QUANDO IL SISTEMA E’ NATO PER FARE CATENACCIO..

ITALICUM IN STAND BY, DAI PARTITI SOLO IPOTESI

La Costituzione è violabile ed stata violata, in parte grazie al suo impianto ad attuazione per lo più differita, in parte grazie all’insufficienza dei garanti. Fra questi, la Corte Costituzionale sconta la sua politicità. Andremo a votare, con il Rosatellum, un altro Parlamento illegittimo, che eleggerà un altro Presidente della Repubblica illegittimo e voterà la fiducia ad altrettanto illegittimo governo. Questa è la notizia dell’ANSA: –
ROMA, 12 DIC – La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i 4 conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sollevati su Rosatellum e Italicum. Tre sono stati presentati da alcuni soggetti che si sono qualificati allo stesso tempo come elettori, soggetti politici, parlamentari e rappresentanti del gruppo parlamentare di M5S. Ma nessuno – spiega la Corte – individua in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese né l’atto impugnato. Da qui, l’inammissibilità. Il quarto ricorso è stato proposto congiuntamente dal Codacons, da un cittadino elettore e da un senatore contro il Governo, per aver posto la questione di fiducia, alla Camera, durante l’iter di approvazione del Rosatellum. Anche tale conflitto è stato dichiarato inammissibile. La Corte specifica che un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, e nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato.

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GENERALE BERTOLINI: “MIGRANTI DA BLOCCARE E NON DA ACCOGLIERE OPPURE L’ITALIA MUORE

Generale, in che situazione versa il nostro Paese?

«L’Italia si trova al centro del Mediterraneo e nel Mediterraneo bisogna essere forti, politicamente, economicamente, culturalmente e, perché no, anche militarmente. Il nostro Paese, invece, non vuole esercitare la forza. In quest’area si scontrano gli interessi di altri Paesi fortissimi, che sono i classici vasi di ferro e se noi ci proponiamo come vaso di coccio, perché abbiamo dei confini porosi, perché accettiamo chiunque arrivi, perché siamo passivi nei confronti delle iniziative politiche e militari degli altri, siamo destinati a pagarla molto cara».

Dove pensa arriveremo se dovessimo proseguire su questa strada?

«Se dovessimo andare avanti in questa maniera scompariremo. Si usa il termine sovranità come se fosse una bestemmia dimenticando che, invece, è il valore per cui hanno giurato i militari, ma anche i ministri».

Con la linea suggerita dall’est Europa pensa cambierebbe qualcosa?

«Sicuramente potremmo essere meno passivi nei confronti dell’immigrazione. Il problema va risolto in Africa, ma non possiamo aspettare anni. Come facciamo a ridurre il flusso? Non possiamo costruire un muro in mezzo al Mediterraneo, ma possiamo fermare, ad esempio, le Ong».

A proposito di Ong, che pensa del loro operato?

«Che la devono smettere di prendere i migranti e di portarli da noi, che passivamente li dobbiamo subire, visto che rimarranno qua. Adesso, di fatto, c’è quasi un servizio di traghettamento che non fa sicuramente i nostri interessi».

Che pensa del codice di comportamento per le Ong voluto dal ministro Minniti?

«Il ministro Minniti sta dimostrando di avere a cuore la situazione. Non so se sarà sufficiente, ma il fatto di imbrigliare il comportamento delle Ong che si sentono libere di fare quello che vogliono e andare dove vogliono è positivo. Cominciamo, però, a controllare il loro operato e, magari, interrompiamolo».

E il ruolo della Marina militare? È corretto ciò che stanno facendo?

«La Marina sta partecipando a operazioni importanti come EunavforMed, poi depotenziata, che era finalizzata a interrompere il flusso migratorio. Catturando scafisti e distruggendo le barche. Sicuramente la presenza della Marina può servire come deterrente».

Cosa si potrebbe fare di più?

«Il dibattito in Italia su cosa fare nei confronti di questo fenomeno è incentrato su come accoglierli e distribuirli, invece dovrebbe essere incentrato su come fermarli».

Pensa ci sia un disegno dietro a questa invasione?

«Non ho elementi, ma ci sono politici che dicono che noi dei migranti abbiamo bisogno perché non facciamo più figli. Dimenticano di dire, però, che i motivi per cui non facciamo più figli sono dovuti alle scelte fatte da loro perché è stata distrutta la famiglia, ci sono state politiche contro la natalità, provvedimenti umilianti per la famiglia naturale a favore di una famiglia sterile che non fanno bene. Abbiamo bisogno di giovani, ma non possiamo importarli e non possiamo sostituire gli italiani con i cittadini acquisiti ai quali si dà un passaporto».

Come valuta la risposta del governo ad Austria e Ungheria?

«Gentiloni ha risposto in maniera piccata nei confronti dell’Ungheria e mi è piaciuto, perché non dobbiamo prendere lezioni da nessuno, ma avrei gradito che gli stessi toni li avessimo utilizzati quando ci hanno imposto delle sanzioni alla Russia che vanno solo contro i nostri interessi».

L’industria russa dovrebbe essere pronta per la guerra, Putin racconta ai militari (Russian TV News)

 

Questo è il modo in cui si comporta un paese che si sente minacciato.

Questo è un reportage televisivo russo molto rivelatore. La trascrizione completa segue di seguito. Proprio dal modo in cui l’annunciatore, si vede che pensa che questo sia molto significativo. È la prima storia in cima all’ora.

I russi sono pronti a costruire capacità extra in molte delle loro più grandi imprese industriali civili, che non servono a scopi commerciali, ma consentirebbero loro di aumentare rapidamente la produzione militare, se necessario – che sarebbe per lo più produzione automobilistica e aeronautica, ma anche medicine e forniture alimentari .

L’obiettivo è aggiornare le strutture produttive e creare una riserva di risorse materiali e tecniche, una sorta di riserva inviolabile.

GooglePutin non sta prendendo rischi con una NATO chiaramente aggressiva e ostile, e l’establishment militare statunitense sta spingendo la guerra in diversi continenti.

Trascrizione

Ancora:

Vesti live, siamo in onda. Tutte le grandi aziende strategiche in Russia, indipendentemente dalla loro forma di costituzione, dovrebbero essere pronte ad aumentare la produzione di produzione di difesa in qualsiasi momento, se necessario.

Lo ha affermato oggi Putin a Sochi dove ha tenuto un terzo incontro esecutivo con rappresentanti del ministero della difesa e dell’industria militare. Sono stati discussi i risultati delle manovre “Zapad-2017” svoltesi a fine settembre.

Dmitriy Petrov elabora le conclusioni della discussione:

Corrispondente:

Il presidente ha dedicato il terzo giorno degli incontri sull’agenda della difesa a una discussione sui risultati delle manovre congiunte strategiche “West-2017”. Si sono svolti a settembre sul territorio di diverse regioni, e oggi i rispettivi governatori, così come i capi di alcuni ministeri, hanno aderito alla discussione.

Nove intervalli di test sono stati utilizzati in Russia e Bielorussia. Il concetto delle manovre è in caso di un’invasione estremista di Kaliningrad e della Bielorussia. L’aggressore incontra resistenza organizzata.

L’esercito russo ha testato con successo il veicolo corazzato “Terminator” e il carro armato T90S1. 20 navi della flotta del Baltico hanno creato un blocco del territorio dal mare. Unità e squadre di truppe regionali furono assegnate al luogo di invasione per isolare il nemico.

 

I servizi civili hanno avuto un ruolo importante da svolgere qui.

Mettere in:

“Un certo numero di compiti essenziali sono stati soddisfatti con successo nel corso delle manovre.

In primo luogo, sono state verificate la capacità di mobilitazione e la capacità di soddisfare i bisogni dell’esercito a livello locale.

La riserva militare – i cittadini regolari – sono stati convocati per l’addestramento militare. È stato praticato lo scenario del trasferimento ai veicoli militari di trasporto, nonché delle attrezzature di produttori civili, nonché la copertura tecnica delle vie di trasporto “.

Corrispondente:

Sono stati rivelati alcuni punti deboli, come la fornitura di provviste e medicinali e un rapido aumento della produzione di difesa in caso di escalation militare.

Queste debolezze dovrebbero essere eliminate, secondo il presidente.

Mettere in:

“Dovrebbero essere attentamente studiati e dovrebbero essere prese ulteriori misure per aumentare la capacità di mobilitazione.

Vorrei sottolineare che la capacità dell’economia di aumentare rapidamente la produzione di produzione della difesa quando necessario è uno dei pilastri più importanti per garantire la sicurezza strategica del paese.

Qualsiasi azienda strategica e di grandi dimensioni dovrebbe essere pronta a farlo indipendentemente dalla forma di costituzione “.

L’obiettivo è aggiornare le strutture produttive e creare una riserva di risorse materiali e tecniche, una sorta di riserva inviolabile.

 

Lo stato nazione custodisce l’identità di un popolo. Le élite hanno bisogno dell’immigrazione e della fine dei confini per distruggerlo e creare masse senza identità, facilmente dominabili.

 

Giuseppe Mazzini: Il massone fondatore della Mafia

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Guiseppi Mazzini è stato l’individuo a cui Albert Pike scrisse alcune lettere, nelle quali espose che ci sarebbero state tre guerre mondiali che avrebbero alla fine unito il mondo sotto una dittatura luciferina. Come Pike, Mazzini fù un Illuminato e possedeva il 33esimo grado massonico. Egli è anche il fondatore della Mafia (Fonte). Le forze dell’ordine conoscevano da tempo i rapporti che vi erano tra massoneria e Cosa Nostra.

“Il comitato ritiene che il legame tra Cosa Nostra e le istituzioni è basato gran parte sulla Massoneria.”

Il terreno fondamentale su cui è stato creato e rinforzato il collegamento tra Cosa Nostra con i funzionari pubblici e i professionisti privati è la Massoneria. Il legame Massoneria serve per mantenere le relazioni costanti e organiche. L’ammissione di membri in Cosa Nostra, anche a livelli elevati, non è un evento occasionale o episodico, ma una scelta strategica. Il giuramento di fedeltà a Cosa Nostra rimane il punto cardine attorno al quale gli”Uomini d’onore”, devono essere chiaramente legati. Ma le associazioni Massoniche offrono alla mafia uno strumento formidabile per estendere il proprio potere, per ottenere favori e privilegi in ogni campo: sia per la conclusione delle grandi imprese sia per “sistemare le dispute”, come molti collaboratori di giustizia hanno rivelato “.

Mazzini nacque in Francia e suo padre fù un “giacobino” (massone del gruppo degli Illuminati che hanno provocato la Rivoluzione francese). Come suo padre, che era anche un professore universitario, Mazzini gravitò nell’ambiente delle società segrete.

Nel 1830 Mazzini si recò in Toscana, dove divenne membro della carboneria, un’associazione segreta con scopi politici. Il 31 ottobre dello stesso anno fu arrestato a Genova e internato a Savona. Durante la sua prigionia ideò un nuovo movimento patriottico, diretto a sostituire il fallimentare movimento della carboneria. Anche se fù liberato all’inizio del 1831, scelse l’esilio, invece di una vita confinata nel piccolo borgo assegnato lui dalla polizia, spostandosi a Ginevra in Svizzera. (Fonte)

Ancora più interessante è il desiderio di Mazzini di creare gli “Stati Uniti d’Europa”, un secolo prima che l’Unione europea nascesse. Il globalismo è Illuminismo e Mazzini fu fedele a entrambi. Ora, tornando alla mafia:

“Giuseppe Mazzini, un massone di 33esimo grado, fondò un gruppo di rivoluzionari chiamato Giovine Italia. Il loro obiettivo era quello di liberare l’Italia dal controllo della monarchia e dal papa. Ebbero successo e Mazzini fù onorato come un patriota in Italia. Ma, nel processo, nacque la mafia. I rivoluzionari della Giovine Italia ebbero bisogno di soldi, e quindi:

“… per procurarsi da vivere rapinarono banche, saccheggiarono o bruciarono le aziende, se da queste non veniva pagato il pizzo e sequestrarono persone per ricavarne un riscatto. In tutta Italia si diffuse la frase” Mazzini Autorizza Furti, Incendi e Attentati (o avvelenamenti)” Questa frase è stata accorciata nella sigla, MAFIA, nasce ora la criminalità organizzata. ” (John Daniel, “Scarlet and the Beast,” Vol. I., pages 330-331)(Fonte)

Mazzini fù anche il fondatore del Rito scozzese della massoneria in Italia. (Fonte) Dobbiamo renderci conto che il Rito Scozzese è il ramo degli Illuminati nella Massoneria. Fù fondato dagli illuministi Albert Pike e Mazzini. Il Rito scozzese ha 33 gradi. La maggior parte delle persone avanzano solo nei primi tre livelli e ignorano i veri obiettivi del Rito Scozzese, e gli adoratori di Lucifero che comandano dall’alto.

Detto questo, la mafia è solo un altro strumento degli Illuminati, funzionando, nella realizzazione della loro agenda luciferina.

“La strategia politica di Cosa Nostra è la seguente:

L’occupazione e il governo del territorio in concorrenza con le autorità legittime, possiede immense risorse finanziarie, ha un esercito segreto ben armato, ha un programma di espansione illimitata, tutte queste caratteristiche ne fanno una organizzazione che opera secondo la logica del potere e della convenienza, senza regole se non quelle che si prodigano a difendere. La strategia politica di Cosa Nostra non viene modificata da altri,ma viene imposta sugli altri in termini di corruzione e violenza.

La mafia e la politica hanno un rapporto di “convivenza”,convivenza la quale ha favorito i tentativi di infiltrazione negli organi di governo, nella magistratura, nella polizia e nelle autorità locali. Alcuni tentativi hanno avuto successo, con conseguenze disastrose per la legittimità e la credibilità delle azioni intraprese dalle autorità pubbliche. ”

Queste azioni includono omicidi, ricatti, intimidazioni, corruzione e altri metodi per man tenere la gente sotto il controllo della mafia. “Ordine dal caos” sotto il mantra de “il fine giustifica i mezzi.”

È morto un amico vostro caduto in disgrazia 17 Novembre 2017

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(Gabriele Adinolfi) – Totò Riina. È morto un amico vostro, anche se lo avete rinnegato perché era caduto in disgrazia.
Vi riempite la bocca di retorica istituzionale, ma se maledite la mafia è solo perché essa, impadronitasi di tutto e fatto quindi un salto di qualità, non ha più un nome. Tanto che oggi chiamate mafiosi quelli che fanno del semplice malaffare e quando li bastonate cercate di far dimenticare che la mafia l’avete chiamata voi, l’avete insediata voi, le avete dato voi tutto il potere.

È sbarcata con gli americani e con la democrazia e si è ritrovata perfettamente nel vostro modo di vivere e di ragionare, fatto di conoscenze, di raccomandazioni, di complicità, di tangenti, di cosche, di logge, d’interessi materiali, di pizzi (la differenza con Equitalia? Può darsi che pagato il pizzo mafioso si riesca ancora a lavorare).
La mafia non l’avete combattuta mai, siete intervenuti in alcune guerre intestine come quando i Gotti e i Gambino vennero sgominati in Usa per l’alleanza con i colombiani contro la Dea, e allora avete colpito i loro referenti qui perché non erano più protetti.

Più eravate collusi più volevate dimostrare che eravate intransigenti, così i perdenti, gli abbandonati, gli scaricati dalla mafia vincente, li avete sepolti vivi in condizioni carcerarie che nessun fascismo si sarebbe mai sognato d’immaginare, trattandoli da sotto-uomini, inchiodandoli a condizioni atte a mortificare la persona umana. Fino a lasciare che oggi un vostro amico caduto in disgrazia subisse il medesimo trattamento anche in malattia, anche in agonia, anche in coma. Fate pena. Aveste un minimo di coraggio e di dignità lo avreste fucilato: accanirsi sugli inermi, qualsiasi cosa abbiano fatto, è degno di voi, vigliacchi e democratici.
Voi godete se qualcuno è torturato ed è disumanizzato, ma volete che ciò avvenga impersonalmente, senza sporcarvi le mani. Lanciate tweet di giubilo per la morte del “capo dei capi”. Vorrei proprio vedere se avreste il coraggio di sussurrarlo in un bar di Corleone. Scusatemi ma rido.

È morto un amico vostro, anche se lo avete rinnegato perché era caduto in disgrazia.
Per noi era un nemico perché la mafia il fascismo la combatté e le vinse pure. Quel fascismo che non snaturò mai il Diritto anche nei momenti in cui era impegnato a vedersela con azioni sovvertitrici e con complotti omicidi. Creò appositamente dei tribunali speciali ed ebbe il coraggio e l’onestà di definirli tali, invece d’inventarsi alchimie oblique come le vostre aggravanti per terrorismo.

Totò Riina era un amico vostro con le mani grondanti di sangue, voi non ci avete neppure messo le mani perché il lavoro sporco lo avete sempre lasciato agli altri.
Se credete che seppellirlo come un cane appestato vi mondi dalle vostre complicità vi sbagliate di grosso. “Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”.
Tra voi e lui chi ne esce meglio? Non ditelo, è troppo facile!

Pd-Mdp: come funziona il sistema misto

Improvvisamente il Pd ha scoperto i rischi del nuovo sistema elettorale. Più precisamente i rischi connessi ai collegi uninominali: 232 alla Camera e 116 al Senato. Sono pochi, ma non così pochi da essere ininfluenti sul risultato finale delle prossime elezioni. Con questo sistema elettorale per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, o per impedire che altri la ottengano, non basta prendere tanti seggi proporzionali (386 Camera e 193 al Senato) occorre anche vincere nei collegi. Come? Correndo da solo se uno si sente tanto forte da poter prendere un voto più dei concorrenti. Facendo alleanze nel caso contrario.
Il Pd è così forte da poter correre da solo? Una volta forse. Oggi la concorrenza di Mdp e di eventuali altre liste di sinistra potrebbe significare la perdita di molti seggi in bilico in diverse regioni sia al Nord (Piemonte e Liguria) che al Sud (Campania, Puglia). Non solo. Anche nelle regioni della ex-zona rossa, e cioè Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, le divisioni a sinistra potrebbero comportare per il Pd la perdita di una quota di seggi che altrimenti sarebbero sicuri. E senza che questo significhi la conquista di alcun seggio per Mdp. Insomma le divisioni a sinistra sono un regalo per la destra. Nulla di nuovo sotto il sole. Uniti si vince, divisi si perde. È la regola d’oro del maggioritario. Che Prodi e Berlusconi hanno devotamente cercato di applicare ai tempi della legge Mattarella e non solo.

Meurtre de David Rossi, directeur de la communication de la Banque Monte Paschi

Dopo la riapertura dell’inchiesta, viene effettuata la simulazione della caduta di David Rossi, capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni a Siena il 6 marzo 2013, nel pieno delle indagini sul dissesto finanziario della banca. Intervista a Elio Lannutti Pres. ADUSBEF

Per chi intende candidarsi alle elezioni, parliamo del reato di peculato

La definizione di peculato, le pene previste dalla legge, gli elementi costitutivi del reato, la giurisprudenza

In questa pagina:

 

Che cosa è il peculato

Previsto e disciplinato dagli artt. 314 e 316 c.p., il peculato è un delitto che si configura quando “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria“.

Per il testo delle due norme si rimanda al Codice penale, libro II, titolo II, Capo I (Dei delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione)

Origini ed evoluzione del peculato

La parola peculato deriva dal latino peculatus, termine legato alla parola pecunia(m) ovvero denaro che, a sua volta, deriva da pecus (bestiame, pecora).

Stando all’etimologia del termine, dunque, il reato di peculato veniva identificato in origine con il furto o la sottrazione di bestiame. Fu la Lex Iulia, promulgata da Giulio Cesare, a trasformare il peculato nell’appropriazione illecita di denaro pubblico, fissandone per i secoli a venire le caratteristiche e le pene.

Da allora in poi, il reato sarà considerato, infatti, crimen publicum e giudicato da un’apposita quaestio, a seguito della quale, ove ritenuto colpevole, il soggetto era obbligato a versare il quadruplo della somma rubata.

Presente anche nel codice penale sardo e in quello toscano, il reato viene disciplinato nel codice del 1889 (c.d. “Codice Zanardelli”) che contemplava, all’art. 168, il peculato del pubblico ufficiale che sottraesse o distraesse denaro o altra cosa mobile di cui avesse, per ragioni del suo ufficio, l’amministrazione, l’esazione o la custodia.

Nel codice del 1930 il peculato trova spazio negli artt. 314 e 316, aggiungendo rispetto alla formulazione della precedente legislazione, quale soggetto attivo, oltre al pubblico ufficiale, anche l’incaricato di un pubblico servizio, la cui nozione è fornita nei successivi artt. 357 e 358 c.p.

Nel tempo, assorbendo i rilievi maturati in giurisprudenza e le istanze di ammodernamento della materia, la disciplina del peculato ha subito rilevanti modifiche rispetto all’originaria formulazione, ad opera innanzitutto della l. n. 86/1990 (“Modifiche in tema di delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione“) che, in particolare, ha: eliminato la modalità distrattiva della realizzazione della condotta, rendendo punibile solo l’appropriazione del denaro o di altre cose mobili altrui; abrogato l’art. 315 c.p. con il consequenziale assorbimento della “malversazione a danno di privati” nella sfera di rilevanza di cui all’art. 314 c.p., nonché normato autonomamente il “peculato d’uso“. Successivamente, la disciplina del delitto di peculato è stata modificata dalla l. n. 97/2001 e dall’art. 1 della l. n. 190/2012 che ha elevato la pena edittale da quattro a dieci anni (originariamente, la pena minima era di tre anni).

Gli elementi del reato di peculato

Il peculato è un “reato proprio“, per cui può essere commesso, come stabilisce chiaramente l’incipit dell’art. 314 c.p., da un soggetto che rivesta la qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio.

Ai fini della configurazione del reato, secondo la giurisprudenza di legittimità, per pubblico ufficiale deve intendersi sia colui che tramite la sua attività concorre a formare quella della P.A., sia colui che è chiamato a svolgere attività aventi carattere accessorio o sussidiario ai fini istituzionali (ovvero colui che partecipa al procedimento amministrativo, con funzioni, propedeutiche o accessorie, aventi effetti “certificativi, valutativi o autoritativi“), poiché, anche in tal caso, attraverso l’attività stessa, si verifica una partecipazione alla formazione della volontà dell’amministrazione pubblica (Cass. Pen. n. 39351/2010).

Secondo una parte della dottrina, il peculato è un reato di natura plurioffensiva, poiché configura da un lato un abuso della situazione giuridica di cui il soggetto agente è titolare, e, dall’altro, un delitto contro il patrimonio pubblico, bene giuridico di cui si vuole tutelare l’integrità poiché necessario alla realizzazione dei fini istituzionali da parte dello Stato e degli enti pubblici nei confronti della collettività. Secondo un altro orientamento, invece, il bene giuridico tutelato coincide con quello collettivo del buon andamento, dell’imparzialità e dell’efficienza dell’attività della Pubblica amministrazione, leso dalle condotte illecite perpetrate dai suoi stessi organi.

Nella nuova formulazione dell’art. 314 c.p., a seguito della l. n. 86/1990, il reato si consuma nel momento in cui ha luogo l’appropriazione dell’oggetto materiale altrui (denaro o cosa mobile), da parte dell’agente, la quale si realizza con una condotta incompatibile con il titolo per cui si possiede la res altrui, a prescindere dal verificarsi di un danno alla pubblica amministrazione (c.d. “reato istantaneo”). L’elemento oggettivo del reato non esige più, come in passato, che il denaro o la cosa mobile oggetto del reato debbano appartenere alla P.A. ma solo che si trovino nella disponibilità del soggetto agente.

Nel reato di peculato ex art. 314, 1° comma, c.p., come nell’ipotesi di peculato mediante profitto dell’errore altrui ex art. 316 c.p., il dolo è generico e consiste nella coscienza e nella volontà dell’appropriazione; mentre è specifico nel peculato d’uso, poiché in tale fattispecie, il soggetto agente si appropria del bene allo scopo di farne un uso momentaneo.

Tipi di peculato

Oltre alla fattispecie tipica di peculato di cui all’art. 314, 1° comma, c.p., è possibile distinguere il peculato d’uso, il peculato di vuoto cassa, e il peculato mediante profitto dell’errore altrui.

Il peculato d’uso

Il peculato d’uso è espressamente disciplinato dal secondo comma dell’art. 314 c.p., il quale prevede l’applicazione della “pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita“.

Giova sottolineare che il peculato d’uso non costituisce un’attenuante del reato di cui al primo comma dell’art. 314 c.p., bensì un’autonoma figura delittuosa, la quale, per la sua configurazione, non richiede che il bene fuoriesca dalla sfera di disponibilità del proprietario essendo sufficiente che il soggetto agente si comporti nei confronti del bene stesso, uti dominus, realizzando fini estranei agli interessi del proprietario (Cass. Pen. N. 788/2000).

Il peculato di vuoto cassa

Un’ulteriore ipotesi di peculato è quella del c.d. “vuoto di cassa” ovvero dell’appropriazione del denaro da parte di colui che, in ragione del suo ufficio, è tenuto a custodirlo. Il reato si intende consumato sia successivamente al decorso del termine per la consegna che in pendenza dello stesso, quando la scadenza dilazionata di rendiconto non autorizza comunque a disporre del denaro (Cass. Pen. 30.10.2006).

Il peculato mediante profitto dell’errore altrui

Altra fattispecie, espressamente prevista all’art. 316 c.p., è quella del “peculato mediante profitto dell’errore altrui” che si configura quando “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell’errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità“. Il reato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

La condotta criminosa consiste, come dispone espressamente l’art. 316 c.p., alternativamente, nella ricezione (ovvero l’accettazione passiva di un quid offerto da un terzo) o nella ritenzione, per sé o per un terzo (ovvero il mantenimento – consistente in un’appropriazione, una mancata restituzione o un trasferimento – del bene presso il soggetto agente). Affinchè si possa configurare tale fattispecie di peculato, la condotta deve realizzarsi, nell’esercizio delle funzioni o del servizio del soggetto agente, il quale, è sufficiente che si limiti a trarre profitto dall’erroneo e spontaneo convincimento in cui incorre il terzo.

Giurisprudenza in tema di peculato

Cassazione penale Sezione VI sentenza del 16/05/2017 n. 42061
Il momento della consumazione del delitto di peculato coincide con quello in cui ci si appropria dolosamente di beni mobili o di somme di denaro della pubblica amministrazione di cui si è in possesso per ragione del proprio ufficio o servizio: non è rilevante, ai fini della consumazione del reato, il fatto che l’imputato abbia costituito un unico conto sul quale fare confluire le somme, perché l’appropriazione è momento distinto dall’accreditamento delle stesse somme sul conto.

Cassazione penale Sezione VI sentenza del 23/03/2017 n. 29471
Il delitto di peculato può essere escluso in applicazione del canone di offensività solo se il bene oggetto di appropriazione è privo di rilevanza economica intrinseca (confermata la condanna di un autista cantoniere del Comune che si era appropriato di cinque buoni carburante per un totale di 50 euro).

Cassazione penale Sezione VI sentenza del 16/03/2017 n. 29782
Integra la fattispecie del delitto di peculato la condotta del medico che svolgendo in regime di convenzione attività intramuraria “allargata” (ossia svolta presso il proprio studio privato), dopo aver riscosso l’onorario ometta di versare all’azienda sanitaria quanto di spettanza della medesima.
Cassazione penale Sezione VI sentenza del 16/03/2017 n. 26297
La condotta del pubblico ufficiale (o dell’incaricato di un pubblico servizio) che utilizza il telefono d’ufficio per fini personali al di fuori dei casi d’urgenza, integra il reato di peculato d’uso solo se produce un danno apprezzabile al patrimonio della pubblica amministrazione o di terzi, ovvero una lesione concreta alla funzionalità dell’ufficio. Un principio applicabile anche all’utilizzo di internet con finalità non istituzionali.

Cassazione penale Sezione VI sentenza del 14/03/2017 n. 16163
Integra il delitto di peculato la condotta del dipendente dell’ufficio postale che sottrae illegittimamente del denaro dal libretto di una correntista.

PD E ANPI IN CAMPAGNA ELETTORALE RISPOLVERANO L’ANTI FASCISMO,MA…

Vittorio Sgarbi: il massacro comunista dei carabinieri alle Cave dei Predil

1 Ottobre 2017

Vittorio Sgarbi

“Sorpresi nel sonno, avvelenati, torturati e infine tagliati a pezzi. Fu questo il tragico destino di dodici giovani Carabinieri, catturati dai partigiani comunisti alle Cave dei Predil nell’alto Friuli”. Vittorio Sgarbi, nella sua rubrica su Il Giorno, ricorda quanto avvenuto il 23 marzo 1944, quando ” i partigiani comunisti presero in ostaggio il vicebrigadiere Dino Perpignano, mentre stava rientrando negli alloggiamenti e, minacciandolo, lo costrinsero a pronunciare la parola d’ ordine. Una volta entrati nel presidio, catturarono tutti i Carabinieri, in parte addormentati. I dodici militari furono deportati nella Valle Bausizza e rinchiusi in un fienile dando loro un pasto condito con soda caustica e sale nero“.

Il critico d’arte ricorda come furono affamati e dunque avvelenati: “La loro agonia si protrasse fra atroci dolori per ore e ore. Stremati e consumati dalla febbre, Pasquale Ruggiero, Domenico Del Vecchio, Lino Bertogli, Antonio Ferro, Adelmino Zilio, Fernando Ferretti, Ridolfo Calzi, Pietro Tognazzo, Michele Castellano, Primo Amenici, Attilio Franzon, quasi tutti ventenni (e mai impiegati in altri servizi tranne quello a guardia della centrale) , furono costretti a marciare fino a Malga Bala ove il giorno 25 li attendeva una fine orribile.Avevano l’ età di mio padre”. Dunque Sgarbi ricorda come furono uccisi e sottolinea: “Ora le misere spoglie di questi Carabinieri riposano, dimenticate dagli uomini, dalla storia e dalle Istituzioni, in una torre medievale di Tarvisio, le cui chiavi sono pietosamente conservate da alcune suore di un vicino convento. Una lapide ambigua li ricorda, senza una parola di verità”. Crimini rossi. Crimini dimenticati, o quasi.

Israele, Hezbollah e Siria. La guerra che verrà Medio Oriente. Sempre attuale.

Michele Giorgio, aprile 2017 – Ci risiamo! Netanyahu accusa Bashar Assad di possedere armi chimiche e all’orizzonte si affaccia un nuovo conflitto tra lo Stato ebraico e Hezbollah che stavolta potrebbe coinvolgere la Siria sparigliando le carte a Putin.

Il commento di Benyamin Netanyahu è stato immediato. «Israele condanna con forza l’uso di armi chimiche contro civili innocenti in Siria…Sono sconvolto e indignato. Ci appelliamo al mondo per tenere le armi chimiche fuori dalla Siria», ha detto il premier israeliano mentre su Damasco piovevano le critiche per il presunto bombardamento con armi chimiche nella provincia di Idlib, attribuito dall’opposizione alle forze governative siriane, in cui sarebbero morti decine di civili. Il ministro dell’istruzione israeliano, Naftali Bennett, ha chiesto una riunione del gabinetto di sicurezza per discutere di contromisure al (presunto) possesso di armi chimiche da parte di Damasco e le ramificazioni per la sicurezza di Israele.

La Siria si è disfatta del suo arsenale chimico nel 2014, sulla base di una risoluzione delle Nazioni Unite e di un’intesa con la Russia che evitò all’ultimo istante un attacco militare americano. La distruzione dei depositi siriani fu supervisionata internazionalmente. Per Israele invece Damasco terrebbe nascosta una parte di quelle sostanze chimiche, a scopo bellico. Comunque stiano le cose, il governo Netanyahu intende sfruttare l’occasione per mettere sotto pressione Damasco, soprattutto ora che Assad pare intenzionato a rispondere ai raid aerei israeliani che la Siria subisce da anni, come ha dimostrato il mese scorso ordinando alla contraerea di entrare in azione. A Tel Aviv inoltre non è piaciuta la linea espressa dall’Amministrazione Trump, e ribadita anche ieri, contraria ad un cambio di regime in Siria.

Israele vuole la caduta di Bashar Assad, anche se ciò dovesse far precipitare la Siria nel caos e in una spartizione del Paese tra formazioni armate jihadiste e qaediste. Sostiene che il presidente siriano sia ormai legato a doppio filo all’Iran e troppo dipendente dall’assistenza militare che riceve dal movimento sciita libanese Hezbollah, alleato di Tehran. In sostanza, sempre secondo Israele, Damasco sarebbe pronta ad aprire tutto il suo territorio agli scopi militari dell’Iran, in particolare il sud del Paese lungo le linee armistiziali sul Golan occupato. E, aggiunge, si preparebbe a permettere a Tehran la costruzione di una base navale sulla costa mediterranea. Vero o falso che sia parla dell’esistenza di una “mezzaluna iraniana”. Appena qualche giorno fa, Chagai Tzuriel, direttore generale del ministero dell’intelligence di Israele, ha spiegato che «Se l’Iran rimarrà in Siria, allora sarà una costante fonte di attrito e tensione con la maggioranza sunnita, con i paesi sunniti al di fuori della Siria, con le minoranze sunnite fuori della regione, e con Israele«». Secondo Tzuriel, Tehran intenderebbe creare una sorta di “ponte di terra sciita” che passando per l’Iraq, la Siria e il Libano arrivi fino al Mediterraneo, in modo da tenere la costa israeliana sotto il tiro della sua marina militare.

È evidente che al governo Netanyahu cominci a stare stretta la “linea verde”, il coordinamento con Mosca che sino ad oggi ha evitato scontri tra le forze aeree dei due Paesi quando l’aviazione israeliana lancia i suoi raid in territorio siriano contro presunti convogli di armi destinati a Hezbollah. Il movimento sciita, riferiscono fonti libanesi, avrebbe adottato delle contromisure costruendo in Siria gallerie sotterranee, tra la zona del Qalamoun e quella meridionale, dove custodire missili a medio raggio in grado di colpire ogni punto di Israele.

Guerra che si avverte sempre di più nell’aria e molte scintille potrebbero innescarla. Una di queste è il possibile desiderio di Israele di imporre nel Mediterraneo orientale la sua sovranità su una zona marittima contesa rivendicata anche dal Libano. Zona che si ritiene ricca di petrolio e gas. Nabih Berri, presidente sciita del Parlamento libanese, ha avvertito che il passo fatto da Israele «equivale a una dichiarazione di guerra». La disputa va avanti da anni ma le intenzioni di Israele in quel tratto di mare e la recente costruzione da parte di Beirut di cinque piattaforme (tre delle quali nella zona contesa) per l’esplorazione petrolifera, hanno fatto immediatamente salire la tensione. Hezbollah ha più volte ammonito Israele dall’approvare una legge di annessione della zona marittima contesa simile a quella che più di 30 anni fa dichiarò il Golan siriano parte del territorio israeliano. La superiorità militare di Israele è fuori di dubbio ma Hezbollah possiede missili anti-nave Nour, una versione iraniana dei cinesi C-802, e potrebbe essere in possesso anche dei missili russi Yakhont, tra i più avanzati al mondo, in grado di colpire le installazioni petrolifere israeliane. Tel Aviv ha risposto raddoppiando il numero di batterie antimissile Iron Dome che saranno montate su quattro nuove corvette che entraranno in servizio nel 2019.