo che gli aiuti finanziari per la ricostruzione non saranno disponibili finché il governo siriano non avrà modificato radicalmente il suo comportamento. “Gli Stati Uniti vogliono che tutte le forze iraniane escano dal  Paese”, ha poi aggiunto, spiegando che “non si può avere una duratura sconfitta dell’Is fino a quando non si avranno cambiamenti fondamentali nel regime e cambiamenti fondamentali nel ruolo dell’Iran nell’area”. La prevista “sconfitta duratura” dello Stato Islamico significherà che il gruppo non potrà tornare sotto forma di insurrezione o con le cellule dormienti, come era avvenuto nel caso in Iraq”, ha concluso.

Intanto il generale Khalifa Haftar ha chiesto ai leader dei Paesi confinanti con la Libia di “coordinarsi” e “partecipare” alla protezione delle frontiere comuni. Lo ha reso noto il suo portavoce, Ahmed al-Mismari, riferendo il contenuto della riunione che si è tenuta a Palermo martedì mattina con alcuni leader a margine della conferenza sulla Libia. Nel corso di una conferenza stampa al-Mismari, citato dal sito The Address, vicino al generale, ha spiegato che la riunione in questione è stata dedicata principalmente alla sicurezza. Il portavoce ha sottolineato che la richiesta del generale deriva da notizie di un possibile arrivo in Libia di terroristi dalla provincia siriana di Idlib attraverso il Sudan. La richiesta di coordinamento nella protezione dei confini è stata avanzata da Haftar ai leader di Egitto, Tunisia ed Egitto presenti alla riunione a Palermo, ha confermato al-Mismari.