Italiani tartassati, quasi metà dello stipendio se ne va in tasse

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Italia verso la crisi: abolire Quota 100

I dati Confindustria, ISTAT e OCSE confermano un’Italia ancora in crisi e arriva l’invito a tornare indietro su quota 100 e reddito di cittadinanza.

Quota 100 e RdC: le critiche

Il Rapporto OCSE non risparmia critiche alla nuova misura contenuta nella Riforma Pensioni del governo Conte, con particolare riferimento alla quota 100.

L’abbassamento dell’età pensionabile a 62 anni con almeno 38 anni di contributi rallenterà la crescita nel medio termine, riducendo l’occupazione tra le persone anziane e, se non applicata in modo equo aumenterà la diseguaglianza intergenerazionale e farà aumentare il debito pubblico.

L’OCSE invita quindi l’Italia a tornare sui sui passi.

Abrogare le modifiche alle regole sul pensionamento anticipato introdotte nel 2019 e mantenere il nesso tra l’età pensionabile e la speranza di vita. […] Una marcia indietro sul regime di pensionamento anticipato introdotto con quota 100 consentirebbe di liberare risorse per 40 miliardi di euro da qui al 2025.

Il segretario generale, Angel Gurria, ha dichiarato:

Oggi l’economia italiana èufficialmente in stallo. Il rallentamento dell’economia sottolinea ancora una volta l’urgenza di sviluppare politiche per rivitalizzare la crescita. L’Italia continua ad affrontare significativi problemi in campo economico e sociale, per risolverli è necessario adottare una serie di riforme pluriennali per favorire una crescita più solida e inclusiva e ripristinare la fiducia nella capacità di riforma.

Critiche arrivano anche sul Reddito di cittadinanza:

Il livello del trasferimento, previsto dal programma attuale del Reddito di Cittadinanza, rischia di incoraggiare l’occupazione informale e di creare trappole della povertà.

Altre osservazioni

Le altre osservazioni dell’OCSE si concentrano sulla salute del settore bancario, ritenuta strettamente connessa alla finanza pubblica e ai suoi effetti sui rendimenti dei titoli di Stato:

Rendimenti dei titoli di Stato più bassi contribuirebbero a preservare la stabilità del settore bancario.

Bisogna poi spingere sulla lotta all’evasione fiscale, per aumentare il gettito fiscale, consentendo di ridurre le aliquote fiscali e rendendo il sistema tributario più equo. L’invito:

Evitare i condoni fiscali ripetuti.

E abbassare la soglia massima per i pagamenti in contanti.

Andamento economico

Nel primo trimestre 2019 (dati Confindustria) la produzione industriale italiana è rimasta piatta, con un calo stimato dello 0,1%, che fa seguito ad un forte rallentamento registrato a fine 2018.  Scoraggianti anche nei dati relativi alla disoccupazione in Italia, in risalita di 0,1 punti nel mese di febbraio per arrivare al 10,7%, secondo le rilevazioni ISTAT:

  • le persone in cerca di occupazione aumentano del +1,2% su base annua, arrivando a quota 2.771.000 (+34 mila);
  • il numero dei disoccupati è in calo su base annua del -1,4% (-39 mila);
  • il tasso di disoccupazione è di quasi 5 punti superiore al livello minimo raggiunto prima della crisi;
  • il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a febbraio era del 32,8% (-0,1 punti percentuali), 14 punti sopra il minimo pre-crisi;
  • a febbraio gli occupati sono diminuiti del -0,1% (-14 mila unità), ma su base annua l’occupazione risulta ancora in crescita di +113 mila unità;
  • i dipendenti sono diminuiti di -44mila unità, sia permanenti (-33 mila) che a termine (-11 mila). Invece risultano in aumento gli indipendenti (+30 mila). Su base annua invece l’occupazione risulta ancora in crescita (+113 mila).

Sarah sulle migrazioni di massa: “Occidente rischia di sparire”

Un cristiano e un grande diplomatico le cui verità contestano Bergoglio, ma non entra in collisione con lui. L’odiosa figura di Bergoglio rappresenta bene il papa statista e male il padre spirituale dei cristiani. Sarah, invece e meglio di lui, meriterebbe il nome di Francesco.  Non condivido l’assoluzione che da alla Chiesa cattolica sulla sua parte di responsabilità nella decadenza dell’Occidente. Alla radice di questa responsabilità c’è il potere temporale e c’è l’estraneità del clero alla società civile. C’è la Fede, incorniciata d’oro, appesa alle pareti dei templi, ormai ricoperta di polvere. Mirabile, invece, la sintesi con cui da cristiano e da africano traduce il fenomeno della migrazione: il nuovo schiavismo.

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Il cardinale Robert Sarah, all’interno di un’intervista, avverte l’Occidente sul rischio sparizione: la Chiesa non dovrebbe assecondare le migrazioni di massa. Il rischio? Finire come Roma invasa dai barbari

Il cardinal Robert Sarah, pur essendo considerato il “leader” spirituale dei conservatori, non si è mai discostato da papa Francesco.

Non fa parte dei sottoscrittori dei dubia su Amoris Laetitia e non ha mai criticato Jorge Mario Bergoglio per quella che altri chiamano “confusione dottrinale”. In questi tempi polarizzanti, però, la disamina del primo sul tema della gestione dei fenomeni migratori sembra allontanarsi dalla visione del Santo Padre. L’accoglienza dei migranti, nella pastorale del pontefice argentino, ha assunto i tratti di un mantra, di un diritto assoluto estendibile erga omnes, di un punto programmatico prioritario non soggetto a dialettica. Le ultime fatiche del porporato africano dicono altro.

Nel suo terzo libro – interviste, che il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha scritto insieme al giornalista francese Nicolas Diat, ilcardinale si è interessato soprattutto alla “decadenza del nostro tempo” , che Robert Sarah considera alla stregua di un“peccato mortale”. “Si avvicina la sera e il giorno è ormai al termine” – questo è il titolo del libro in questione – appare soprattutto come un monito, l’ennesimo, sul tramonto della civiltà occidentale. Ci sono dei passaggi accorati, come abbiamo avuto modo di sottolineare, in cui l’alto ecclesiastico attacca quei“pastori” che hanno “paura di parlare con tutta la verità e la chiarezza“.

Robert Sarah sembra pensare, in sintesi, che il decadimento occidentale non dipenda dalla Chiesa cattolica, ma che i cattolici abbiano il dovere di far fronte a un rischio preciso: la scomparsa del Vecchio Continente nel baratro del nichilismo. Bisogna stare attenti a non presentare il porporato africano come un criticio del pontefice argentino. Semplicemente perché non lo è. Alcuni media stanno rilanciando un’intervista, che il prefetto ha rilasciato a Valeurs Actuelles: ecco, all’interno di quei virgolettati, come si apprende su Aleteia, emergono posizioni molto critiche sull’attuale gestione dei fenomeni migratori. Punti di vista che difficilmente possono essere integrati con la narrativa sull’accoglienza a tutti i costi. Quella promossa dalla Santa Sede. Robert Sarah, per esempio, riflette in questi termini di coloro che ricercano sulle nostre coste quello che Stephen Hawking chiamava “Il nirvana di Instagram“: Tutti i migranti che arrivano in Europa – ha puntualizzato – vengono stipati, senza lavoro, senza dignità… È questo ciò che vuole la Chiesa? La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massa”. Ma questa è solo la premessa. Sì, perché per il consacrato, l’Europa vive una situazione tanto emergenziale da rendere possibile un paragone con la fine della civiltà romana, avvenuta pure per via dell’ “invasione dei barbari“. E sul dialogo religioso con il mondo musulmano? “Il mio paese è in maggioranza musulmano – si è limitato ad asserire – . Credo di sapere di cosa parlo“. Non è finita qui.

Il punto più rilevante della riflessione dell’uomo che ancora oggi ricopre uno dei più alti incarichi in Vaticano è quello in cui si accenna alle “strane organizzazioni umanitarie“, che “vangano e rivangano l’Africa“. Le stesse che, stando alla visione di Robert Sarah, suggeriscono ai giovani africani la possibilità che dietro un viaggio si nasconda una svolta economico – esistenziale. Sembra proprio di poter interpretare questo passaggio come una critica a certe Organizzazioni non governative. Il pensiero di Sarah è forte perché credibile: essendo africano, parla con cognizione di causa. Chi, più di lui, può dire di avere a cuore il destino dei migranti?

 

IL PRESIDENTE D’UNA CORTE D’APPELLO CHE TRASCURA I SUOI DOVERI DEVE DIMETTERSI E RISPONDERE AL CSM.

Basta alibi. Gli ispettori di Bonafede non ammazzino ancora una volta Stefano Leo

domenica 7 aprile 6:00 – di Francesco Storace

Quale altro burocrate sarà assoldato dalla giustizia italiana per spegnere il sorriso di Stefano Leo persino sulle fotografie? Non si cancella una vergogna e non ci accontentiamo di un solo annuncio. L’omicidio – sgozzato – di quel ragazzo di Torino ha più responsabili. L’assassino marocchino e chi non lo ha spedito in carcere in omaggio a una sentenza definitiva. L’accoltellatore era libero e ha seminato sangue. Ministro Bonafede, chi pagherà?
Non ci sfugge la decisione dell’invio di ispettori ministeriali a Torino. Ma nessuno sa quando andranno. Né si sa con quale mandato. Ci sentiamo beffati quando il presidente della Corte d’Appello del capoluogo Edmondo Barelli Innocenti versa lacrime chissà quanto sincere. E chi doveva garantire l’esecuzione in cella, eccellenza?

Qualcuno deve pagare per una bestia in libertà

Ma è dal ministro della giustizia – se di giustizia si può ancora parlare – che attendiamo risposte. Perché sinora non abbiamo letto né post, né tweet, da un guardasigilli solitamente ciarliero sui social.
E’ tempo di massima trasparenza, perché non si deve avere riguardo per alcuno. Chiunque abbia sbagliato, va individuato e sanzionato come merita chi si scorda un delinquente in circolazione. La bestia che ha sgozzato Stefano Leo doveva essere recluso. E magari oggi quel ragazzo torinese sarebbe ancora vivo a sorridere con i suoi amici e la sua dignitosissima famiglia. Invece no.
Ministro Bonafede, il presidente Barelli Innocenti ha detto che spiegherà tutto agli ispettori “se e quando verranno”. E’ un’altra beffa annunciata? Possono partire oggi stesso?

Quanti condannati sono ancora in giro?

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Che cosa vuol dire che manca il personale per far scontare una pena? Chi ci deve pensare, lei o noi? Non c’erano cancellieri per trasmettere un ordine di carcerazione? E come vi permettete di sottovalutare una questione del genere? Quante “pratiche” sono in sospeso? Non è che gli ispettori devono controllare prima al ministero?
Cancellando la prescrizione avete pensato di fare giustizia. Ma all’assassino di Stefano Leo avete regalato la libertà prima di compiere il suo gesto efferato a danno di un figlio di tutti noi. Perché ci sentiamo atterriti, padri e madri, a sapere che è così facile restare liberi anche se si è condannati ad entrare in carcere per scontare una pena. No, la pena diventa tutta nostra mentre aspettiamo il ritorno a casa dei nostri ragazzi. E stiamo ancora ad aspettare gli ispettori di Bonafede.
Ogni anno in Italia finiscono in prigione mille innocenti. Ma un colpevole non ci va. Sembra una barzelletta e invece è la drammatica realtà della nostra malagiustizia. Perché se il presidente di una Corte d’appello arriva a parlare di assenza di personale, non è pensabile che sia un problema solo di Torino. E viene il dubbio che accada anche nel resto del Paese, e magari nelle zone infestate pure dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta.
Ma ancora non paga nessuno, né si intravede chi sarà chiamato a rispondere.
Buon viaggio agli ispettori di Bonafede, ma abbiamo la sensazione che direte che è colpa degli invisibili. Gli assenti che non avete assunto. Se accadrà questo il Guardasigilli dovrà essere il primo ad andarsene. Perché Stefano Leo non può essere stato ammazzato dal destino cinico e baro.

MILIONI DI EURO FREGATI ALL’UNICEF: finalmente è arrivata la denuncia! A processo il cognato di Matteo Renzi

Una querela dagli Usa e la legge anticorruzione hanno sbloccato l’ inchiesta della procura di Firenze sui fondi destinati ai bambini africani che invece, per l’ accusa, sarebbero finiti sui conti correnti privati di Alessandro Conticini e poi riciclati per l’ acquisto di case e quote societarie. I pm Giuseppina Mione e Luca Turco ieri hanno chiuso l’ inchiesta che vede indagati per appropriazione indebita e riciclaggio Alessandro e Luca Conticini, e per riciclaggio Andrea Conticini, cognato dell’ ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. I tre, ora, rischiano il processo. Il loro avvocato Federico Bagattini in passato ha sempre respinto le accuse.

Ma secondo la procura di Firenze i Conticini si sono appropriati di 6,6 milioni di dollari donati dall’ Unicef, dalla Fondazione Pulitzer e da altri enti benefici internazionali alla Play Therapy Africa e ad altre due organizzazioni no profit create e gestite da Andrea Conticini per l’ assistenza all’ infanzia in Africa. Mentre quei soldi, parte di 10 milioni di dollari di donazioni ricevuti tra il 2009 e il 2016, sarebbero stati utilizzati per un investimento immobiliare in Portogallo da 2 milioni di euro, e per l’ acquisto di quote di società della Eventi6, la società di famiglia dei Renzi, e della Quality Press Italy e della Dot Media, l’ azienda fiorentina nota per aver gestito la convention della Leopolda.

Alla Eventi6, secondo quanto ricostruito dalla guardia di finanza, sono arrivati tra il febbraio e il marzo 2011 187.900 mila euro. Alla Quality press Italy 158 mila euro e alla Dot Media, nota per aver gestito le convention della Leopolda, 4 mila euro. Invece in Africa, per la procura, sarebbero arrivati a scopi umanitari solo 2,8 milioni di dollari. Che fine ha fatto la maggior parte delle donazioni?

Secondo la procura una parte dei 10 milioni di dollari è stata legittimamente utilizzata per pagare i compensi di Alessandro Conticini, della moglie e dei collaboratori. Ma oltre 6,6 milioni sarebbero transitati sul conto privato di Conticini attivato alla Cassa di Risparmio di Rimini con il denaro poi impiegato per vari investimenti. Oltre agli immobili in Portogallo c’ è la sottoscrizione di un prestito obbligazionario emesso dalla società ” Red Friar Private Equity Limited Guernsey” di circa 798 mila euro.

 L’ inchiesta, nata nell’ aprile 2018, ha rischiato lo stop quando il governo Gentiloni ha cambiato le norme sulla procedibilità dell’ appropriazione indebita passata da ufficio a querela di parte. In estate la procura tramite rogatorie internazionali ha chiesto alle organizzazioni benefiche se volessero sporgere querela. L’ Unicef, che tra il 2008 e il 2013 ha donato 3,8 milioni di dollari alle no profit di Conticini, non ha risposto e a ottobre ha spiegato che « le somme erano il corrispettivo di regolari contratti in diversi paesi del mondo».

A gennaio ha presentato invece querela Operation Usa, che tramite la Fondazione Pulitzer ha donato oltre 5,5 milioni di dollari tra il 2009 e il 2016. Nello stesso mese è entrata in vigore anche la nuova legge anticorruzione che ha cambiato di nuovo la procedibilità dell’ appropriazione indebita: se è aggravata, non serve la querela di parte. Così l’ indagine ha avuto un nuovo impulso.

Durante l’ inchiesta la procura aveva convocato i fratelli Conticini per essere interrogati. «Ma quando ci hanno mandato l’ avviso i fatti contestati erano diversi da quelli richiesti per l’ interrogatorio»,spiegava negli scorsi mesi l’ avvocato Bagattini. Ora gli indagati hanno facoltà di chiedere l’ interrogatorio.

Tasse, spesa e debito pubblico: la ricetta eterna degli italiani per continuare a peggiorare le cose

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Mentre la realtà si incarica di dimostrare che la spesa pubblica assistenziale non produce ricchezza, Di Maio e Salvini continuano a blaterare contro un’austerità che non esiste. E gli italiani li seguono, persuasi che per crescere serva spendere. Invece si dovrebbe cambiare lo Stato

di MARCO BERTORELLO

I nodi cominciano ad arrivare al pettine e, sfortunatamente per i nostri eroi rosso-brunati, questo avviene (come avevamo previsto già in autunno) proprio in piena campagna elettorale per le elezioni europee. Per consolidare il proprio potere, ma anche per verificare chi fra i due ne avrà di più in prospettiva, entrambi i partiti di governo aspirano ad una vittoria elettorale in maggio. Per questa ragione sia i provvedimenti adottati che le (molto più frequenti) comparsate mediatiche hanno avuto sino ad ora un unico obiettivo: acquisire voti distribuendo soldi altrui ed istigando intolleranza ed esclusione verso i non appartenenti al clan.

Un vero peccato, dunque, che, come Istat ed Ocse hanno appena confermato, la recessione italiana invece di chetarsi si approfondisca. La risposta governativa alla crescente marea crescente di dati economici negativi si concentra, per il momento, sugli usuali temi di distrazione di massa: mandare i profughi del Mediterraneo ad Amburgo, ridurre gli incentivi al lavoro femminile, proporre inasprimenti delle pene tanto bestiali quanto inutili, cercare di rimborsare gli speculatori bancari e i gonzi al loro seguito, scoprire che la frutta spedita in aereo diventa troppo costosa … la lista delle pagliacciate ed anche dei danni permanenti si allunga ad ogni dato economico negativo.

Mancano ancora quasi due mesi al voto, la marea cresce e, nonostante gli sforzi di propaganda, l’odore non è sempre meno gradevole. Sarebbe necessario fare qualcosa, ovviamente, ma nessuno che stia al governo sembra intenzionato a dire cosa sino a dopo le elezioni europee. Mentre il Ministro dell’economia è occupato a stuprare il codice civile per comprare un po’ di voti a Salvini nel nordest, osserviamo apparire all’orizzonte svariate proposte, che hanno il chiaro supporto di, almeno, parti sostanziali dei partiti di governo. E non solo.

Prima fra esse, una volta ancora, emerge in varie forme l’idea di una “patrimoniale”, ovvero di un esproprio (in una forma o nell’altra) di parte della ricchezza privata come strumento per finanziare spesa pubblica addizionale. Partiamo da qui: l’intera opinione pubblica italiana (di “destra” che di “sinistra”) è completamente convinta che occorre ancora maggiore spesa pubblica assistenziale. Siccome sta diventando platealmente ovvio a tutti che iprovvedimenti assistenziali introdotti con il Def non produrranno alcun effetto “moltiplicativo” e hanno anzi già iniziato a fare danni (distorcendo le aspettative) prima ancora d’essere implementati, occorre inventarsi qualche altra maniera di trasferire soldi dalle tasche di alcuni a quelle di altri.

Si continuerà a blaterare di una austerità inesistente mentre decine, anzi centinaia, di miliardi di risorse verranno gettati in pensioni anticipate, redditi assistenziali e clientelari, incentivi per questa o quest’altra categoria privilegiata

Durante l’anno in corso e sino al prossimo scontro con i nostri partner europei, ulteriori aumenti del debito sono fuori discussione anche perché sembra palese che il buco fiscale, a fine anno, sarà ben maggiore da quanto falsemente annunciato qualche mese fa. Eppure occorre poter promettere di spendere ancora raccontando che maggior spesa pubblica serve alla crescita mentre, in realtà, si sta solo cercando di mettere in tasca qualche soldo ai propri elettori onde evitare che insoddisfazione e rabbia esplodano troppo rapidamente.

Di conseguenza, da Cgll all’organo di Confindustria, è tutto un fiorire di patrimoniali più o meno occulte. Perché? Perché, tragicamente, tutti i gruppi sociali italiani sono convinti di vivere in una situazione di “austerità neoliberale” in cui la spesa pubblica viene continuamente ridotta generando stagnazione economica e crescente povertà.

Che tutto questo sia folle e falso non interessa più a nessuno. Che crescita economica e benestare sociale possano essere solo il frutto di cambiamenti strutturali che nulla hanno a che fare con la spesa e tutto hanno a che fare con miglioramenti radicali delle istituzioni dello stato italiano (dall’istruzione, alla giustizia, alle procedure burocratiche, al sistema di incentivi all’economia, alla distribuzione fiscale …) non interessa più a nessuno. Che la stragrande maggioranza di questi provvedimenti possa essere adottata a bilancio invariato, non interessa più a nessuno. Che non vi sia, infatti, alcuna altra strada percorribile per rallentare se non invertire questo inesorabile e sempre più drammatico declino, è tanto vero quanto che il Capitano sia in mutande ma le elite italiane, pavide come sempre in quasi due secoli di storia nazionale, non oseranno mai dirlo.

Si continuerà, di conseguenza, a blaterare di una austerità inesistente mentre decine, anzi centinaia, di miliardi di risorse verranno gettati in pensioni anticipate, redditi assistenziali e clientelari, incentivi per questa o quest’altra categoria privilegiata, sconti fiscali per questo o quell’altro gruppo economico inefficiente, regalie a pseudo-truffati o ripianamento dei debiti d’impresa parassitaria di bandiera.
In questo baccanale di assurdità e menzogne alcune centinaia di avventurieri, nuovi padroni dello stato italiano, festeggiano la loro conquista mentre la massa dei cittadini cerca di inebriarsi (meglio, inebetirsi) con gli effluvi della propaganda per potersi convincere che non dipende da loro ma dall’austerità a noi imposta dall’Europa e dal neoliberismo mondiale. Amen.

Le bollette di luce e gas calano da aprile, ma gli oneri per il sistema aumentano.

In netto calo il costo della bolletta di luce e gas sul mercato tutelato: i vantaggi per famiglie e imprese della riduzione dei prezzi delle materie prime. Cala il costo dell’energia e la tassa oscura degli oneri per il sistema aumenta.

di Redazione PMI.it

scritto il

Il primo aprile è scattata la diminuzione delle tariffe di elettricità e gasper i clienti sul mercato tutelato, dovuta alla contrazione dei prezzi delle materie prime nei mercati all’ingrosso.

Per la famiglia tipo, la bolletta della luce dell’8,5% e quella del gas del 9,9%. In entrambi i casi, il risparmio sui costi si riferisce al confronto con il trimestre precedente. Vantaggi anche per le aziende, ovviamente, soprattutto quelle in cui i costi energetici sono molto elevati.

Voci in bolletta Costo
(centesimi)
% sul totale Variazione
(primo trim 2019)
approvvigionamen-to energia 6,63 33,35% – 26,70%
commercializzazio-ne al dettaglio 1,78 8,94% 0
trasporto e gestione contatore 3.92 19,68% 0
oneri di sistema 4,95 24,88% + 9,9%
Tasse 2,62 13,15%
TOTALE 19,89 -8,85%

Tariffe gas

Il prezzo del gas è pari a 76,51 centesimi di euro per metro cubo, con la seguente ripartizione:

Voci in bolletta Costo
(centesimi)
% sul totale Variazione
(primo trim 2019)
approvvigionamen-to gas 24,63 32,19% -23,5%
vendita al dettaglio 5,10 6,66% 0
trasporto e gestione contatore 14,62 19,11% +0,8%
oneri di sistema 3,23 4,23% + 9,9%
imposte 28,93 37,81%
TOTALE 76,51 -9,9%
In considerazione della flessione dei prezzi, la famiglia tipo spenderà in un anno (periodo considerato: luglio 2018-giugno 2019) 565 euro di elettricità e 1.157 euro di gas (la definizione di “famiglia tipo” comporta consumi medi di energia elettrica di 2.700 kWh all’anno e una potenza impegnata di 3 kW, mentre per il gas i consumi sono di 1.400 metri cubi annui.).

 

Oneri di Sistema nella bolletta Enel Elettricità

Chi proporrà d’abolire la legge 12/2017, vergognosa, perpetrata ai danni dei cittadini? Bollette Enel e gas maggiorate con la voce ONERI DI SISTEMA. In parte, sono le bollette non pagate da furbi, rom,ecc. Non è più sostenibile che si paghi a causa della legge truffa Gentiloni. Facciamo un pò di chiarezza.

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Per informazioni più specifiche sulla quota fissa di 135€/anno (11,25€ mensili, 22,50€ in bolletta) introdotta nel 2017 a carico degli utenti domestici non residenti, consultare: Bolletta non residente 2017: quanto aumenta realmente.

La voce “Spesa per Oneri di Sistema” è la terza delle tre voci di spesa principali, dopo Spesa per la Materia Energia e Spesa per il Trasporto e la Gestione del Contatore, che siamo ormai abituati a trovare nella prima pagina della bolletta Enel per l’elettricità (nella versione 2.0 utilizzata a partire dal 1 Gennaio 2016).

Poichè rappresenta una parte consistente del totale in bolletta, è naturale per l’utente chiedersi cosa vuol dire Oneri di Sistema, cosa significa in concreto questa voce, quanto e come incide sul totale da pagare, a che tipo di costi si riferisce e in definitiva dove vanno a finire i soldi pagati. Cercheremo di rispondere a queste domande nel modo più chiaro possibile (in caso di dubbi, osservazioni o domande, lasciate pure un commento in fondo all’articolo, saremo lieti di approfondire).

Prima di tutto è bene sapere che i costi degli Oneri di Sistema sono stabiliti con cadenza trimestrale dall’Autorità per l’Energia e valgono sia per gli utenti in regime di maggior tutela che per quelli sul mercato libero. Non rientrano quindi nella discrezionalità riservata al mercato libero e a parità di condizioni e consumi dovrebbero risultare uguali nelle diverse bollette.

Detto questo, vediamo quanto incide la spesa per oneri di sistema sul totale della bolletta per l’energia elettrica. Nel caso tipico dell’utente domestico residente in regime di maggior tutela, che consuma circa 450 kWh al bimestre e paga una bolletta intorno agli 80€ – 85€, la spesa per oneri di sistema ammonta a circa 17€ – 18€ più Iva, e incide quindi per una percentuale di circa il 22% del totale, poco meno di un quarto.

L’utente domestico non residente, per lo stesso consumo bimestrale di 450 kWh paga invece un totale in bolletta di 115€ – 120€, di cui circa 40€ (più iva) per gli oneri di sistema, che incidono così per una quota ben superiore, intorno al 38%, oltre un terzo del totale da pagare.

Questa differenza dipende dal fatto che a partire dal 2017 gli utenti domestici non residenti pagano una quota fissa per Oneri di Sistema di 135€ all’anno (di cui abbiamo parlato specificamente nell’articolo Tariffe 2017: novità nei prezzi per uso non residente), che invece non è prevista per gli utenti residenti. A parità di consumi, gli Oneri di Sistema degli utenti non residenti sono quindi più cari di 11,25€ (più Iva) per ogni mese fatturato, rispetto all’equivalente bolletta dell’utente residente.

Gli introiti derivati dalla quota fissa di 135€ a carico dei soli utenti non residenti sono interamente destinati ai cosiddetti “Incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate”. Chiariremo più avanti le varie destinazioni delle somme pagate per gli Oneri di Sistema ma per chi ama andare subito al nocciolo della questione possiamo anticipare che la maggior parte dell’importo di questa voce (oltre il 75%) va proprio a sovvenzionare le fonti di energia rinnovabili, principalmente il fotovoltaico.

Percentuali minori vanno poi all’industria e allo smaltimento del vecchio nucleare, fino agli aiuti per gli utenti disagiati, secondo criteri che sembrano avvicinarsi più alla logica di un’imposizione fiscale piuttosto che a veri costi d’impresa, come si vedrà.

Comunque non sono costi nuovi: fino al 2015 i costi inclusi in questa voce rientravano nella voce più generale “Spesa per Servizi di Rete“, che con la Bolletta 2.0 in vigore dal 1 Gennaio 2016 è stata scorporata nelle due voci “Spesa per Oneri di Sistema“, in esame qui, e “Spesa per il trasporto e la gestione del contatore” di cui abbiamo parlato nell’articolo Trasporto e gestione del contatore nella bolletta elettrica).

Perciò, anche se la voce Oneri di Sistema è relativamente nuova perchè compare in bolletta solo dal 2016, in realtà le componenti di costo che rappresenta c’erano anche prima, aggregate sotto la voce Servizi di Rete, e lo stesso discorso vale per la voce Trasporto e la gestione del contatore: queste voci non rappresentano costi nuovi ma semplicemente nuove denominazioni di costi che fino al 2015 rientravano sotto un’altra voce. Crediamo opportuno precisarlo perchè alcuni utenti si sono mostrati disorientati e a volte anche irritati per la presenza in bolletta di due nuove voci non immediatamente decifrabili che spesso rappresentano insieme oltre metà del totale, ma si tratta solo di una nuova aggregazione delle stesse componenti di costo che c’erano anche prima come Servizi di Rete.

Ecco in dettaglio le singole componenti di costo che sommate tra loro vanno a costituire l’importo della voce “Spesa per Oneri di Sistema“, con le rispettive percentuali calcolate in base ai prezzi per kWh del primo Trimestre 2017 (nello scaglione superiore). Sono in numero di nove:

  • 77,0% Incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate (componente A3)
  • 12,5% Agevolazioni alle industrie manifatturiere ad alto consumo di energia (Ae)
  • 4,1% Promozione dell’efficienza energetica negli usi finali (UC7)
  • 2,7% Oneri Nucleari (Decommissioning nucleare) (A2)
  • 1% Compensazioni per le imprese elettriche minori (UC4)
  • 1% Sostegno alla ricerca di sistema (A5)
  • 0,8% Agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario (A4)
  • 0,6% Oneri per il bonus elettrico (As)
  • 0,3% Compensazioni territoriali agli enti locali che ospitano impianti nucleari (MCT)

Esaminiamo le più importanti in ordine di grandezza, a partire dalla componente A3 (Incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate) che fa la parte del leone in quanto assorbe il 77% del totale, vale a dire che per ogni ogni euro pagato per oneri di sistema, 77 centesimi sono destinati a incentivi per le fonti rinnovabili e assimilate.

La componente A3 è descritta in questi termini dall’Autorità per l’Energia:

….finanzia sia l’incentivazione del fotovoltaico sia il sistema del Cip 6, che incentiva le fonti rinnovabili e assimilate (impianti alimentati da combustibili fossili e da combustibili di processo quali scarti di raffineria etc.

Scopriamo così che la parola “assimilate” nell’espressione Incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate, si riferisce anche alle centrali a carbone e agli inceneritori di rifiuti, come stabilito appunto dal Cip 6, una delibera del Comitato Interministeriale Prezzi del 1992.

La seconda in ordine di grandezza è la componente Ae (Agevolazioni alle industrie manifatturiere ad alto consumo di energia), che preleva altri 12 centesimi e mezzo dal nostro euro pagato per oneri di sistema. Si tratta di una novità del 2017, perchè nel 2016 la somma destinata a tale componente era pari a zero.

Comunque, la componente Ae (Agevolazioni alle industrie manifatturiere ad alto consumo di energia) è destinata:

….a finanziare le agevolazioni alle imprese manifatturiere con elevati consumi di energia elettrica prevista dall’art. 39 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83.

In pratica rappresenta un contributo offerto alle industrie che consumano più energia elettrica.

Segue a distanza la componente UC7 (Promozione dell’efficienza energetica negli usi finali), che assorbe altri 4,1 centesimi ed è destinata:

….alla copertura degli oneri derivanti da misure ed interventi per la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali….

Chi fosse interessato ad approfondire il significato delle singole componenti può trovare le rispettive definizioni complete sul sito dell’Autorità per l’Energia alla pagina Gli oneri generali di sistema, qui tratteremo ancora la quarta voce in ordine di grandezza, ossia la componente A2 (Decommissioning nucleare, ovvero Oneri Nucleari), che assorbe il 2,7% degli Oneri di sistema, destinata

….alla copertura dei costi per lo smantellamento delle centrali nucleari dismesse (Latina, Caorso, Trino Vercellese, Garigliano), alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare e alle attività connesse e conseguenti, svolte dalla società Sogin. Secondo quanto previsto dalle leggi finanziarie 2005 e 2006, una parte del gettito della componente A2, pari a circa 100 milioni l’anno, viene destinato al bilancio dello Stato.

Il fatto che questa componente sia almeno in parte destinata al bilancio dello Stato potrebbe suggerire che si tratti in realtà di una tassa, e a pensarci bene si potrebbe sollevare lo stesso dubbio sulla vera natura dell’intera voce “Oneri di Sistema”.

In effetti, le componenti della voce Oneri di Sistema non sembrano rispondere a costi direttamente legati alla produzione o al trasporto dell’energia che arriva nelle nostre case, ma ad altri principi ed esigenze di valore più generale che attengono allo sviluppo e al benessere sociale, come dimostra in particolare il cosiddetto Bonus elettrico destinato ai clienti domestici in stato di disagio fisico o economico (la componente As, a cui va appena lo 0,6%, neppure un centesimo del nostro euro).

In sintesi, mentre le voci di spesa “Materia Energia” e “Trasporto e Gestione del Contatore” si riferiscono a costi sostenuti necessariamente per consentire l’erogazione del servizio, quel genere di costi che qualsiasi impresa commerciale dovrebbe comunque imputare al cliente finale se non vuole andare in perdita, la voce Oneri di Sistema aggrega costi di natura diversa, più simili a imposte vere e proprie in quanto destinati ad attività che non sono collegate direttamente al servizio fornito al cliente ma rivolte piuttosto all’interesse generale della collettività (o almeno si spera).

Nel Mediterraneo, ormai è anarchia totale. Ed è l’ora più buia della storia d’Europa

D2ulSMoXQAAphUz.pngMigranti che dirottano le navi mercantili, i governi europei che abbandonano la missione Sophia, la propaganda che domina su tutto. “Tutto mentre i trafficanti hanno ripreso a mettere in mare, complici le buone condizioni meteorologiche, un gommone dietro l’altro”. Così il Mediterraneo è fuori controllo e il destino degli ultimi nelle mani di criminali. Non è morta solo la politica, nel Mediterraneo. È morta la civiltà europea

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La petroliera dirottata è arrivata a Malta. Sbarcati i migranti, cinque arresti.

Il mercantile El Hiblu 1, sequestrato dai naufraghi che aveva soccorso e che avrebbe dovuto riportarli in Libia, è stato liberato con un blitz dei militari maltesi. Osservatore Romano: “Dirottatori per necessità”. Viminale: “Asse anti-clandestini con La Valletta”.

Le autorità dell’isola avevano stabilito delle comunicazioni con il capitano, il quale aveva ripetutamente dichiarato di non avere il controllo della nave e che era costretto, sotto minaccia, a procedere verso Malta. A quel punto la nave di pattugliamento “ha impedito alla petroliera di entrare nelle acque territoriali maltesi”, permettendo alle forze speciali di salire a bordo.

Il primo a scendere a terra è stato un bimbo di pochi mesi in braccio a una donna. A bordo c’erano 77 sono uomini, 19 donne e 12 bambini. Cinque le persone arrestate, probabilmente i “responsabili” del dirottamento. Il resto del gruppo è invece salita a bordo di piccoli bus delle forze dell’ordine.

Il premier Joseph Muscat ha assicurato che Malta “seguirà adesso tutte le regole internazionali. Nonostante le nostre dimensioni non ci sottraiamo alla nostra responsabilità”.

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Matteo Salvini ha commentato positivamente il blitz. “Bene l’intervento militare di Malta. L’immigrazione è gestita da criminali e va bloccata con ogni mezzo lecito necessario”.

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Mediterraneo addio. Incapace di assumersi le loro responsabilità i Paesi europei chiudono di fatto l’operazione Sofia di contrasto agli scafisti seppellendo sotto un compromesso indecente interessi geopolitici, diritti umani nonché duemila anni di storia nei quali – senza i mezzi, le capacità, le reti dell’età contemporanea – il Vecchio Continente e specialmente i suoi stati rivieraschi, Italia in primis, aveva costruito i principi ordinatori del Mare Nostrum, le sue leggi scritte e le sue regole consuetudinarie, non meno efficaci.

La decisione presa dai 28 ambasciatori degli Stati membri è la seguente: pattugliamento in mare sospeso, navi ritirate, resta solo la vigilanza aerea e l’addestramento della guardia costiera libica L’Italia canta vittoria perché conserva il comando di questa missione-fantasma senza doversi far carico dei migranti ripescati. La Francia è soddisfatta perché pensa di prendersi la guida di Sofia fra sei mesi, sostituendoci nel rapporto privilegiato con la Libia. La Germania fa buon viso a cattivo gioco: interessi diretti non ne ha, lascia volentieri la questione agli alleati, che se la spiccino loro.

Dai prossimi giorni, insomma, nel Mediterraneo agirà la legge del più forte, grosso modo come all’epoca dei pirati saraceni. Anzi, agisce già fin da ora. Il mercantile turco El Hiblu 1 che ieri aveva soccorso un gruppo di 108 disperati e stava riportandoli a Tripoli è stato costretto a invertire la rotta dalla ribellione dei naufraghi terrorizzati dalla prospettiva del ritorno nei lager libici. Ora vaga tra Malta e Lampedusa cercando un porto che nessuno vuole dargli, ed è immaginabile cosa farà il prossimo capitano della prossima nave commerciale che incrocerà un gommone semi-affondato: si girerà dall’altra parte, farà finta di non vedere e consegnerà la sorte dei fuggiaschi agli dei, visto che tra gli uomini anche le regole primigenie del salvataggio in mare e dell’approdo sicuro sono saltate.

 

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Consegnare il Mediterraneo a questo caos non è lotta all’immigrazione. È resa agli schiavisti, ai trafficanti, ai mostri della tratta di donne e bambini, ai Paesi che li cullano e li proteggono, a cominciare dalla Libia

Senza più la bussola di un sistema condiviso, di catene di comando sicure e adempimenti prefissati, si sgretola anche ogni certezza nell’azione pubblica. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è appena salvato dall’inchiesta per sequestro di persona relativa alla nave Diciotti che già se ne profila un’altra. La Procura di Roma ha trasmesso un esposto sul blocco della Sea Watch alla procura di Siracusa che a sua volta lo ha girato per valutazioni al tribunale dei ministri di Catania. Fu reato trattenere al largo per dodici giorni quella nave, con 47 naufraghi a bordo? Chi vietò l’approdo, su ordine di quale autorità, in base a quale norma?

Tra cinque minuti ciascuna di queste domande e di queste vicende sarà avvolta da un polverone tale che distinguere giusto e sbagliato diventerà impossibile. Oltre la fuliggine della demagogia, tuttavia, si avanza un interrogativo politico importante: che ce ne facciamo di esecutivi europei – tutti o quasi tutti – che risultano palesemente incapaci di costruire decisioni oltre la propaganda? Consegnare il Mediterraneo a questo caos non è lotta all’immigrazione. È resa agli schiavisti, ai trafficanti, ai mostri della tratta di donne e bambini, ai Paesi che li cullano e li proteggono – a cominciare dalla Libia – e capitolazione di un’intera civiltà nata dalla capacità di governare il mare e di dettare le sue regole a chi lo attraversava.

Il paradosso è che la rinuncia a questa millenaria prerogativa, con la consegna all’anarchia e alla prepotenza dei confini meridionali dell’Europa, è l’esito diretto del prevalere di una narrazione dichiaratamente sovranista: quella dei Paesi di Visegrad, che hanno fatto blocco contro ogni riforma delle regole sui rifugiati; quella italiana, che ha rotto i vecchi patti senza sostituirli con nuovi; quella francese, che per calcolo politico ha promosso la sterilizzazione degli interventi navali. Ma il sovrano è colui che governa gli eventi e impone la sua norma politica e morale. Qui di sovrani non se ne vedono, piuttosto si scorgono poteri fragili e rinunciatari che ostentano il manto d’ermellino e lo scettro davanti alle opinioni pubbliche impaurite ma, alla fin fine, non sanno come usarli.

Fonti: LINKIESTA, QUOTIDIANO NET.

GLI EROI DIMENTICATI (PERCHE’ ITALIANI) DEL PULLMAN DI CREMA E QUEL BAMBINO CHE HA GRIDATO “DIO, TI AMOOO!!!” QUANDO SONO STATI LIBERATI

Quella che, alle porte di Milano, la settimana scorsa, poteva essere una strage di bambini e (grazie a Dio) è stata scongiurata dal pronto intervento dei Carabinieri, sui media è stata trasformata nell’occasione per far propaganda allo “Ius soli”. Paradossale – visto che l’autista era un senegalese diventato cittadino italiano – ma è così.

Per questo i media hanno trasformato in un eroe il giovane Ramy, in quanto egiziano, mentre sono spariti dalle cronache tutti quei ragazzi i quali – essendo appunto italiani – non servivano alla causa. Un titolo per tutti, quello del “Corriere della sera” : “Ramy, il ragazzino eroe: ‘Sogno la cittadinanza’”.

Tutti i riflettori sono stati per lui. Non si è più visto il bambino (credo si chiami Riccardo ) che ha preso per primo il telefonino per cercare aiuto. Dall’unica, iniziale, intervista che gli è stata fatta appare come un ragazzino italiano, biondo, con un piccolo crocifisso al collo, quindi non serviva per la narrazione migrazionista.

Così come non si è saputo nulla del ragazzo, veramente eroico, che – quando l’autista ha preteso uno che andasse lì vicino a lui, da tenere a portata di mano – si è offerto come volontario(“altrimenti minacciava di far saltare in aria il bus…”). Un vero eroe. Ma solo i ragazzi stranieri hanno avuto la celebrazione mediatica.

L’unico italiano a cui i media hanno dedicato qualche attenzione è colui che – mentre correva via dal pullman con i suoi amici – ha gridato due volte “ti amo” . L’episodio corrispondeva alla sensibilità oggi dominante che cucina “l’amore” in tutte le salse e in tutti i modi possibili. Così ha suscitato palpiti di commozione e interesse.

A lui infatti sono state dedicate le considerazioni di Massimo Gramellini sulla prima pagina del “Corriere” , che ha scritto: “Sono affascinato dal ragazzino che urla ‘ti amo… io ti amo’, mentre scappa con i compagni dallo scuolabus in fiamme, ma anche seriamente preoccupato per lui”.

E la preoccupazione – spiega sarcasticamente Gramellini – sta nella “possibilità che, in mezzo a tutto quel frastuono, la destinataria del suo ‘Ti amo’ non si sia accorta di nulla. O, peggio, che se ne sia accorta e gli abbia risposto: ‘Ti voglio bene anch’io, ma più come amico’ ”.

Noi adulti siamo scafati e sappiamo come vanno queste faccende di cuore. Guardiamo con tenerezza, ma anche con una certa disincantata ironia  i ragazzi che a 12 anni non hanno ancora capito che l’amore espone ad amare delusioni.

Anche “Le iene” hanno acceso un faro su questo ragazzo e sono andate a cercarlo. Ma – una volta trovatolo – ecco la sorpresa che ha spiazzato l’intervistatrice.

Guglielmo – questo è il nome di quel dodicenne – ha una faccetta simpatica e una felpa gialla. Appare un po’ intimidito dalle telecamere.

Dopo aver detto che ora sta bene (“mi sono ripreso dallo spavento”), alla giornalista che gli chiedeva a chi erano rivolte le parole ‘ti amo’, ha spiegato: “Erano rivolte al Signore, perché sul pullman eravamo tutti disperati e anche io ho voluto fare una mia preghiera. E quando siamo riusciti a salvarci mi è sembrato che si fosse avverata e quindi ho voluto ringraziare”.

La giornalista, stupita (e spiazzata) chiede: “E hai urlato…?”: E lui : “(Ho urlato) Dio ti amo!” .Ecco svelato il mistero. Non “io ti amo!”, ma “Dio, ti amo!”. Così, in questi strani giorni, in un momento storico che affonda nel cinismo, ci è arrivata una lezione da un bambino che spalanca un orizzonte dimenticato. E’ sembrato avverarsi quanto proclama il Salmo 8: “Con la bocca dei bimbi e dei lattanti/ affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,/ per ridurre al silenzio nemici e ribelli”.

Quei ragazzi, nel momento del terrore, si sono raccomandati a Dio e, una volta liberati dal pericolo, scappando verso la libertà, Guglielmo – per tutti gli amici – con quel grido (“Dio ti amo!”) ha ringraziato il Padre che tutti abbiamo nei Cieli.

Dietro il bel volto luminoso di Guglielmo c’è quell’Italia umile, fatta di famiglie, parrocchie e oratori che è e resta ancora l’Italia che dà speranza. Ed è la bella Italia che sui media non sembra degna di essere raccontata.

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Antonio Socci