“NON RIESCO A RESPIRARE” – ERANO COSI’ PIENI DI MICROSPIE NEL CONSOLATO SAUDITA IN TURCHIA CHE CI SONO I VERBALI DELLE ULTIME PAROLE DI JAMAL KHASHOGGI. DOPO, SI SENTE IL RUMORE DI UNA MOTOSEGA CHE FA A PEZZI IL CORPO. ALLE GUARDIE E’ CONSIGLIATO DI ALZARE LA MUSICA PER NON SENTIRE LO STRAZIO –

Renato Zuccheri per www.ilgiornale.it

JAMAL KHASHOGGI   JAMAL KHASHOGGI

L’orribile morte di Jamal Khashoggi ha nuovi agghiaccianti particolari: le ultime parole di giornalista saudita. “Non riesco a respirare”: secondo una fonte bene informata sulle indagini per l’assassinio del giornalista, sarebbero state queste le ultime parole di Khashoggi. Come riporta la Cnn, la stessa fonte ha letto una trascrizione di una registrazione audio in cui si evince chiaramente che l’omicidio del 2 ottobre sia stato l’atto finale di un piano premeditato.

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VLADIMIR PUTIN E MOHAMMED BIN SALMAN AL G20

La trascrizione dell’audio inizia quando Khashoggi entra nel consolato saudita di Istanbul per ottenere documenti per il suo prossimo matrimonio con Hatice Cengiz. Secondo la fonte della Cnn, Khashoggi ha immediatamente capito che qualcosa non andasse per il verso giusto dopo aver visto un uomo, che secondo l’informatore sarebbe Maher Abdulaziz Mutreb, ex diplomatico saudita e ora funzionario dell’intelligence di Riad, che lavora per il principe Mohammed bin Salman. A quel punto Khashoggi avverte l’uomo che ci sono persone che sanno che, se non uscirà, daranno l’allarme. Ma inizia il macabro omicidio.

La trascrizione aggiunge particolari drammatici. Oltre alla voce di Mutreb e di Khashoggi, sembra esserci anche quella di Salah Muhammad al-Tubaiqi, capo di medicina legale del ministero dell’Interno dell’Arabia Saudita. La registrazione continua con le urla di Khashoggi, con il suo “non riesco a respirare”. Poi, negli audio si sentono suoni orribili, con il corpo di Khashoggi dilaniato da una sega mentre Tubaiqi consiglia agli assassini di alzare la musica per non sentire i rumori. La fonte riferisce poi che sono state fatte telefonate per annunciare i progressi dell’operazione, telefonate che secondo l’intelligence turca sarebbero state dirette a Riad.

JAMAL KHASHOGGI   JAMAL KHASHOGGI

Un funzionario saudita, contattato dalla Cnn, ha smentito. “I funzionari competenti per la sicurezza saudita hanno esaminato la trascrizione e il materiale su nastro attraverso i canali di sicurezza turchi e in nessun caso ci sono riferimenti o indicazioni su telefonate”, ha spiegato. “Se ci sono ulteriori informazioni che le autorità turche hanno e di cui noi non siamo a conoscenza, saremmo lieti che ci venissero consegnate ufficialmente per prenderne visione. Lo abbiamo richiesto numerose volte e lo stiamo ancora chiedendo. Fin ad ora non abbiamo ricevuto nulla”.

Omicidio Khashoggi - Salah Muhammad al Tubaigy   

OMICIDIO KHASHOGGI – SALAH MUHAMMAD AL TUBAIGY JAMAL KHASHOGGI  JAMAL KHASHOGGI JAMAL KHASHOGGI

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LA LEGA DIVENTA LA DC DEGLI ANNI DUEMILA E L’ESTABLISHMENT CLERICALE LE DICHIARA GUERRA (CON ARGOMENTI FILO-UE SIMILI ALLA BONINO)

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E’ un paradosso. Mentre Matteo Salvini riempie Piazza delpopolo a Roma, ricordando la festa dell’Immacolata, citando De Gasperi e Giovanni Paolo II e, anzi, facendone il punto di riferimento ideale,la burocrazia ecclesiastica della Cei organizza una crociata politica propriocontro la Lega di Salvini, tanto che, sempre ieri, il “Fatto quotidiano” titolava in prima pagina: “I vescovi tornano a far politica”. E nell’interno: “Il progetto diBassetti: così la Chiesa prepara il ritorno in politica”.

In realtà nella storia del cattolicesimo politico non sono mai stati i vescovi a prendere l’iniziativa partitica, quindi più che un ritorno sarebbe un’assoluta (e catastrofica) novità.

L’articolista del “Fatto” spiega che il card. Bassetti ha messo all’ordine del giorno del consiglio permanente della Cei di gennaio la nascita di uno strumento di intervento politico: “così la Chiesa si organizza per dare un’opposizione all’Italia”.

E’ un paradosso perché la Lega si sta candidando a rappresentare l’asse della politica italiana come una sorta di DC del terzo millennio (e non a caso i sondaggi la collocano sulle percentuali della DC).

Ma l’establishment ecclesiastico si contrappone proprio a questa Lega con un manifesto politico sull’Europa (e sull’emigrazione) che ricalca gli argomenti di “Più Europa”, di Emma Bonino, e spazza via i tradizionali temi cattolici.

Resta da capire e da vedere se veramente l’attivismo del card. Bassetti, che telefona continuamente a tutti i vescovi per mobilitarli, sfocerà in qualche iniziativa politica che possa poi trasformarsi in lista, alle elezioni Europee, oppure se sceglieranno di non farsi contare, per evitare pessime figure e anche per evitare contestazioni relative al Concordato del 1984, dove Chiesa e Stato si riconoscono indipendenza e sovranità, ciascuno nel proprio ordine, e non ammettono interferenze dirette.

Per evitare conflitti istituzionali di questo genere tutto l’agitarsi convulso dei vescovi, alla fine, potrebbe servire semplicemente a cercare di smuovere le parrocchie a favore del PD o del possibile, eventuale, partito di Matteo Renzi.

Il quale peraltro ha messo i semi del suo possibile partito con i cosiddetti “comitati civici” che – già dal nome – evocano l’iniziativa di Luigi Gedda e dell’Azione Cattolica nelle elezioni del 1948.

A dire il vero non è chiaro quale sia l’analogia fra quelle straordinarie e storiche elezioni e la situazione attuale dell’Italia.

A quel tempo era c’era una questione di vita o di morte, sia per l’Italia che per la Chiesa. I “comitati civici” si mobilitarono a favore della Dc contro il comunismo che era arrivato, con le sue armare, fino a Trieste e che, il 18 aprile 1948, rischiava di prevalere nelle urne in tutta Italia. Fu una difesa della democrazia e della civiltà cristiana, una battaglia a protezione della Chiesa e della democrazia italiana.

Nel caso odierno invece la Cei e le associazioni cattoliche ufficiali si schierano in difesa di un’Europa laicista che ha rinnegato le “radici cristiane”, mentre Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – a suo tempo – criticarono duramente questa Europa tecnocratica per il suo laicismo e per il dilagare di una mentalità e di politiche nichiliste.

L’iniziativa del presidente della Cei peraltro è non solo un rinnegamento dei precedenti pontificati, ma è anche un rinnegamento del Concilio Vaticano II che ha proclamato la responsabilità del laicato cattolico nel campo della politica.

E’ anche un colossale rovesciamento di posizioni (non dichiarato) nei confronti della cosiddetta “scelta religiosa” che l’Azione Cattolica fece già negli anni Settanta per giustificare l’abbandono della presenza culturale e sociale (in anni in cui dilagava il conformismo marxista).

Nel caso in cui il soccorso della Cei sia indirizzato al PD o al (possibile) partito di Renzi i vescovi dovranno anche spiegare l’appoggio a chi, quando era al governo, ha promosso leggi contrapposte alla sensibilità cattolica.

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Antonio Socci

La repressione inusitatamente violenta in atto in Francia fa riflettere su almeno alcune affermazioni di questo scritto. Prendere con le pinze.

Sionismo, Immigrazione, Mondialismo: l’assassinio dell’ Europa Estratti da La figura mostruosa di Cristo

di Silvano Lorenzoni
La conquista mondiale ebraica, programmata con la Prima Guerra Mondiale (se ne è già parlato) non funzionò come conseguenza dell’insorgere dei fascismi, né l’effetto dell’insorgere dei fascismi poté essere cancellato completamente dopo il 1945. La ‘guerra fredda’ fu un intermezzo che permise a certi avvoltoi di guadagnare a dismisura con il commercio delle armi e che, a vantaggio dei medesimi, permise una ristrutturazione della fisionomia geopolitica mondiale con la decolonizzazione. Ma già negli anni Trenta una cosa dovette risultare del tutto chiara a ‘chi di dovere’: fino a che fossero rimasti degli stati etnicamente/razzialmente ancora validi e più o meno omogenei, il programma talmudico di conquista mondiale (attraverso interposti lenoni/ruffiani/cristiani) sarebbe sempre stato in pericolo.

Già dall’inizio degli anni Cinquanta, un rabbino ungherese poté fare una significativa dichiarazione, non certo sua personale, ma che rifletteva l’indirizzo di tutto il ‘popolo eletto’ (1) “Vi posso assicurare che l’ultima generazione di bambini bianchi, o se no la penultima, sta nascendo adesso: le nostre commissioni di controllo favoriranno, nell’interesse della pace, il meticciato di bianchi con altre razze. La razza bianca scomparirà, perché la mescolanza di bianchi con negri significa la fine dell’uomo bianco, per cui il nostro più pericoloso nemico non sarà più altro che un ricordo. Entreremo così in un’era di mille anni di pace e prosperità, la pax judaica, e la nostra razza dominerà indiscutibilmente il mondo. La nostra superiore intelligenza ci permetterà, sicuramente, di conservare il nostro dominio su di un mondo di razze di colore.
 (Dei ‘precursori’ di questo tipo di idee non erano mancati. Il celebre massone Richard Coudenhove-Kalergi (2) proponevanegli anni Venti una futura Europa di mulatti sotto egida ebraica, mentre Werner Sombart  (3) prevedeva, per il secolo XXI, che gli Stati Uniti d’America sarebbero stati popolati quasi esclusivamente da schiavi negri sotto la sferza di padroni ebrei – qualcosa di analogo, ma fuori dall’Europa.)
 Ecco dunque il nuovo piano ebraico – assecondato, è chiaro, dai loro inservienti cristiani: quello del meticciato totale – ‘facciamo del mondo una sola famiglia’ si vede spesso negli striscioni appesi all’entrata delle chiese. (Vale l’osservazione che gli ebrei, che vivono di parassitismo a carico di chi lavora e produce, perderebbero in ricchezza qualora chi lavora e produce non esistesse più; ma essendo la ricchezza/finanza per loro soltanto un mezzo verso lo scopo della dominazione totale, quando dovessero essere i padroni assoluti, non darebbero grande importanza a una perdita di introiti.) Questo piano è portato avanti dalle istituzioni giuridiche internazionali post-1945, nonché dalle chiese cristiane con esse in relazione di sudditanza e collaborazione. (Sergio Viera de Mello, amministratore delle Nazioni Unite nel Kosovo, ebbe a dichiarare il 4 agosto 1999: “… i popoli razzialmente puri sono un concetto nazista. Proprio contro questo concetto hanno combattuto gli alleati nella seconda guerra mondiale… È per lo stesso motivo che la OTAN/NATO ha combattuto in Kosovo… per impedire l’insorgere di un sistema di purezza etnica” (4).)
Il crollo dell’Europa per disfacimento razziale è certo una decisione definitiva presa dall’establishment puritanese-ebraico americano e di riflesso a Bruxelles, capitale dell’ Europa/UE. Starà agli Europei, fino a che Europei in piedi ce ne saranno ancora, opporsi a questo piano (5). – Naturalmente, il fatto del meticciato in Europa è strettamente legato a quello dell’immigrazione extracomunitaria e con la denatalità europea (vedi la prossima sottosezione). Molto recentemente, l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa, un organo dell’UE) ha dichiarato che bisogna incrementare l’immigrazione, perché i nuovi immigrati saranno necessari come forza-lavoro dopo la ripresa dell’economia, raccomandando intanto che si dia assistenza a quelli che, già presenti in Europa, sono rimasti senza lavoro (6). Secondo tale Nick Farage (7) esiste una manovra per fare entrare 50 milioni di immigrati africaninell’Unione Europea e all’uopo un ufficio collocamento è stato aperto nel Mali a fine 2008. Secondo gli ‘economisti’ di Bruxelles, questi immigrati ci vogliono, entro il 2050, “per compensare il crollo demografico europeo dovuto alla denatalità”. Inoltre, in Europa ci sarebbero circa 8 milioni di clandestini, che secondo l’OCSE dovrebbero essere visti con un occhio di riguardo e certamente non espulsi.
 Anche se inizialmente furono pochi quelli che seppero identificare ciò che stava dietro le quinte dei movimenti migratori verso l’Europa provenienti dal Terzo Mondo (8), adesso non ci dovrebbero essere misteri di alcun genere, su questo argomento, per alcuno che non sia obnubilato dalla mediologia giudeo-cristiana. In riguardo, il lettore sia riferito all’ottima sintesi di Gianantonio Valli (9), dove è dato il migliore resoconto possibile degli ‘argomenti’ con cui gli immigrazionisti riescono ancora a ingannare parecchi sprovveduti, soprattutto se frequentatori di parrocchie. Qui ne siano menzionati tre, fra i più rappresentativi, almeno a parere dello scrivente: (a) “bisogna mantenere il livello numerico della popolazione europea che rischia di diminuire come conseguenza della denatalità” – non si vede proprio perché quel livello numerico deva essere mantenuto, soprattutto a costo di falsificare la popolazione dell’Europa; (b) “anche gli europei sono emigrati nel passato, adesso è doveroso aprire le nostre porte chi vuole emigrare” – chi è rimasto in Europa anche in tempi difficili non ha alcun dovere verso coloro che ‘accolsero’ (e qui ci si potrebbe dilungare) gli emigrati europei di altri tempi; (c) il più falso e sfacciato: “saranno gli immigrati terzomondiali a pagare le pensioni dei nostri vecchi, in mancanza di giovani autoctoni pagatori di tasse in numero sufficiente” – i versamenti al fisco di una esigua frazionedegli extracomunitari non compensa il vuoto lasciato dagli autoctoni non nati, senza contare i mastodontici costi sociali e sanitari causati dalla presenza degli allogeni extracomunitari.
 (Intanto, il traffico clandestino di migranti è divenuto un affare criminoso che, a livello mondiale, ha un gettito superiore a quello delle armi o della droga (10).)
 Ma, osservato pure che i pessimisti non hanno mai fatto la storia, aggiungiamo una nota ‘ottimista’ – in verità, realista.A chi viene a dirci che la società ‘multirazziale e multietnica’, cioè: la globalizzazione– quindi, il ‘facciamo di tutto il mondo una famiglia’ come spesso si sente proclamare dai preti – è un fatto ‘ineluttabile’ e che chi dica il contrario ‘si pone fuori dalla storia’ (così il presidente dello ‘stato italiano’, Giorgio Napolitano) si può rispondere con tutta certezza che la storia non è teleologica e a farla sono sempre gli uomini, finché ci saranno ancora uomini in piedi. Inoltre, ancora più importante, anche se gli europei (e/o gli est-asiatici) fossero ridotti ad affrontare la marea di colore con uno svantaggio numerico di 1 contro 10, la vittoria arriderebbe loro in ogni caso, in quanto essi, se liberi da complessi castranti monoteisti, sono e saranno sempre e comunque gli unici a valere qualcosa. E, in ogni caso, al giorno d’oggi i mezzi tecnici per liberarsi dagli allogeni e rispedirli indietro non mancherebbero – bisognerebbe soltanto avere la volontà di usarli.
Il lato più pratico e tangibile della collaborazione, da parte della Chiesa Cattolica postconciliare, con la volontà ebraica di globalismo e meticciato, è stato anche, forse, il più ‘naturale’ da parte vaticana e monoteista in generale; quando la teologia mette mano alla zoologia per decidere a chi è il caso di ’salvare l’anima’ (11). Questo è stato recentemente confermato dall’ultima enciclica vaticana (12), nella quale si sollecita una ‘vera autorità politica mondiale’, sussidiaria a un governo della globalizzazioneconcorde con quanto prospettato dalle Nazioni Unite; mentre all’ebreo Giuseppe Montini/Paolo VI viene riconosciuto il merito di avere accolto l’ideale cristianodi ‘un’unica famiglia dei popoli’ (‘facciamo di tutto il mondo una famiglia’). I cristiani devono favorire il processo di integrazione planetaria, rendendola prefiguratrice della città vera, senza barriere, di dio (popperiana ‘società aperta’). Più espliciti non si potrebbe essere, ma questo ha degli antecedenti: per esempio, il giubileo dell’anno 2000 fu chiuso da Karol Wojtyła/Giovanni Paolo II con un appello per fare dell’Europa un continente multietnico e multiculturale (13). – Anche il Vaticano ha adottato la retorica immigrazionista (‘gli immigrati terzomondiali pagheranno le nostre pensioni’, ecc.) (14); mentre la propaganda irenista usa la diffusione ecclesiatica per suggerire che in un mondo di meticci non ci saranno più ‘tensioni’ (15).
I partiti di sinistra, in Europa, sopravvivono soltanto per inerzia, usufruendo del voto di vecchi habitué e di qualche nuova leva di giovani ‘colti’, putrefatti/rimbecilliti dallo ‘studio’. Ma in ogni caso la loro situazione è instabile; essi sono dei residuati, ‘intellettuali’ e burocratici del dopoguerra. La loro unica possibilità di sopravvivenza (cioè: di prolungamento del possesso di posti burocratici da parte delle corrispondenti nomenklature), a medio-lunga scadenza, è quella di scatenare una nuova ‘lotta di classe’ nella quale il ‘proletariato’ sarà costituito dagli immigrati di colore (proletariato per sempre, fino a tanto che ci sarà ancora della popolazione di razza bianca, in quanto incapace per ragioni biologiche/razziali di migliorare la propria condizione o di superare il proprio risentimento) e la ‘borghesia’/’nemico teologico’ sarà l’europeo di razza bianca, per quanto povero egli possa essere. Perciò la sinistra politica attuale è lanciata a testa bassa verso uno sfrenato immigrazionismo terzomondiale (16). Dopo i gravi disordini avvenuti nel gennaio 2010 a Rosarno, in Calabria, a opera degli africani là utilizzati come lavoratori agricoli, il capo del partito neocomunista italiano Pier Luigi Bersani ebbe a dire che se in Italia abbiamo quattro milioni di immigrati, ce ne servono otto. Ciò le sinistre portano avanti in parallelo con l’attacco contro la piccola e media industria e a favore dei dinosauri megaindustriali in via di anchilosi ma che, nella loro Weltanschauung di tipo ‘rivoluzione industriale’, rappresentano il passo intermedio fra la realtà fattuale e il Paese dei Balocchi di pinocchiesca qualità. Secondo l’appena menzionato Pier Luigi Bersani, l’industria (italiana) soffre di ‘familismo’ e di ‘nanismo’, mentre è proprio vero che la piccola industria, spesso familiare, manda avanti, al 70%, l’economia (17).
 In termini generali, la differenza fra sinistra/marxismo e ‘non-sinistra’, adesso come adesso, si riduce fondamentalmente al campo dell’immigrazione: la sinistra vorrebbe una valanga di immigrati di colore, indipendentemente dagli effetti sociali che questo fenomeno potrebbe avere per le genti autoctone; la ‘non-sinistra’ vorrebbe fermare o per lo meno limitare quella valanga.
 In questo contesto la sinistra fa letteralmente tutt’uno con il pretume neocattolico – l’antico anticlericalismodi sinistra è completamente scomparso. Un esponente di punta della sinistra, che si autodichiara cattolico, autore di un libro nel quale fa il punto di quale sia, secondo lui, il posto giusto dei cattolici (18) (e non gli si saprebbe dare torto) ha recentemente affermato che “bisogna rafforzare l’alleanza trasversale di chi ha il compito di mantenere l’identità dei valori cristiani” (19). E la presidentessa del partito neocomunista italiano, Rosy Bindi, è una fondamentalista cristiana.
 Ci si può immaginare una futura fusione fra quella che adesso è la sinistra politica e i residui di quelle che ancora si autoqualificano chiese cristiane, per dare origine, nel campo del politico, a una ‘nuova sinistra’/’nuovo cristianesimo’. Intanto la sinistra in Europa continua la sua missione di sempre come fattore destabilizzante a favore dell’ ‘Usrael’.
Nell’anno 2000, l’ambasciatrice americana (quindi: di un paese di analfabeti), tale Kathryn Walt Hall, in Austria (la terra di Wolfgang Amadeus Mozart) ebbe la sfacciataggine di dichiarare, durante una sua conferenza all’università di Klagenfurt, che l’America ‘non era d’accordo’ con le politiche di Jörg Haider e che l’Europa dovrà‘cambiare la sua cultura’ per accomodarsi al globalismo e al multiculturalismo (20).
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Note:
1.      Emmanuel Rabinovič al congresso rabbinico paneuropeo di Budapest, 12 gennaio 1952. Citato da Joaquín Bochaca, Historia, cit.
2.      Citato da Dieter Schwarz, cit.; cfr. anche Gerd Honsik, Der Juden III. Reich?Halt den Kalergi-Plan!, Bright Rainbow-Verlag, La Mancha, 2003.
3.      Werner Sombart, Judíos, cit.
4.      Cfr. Manfred Roeder, circolare mensile Deutsche Bürgerinitiative (Schwarzenborn/Hessen), maggio 2001.
5.      Cfr., per esempio, Andreas Thierry nel bimensile Volk in Bewegung und der Reishsbote(Ellwangen), dicembre 2009.
6.      Cfr. il quotidiano La Padania (Milano), 14 luglio 2010.
7.      Nick Farage nel quotidiano Daily express (London, Inghilterra), 20 ottobre 2008; su internet in quella stessa data.
8.      Per esempio, AA.VV. Warum Völkermischung?, Hugin, Wetter, 1979.
9.      Gianantonio Valli, Complici, cit., vol. IV.
10.   Cfr. il quotidiano Die Welt (Berlin), 29 luglio 2004.
11.   Cfr. anche Silvio Waldner, cit.
12.   Caritas in veritate, 29 giugno 2009.
13.   Cfr. Ángel García Fuente de la Ojeda, cit.
14.   Cfr., per esempio, il quotidiano La Padania (Milano), 9 ottobre 2008.
15.   Per esempio, Jacques Audinet, ed. it. Il Tempo del meticciato, Queriniana, Roma, 2001: “Il cosmopolitismo è profondamente ancorato nel monoteismo, allo stesso modo del messaggio ugualitario. Dare vita a meticci è un coraggioso atto di benvenuto al mondo nuovo, un mondo di nuovi individui tagliati dal proprio passato, sradicati e tutti uguali (che faranno) l’alba di un nuovo mondo libero dai pregiudizi di oggi”.
16.   Cfr., per esempio, il quotidiano La Padania (Milano), 28 gennaio 2001. Un fatto del genere si diede nell’isola inglese nel 2005, quando le sinistre di quell’isola, allora al governo, concessero una valanga di permessi facili di soggiorno a extracomunitari con l’idea di procacciarsi voti – cfr. il quotidiano Il Giornale (Milano), 9 novembre 2009.
17.   Cfr. il quotidiano La Padania (Milano), 9 marzo 2010.
18.   Luigi Bobba, Il Posto dei cattolici, Einaudi, Torino, 2009.
19.   Cfr. il quotidiano La Padania (Milano), 11 marzo 2010.
20.   Cfr. il quotidiano Kärntner Tageszeitung (Klagenfurt), 1° luglio 2000.

Savona: “Italia rischia recessione. Dobbiamo agire”

 

NODO SAVONA, LEGA E M5S TENGONO DURO, LA PALLA AL COLLE

La scoperta dell’acqua bagnata. Oggi, 6 dicembre 2018,

L’allarme per l’Italia non arriva questa volta da un organo europeo bensì da quel ministro che fu causa dell’impasse all’indomani delle elezioni politiche: Paolo Savona, titolare del dicastero degli Affari europei.

 L’Italia non può attendere la lenta transizione che nel 2019 porterà a un nuovo parlamento europeo, a una nuova Commissione e a un nuovo vertice della Bce perché deve fronteggiare i rischi di una recessione produttiva e quindi il nostro dovere è agire.

Così  il ministro intervenendo alla presentazione del libro di Roberto Sommella ‘Gli Arrabbiati’ in cui ha sottolineato comunque “indubbia capacità dell’organizzazione europea di creare stabilità finanziaria e monetaria ma non di creare sviluppo”.

Alle parole del ministro Savona hanno fatto eco quelle del deputato del PdFrancesco Boccia.

 “L’Europa è troppo grande per essere unita ma è grande anche per essere divisa. Nei secoli in cui è stata divisa ci sono stati danni inenarrabili che hanno scritto le pagine più tristi della storia. (…) Merkel, Juncker, Orban sono i rappresentanti di una politica lontana anni luce dall’idea di un’Europa sociale che abbiamo il dovere di costruire (…) Le intelligenti provocazioni e gli stimoli del prof. Savona devono essere strumenti straordinari per aprire una discussione franca sul futuro dell’Europa, sapendo che l’Italia, come diceva Longanesi, è stata il cuore dell’Europa; e il cuore non è né il braccio nè la testa e questa è la nostra grandezza e il nostro stesso limite. Il libro di Roberto Sommella stimola le forze politiche a indicare una strada per l’Europa che vogliamo e che sarà, inevitabilmente, il tema cruciale della prossima campagna elettorale per le europee”.

di Alessandra Caparello

Bankitalia denuncia la bomba dei titoli tossici nelle banche francesi e tedesche

Che cosa dice ora la Banca d’Italia sui titoli potenzialmente tossici nei portafogli delle banche francesi e tedesche. L’articolo di Fernando Soto per Start e l’approfondimento del Sole 24 Ore.

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Nei bilanci delle banche europee c’è una montagna di attivi e di passivi, pari a 6.800 miliardi di euro, con una caratteristica che non può non inquietare almeno un po’: l’opacità. A tanto ammontano infatti i cosiddetti titoli illiquidi, quelli nel gergo tecnico chiamati di «Livello 2 e 3» e nel linguaggio più popolare «titoli tossici». E sono presenti nelle banche francesi e tedesche.

E’ quanto scrive il Sole 24 Ore citando parole e report emersi nel corso di un convegno organizzato ieri dall’Università Cattolica con Crif e Credit Risk Club.

Titoli tossici, o potenzialmente tossici, secondo il dizionario diplomatico della Banca d’Italia, è la stessa Banca centrale governata da Ignazio Visco.

“Sebbene questo appellativo sia sbagliato per molti aspetti, nei bilanci delle banche europee c’è un gigantesco rischio potenziale e imponderabile: gli attivi e passivi illiquidi hanno un ammontare 12 volte superiore a quello dei crediti deteriorati e per il 75% sono concentrati in due soli Paesi. Cioè Germania e Francia”, ha scritto Morya Longo del quotidiano Il Sole 24 Ore dando conto del convegno: “Basterebbe che subissero una svalutazione del 5% per erodere mediamente il capitale delle banche più esposte di 330 punti base. Con punte di 1.500. Insomma: se accadesse, buona parte del cataclisma patrimoniale colpirebbe gli istituti di due soli Paesi. Quelli ritenuti più solidi…”.

Banca d’Italia, nel corso del convegno, ricordando questi dati emersi in un suo studio, ha sottolineato il peso degli attivi e passivi illiquidi: perché rappresentano un potenziale problema sul quale la Vigilanza europea deve alzare la guardia. “Possono non essere tossici – ha commenta Fabio Panetta, cicedirettore generale della Banca d’Italia e componente del Consiglio della Vigilanza Bce – ma producono potenzialmente rischi materiali”.

«La pericolosità è sconosciuta – gli ha fatto eco Rosario Roca, ispettore senior di Bankitalia, rimarca Il Sole  – ma verosimilmente non è distante da quella dei crediti in sofferenza».

Questo perché gli attivi di «Livello 2 e 3» sono tutti gli strumenti (spesso complessi e opachi) per i quali non esiste un mercato di riferimento che stabilisca un prezzo: non avendo un valore certo, dunque, le banche li iscrivono nel bilancio a un prezzo ricavato o dal confronto con titoli simili (nel caso del «Livello 2») oppure da complessi calcoli matematici (nel caso del «Livello 3»). Insomma: una montagna da 6.800 miliardi di euro è iscritta nei bilanci a valori opinabili. E non verificabili da parte della Vigilanza.

È stato Rosario Roca ad elencare i potenziali rischi, nell’approfondimento di Longo. Uno: il processo di valutazione da parte delle banche è discrezionale. «Gli istituti creditizi sono incentivati a usare la discrezione nel valutare questi attivi a proprio vantaggio». Due: «Le banche hanno l’interesse a classificare il più possibile gli strumenti al Livello 2 piuttosto che al Livello 3, per evitare una stigmatizzazione sul mercato». Questo perché quelli di Livello 3 sono ritenuti da mercato e agenzie di rating più “tossici”. Tre: per le banche è difficile fare corrette coperture dei rischi (hedging).

SALVINI, OCCHIO AL RISCHIO-BERLUSCONI (imitarlo)

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Maurizio Blondet:

Poiché mi siete testimoni che ho lodato apertamente Salvini  per aver scelto “persone migliori di lui”, adesso mi riconoscerete il diritto di dirgli  che non credevo fosse così peggiore di se stesso.

Devo avvertirlo per il suo bene. Che sta scivolando pericolosamente  verso la macchietta comica nota come “el baùscia milanès”,  che si vanta “ghe pensi mi”,  si agita in video, fa e strafà,  promette e proclama successi reboanti  – e conclude poco o niente.  Il suo dramma è che ascolta gli adulatori che,  nella sua posizione, non mancano mai.

Sale sulla ruspa per l’ennesimo abbattimento dell’ennesima villa dei Casamonica. Doveva  ascoltare l’avversario Zingaretti,  piddino: “Spegni il motore, va…”.

Invece è al massimo. Va a cantare da Maurizio Costanzo, va a  vedere il Milan ed  è espertissimo e dà consigli al capitano: e come mai non capisce che con ciò sta  identificandosi  pericolosamente alla precedente macchietta di Baùscia, il Pompetta – a  cui già lo rendeva combaciante la sua avventura da  tabloid pop, da Sorrisi e Canzoni TV, con la Isoardi. Sempre sicuro di sé, apodittico, sempre allegro. Troppo sereno. Faccia tesoro della risposta di Gattuso: “A lui dico di pensare alla politica perché con tutti i problemi che abbiamo nel nostro Paese, se il vicepremier parla di calcio significa che siamo messi male”.

E’ un ruvido consiglio da amico, che umilmente sottoscrivo. Tornano a sbarcare i clandestini africani, un giorno 200, un altro 400. Agli occhi dell’opinione pubblica, il suo prestigio e  merito come colui che ha fermato l’invasione farà presto a stingersi, e a trasformarsi nella domanda: “Ma che fa Salvini? Si occupa del Milan”.  Ci mette poco a passare dagli osanna alle maledizioni. Mostrando la propria vacuità e inefficacia.

Prima di insegnare a Gattuso come guidare il Milan, si ricordi che gli italiani sanno che ancora non ha risolto questo problema, urgente:

Crescita dei salari. Grazie alla UE, i nostro, gli spagnoli e i greci calano..

Ancor  peggio  nella sfida alla UE. Una sfida tutta parlata,  ossia a parole; con l’alterigia sprezzante di chi è pronto allo scontro finale, perché sa di averne i mezzi  per vincere. Poi invece, “non è questione di decimali”.. insomma taglierà lo sforamento al deficit. Purtroppo, bisogna informarlo che è un carattere proprio della macchietta chiamata “el baùscia”,  immortalata Tino Scotti, un vecchio comico probabilmente sconosciuto a Salvini:   provocare per  far vedere che  “ha i coglioni”, e poi mostrare a tutti  di non averli.  L’effetto comico è irresistibile. Quello politico, rovinoso.

Non avevamo i mezzi per fregarcene della UE? Dello spread che sale? Dei “mercati”?  Bisognava pensarsi prima. Soprattutto, bisogna imparare una cosa: che il silenzio fa più paura all’avversario che le dichiarazioni e le frasi e le risposte.

Vediamo: l’unione improbabile e miracolosa  coi 5 Stelle aveva lo scopo di un Comitato di Liberazione Nazionale? Per liberarsi di cosa, se non dell’euro moneta forte che ci deindustrializza e provoca disoccupazione di intere generazioni?

Ora, si è dichiarato in anticipo, con intervite e interventi spot,  continue apparizioni tv,  che proprio quello si voleva fare.  Mettendo sull’avviso l’avversario,  e consentendogli di soppesare le nostre debolezze, e in più incartandosi in cretinate che nulla hanno a che fare con lo scopo principale, tipo abolire la prescrizione.

 

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Ora, è chiaro che  non si può realizzare il progetto, il Piano B, se:  1) si ha come nemico il presidente della repubblica che telefona a Draghi per farsi istruire, che trama per mettere insieme un anti-governo, e  lo si  lascia impicciarsi delle nomine persino alla Consob.

La BCE di Draghi : sabotaggio 

2) Non si ha il dominio totale sulle tv di Stato – non per “fare propaganda”, ma per spiegare ai cittadini il senso delle azioni di governo, la necessità di non spaventarsi e di tener duro, in vista di un avvenire migliore. O dare informazioni come questa, di Zibordi:

Gli italiani che comprano ora titoli di stato prendono il 3,3% con inflazione al 1,2% cioè GUADAGNANO un 2% l’anno (reale)…. i tedeschi che comprano ora titoli di stato prendono lo 0,3% con inflazione al 2,3% cioè PERDONO UN 2% ogni anno….

Se leggi i giornali non lo immagini, ma quest’anno i titoli e le azioni TEDESCHE HANNO FATTO PERDERE DI PIU DI QUELLE ITALIANE… (yes, se sommi il rendimento dei bonds e azioni in Germania hanno perso quasi il -20%)

3) Se non si ha la piena complicità e convergenza della Banca d’Italia –per esempio quando si dovessero emettere i minibot dopo averli preparati in segreto.  Per contro, la Banca d’Italia si permette di essere apertamente ostile a quel progetto, e  parteggia apertamente per i nemici dell’Italia. E le banche “private”? addirittura sabotano apertamente l’asta dei BOT  presso gli investitori italiani. E impunemente.

(Salvatore Rossi, Direttore Generale di Bankitalia … ritiene il fallimento della Repubblica Itsliana MENO GRAVE della rottura dell’Euro  – Musso)

4) Per di più, se si ha contro la magistratura, che è  inamovibile e impunibile; si ha contro l’INPS; si hanno contro tutti i pubblici dipendenti direzionali  – per forza: sanno di meritare di essere pagati in figurine Panini, invece sono strapagati in moneta forte  straniera che li rende ricchi, mentre il popolo su cui dominano impoverisce: è ovvio che loro “stanno per l’euro” e per l’Europa.

Non avete il potere, quindi …

Mancando queste  condizioni, significa che “Non si ha il potere”. Quello vero. Il potere su cui ti basi, Salvini, è il favore degli elettori: favore molto condizionato – al successo che avrai o non avrai – e  cangiante come l’aria. I tuoi e nostri nemici, saldi in posti di  potere che non devono nulla al favore popolare, lo sanno benissimo. Lasciano che accumuli le figure da baùscia, che si stanno rivelando fanfaronate.

Le vostre forze? Avete una tale maggioranza parlamentare  da  approvare immediatamente leggi di vero risanamento dei guasti provocati d  Mario Monti, anzi dai Ciampi e Amato.

Per esempio: modificate il sistema di aste marginale, che ci fa pagare interessi del 3,5% a investitori che si sarebbero accontentati dell’ 1,45. Lo sapete o no che  solo con questo potete forse risparmiare un paio di miliardi, da usare  per le vostre politiche?

Esclusiva TPI – L’ex tesoriere della Lega accusa Salvini nella sparizione dei 49 milioni

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L’inchiesta di TPI sulla sparizione dei fondi della Lega si chiude con le clamorose rivelazioni dell’ex tesoriere della Lega Stefano Stefani, che accusa Matteo Salvini e Roberto Maroni di essere stati a conoscenza dello sperpero del denaro rimasto in cassa dopo le dimissioni di Umberto Bossi.

“Feci presente più volte a Maroni e Salvini, sia in pubblico che in privato, che si stava spendendo troppo e troppo in fretta. Mi fu detto che non potevamo fare altrimenti, perché in quel momento eravamo sotto schiaffo” ha detto Stefani a Giuseppe Borrello e Andrea Sceresini, confermando che parte dei fondi sono stati spesi con le assunzioni di costosissimi professionisti esterni “amici di Maroni” e finanziando la campagna elettorale del futuro governatore della Regione Lombardia.
Le rivelazioni pubblicate da TPI sono state riprese da ANSA, Agi, Fatto Quotidiano e altre testate nazionali.

Nelle puntate precedenti dell’inchiesta, TPI aveva intervistato Daniela Cantamessa storica segretaria di Umberto Bossi, che aveva rivelato come il vice primo ministro e leader della Lega Matteo Salvini fosse a conoscenza dello sperpero di fondi elettorali. Sulla base di queste rivelazioni, i pm di Genova hanno interrogato Cantamessa come ‘persona informata dei fatti’ sull’inchiesta giudiziaria dei 49 milioni che la Lega avrebbe incamerato illegalmente tra il 2008 e il 2010.

“All’epoca (nei mesi successivi alle dimissioni di Bossi, nda) avevamo 40 milioni in cassa”, ha dichiarato Cantamessa. “Tutte le attività vennero esternalizzate con spese allucinanti e il personale interno fu liquidato, nonostante costasse solo 4 milioni all’anno. Cosa pensammo? Che ci fosse in atto un’azione per chiudere la Lega”.

Le dichiarazione della segretaria di Bossi sono state confermate anche da due ex impiegati del Carroccio, Roberto Callegari e Andrea Tampieri, che hanno descritto alcune delle spese che hanno creato il buco della Lega.

Matteo Salvini è stato chiamato in causa anche da Barbara Mapelli, ex giornalista di TelePadania, che lo accusa di aver ignorato le difficoltà dei dipendenti del suo stesso partito. “Oggi Salvini si erge a difensore dei lavoratori italiani, eppure, quando i lavoratori da tutelare erano i suoi, non ha mosso un dito”.

Durante le riprese per l’inchiesta, una pattuglia di militari ha intimato a Giuseppe Borello e Andrea Sceresini di spegnere le telecamere e mostrare i documenti, impedendo di riprendere la facciata esterna della storica sede milanese del Carroccio di via Bellerio Le operazioni di identificazione sono durate circa un’ora e hanno coinvolto anche una pattuglia della Polizia di Stato.
“Ora Salvini è ministro dell’Interno e questo è diventato un sito sensibilissimo. Abbiamo ordini precisi: se noi vogliamo possiamo non farvi fare neppure l’intervista” hanno spiegato i militari.

La Procura di Genova a gennaio 2018 ha aperto una nuova inchiesta per riciclaggio sulla Lega Nord contro ignoti, partendo da un esposto di uno dei revisori condannati a luglio in primo grado. Le indagini si concentrano sul periodo in cui Roberto Maroni prima e Matteo Salvini poi ricoprono il ruolo di segretari della Lega e riguardano il “possibile reimpiego occulto dei rimborsi-truffa ottenuti da Bossi e Belsito, secondo l’ipotesi accusatoria travasati attraverso conti e banche diverse, al fine di metterli al riparo da possibili sequestri”.

Proprio lunedì scorso il fondatore della Lega Nord Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito sono stati condannati dalla Corte d’appello di Genova per truffa ai danni dello Stato nel caso della sparizione dei fondi elettorali della Lega Nord , rispettivamente a 1 anno e 10 mesi e a 3 anni e 9 mesi. Il giorno successivo l’attuale segretario Matteo Salvini ha depositato una querela per appropriazione indebita nei confronti di Francesco Belsito presso la Corte d’Appello di Milano, che dovrà giudicare la posizione dell’ex tesoriere e di Bossi già condannati per l’utilizzo illecito dei fondi del partito rispettivamente a 2 anni e 6 mesi e a 2 anni e 3 mesi, assieme al figlio di Bossi condannato a un anno e sei mesi.

A luglio un’inchiesta di Ambra Orengo e Sara Del Dot per TPI aveva rivelato come la Lega ha creato due partiti diversi per gli iscritti del Nord e del Sud, in risposta al sequestro dei fondi elettorali.

Vittorio Feltri, la tremenda verità sulla Chiesa e i preti: colpo mortale a Bergoglio

Anche i vescovi sono diventati velleitari. Si sono messi in testa di ributtarsi in politica, come ai tempi della Madonna Pellegrina, quando spingevano la Democrazia Cristiana facendo fare il giro d’ Italia alla Vergine allo scopo di raccattare voti onde sconfiggere il Fronte Popolare costituito da comunisti staliniani e da socialisti nenniani.

Altra epoca. Allora i parroci erano influenti, comandavano sui fedeli, li consigliavano e li indirizzavano, la gente si confessava e quindi spiattellava ogni peccato ottenendo, non di regola, l’ assoluzione. Intanto il prete veniva a conoscenza delle debolezze e delle inclinazioni del proprio gregge. In pratica il clero era talmente autorevole da riuscire a tenere sotto controllo la società. Se un giovane cercava un posto di lavoro era costretto a recarsi in canonica per strappare le referenze al prevosto da esibire al capo della ditta. Funzionava così. Nessuno mi può smentire: io c’ ero e sono buon testimone del clima dominante negli anni Cinquanta e Sessanta.

Oggi il Paese è radicalmente mutato: il Sessantotto è stato il motore di un bordello, poi è arrivata Tangentopoli a provocare un terremoto. E adesso non siamo in brache di tela: non abbiamo nemmeno le brache. Siamo coi glutei al vento. I sacerdoti non riempiono le chiese, figuriamoci se sono in grado di riempire le urne. La Dc si è dissolta e le sacrestie contano quanto il due di picche. I cittadini si affidano al curato allorché crepano: i funerali si celebrano soltanto nelle cappelle cattoliche. Perfino gli atei, coloro che se ne sono sempre sbattuti dei comandamenti e dei sacramenti, se tirano le cuoia desiderano la benedizione divina. Questa è la situazione odierna.

Eppure i signori vescovi all’ alba del 2018 progettano di percorrere nuovamente la pista politica. Ridicolo. Non esistono organizzazioni capaci di riprodurre l’ ambiente di mezzo secolo fa. Il carisma dei preti è ai minimi termini.
La massa dei credenti si è ridotta al lumicino. Le gerarchie ecclesiastiche si illudono di riappropriarsi del vecchio potere? Un sogno.

La sensazione è che i monsignori non siano animati da spirito religioso bensì da spirito di vendetta nei confronti della Lega. Detestano Salvini il quale sa interpretare le aspettative del popolo sicché tentano maldestramente di limitarne la forza persuasiva, gettandosi nell’ agone dei partiti. Una operazione che non sono all’ altezza di effettuare.
Si rassegnino a pregare con o senza rosario. E abbandonino l’ ambizione di ricostruire la gloriosa Dc. Non c’ è trippa gatti neri.

di Vittorio Feltri

MATTARELLA BOCCIA MINENNA ALLA CONSOB . Perché la Democrazia è ereditaria

Posto qui  un articolo di Marcello Minenna, apparso su Social Europe. Lo stavo per tradurre  ma “Voci dall’Estero”  l’ha già fatto prima,  quindi copio e incollo ringraziando. Lo pubblico perché il presidente Mattarella ha posto il veto alla nomina di Minenna al vertice della Consob. Minenna è un  economista rispettato ed autorevole, noto sul piano internazionale, scrive su 24 Ore  ed è accolto dal Financial Times; è professore alla Bocconi, è  già dirigente della Consob dove è entrato nel ’96  all’Ispettorato, e dove è da  11 anni il responsabile dell’Ufficio Analisi Quantitative e Innovazione Finanziaria. Ha un dottorato di ricerca in “Matematica per l’analisi dei mercati finanziari” all’Università degli Studi di Brescia e un Master of Arts in “Mathematics of Finance” presso la Columbia UniversityNew York..  Inoltree è  “PhD Lecturer alla London Graduate School of Mathematical Finance”,insomma se ben capisco  un esaminatore dei candidati al  dottorato a Londra.

Orbene, per Mattarella, questa personalità chiarissima, e anche garbata, “non garantirebbe l’imparzialità di fronte ai mercati”. Apparentemente per una rapido e burrascoso passaggio alla giunta di Virginia Raggi come assessore al Bilancio, da cui  si è dimesso di sua volontà e in disaccordo

Bernardo I Mattarella, il capostipite.

Invece  Mattarella è qualificatissimo. Viene da una dinastia di ministri democristiani  siculi interni al potere da oltre 70 anni. Suo padre Bernardo  Mattarella  ministro per un’eternità di tutto (marina mercantile, trasporti, commercio estero,  poste,  agricoltura e foreste) nei primi governi democristiani; suo fratello Piersanti   presidente della Regione Siculia  (basta la parola) trucidato dalla Mafia; lui stesso  ministro per un’altra eternità democristera , poi  (collassata la DC, ma non lui)  ulivista e infine  piddina,  di un po’ di tutto:  dei rapporti col parlamento, della pubblica istruzione, della difesa (con D’Alema e  Giuliano Amato), vicepresidente del consiglio (con D’Alema), poi coronato giudice della Corte Costituzionale (ovviamente), infine scelto da Renzi alla presidenza della Rep.  Nelle pause, è anche docente di una qualche università di Palermo in una materia inventata apposta per lui, diritto parlamentare: meritatissima, perché lui è l’inventore del Mattarellum, con cui la casta dei politici sì è garantita la permanenza al potere di contro alla volontà popolare, che per referendum aveva scelto il sistema maggioritario.

Insomma una “famiglia” che ha ereditario il potere “democratico”,  da 70 anni ininterrotti al potere (ci sono dinastie regali durate meno) e con gli stipendi del potere pubblico, da tre generazioni. E sta cominciando la quarta, visto che il figlio del  presidente, Bernardo Giorgio Mattarellla, docente a Siena (sic: in aspettativa)  docenti a mezzo servizio) e alla Luiss (come   tanti  figli di papà del Sistema  che vogliono stare vicini a babbo) ha accumulato fra le altre poltrone quella di “capo dell’ufficio legislativo” della più bella e cogliona ministra  renziana: Marianna Madia, calabro-sicula, già definita “la super-raccomandata che a stregato tutti i leader  del  PD”.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/madia-super-raccomandata-che-ha-stregato-tutti-i-leader-pd-997871.html

  E alla cui bellezza profondendosi,  Renzi  ha aggiudicato nientemeno che il ministero della Semplificazione della Pubblica Amministrazione: a 33 anni, non ancora laureata, del tutto digiuna della pubblica amministrazione che doveva “semplificare”, ma per fortuna “fidanzata” per breve  tempo (quanto basta)  del figlio del presidente Napolitano, che l’ha informata e introdotta nei misteri gaudiosi delle amministrazioni pubbliche con stipendi oltre i 200 mila.

Il figlio sotto il padre  (http://m.dagospia.com/la-consulta-boccia-mattarella-la-riforma-madia-e-stata-scritta-dal-figlio-del-capo-dello-stato-136595)

Inesperta, ma niente paura: Marianna ha chiamato ad assisterla come “tecnico” il figlio di Mattarella, il sullodato Bernardo-Giorgio: a fare il  capo dell’ufficio legislativo della Madia  con un emolumento di 125.010 euro, di cui 75.600 come trattamento economico fondamentale e 49.410 come indennità di diretta collaborazione”.

Direte che è poco e infatti lo è,  per questi campioni della  “democrazia” ereditaria ed europeista. Tanto più che il  Mattarellino  ha cominciato presto  la carriera nel  grande regno (democratico per eredità)  dell’ammanicamento: a 28 anni un giudice costituzionale amico di famiglia, tale Cheli lo chiama a sé alla Corte Costituzionale come “assistente” (si ignora con che salario), mansione che ricoprirà anche con altri costituzionali, Neppi Modona e Sabino Cassese. Attualmente è, con questi  ed altri ex giudici amici (fra cui l’indimenticabile Gianni Maria Flick) , nello Astrid, il   selezionatissimo e  chiusissimo “pensatoio” presieduto da Franco Bassanini (l’eminenza grigia del Sistema, capo   da sempre della Cassa Depositi E Prestiti) e dove siede insieme all’amico e coetaneo Giulio Napolitano,figlio di  Giorgio.. pista di lancio ideale per i lanci dei rampolli nella stratosfera degli stipendi pubblici superiori a 300 mila.  La Nasa dei grandi parassiti.

Per forza Mattarella e  questi sono tutti europeisti, assolutamente al servizio della continuità UE e dell’euro, la  valuta forte in cui vogliono continuare ad essere  pagati dalla plebe. E  c’è la quarta generazione che incombe e  reclama il suo posto nella “democrazia” ereditaria:  Bernardo Mattarella nipote,  da 2008  imbarcato a  Sviluppo Italia (oggi Invitalia)  come “consulente”,  allora come ora guidata da Domenico Arcuri, lo imbarcò come consulente, per poi promuoverlo a dirigente.  Oggi il medesimo Bernardo Mattarella è il capo della divisione finanza della società pubblica. Invitalia , ricordiamo, è un ente pubblico-privato, “ Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A., è una società per azioni italiana partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia”, che largisce “finanziamenti a fondo perduto”: ideale, proprio in quanto “società per azioni” a  non aver bisogno di indire aste e concorsi pubblici  su come venga largito il denaro, perché dopotutto non è una società privata?

Bernardo II. Da settembre 2017, è stato elevato ad amministratore delegato della Banca del Mezzogiorno.

Avrete notato che a quest’ultimo Mattarellino in carriera è stato imposto il nome di Bernardo, il nonno ministro permanente nel decennio 1953-63.  Così  avviene nelle dinastia ereditarie.  Il junior è in attesa di un futuro luminoso al potere come Bernardo II; un futuro che il governo “populista” mette in pericolo. Si sarà anche notato che  chi sale nel regno beato della “democrazia” o vi nasce, entra in una sfera miracolosamente immune da ogni contestazione di “conflitto d’interesse”.

http://www.lanotiziagiornale.it/lirresistibile-ascesa-dei-rampolli-di-casa-mattarella-figlio-e-nipote-tra-poltrone-al-top-e-la-frequentazione-dei-salottini-che-contano/

Sono loro, i signori della Democrazia Ereditaria, a eccepire i conflitti d’interesse a quelli che a loro non piacciono. Perché voi, plebei, dovete continuare a pagargli gli emolumenti  regali.  Ovviamente è questo che rende sgradito l’economista a corte (pardon, Quirinale):

Ed infine l’articolo di Marcello Minenna, il rifiutato dalla Dinastia. Alla Consob, vogliono Marianna Madia. Lei sì che ha le qualifiche che servono.

Ucraina-Russia: un mare di tensione

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da OBC Transeuropa

Sale la tensione tra Mosca e Kiev dopo che alcune navi ucraine sono state attaccate dalla marina russa nei pressi dello stretto di Kerch, striscia di acqua che divide il mar Nero dal mar d’Azov. Uno scontro che potrebbe infiammare di nuovo il conflitto che non è mai terminato nell’Ucraina dell’est e complicare ulteriormente le vicende interne ai due paesi. Mentre continua lo scambio di accuse, l’Ucraina infatti ha introdotto la legge marziale con risvolti imprevedibili per le dinamiche politiche interne.

Le cause dello scontro

Lo scontro tra la marina ucraina e quella russa avvenuto domenica scorsa rappresenta il primo confronto diretto nel mar d’Azov. Inoltre, come sottolineato subito dal governo di Kiev, è stata la prima volta dall’inizio del conflitto in Donbass nel 2014 in cui l’esercito regolare di Mosca è entrato in contatto diretto, attaccando, quello ucraino.

Alla base dell’incidente però c’è una crescente tensione tra Kiev e Mosca nel mar d’Azov frutto dell’annessione della Crimea e della più recente costruzione del ponte sullo stretto di Kerch che collega la penisola alla Russia. L’incorporamento forzato della Crimea nella Federazione Russa ha portato infatti ad una discrepanza legale sull’appartenenza delle acque territoriali del mar d’Azov. Nonostante il fatto che l’accordo del 2003, che prevede la libertà di circolazione e la condivisione delle acque del mar d’Azov, sia ancora ufficialmente in vigore, Mosca de facto detiene ora il pieno controllo sullo stretto di Kerch.

La presenza della marina russa, rafforzata ulteriormente dopo la costruzione del ponte di Kerch, è ad oggi un’arma politica nella mani del Cremlino. Infatti, ciò non solo ha permesso di monopolizzare il controllo sul mar d’Azov, ma anche di esporre Kiev a una doppia pressione di carattere politico ed economico. Non è una novità la netta riduzione dell’attività economica dei porti di Berdiansk e Mariupol, che oggi si trovano in crisi economico-finanziaria.

Venti di guerra?

Non sorprende che, date le circostanze, si è assistito al solito scambio di accuse. Mentre Kiev definisce lo scontro come aggressione diretta nei suoi confronti, Mosca accusa la marina ucraina di provocazione e di aver eseguito manovre insolite e pericolose nel tratto di avvicinamento allo stretto di Kerch e alle acque che la Russia considera proprie. Rimane il dubbio sul perché, pur sapendo dello stretto controllo esercitato dalla marina russa sulle acque dello stretto e del mar d’Azov, l’Ucraina abbia deciso di spostare tre piccole navi delle propria flotta da Odessa a Mariupol. Una manovra legittima e legale, sia ben chiaro, ma che, a ben vedere, non poteva non provocare una reazione da parte russa.

La domanda che in molti si pongono ora è rivolta al futuro. Potrà questo incidente diventare il casus belli per una più massiccia azione militare nel mar d’Azov e nel sud est ucraino? Sebbene la tensione, ancora alta, e l’introduzione della legge marziale a Kiev, impongano cautela, il recente scontro andrebbe contestualizzato nella più ampia panoramica del conflitto tra i due paesi. Anche se è difficile prevedere le mosse e le motivazioni che muovono il Cremlino, molti analisti sostengono che la recente escalation possa essere un episodio limitato. Nessuna delle parti in causa sembra davvero interessata e disposta a rischiare un conflitto su larga scala, ancor meno per uno specchio di acqua che ha un’importanza strategica piuttosto limitata, specialmente per Mosca.

Infatti, se c’è una costante nell’atteggiamento russo in politica estera, essa sembra proprio quella di giocare su più tavoli usando, anche in maniera simbolica, piccoli episodi di crisi per trarne vantaggio in termini generali. Un tirare la corda da una parte e allentarla dall’altra, mettendo ulteriore pressione sull’Ucraina che si appresta ad affrontare il difficile periodo della corsa per le elezioni presidenziali.

Proprio per questo il Cremlino è rimasto piuttosto silenzioso nella giornate di domenica e lunedì, lasciando al ministro degli Esteri Lavrov l’onere di rilasciare dichiarazioni sull’incidente. E proprio per questo, si potrebbe dire, la Russia ha cercato di giocare d’anticipo all’interno delle istituzioni internazionali, convocando un incontro straordinario del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che si è risolto, come prevedibile, in un nulla di fatto. La comunità internazionale ha di fatto fin da subito appoggiato la posizione ucraina. NATO, Unione Europea e Stati Uniti hanno espresso quasi immediatamente il loro criticismo nei confronti dell’azione russa. Rimane evidente che, oltre al criticismo, ben poco possa essere fatto davvero a livello internazionale, oltre ai vaghi richiami a stemperare la tensione.

Le conseguenze interne

L’incidente nel mar d’Azov però non può essere analizzato solo in termini di politica estera. Paradossalmente, come sostiene Mark Galeotti, lo scontro sarà utilizzato da entrambi, Putin e Poroshenko, per scopi domestici.

Da una parte è un’occasione per Putin, il cui sostegno sembra in calo, di riaffermare il proprio ruolo di leader di una potenza regionale autonoma sul piano internazionale e di legittimare ulteriormente, di fronte all’audience interna, l’annessione della Crimea.

Dall’altra, a trarne beneficio potrebbe essere proprio il presidente ucraino uscente Petro Poroshenko. Non va dimenticato, infatti, che ad oggi il rating di Poroshenko rende piuttosto difficile le sua riconferma nelle future elezioni presidenziali. Sebbene dopo una lunga mediazione del parlamento la legge marziale introdotta appaia più limitata nel tempo (30 e non 60 giorni) e nello scopo (applicata solo in 10 regioni confinanti con la Russia e Transnistria) rispetto a quella inizialmente proposta dal Presidente, preservando formalmente le elezioni presidenziali pianificate per il prossimo 31 marzo, essa non di meno concede poteri straordinari al governo e al presidente limitando alcuni diritti garantiti dalla costituzione.

Come questi poteri straordinari saranno utilizzati è ancora poco chiaro, ma di certo non rappresentano un segnale positivo per lo svolgimento della campagna elettorale che, seppur non ufficialmente (inizio ufficiale previsto per il 31 dicembre), è già in piena corsa. Infine, e qui entriamo nel territorio caro agli studiosi di scienze politiche, l’aggressione subita dalla marina ucraina potrebbe innescare il famoso ‘rally ’round the flag effect’ (stringersi attorno alla bandiera), cioè un incremento del supporto popolare nei confronti del presidente in concomitanza con crisi militari ed internazionali. Basterà per cambiare il corso degli eventi?